23/07/2007

INDOVINA I MIEI PENSIERI

Indovina i miei pensieri.

C’è un uomo che incontro tutte le mattine, quando vado a lavorare di mattina, ed è fermo sempre allo stesso punto, in attesa. Cosa pensa che io pensi, mentre i nostri occhi s’incatenano e si riconoscono per una frazione di secondo? Si chiederà cosa mi passa per la testa, nel rispettare questo muto, non concordato appuntamento? Nella sua io vedo girare pochi concetti… no, non se lo chiede, né presta attenzione ai miei pensieri. E’ così presto, e lui dorme poco, all’alba non c’è molto contenuto nel suo cervello, stanco da una vita di levatacce, al di là del desiderio di un caffè. Però io lo so che per un attimo, solo un momento, pensa anche a me, lo so che mi ha riconosciuto perché ormai conosce la mia auto, e con un sorriso di simpatia e solidarietà operaia si chiede di sfuggita  che lavoro faccio. Niente di più, niente di meno. E lo vedo, allo specchietto, fare un cenno istintivo di saluto.
Indovina i miei pensieri, signore.

I vicini di casa mi osservano mentre ripulisco l’aiuola dalle erbacce, sotto un sole africano. I loro pensieri mi arrivano chiari: è tutta matta, quella là, con questo caldo!… Si vede che ha poca cura dei suoi fiori, guarda quante erbacce… io al suo posto farei così e così…
Ma ciò che io penso in questo momento, a loro non arriva. Né, a dire il vero, riguarda le loro vite. I miei pensieri non sono ancorati al suolo, né ai miei fiori, né alle erbacce…
Indovinate i miei pensieri, signore e signori.

Uscendo indosso qualcosa di attillato o scollato, o che scopre l’ombelico così tondo, come quello del mondo, e subito vengo assalita da un turbine di pensieri altrui. Li distinguo in pensieri maschili e femminili. Entrambi forti, così prevedibili… Censurabili, i maschili, critici i femminili. Qualcuno, giustamente, e per fortuna, è del tutto assente, o indifferente. Non tutti pensano addosso a me. Perché in fondo, talvolta sono invisibile. Ma i miei pensieri di risposta sono solo miei. Rimbalzano tra le pareti impermeabili della scatola cranica e non giungono all’esterno. Di fuori, solo un sorriso, uno sguardo concentrato, un’armatura impenetrabile.
Ehi, gente, indovinate i miei pensieri.

In corsia il nonnetto canta, senza neppure rendersene conto, ma poi cerca la mia divisa bianca e respira convulso, ansioso. Nella sua testa tanta paura di restare solo. Nel corridoio invece una marea confusa di pensieri apprensivi, paura di morte, preoccupazione per il familiare a casa, per il proprio cuore ballerino, per  quello lento, per quello stanco… per fortuna che c’è quella divisa bianca là, inossidabile e impenetrabile, che non ha pensieri per sè, certo che no, qui almeno non arrivano… Però che pensa a noi siamo sicuri… non lo sentiamo, ma lo vediamo. Perché c’è sempre, per noi.
I miei pensieri privati e ingabbiati non hanno diritto di starci, in corsia. C’è posto solo per quelli pubblici.
Gentili pazienti, indovinate i miei pensieri.

Cosa mi passa per la testa? C’è qualcuno che possa sentirlo?
Me lo chiedo. Mi stupisce che non sia possibile percepire il rumore dei miei pensieri. Perché i miei pensieri non sono così silenziosi.
A volte danno un mormorio incessante, come di foglie al vento, come il tranquillo sciabordio del mare, qualcosa, insomma, in perenne, quieto movimento, ma mai silenzioso.
A tratti invece è un rumore fischiante e vorticoso, come durante una tromba d’aria perché i pensieri si accavallano, sgomitano e urlano tutti insieme per farsi sentire da me. E dagli altri, che però non li sentono.
Altre volte il rumore dei miei pensieri è un’ape molesta che ronza, una zanzara che la senti anche se dormi, altrettanto petulante e fastidiosa. Possibile che non giunga all’esterno? Che non trapeli nulla del suo ronzio?
Confesso, è meglio così…
Provate a indovinarli… ma il caos dei miei pensieri è meglio che resti solo mio.

silenziosamente concepito da Ramona 12:04:00 Commenta:
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