17/11/2006

VIBRISSELIBRI. E’ ANDATA COSI’

 

E’ andata! Prima di tutto è andata! E poi non è andata bene. E’ andata MERAVIGLIOSAMENTE!

La zia era presente al parto ed è in grado di raccontare com’è andato.

 

Cronaca del lieto evento.

 

 

Come si sa, alla vigilia di ogni grande avvenimento si dorme poco. Figurarsi la notte prima di assistere alla nascita di un bel pargolo di nome Vibrisselibri…

Ci si rigira nel letto, si avvertono i crampi alla pancia proprio come doglie, si hanno sonni brevi e inquietanti e primo fra tutti un dubbio amletico e angosciante: come capperi ci si veste per entrare nella sala parto di un evento memorabile? E come capperi sarà il clima nella capitale domani? Perché le grandi nascite necessitano se possibile di grandi luoghi, e il pupo nascerà a Roma.

 

Ah, Roma Roma... già mi sospira e trema il core al pensiero di respirare la tua dolce aria… sì, ma sarà aria calda, fredda o tiepidina? E chi lo sa?! Ma che importa, di fronte all’Evento?

 

Ore 5.00: alzarsi dal letto spinoso, mettersi addosso qualcosa e partire. C’è un aereo da acciuffare.

 

Ore 8,15. Ci si alza in volo, leggeri come l’aria. A bordo c’è un altro padrino importante per il quasi neonato: il Decone Lucio. Ci si guarda un po’ dubbiosi già dall’aeroporto: sarà lui, sarà lei? I due padrini non si conoscono, ma l’odore buono del quasi bebè Vibrisselibri è inconfondibile: è lui!  E’ lei!

 

Ore 9.00 circa. Atterraggio con 25 minuti di anticipo! Trenitalia dovrebbe prendere esempio… Oltre un’ora di strada in auto per raggiungere il cuore di Roma. La conversazione con il Decone è piacevolissima. Anche la passeggiata per raggiungere la sala parto. Cioè …il caffè Fandango, bar ristorante libreria e chissà che altro concentrato in poco più di un buco. Non ci perdiamo per strada perché il Decone è abilissimo a chiedere informazioni ogni 100 metri circa…

 

0re 11,15 circa. Eccoli là i vibrisselibrai! Baci e abbracci fra chi si conosce già e presentazioni entusiaste tra chi ancora non si è mai guardato negli occhi. E’ un gioco divertente tirare a indovinare: “Tu sei?…” e scoprire di averci indovinato quasi sempre, da quanto ormai ci si conosce bene. Oddio, capita anche di non riconoscere chi si è incontrato una volta sola… (che figura).

Ma la confusione è tanta, tantissima, l’entusiasmo alle stelle, la folla preme, tutti vogliono assistere al parto.

Vengo reclutata immediatamente per la registrazione dei giornalisti presenti. Oddio, ma quali sono i giornalisti? Hanno un tesserino, un pass, qualcosa? Te li indichiamo noi, dicono Stefania e Manuela. Ma ahimè, dopo un po’ perdo il conto e non capisco nemmeno cosa mi si dice. Finisce che si registrano da soli. Che segretaria del piffero che sono!

 

Ore 12,00. Dopo un breve ma intenso travaglio si accendono i riflettori e la ressa si ammassa in un piccolo teatrino. Che il parto avvenga e si ascolti con trepidazione il primo vagito.

 

Giulio fa l’introduzione da par suo. Con parole semplici cattura l’attenzione e racconta com’è avvenuto il concepimento e la gestazione. Un vero direttore d’orchestra a suo agio come sempre.

 

Gaja emozionantissima racconta del lavoro svolto sui primi due libri che nascono con Vibrisselibri.

 

Demetrio descrive con slancio com’è che gli è venuto in mente di scrivere il suo saggio, che è uno di quei due libri, appunto.

 

Interviene Filippo Laporta, importante giornalista e critico letterario di Repubblica… mica poco, capperi.

 

Parla il Decone dei prossimi libri e già si vedono i primi passi della nascitura creatura in un futuro ormai così prossimo…

 

Flash di fotografi ufficiali, vibrisselibreschi e sostenitori. Domande a raffica, proposte di collaborazione impensate… un successo. Il pupo è vivo e vitale, indice di Apgar 100000!!

 

Ore 13,30 circa, rinfresco chiacchiere risate interviste. La tensione è crollata si tirano due somme. È andata non bene, benissimo!! L’euforia è alle stelle, complimenti a tutti!!

 

Il padre naturale del pupo, Giulio, mantiene un sacrosanto aplomb, mentre di solito i padri in sala parto svengono. Tutti i padrini sono emozionati. Stefania fa notare che mancano le bomboniere.

 

Ore 15,00 si comincia a reclamare da mangiare. Perché anche il corpo, oltre che lo spirito, ha le sue esigenze. Qualcuno saluta, se ne va dispiaciuto di non poter restare. Ma un discreto gruppetto sfida gli orari impossibili e cerca ristoro in qualche luogo compassionevole. Alla cricca si è aggiunto un redivivo Cletus, vibrisselibraio mancato per cause superiori, ma solidale con un pizzico di rimpianto. C’è chi il rimpianto lo sente in gola, e chi riesce a sopravivere.

Clima cutural-goliardico, si mangia come si può si ride si scherza si discute di alti argomenti si folleggia nella tiepida aria romana che sa di primavera (alla fine, non c’ho azzeccato molto con la mise semi montanara. “Fa caldo!!”)

 

Ore 17,00 circa, il gruppetto si scioglie, stanco e soddisfatto, ma in parte si ricomporrà fra tre ore, più o meno, per… ricominciare a mangiare. Ebbene sì. Problemi digestivi? No di certo.

 

Nel buco temporale si passeggia. Marco, Pino e Mauro mi fanno per un po’ da cavalieri. Perché Roma è fantastica, ma non si sa mai. E si respirano ancora le arie immortali (e in qualche caso asmatiche di smog) di Piazza di Spagna e Piazza Navona, di Via Condotti e via del Corso.

Roma, Roma… bellissima e affollata, artistica e modaiola, compagna e amante. Cosmopolita e universale.

 

Ore 20, si va a cena. Ritardo ritardo ritardo, sono in terribile ritardo! Per colpa mia i vibrisselibrai rischiano la fame perché salterà la prenotazione se non si presentano. E loro aspettano me, che sono in ritardo ritardo ritardo… ma alla fine arrivo. E non digiuniamo.

Ci facciamo du spaghi meravigliosi, con una porzione che a me basterebbe per quattro pranzi…

E ancora si parla, si discute e si scherza. Ascolto Luca e la sua meravigliosa filosofia della lentezza. Il mio mito, la lentezza, un ricordo ormai scordato, con qualche postumo fuori posto nel leggendario nord-est che mi fa sentire un essere alieno.

Bevo un dito (orizzontale) di vino, e le quasi 20 ore di veglia si ricordano improvvisamente di me. Per qualche minuto recito la parte di quella che ascolta per imparare. In realtà la mia zona cosciente è in braccio a Morfeo, ma nessuno se ne accorge. Almeno spero, senno, è l’ennesima figuraccia…

 

Ore 23,30, tutti fuori! L’aria appena più fresca mi ricorda chi sono e dove sono, ma non cosa sto facendo. Altri saluti e abbracci. Bicchiere della staffa? Sì dai, che tanto, minuto più minuto meno… La compagnia è troppo bella per cedere al sonno. Nello stato di sonnambulismo in cui verso si possono fare molte cose, anche partecipare a conversazioni sciolte senza rendersi conto di ciò che si dice.

 

Ore 0,30, la gente in piazza Pantheon non accenna a diminuire e così per tutto il centro, come in pieno giorno. Ma i romani non vanno mai a dormire? E poi parlano della pigrizia romana! Nessuno accenna alla loro infaticabile passione per lo struscio notturno. E i romani, di giorno, lavorano, come i comuni mortali?

 

Taxi. Mi porti a nanna, per favore.

 

Ore1,30, doccia e nanna. Il primo giorno di vita del pupo si è concluso degnamente. Dormo soddisfatta.

 

E il risveglio prevede la partenza. Il ritorno alla “normalità” dopo la “mostruosità” di un evento indimenticabile.

 

Mi accorgo con una certa angoscia che non sono passata dalla fontana di Trevi per gettare la monetina. E come faccio, ora a tornare?!

Un Vibrisselibri non nasce tutti i giorni! E no, perché è unico!

 

Giulio, inventati qualcosa, per favore, fa finta di essere la monetina nella fontana!!

 

Questo resoconto si chiude con un abbraccio virtuale a tutti, ma proprio tutti, i vibrisselibrai.

Vibrisselibri è una realtà funzionante grazie a tutti loro. E un pochino anche grazie a me.

 

 

 

 

 

 

  

silenziosamente concepito da Ramona 19:39:00 Commenta:
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