26/12/2006

LETTERA A NATALE

Caro natale, ti ho aspettato per un anno e ora te nei sei già andato. Non ho fatto in tempo a godere nemmeno della tua attesa, perché sei arrivato troppo in fretta. Sei approdato nel mezzo della nostra fretta, nel caos di preparativi di cui si era persa la ragione. Cioè, tu sei giunto puntuale, lo so,  ma se ci penso mi sembra ieri che ti salutavo e ti davo appuntamento al prossimo anno. 

 

Ti aspettavo quindi.

Però qualcosa è successo, se non mi sono accorta del tuo arrivo. 

 

Forse è mancata la neve. Un natale non è natale senza la neve, almeno qua in montagna, su questa faccia della sfera. E' mancato anche il freddo, il vero, autentico gelo, padre e padrone dell’inverno, tuo fratello inseparabile, caro natale.

Be’, non che mi sia dispiaciuto. Questo bel sole allegro nel cielo azzurro sarà poco natalizio, ma è così confortante…

E dunque il clima non mi ha aiutato a creare l’attesa per la tua venuta. 

 

Sarà stato per questo, o forse per i pensieri occupati da virus di tutti i tipi, fatto sta che mi sono ritrovata un tantino in ritardo nell’allestimento del presepe e dell’abete, il tuo albero preferito. Accidenti, caro natale, poco è mancato che nascesse il Bambino e non trovasse nemmeno un luogo dove riposare, in cui sentire il calore dei genitori, degli amici il bue e l’asino, e di tutta quella gente semplice che di solito percorreva tanta strada per portargli un piccolo dono. E pensa, l’ho costruito così in fretta questo presepe, e mi sono lasciata così influenzare dal clima, che non ci ho messo neppure la neve. Anche lì, anche in un paesaggio finto, il muschio è rimasto verde, l’acqua stagnola del laghetto non è ghiacciata, e quasi non serviva il fiato dei cari animali della stalla a scaldare il Santo Pupo.

E l’albero? Caro il mio natale, alla fine ho fatto anche quello, per accoglierti come meglio potevo, ma mi rendo conto che ha l’aria di essere un po’ di passaggio. Del resto, durerà pochissimi giorni. All’arrivo della vecchietta sulla scopa, ritornerà nella sua scatola, nudo come sempre. 

 

Ti è piaciuto ciò che ho preparato per te, un po’ in extremis?

Mi dispiace, non ho saputo fare di meglio. 

 

Sai, di solito ci si prepara anche spiritualmente, ci si raccoglie e ci si appresta a respirare l’aria serena che la Nascita reca con sé. Da parte mia se non ho fatto in tempo a predispormi ad aspettarti è stato anche perché  pure nel mondo intero si pensava a tutt’altro.

 

Caro natale, le guerre non sono affatto cessate perché tu stavi arrivando.

Nella patria del bambinello si sparavano i fratelli.

L’Africa continuava, e continua, il suo martirio.

Da noi un uomo chiedeva di morire serenamente dopo una vita di malattia e la sua volontà riempiva pagine di carta e di etere di milioni di vuote parole. E al contempo non ce n’erano abbastanza di parole per coloro che invece vogliono vivere con una dignità che spesso gli viene negata. I miei pensieri erano quindi in Africa, in Medio Oriente, oltre che in Italia, e un po’ ovunque.

Caro natale, sono stata un po’ distratta, è vero. Ma vedi quante cose accadono nel mondo? E pensa che accadono ogni giorno, anche senza la tua venuta. Perciò, come potevo fare a concentrarmi? Cosa c’era di diverso che avrebbe dovuto allertarmi? 

 

Per un po’, inoltre, anche i fatti intorno a me hanno prevalso sul conto alla rovescia che mi separava da te. Oh, non avrebbe dovuto accadere. In fondo si trattava di normale quotidianità. Storie di umanità dolente, e poi pettegolezzi cattivi, giudizi affrettati e maligni. E infine il dispiacere informatico di essere separata dagli amici lontani, compagni di recenti ed emozionanti avventure… Una tristezza che non immagini, caro natale.  

 

Insomma non era certo l’atmosfera giusta per aspettarti. Non è che mi fossi dimenticata di te, però non mi accorgevo che eri già dietro l’angolo. 

 

E difatti sei arrivato ugualmente, caro natale. Mi hai colto col fiatone e con un vago senso di stupore, come se dopo tutto non ci credessi veramente. Ma tu sei stato più gentile che mai, nonostante le mie mancanze. Perché insieme a te sono arrivati un sereno pranzo in famiglia, che aspettavo da tempo; un augurio inaspettato, seppur fugace; e poi il sole caldo, un gioco aereo e un piacevole senso d’infanzia con tante risate gioiose per un giorno senza pensieri. E inoltre tanto affetto, che non guasta mai. Lo sai che di quello non ne ho mai abbastanza. 

 

Stavo ancora godendo del tuo splendore, caro natale, quando mi sono resa conto che te n’eri già andato. Di colpo mi sono accorta che ti avevo aspettato a lungo, per poi farmi sfuggire gli ultimi giorni, i migliori, i più ricchi di trepidazione. E perfino mentre eri da me con tutti i tuoi doni, il giro del tempo non si è fermato e tu, in punta di piedi (così simile a me!), sei ripartito presto per il tuo viaggio misterioso.

Nessuno sa dove vai, cosa fai per un intero anno. Ti si può solo aspettare, compiacersi della tua breve compagnia, dimenticare per qualche ora le preoccupazioni del giorno prima, accantonandole sotto un albero addobbato, che tanto fanno presto a ritornare… giusto il passaggio delle 24 ore sante.

 

Caro natale, resti con noi per troppo poco tempo. E anche se nel mondo a volte ci si dimentica di te, e ogni 25 dicembre c’è chi uccide, chi soffre, chi odia, chi spara e chi è sparato, chi ruba e chi muore di stenti, finché ci sei tu si ha la sensazione che non sia vero. Che si tratti solo di favole tristi, perché l’odio e la sofferenza non esistono, o non dovrebbero esistere, quando è natale.  

Dovresti restare un po’ di più.

Guarda, ti scrivo questa letterina per chiederti due cose, per la prossima volte che torni.

Prima di tutto, cerca di arrivare con più clamore, di farti sentire al di là dei festoni e delle luci, oltre l’egoismo e la fretta e il vuoto assoluto.

E poi, una volta che ci sei, ti chiedo di restare e di avvolgermi a lungo nella tua bolla magica di serenità. Per favore.

Te ne ricorderai?

 

Con affetto e gratitudine e, di già, tanta nostalgia,

tua…….

 

 

 

silenziosamente concepito da Ramona 21:05:00 5 Commenti
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