15/06/2007

VIBRISSELIBRI A UN ANNO DAL CONCEPIMENTO


E’ usanza comune festeggiare i compleanni nella ricorrenza dell’effettiva venuta al mondo. Cioè, se uno nasce un certo giorno di un certo mese (per nascere s’intende uscire dal grembo materno dalla porta principale, strillare per protesta e poi alla fine rassegnarsi al nuovo mondo), per tutti gli anni a venire sarà sempre in quel tale giorno di quel tale mese che accenderà le candeline sulla torta. Di certo non gli verrà mai in mente di festeggiare invece il giorno in cui è stato concepito. Che, del resto, non potrebbe nemmeno conoscere con precisione, salvo indagare sui fattacci privati di mamma e papà, e sempre ammesso che non fossero stati troppo occupati, quella volta, per rendersi conto di cosa stavano per produrre. Altra possibilità: essere figlio di una provetta, il che renderebbe la conoscenza dell’ora x estremamente dettagliata.

Nel caso di Vibrisselibri, però, a me sembra giusto ricordare, visto che lo si conosce bene, manco fosse davvero frutto della provetta, proprio il momento magico in cui la scintilla primordiale diede la vita al tutto, appena quattro mesi prima (e non perché fosse prematuro) della nascita ufficiale, quella cioè che avviene dalla porta principale, quella con tanti strilli di vitalità che il mondo non può ignorarla.
Diciamo che vibrisselibri, anfibia fino in fondo, può permettersi il lusso di festeggiare un paio di compleanni.
Una ricorrenza, un primo compleanno cade, per l’appunto, oggi.

Un anno fa l’appello di Giulio Mozzi: chi ci sta? Chi si butta con me in un’impresa nuova e pazzesca? Era l’antivigilia dell’anniversario della nascita di Giulio. Forse lì per lì nessuno ci fece caso, nemmeno lui, ma ora chi può dire che quella non fosse stata una data simbolica? Il creatore e la creatura nati quasi lo stesso giorno.
L’impresa pazzesca proposta da Mozzi era di costituire una casa editrice che fosse anche agenzia letteraria ma che pubblicasse, in esclusiva sul web, libri autentici e inediti curati in tutto e per tutto, come quelli di carta, ma che in realtà erano senza carta, ossia sans papier, e che però cercavano editori di carta, loro, quei pochi libri accuratamente selezionati definiti mostruosi solo perché fuori dai canoni, mica perché erano brutti e…

A raccontarla così sembra un casino.
In realtà è stata una ventata di follia.
Una follia, sì. Un’impresa strana, definita subito anfibia, perché non era né carne né pesce, ma entrambi, una cosa nuova, fuori dai canoni, fuori dagli schemi, che attirò subito nelle sue fila una marea di pazzi scatenati ed entusiasti. Me compresa. Più pazza di tutti, perché per la sottoscritta si trattava di fare un tuffo ad occhi bendati in un ambiente, quello dell’editoria, assolutamente sconosciuto.
Avevo bisogno di emozioni forti, un anno fa. E le ho avute.

Cinquanta, sessanta, settanta scriteriati, chi lo sa di preciso, nemmeno si conoscevano tra loro, si ritrovarono a discutere animatamente, a cercare di conoscersi fra le righe delle mail. Si litigava, anche. Si scherzava. Si organizzava una struttura pensante e funzionante. Si leggevano i testi e si decideva cosa pubblicare su un sito che ancora non c’era, che era tutto da inventare. Libera la fantasia dei grafici, la creatività di ognuno chiamata a dare un contributo, ed è incredibile il concentrato di belle menti che si ritrovava all’interno di vibrisselibri. Nasceva un logo, un motto destinato a fare scuola: “La carta non è tutto, ma aiuta!”. Nascevano le strategie che dovevano farci conoscere al mondo.
Nascevano amicizie destinate a crescere. 
Chi se la dimentica la prima riunione dell’ufficio stampa, in quel di Riccione? Molti si incontravano per la prima volta, dopo mesi di discussione via mail. Ed era un gioco al riconoscersi tra baci e abbracci e commozione. Consapevolezza di partecipare alla creazione di qualcosa di nuovo, di essere infine dei precursori. Eccitazione, divertimento, impegno. Tutto con il tempo che ciascuno poteva impiegare, perché il lavoro in vibrisselibri è volontario e gratuito: ognuno fa quello che può quando può.

Il secondo compleanno arrivò a novembre nella capitale, e fu col botto. La creatura concepita e custodita gelosamente nel grembo di decine di persone prese la famosa strada principale per vedere la luce, strillare un po’ e cercare un suo spazio nuovo in un mondo vecchio.
E furono ancora abbracci e baci e commozione, e ancora riconoscersi e ritrovarsi, e un pranzo alle quattro del pomeriggio, e una cena alle otto di sera, e ricordi indelebili e felici.

E a un anno da quel concepimento geniale, cos’è oggi vibrisselibri?

E’ quello che era un anno fa, per certi versi: una fucina di menti incredibili, di gente appassionata di letture e scritture che presta la propria opera gratuitamente in nome di un ideale, capaci d’inventarsi di tutto, persino un film, per il progetto. Una catena di solidarietà e amicizia sparsa per l’Italia dalle Alpi alla Sicilia, il cui entusiasmo per il progetto non è mai venuto meno e se possibile si è pure rafforzato.
Perché nel frattempo vibrisselibri è diventata grande: la creatura covata tanto a lungo e allattata ad un generosissimo seno letterario, muove i primi passi senza cadere, senza nemmeno gattonare. La struttura strampalata che non aveva avuto precedenti fino ad un anno fa, ora fa lei da precedente. Sembrava folle pensare di tenere uniti i pezzi umani disseminati qua e là, ma se c’è riuscito Frankestein a restare assemblato e a funzionare, figuriamoci se vibrisselibri, mostruosa per definizione, non poteva fare di più e di meglio di un povero mostriciattolo costruito per fiction.

Le conseguenze di questa nascita sono fenomenali. La  stampa, e i media in genere, si ritrovano oggi a discutere di vibrisselibri, dei testi che ha pubblicato, della sua proposta alternativa che rispecchia i tempi moderni. E dunque sorgono gli interrogativi amletici. E’ meglio un libro pubblicato in rete, gratis e a disposizione di tutti, o è meglio il caro vecchio libro di carta, da comprare, sfogliare e annusare? Tutti ne parlano, tutti espongono teoremi e teorie.

Che discutano pure. Noi di vibrisselibri conosciamo già la risposta.

E’ decisamente meglio l’intramontabile libro di carta, un mito per quelli come noi, ma se per arrivare alla carta occorre passare dal web, dov’è il problema? Noi gestiamo disinvoltamente l’etere e la carta, perché entrambi diffondono la parola, la cultura, che sia sotto forma di un saggio, di una poesia o di un romanzo: noi abbiamo tutto, utilizziamo tutto.
Noi cerchiamo autori coraggiosi e mostruosi, lettori coraggiosi e mostruosi, editori di carta coraggiosi e mostruosi. Noi utilizziamo il web per arrivare alla carta, lo dichiariamo e siamo fieri di essere anfibi.

In un anno non abbiamo lavorato per niente. Non ci siamo spostati di qua e di là nel Paese, e abbracciati commossi invano. La creatura a un anno dal suo concepimento è razionale e funzionante e appassionata e produce i primi frutti. Per noi è come vedere un figlio laurearsi e poi mettere subito in pratica quello che ha studiato.
Siamo tanti padrini e madrine orgogliosissimi di avere contribuito ad allevare quell’idea che un uomo un giorno seminò nel web. Non un uomo qualunque, e nemmeno il giorno era un giorno qualunque. Per forza di cose, dunque, anche l’idea non era destinata ad essere un’idea qualunque.

Buon primo compleanno, vibrisselibri. E anche a te, babbo Giulio Mozzi, diavolo di un inventore folle…


silenziosamente concepito da Ramona 08:06:00 Commenta:
... e qui ci lavoro!
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