11/02/2007

SAN VALENTINO /7 - SAI, A PARIGI

Sai, mi piacerebbe riuscire a incontrarti un’altra volta, nella vita che ancora mi resta da vivere. 

Non mi era mai capitato prima di incontrare te, e chissà quando mi accadrà di nuovo, di ritrovarmi vicina-vicina ad un fustacchione del tuo stampo, di sostare basita, adorante e incosciente, alla distanza minima consentita dalla fiamma che in te arde, per bruciarmi consapevolmente al suo gelido calore.  

Oh no!, non mi dire che devo accontentarmi di sogni belli e impossibili come questa mia speranza... di cosa credi abbia vissuto finora?... Crudelia de Mon, dimmelo dunque, che vuoi la mia morte… 

Sai, il ricordo del nostro unico, indimenticabile incontro a Parigi mi scalda ancora l'anima, ma mi lascia un brivido d'oca sulla pelle... 

Troppo fugace, fu. 

Toccata… (magari!!… solo sfiorata, purtroppo) e fuga, mascalzone latino, mi lasciasti addosso, nell'ordine:   

a) un buco nel cuore che si riempì di braci   

b) uno slip umido ma tristemente intatto e così odoroso di brama che mi procurò in seguito l'inseguimento da parte di una muta di cani famelici e straniti,   

c) il tuo sguardo nero da miope che mi trapassava da parte a parte, fortunatamente senza distinguere con precisione i miei lineamenti da scaricatore di porto.  

 

Dove sei, uomo della mia vita passata e futura? 

Nel presente?! E dove? Ovunque il guardo io giro, amore mio io non ti vedo. 

Ciò che io veggo, ahimè, è l'ombra profumata e pestifera delle tante Rosa, Margherita, Viola, perfino un’Orchidea (detta Dea)… Un intero giardino di preziosi visi e corpi magnetici, calamite insomma, appartenenti a svariate fanciulle sempre più al limite della pedofilia. Fatte tutte in serie come in una paradisiaca fabbrica di bellezza: alte, indicibilmente perfette, toniche e proporzionate, e tutte more, come a te! Meno male che almeno non ti piacciono le bionde… ma perché la mia manina sul fuoco non la metterei a suggellare cotanta belluina affermazione?...  

 

E poi altre variopinte signorine o signore chiamate Bianca, Celeste, Bruna e ancora Rosa e ancora Viola. Ombre leggiadre di colore dotate di artigli rapaci, che allungano le suddette grinfie smaltate di impeccabile rosso sangue sul tuo adorabile corpaccione. Per poi farlo a pezzetti e nutrirsene qua e là.  

 

Però, foruncoletto mio adorato, io lo so, anche se tu lo ignori, che in realtà non sai stare senza di me. Io sono nei tuoi pensieri anche quando non mi pensi. Sono la tua nemesi, la tua angoscia. 

E se non mi chiami, non mi cerchi, dimentichi la mia faccia e il mio nome, come un perfetto demente Alzheimer è perché sei così bravo nella parte che neanche un dottore della mutua capirebbe che... tu sei davvero un demente. Solo un demente infatti può non vedere o apprezzare la mia devozione.  

 

Allora, ci sei, o ci fai?! Lo vedi, riesci a confondere anche le mie certezze…  

 

Ma tu, se ti inoltrassi una precisa e convinta supplica di chiarimento, sosterresti che tutto questo ignorare la mia esistenza, il mio essere vitale e strisciante per te, da parte tua è solo per non farmi soffrire. Caro il mio bene prezioso!! Come ti amo per questo!  

 

Sai che ogni mia cellula cellulitica anela al tuo pelo maschio mai sbirciato, vero?  

 

Ah, quel giorno a Parigi.. Mentre tu fingevi (fingevi?) di guardare le altre femmine, così charmant, irresistibile per le mie e altrui mutande, e al contempo fingevi (fingevi?) di non ascoltare una mia sola parola, fingevi (fingevi!) anche di non sapere che la gelosia mi stava suggerendo il modo migliore per farti fuori. Con amore, certo, anzi PER amore. Ma comunque farla finita con te e il mio inutile martirio amoroso.  

 

In che modo dunque si sarebbe potuto far avvenire il lieto evento della tua dipartita? 

Veleno nel caffè? … 

Troppo da femminuccia. Io maschia come a te sono. 

 

La lupara sarebbe stata più degna di attenzione, e in effetti mi sarebbe bastata una parolina, una sveltina con chi di dovere (se non fosse bastato, anche quattro pose da kamasutra, le meno complicate, suvvia), e la tua dolce vita si sarebbe affievolita con un tenue respiro nel mirino di un cecchino innamorato… 

…Innamorato di te, scellerato, perchè anche gli uomini ti adorano e s'ingelosiscono della tua dissolutezza canaglia.  

 

Optato definitivamente per la lupara, capitò che la sveltina e il kamasutra dovetti poi anticiparli con il killer scimmiesco designato all’uopo. Cosa vuoi, non si fa più nulla sulla fiducia…. E con tutto ciò, alla fine ti abbiamo risparmiato, uccellino mio (ehm). Perchè noi ti amiamo davvero. Io e il killer, intendo.  

 

Sai, io vivo nel ricordo di quel giorno a Parigi. Quel giorno che tu non fosti colà con la capoccia, sibbene le carni tue adagiate fossero meco, sulla bieca, vogliosa, lussuriosa seggiolina di un bar degli Champs Elysées. 

Tu invece ululasti alla luna, alle lupe e al tuo mal di pancia per amore altrui. 

Nemmeno piangesti sulla mia spalla, ché piangere non sai che significhi. Guardavi l’ora: mentre per te il tempo non scorreva più, per me veloce come Mercurio, con le ali ai piedi, passò. E ci lasciammo, salutandoci con pudibondo bacio sulla guancia.  

 

Sai, avrei voluto rivederti, cipollone mio. 

Non fu questo il nostro destino. Ma non mi scappi, sai? Eh no che non mi scappi. Il tuo sguardo miope gravida isterica mi lasciò, anche alla distanza terra-sole che interponesti fra noi. Pensa che potenza, da masculo vero… 

No, il killer scimmiesco non c’entra, adesso non barare... Ti dico di no!!!…

Anche se, a dir la verità, pure lui, per quanto peloso e selvaggio, non fu malvagio conoscitore di kamasutra… 

 

Sai che c’è di nuovo, raperonzolo?.... 

Mentre nei tuoi pensieri dimoro in eterno, aspettando l’ora che mai verrà, io e il tuo killer mancato andremo a farci una vacanzetta in liana.

E nel frattempo ti amo e ti amerò, caro prediletto (fusione di preda-da-letto), per l’eternità.  

silenziosamente concepito da Ramona 22:18:00 Commenta:
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