11/02/2007
SAN VALENTINO/6 -PRIMAVERA DISCRONICA
Sera.
“...Compi tanti anni…
mamma…amatissima…
colmami con questo regalo”.
Il sipario si chiude con la velocità di una ghigliottina sull'attrice mentre sgorga l'applauso.
Dal fondo del teatro, in quella zona d'ombra dove si vede senza essere visti, si alza un uomo anziano, vicino alla settantina, vacilla per un momento, poi recupera il controllo delle gambe e si avvia silenzioso sulla moquette.
Uscendo accende il cellulare e scambia due brevi frasi con qualcuno.
Fuori dal teatro attende pochissimo nella serata primaverile poi una piccola utilitaria si accosta al marciapiede, l'uomo sale e la donna lo guarda con fare preoccupato.
“Cosa c'è? Non sono stato di parola?” dice lui.
Lei china il capo e sorride stemperando la tensione. “Precisissimo.”
“Nessuno se ne avrà a male” replica lui e, non si sa da dove, tira fuori un mezzo toscano e se lo accende mentre la donna cerca di protestare, lui la zittisce con un gesto.
“Lasci perdere, non lo sa? L'ultimo desiderio di un condannato a morte è sempre la sigaretta.”
L'auto si muove lungo le strade della città fino al parcheggio della clinica, l'uomo e la donna scendono e con aria da cospiratori riprendono i loro ruoli, lei la caposala del piano e lui il paziente del letto ventiquattro.
Mattina.
Prima di lavarsi le mani l'uomo annusa le dita della mano destra, l'odore del tabacco,ultimo ricordo della serata, svanirà sostituito da quello del sapone.
Dal bagno sente la porta della camera aprirsi è l'inserviente con la colazione.
Sa bene di che si tratta: un caffè che ha solo il colore della bevanda, fette biscottate frantumate e qualche specie di marmellata.
Gli piaceva, una volta, la colazione, quella in cui imbandiva la tavola oppure quella chiacchierata al bar.
Tutto finito.
TOC TOC...
Nemmeno un po' di pace al bagno?
L'uomo esce.
“Si?”
“Le ho portato la colazione.”
“Grazie, pensavo fosse venuta per fare sesso selvaggio.”
Ringhia lui conscio dei propri privilegi.
E' stato medico, ed ha lavorato in quella clinica, dunque il personale si è passato parola di riservargli un trattamento di favore anche se si comporta da vecchio bisbetico.
E poi...
Non gli romperà le palle più per molto, lo sanno tutti.
Il corso dei pensieri è interrotto dall'infermiera che viene a dargli la terapia.
“La vedo in forma” si lascia sfuggire, mordendosi le labbra sull'ultima parola.
Lui le sorride, lei è intuitiva, probabile che su di lui si vedano ancora le tracce della serata di fuga. Sta per risponderle quando sente un clacson insistente ed una frenata, rumori fin troppo noti, si affaccia alla finestra, seguito dall'infermiera e vede una berlina fermarsi davanti al Pronto Soccorso, l'autista si precipita a far scendere l'occupante, una donna dai capelli neri accompagnata da una ragazza, la donna viene messa su una sedia a rotelle come da regolamento e portata dentro, per un attimo si copre gli occhi schermandoli dalla luce, e lui intravede il volto e lo sguardo.
“Ma chi è?” fa l'infermiera, riferendosi alla troppa agitazione attorno a quella che non sembra una vera urgenza.
“Non ne ho la minima idea” mente lui.
Pomeriggio.
La seduta di terapia è stata lunga e la nausea lo accompagnerà fino al momento di addormentarsi, lo sa. Come ogni volta è indeciso se proseguire o lasciar perdere. “Troppo vigliacco per morire” si è auto definito.
Ma non è solo la nausea, il suo corpo sta cedendo un po' ai farmaci e un po' alla malattia, se ne sono accorti anche i suoi colleghi tanto da farlo riaccompagnare dall'infermiera. E' una che l'ha conosciuto quando lui stava per andare in pensione e lei era solo una tirocinante allieva e mentre lo spinge verso la camera chiacchiera.
“Ma lo sa che questo è un trattamento da veri VIP? Non l'ha avuto nemmeno l'attrice.”
Eccola, la nota di invidia e astio scontato verso le persone famose.
“Quella che è arrivata al pronto soccorso stamattina, vero? Che ha?”
“Mah, un capogiro, ma quando una è famosa... è nelle camere a pagamento e la stanno rivoltando come un calzino.”
Sono arrivati alla sua camera, lui si lascia mettere a letto e socchiude gli occhi ringraziandola amabilmente.
Lascia passare una decina di minuti e si rialza.
Infila le pantofole e da un occhiata fuori dalla camera, l'inattività tipica del tardo pomeriggio.
Esce, l'idea di combinarne una delle sue gli fa passare la nausea, anzi, ha voglia di un buon caffè, cosa impossibile da ottenersi. Prende l'ascensore e sale al piano dei paganti, la zona VIP che lui ha rifiutato da malato e che gli creava sempre un certo disagio da medico. Esce e sente la musica ambient diffusa dagli altoparlanti a livello ottimale, decide come fingere: sarà il paziente della stanza in fondo al corridoio. E si avvia come se dovesse tornare al suo letto, all'incrocio dei corridoi sente qualcuno che sta arrivando verso di lui e si infila nella medicheria.
Le veneziane sono abbassate sui vetri e le cartelle in buon ordine.
Senza nemmeno riflettere prende quella dell'attrice.
Una rapida scorsa e capisce.
“Amore, la mamma è incinta.” E' la voce di lei, appena aldilà dal vetro.
Lui si nasconde e gira poco poco le stecche della veneziana.
Lei sta parlando con una sua copia più giovane, con occhi azzurri e carnagione olivastra non di quel bianco stupendo della madre che lui ricorda bene, è la figlia avuta dal primo marito.
“Ma hai quasi quarantadue anni.” Ribatte la ragazza.
“I medici dicono che bisogna solo avere qualche precauzione in più. Smettere di recitare per un po'.”
Dal bagno della medicheria esce un infermiera.“Ma...”
Lui la guarda implorante. “Se non mi mette nei guai le racconterò una storia.”
Sera.
L'uomo guarda l'orologio, le 21.30.
L'attrice ha iniziato il suo monologo, è stata dimessa e probabilmente con buon senso del Teatro darà l'annuncio ufficiale di momentanea sospensione delle recite finchè non sarà felicemente mamma.
Lui invece ha terminato il suo di monologo, quello con il quale ha intrattenuto l'infermiera.
Le ha parlato di un amore clandestino di tanti anni prima, quando convenzioni sociali ed età cronologica sembravano non dovessero contare, e invece...
Le ha confidato dei loro slanci amorosi e della loro passione, delle loro fughe e delle litigate, delle esigenze di ciascuno e di come le loro vite si separarono, lei diventò attrice e regista, una celebrità del teatro nazionale nonostante la giovane età e lui si avviò alla pensione e alla malattia.
L'infermiera lo ha ascoltato rapita, e lui si è compiaciuto di saper ancora raccontare, e al tramonto, quando lui ha detto: “Lei fu la mia primavera in pieno inverno” l'infermiera ha aperto la finestra della medicheria sul cielo primaverile dove le prime rondini si inseguivano garrendo.
E quella sera lui scivola nel sonno sentendo le rondini e ricordando una primavera discronica.