30/01/2007
GIORNI DI CORSA
Giorni di corsa. Novello forrestgamp, corro, corro, corro. Ma perché corro? Non lo so, ma corro.
Mi volto spesso, torcendo il collo, guardandomi le spalle per vedere chi mi sta seguendo. Nessuno, in apparenza, ma io lo sento, col suo fiato addosso, anzi, il fiatone, perché anche lui non è che sia un giovanotto… Il tempo, è lui che mi sta addosso e mi costringe a correre. È lui che, anziano in modo indicibile e al tempo stesso bambino detta i ritmi della corsa…
Vai non fermarti, corri, non vedi che corrono tutti?
A me non importa un fico secco se tutti corrono. Io non sono nata per la corsa. M’inciampo sempre, m’incanto a vedere una nuvola o un fiore, mi distrae uno slogan su un cartellone pubblicitario. E un viso nella gente è una tappa obbligata. Una ruga, una storia da leggere. Perché devo correre, tempo?
Non fare domande, corri!!
E corri in corsia quando un uomo sta male. Male, non male… fai correre anche il pensiero, valuta la gravità della cosa e vola a chiamare il medico e poi vola ancora a portare la cura all’uomo e poi vola a soccorrerlo perché sta di nuovo male e poi vola e consegnalo ad altre mani…. Ma non ti fermare, altra umanità bussa alla porta. Corri, accoglila e perdona le bizze del novantenne che con un bastone ha comandato la vita, figurati se non comanda anche te….
Poi corri, che quel benedetto tempo suona le ore come un mandolino…
La spesa, la spesa… bisogna pur mangiare, riempi il carrello che comunque ha le ruote e per questo ti segue a ruota. Tu corri, lui corre, tu rallenti, lui rallenta. E si appesantisce, ma non ti molla. Ma è un tipo passivo, cosa ne sa lui del tempo?
Il fiato del tempo sul collo, sbrigati a riempire quelle borse, non la finisci mai?!! E non serve che ti fermi a guardare i libri in mostra sull’apposito ripiano… no, proprio non serve, ti rallentano e basta e tu devi correre, che qualcuno di certo ti aspetta…
Sì, è vero, devo correre in posta, devo pagare pagare pagare …. Di corsa di corsa di corsa… due giri dell’isolato, un unico parcheggio lontano…no, troppo lontano, sarebbe solo una perdita di tempo… Tempo tempo tempo… parcheggio in zona riservata ai disabili. Sono una disabile del tempo, in deficit cronico, non mi si è sviluppato abbastanza. Quattro frecce, tanto sto poco che devo correre…
Sono pochi 40 minuti di coda allo sportello? Tutto freme in me, che ho sempre quella presenza aliena dietro le spalle. E mi volto ancora, lo sento che preme, che mi incita a sbrigarmi, ma non posso spintonare gli altri, e poi c’è il numero, ho il 31 e siamo ancora al 22.
Idealmente scavo un fosso con il piede che striscia per l’impazienza, come la zampa di un toro inferocito. Un occhio al contatore, uno all’auto in sosta vietata. Signor vigile, sono una disabile del tempo, abbia pazienza, non vede che sono già di corsa?
Dopo 40 minuti arriva il mio turno e si ferma il computer…. Diodiodioddio…proprio ora, lo vede signor vigile che il tempo mi si rallenta e mi sospinge allo stesso modo? Dieci minuti eterni. E l’ufficiale di posta, bellissima donna matura d’un sexy che non si sa, si prende pure la briga di filosofeggiare. Certo, filosofiamo insieme sul pianto di un bimbo in coda pure lui, che dimostra così il suo dissenso all’attesa. Ha fretta, il piccolo, vuole andare avanti e crescere, crescere, crescere….chi si ferma è perduto. Constatiamo, la bella signora e io, che lui può protestare apertamente, ne ha tutto il diritto, noi invece non possiamo piangere in pubblico, per una coda infinita poi, ci metterebbero la camicia di forza. Lei mi sorride, io guardo l’orologio a muro. E poi via, il computer, dopo la pausa propiziatoria, riparte insieme al tempo (era andato velocissimo finora, chissà che gli è preso…).
Lo so io che gli è preso, è il mio amico tempo che incalza e si diverte a fare dispetti. Mi mette alla prova. Ma io sono più brava, e anche se contro natura, la mia natura, riprendo a correre correre, correre.
Via veloci, a comprare la pappuccia per Tobia e la sabbietta per i bisognini… si sa, siamo vecchietti, andare in giardino costa fatica. E la pappa? Al volo, corri, mancano sempre le scatolette giuste… perché il micio è un tantino snob: ci mette un’eternità a fiutare e mangiare, ma tu ringrazia il cielo se non decide di cambiare gusti da un momento all’altro. Noi vecchietti, dice, possiamo permetterci di variare il menu e di gustarcelo con calma come il poco tempo che ci resta.
Tempo tempo tempo, corri corri corri. Non senti come respira? Non vedi che hai già trascorso 12 ore fuori di casa e devi fare ancora un sacco di cose?
L’unica cosa che vorrei veramente fare è sdraiarmi su un prato e godere questo sole assurdo e caldo che mi fa sudare sotto il piumino. Perché alle cinque di mattina questo sole non c’è e io devo imbacuccarmi e poi poche ore dopo compare e voglio solo spogliarmi, sdraiarmi sull’erba e cercare le rondini. Tanto arrivano, con questo tepore, prima o poi. Io voglio aspettarle guardando l’erba crescere e le nuvole dipingere di bianco il blu.
Ma che scherziamo? E tutta la tua spesa infinita dove la lasci? Devi correre, che i surgelati sono già così commossi da sciogliersi in lacrime a questo bel tepore. Nel portabagagli non stanno male, come nella sauna alle terme. Ma se li vuoi mangiare, dopo averli pagati, devi correre correre correre e ricoverarli in terapia intensiva nel freezer.
Maronna, quanta spesa da sistemare… dov’è la cioccolata? Hai comprato tre tavolette di cioccolata e te ne ritrovi due. Dov’è finita la terza, santo cielo, gioca a nascondino? Devo insegnarle dove si trova la sua cuccia momentanea, prima di trasformarsi in energia pura e godimento… ma non ne vuole sapere, si è eclissata. Cavolo d’un tempo, te la sei mangiata tu?
E la sabbia nella cassetta di Tobia non ci vuole proprio andare, preferisce sparpagliarsi per terra, così tu hai una nuova scusa per rallentare, fermandoti a raccoglierla. Macché scusa, ‘sto tempo non dà tregua e scandisce gli appuntamenti come la più noiosa delle segretarie.
E dai, sbrigati, la lavatrice deve partorire e i suoi figli vanno appesi. Cosa aspetti, la levatrice delle lavatrici?
E poi, lo sai che a una certa ora bisogna accontentare i visceri che si torcono ad aspettare i tuoi comodi. E metti sul fuoco una pentola, su, che ci vuole? Anzi, preparane una anche per domani, che il tempo, domani, si alzerà ancora più storto e ti farà vedere i sorci verdi. Senti come sbuffa…
Ma tra una cosa e l’altra, hai nutrito la mente? Non vorrai mica accantonarla come l’ultima dei diseredati…
Hai dei compiti da fare, impegni da mantenere, contatti da coltivare… perché così oltre alla mente anche il cuore ne giova e non puoi farne a meno. Non devi pensare solo allo stomaco…
Corri corri corri, una pagina, una rimestata alla pentola, un panno steso… vedi che se vuoi ce la fai??
Quel brigante del tempo mancante non l’avrà vinta…
Anche cenando, l’appetito viene mangiando e la mente corre, corre corre, i pensieri s’azzuffano e proiettano il domani, mentre tu cerchi ancora il presente… E’ tutto un brillare fulmineo di rimbalzo tra un neurone e quel che resta del fratello a lui contiguo, stremato dal gran correre. Tra un po’ mi servirà un elettricista, qui sta andando tutto in corto circuito, perché i pensieri corrono corrono corrono, si rincorrono e non riesco ad acciuffarli. Fanno un tale danno che mi costerà un capitale farlo riparare. Già lo vedo l’omino in tuta blu corrergli dietro, ai pensieri, anche lui col fiatone, il cacciavite e un retino, per acchiapparli e disattivarli, che qui si sente solo puzza di bruciato…
Nella mia testa?! Sì, ma anche nella pentola!
Corri, perdinci, o dovrai chiamare anche i pompieri….
E dopo cena corrono le dita sulla tastiera, e corrono corrono gli occhi veloci, uno alla fiction e uno già sotto le coperte, che non ne può più, e un altro (un altro occhio?!) apre il libro sul comodino, che è ora di finirlo, è lì da troppo tempo.
Tempo tempo tempo, mi rincorri anche mentre dormo, in un turbine di sogni così simili alla vita, e non ci crederai ma è già domani mentre sono appena andata sotto le lenzuola.
E di nuovo e sempre quel fiato sul collo, quello spiffero che mi farà venire la cervicale.
Rimetto le scarpe da podista e ripongo la filosofia del bradipo, animale mitologico in via di estinzione perché incompatibile con forrestgamp.
Tempo, mi lasci un po’ di te per ripensare alla mia vita senza di te col fiato sul collo?
No?
E allora riprendo a correre correre correre.
Ma almeno spiegami il perché.