09/10/2006

VIBRISSELIBRI C'E'. QUASI.

La gravidanza di Vibrisselibri è quasi a termine. Il pupo scalcia ancora, ma la pancia materna ormai comincia a stargli stretta e presto l’infante vedrà la luce, sotto gli occhi amorevoli dell’ostetrico Giulio Mozzi. Nel frattempo gli si prepara la culla, che dovrà essere la migliore, con pizzi o senza pizzi non importa, purché confortevole e adatta alle caratteristiche del neonato. Il quale già si vede che avrà carattere, che vorrà far sentire la sua voce a tutti, con l’urlo ma non con lo strepito. Avrà qualcosa da dire, insomma, e non un pianto fine a se stesso.

C’è un gruppo di volonterosi padrini di battesimo che si stanno dando da fare come matti affinché il parto avvenga col solo dolore fisiologico, quello che si dimentica presto, e nulla più. A dire il vero, si potrebbe obiettare, perché non considerare il parto indolore?… Vabbè, vedremo al momento. Non vorremo privarci anche di un po’ di batticuore, no?

Comunque sia, il parto si presenta eutocico, il pupo si sta piano piano assestando nella direzione giusta, di testa, com’è ovvio, non di piedi, a significare che è davvero l’intelligenza il suo punto forte. I piedi gli serviranno per camminare nel mondo, quello del web, dell’editoria, e perché no?, quello della fantasia.

 

Fuori di ogni metafora, il gruppo di volenterosi padrini, solo una piccola parte di tutti i volonterosi padrini di Vibrisselibri, si è riunito a Riccione, per preparare appunto la nuova culla, con annessi e connessi di ogni nuova nascita.

C’ero anch’io.

 

Capperi, in poco tempo ho fatto carriera. Non si pensi ad una scalata arrivista di stampo borsistico. Anche perché con Vibrisselibri l’unico guadagno apprezzabile è quello intellettivo. Che non è poco, anzi, ma di certo non mi manderà alle Maldive in relax perenne e inalienabile. No, non ho tentato alcun tipo di scalata. Ma poiché la mia voglia d’imparare è grande, in un batter di ciglia mi sono ritrovata reclutata, oltre che per il comitato di lettura, anche per l’ufficio stampa, nei panni addirittura della segretaria responsabile, e nella redazione, in cui imparerò a fare l’editing dei testi pervenuti.

Da non crederci.

E nelle vesti di segretaria mi sono ritrovata a Riccione, insieme agli altri, a lavorare sodo per appianare la strada al pupo Vibrisselibri.

 

Il lavoro è stato intenso e piacevole, ben diverso da quello cui sono abituata, che mi fa ritrovare col male alla schiena, alle gambe, la testa che scoppia e il cuore in gola.

Qui ci si mette sì, la testa, ma in tutt’altro modo. Nessuno muore se sbagli.

Qui nascono le idee.

Qui ci si confronta, si discute, si lanciano proposte su cui ragionare.

Qui si sta inventando qualcosa. Una strategia, un programma, un futuro a una creatura ancora non nata, eppure vitale nel grembo materno.

Qui, soprattutto, sono stata lontana dal dolore del mondo. Per due giorni ho conosciuto solo la vita e la positività. La soddisfazione del creare, del progettare, e tutto è sano e bello. Lo si sa già anche senza ecografia o analisi prenatali. Non ci sono malattie e malati, qui. La creatura è perfetta. Non si contempla alcun malanno, non è proprio previsto, e questo è un autentico sollievo per chi, come me, è costretto invece a guardare in faccia il male e la morte.

Due giorni a Riccione, luogo mondano per eccellenza, superficiale e leggero, insieme a un gruppo di persone che nemmeno si conoscevano de visu, ma che si sono ritrovate unite dall’amore per il piccolo nascituro.

E’ stato un balsamo e un rifiorire per me.

E’ stato fare incontri notevoli e istruttivi. Conoscere gente a cui rubare molto, in fatto di personalità di esperienza, di cultura, di professionalità.

Ho incontrato, in questo gruppetto di persone, la passione autentica, la simpatia straripante, la creatività assoluta, il dinamismo efficiente, la voglia di fare divertendosi. Mi hanno aperto la porta di un mondo nuovo, diverso da quello pragmatico che affronto tutti i giorni.

E su tutto, ancora una volta, il carisma concreto di Giulio Mozzi, autentico motore di tutta la faccenda, colui che si sta preparando a iniettare l’ossitocina endovena per indurre il parto, instancabile, acuto, presente  e previdente.

 

E in tutto ciò, qual è stata la mia parte, escludendo quella strettamente professionale, cioè infermieristica, che spererei di non tirare in ballo perché vorrebbe dire presenza di malattia?

Oh bè, io ho ascoltato molto, ho preso appunti. Sono restata spesso ammaliata da tutto quelle belle menti. No, non si è visto, perché mi sono sempre ricordata di chiudere la bocca quando mi veniva da aprirla per l’ammirazione. Non ricordo se talvolta sono intervenuta, forse sì, senza alcun timore reverenziale, senza timidezza come al mio solito, e di certo ciò che ho detto non ha lasciato il segno. Non importa, perché quello che è contato in quel contesto, è stata l’assoluta parità di peso fra tutti i padrini. Ognuno poteva dire la sua, per il bene del futuro bebè, e tutto aveva lo stesso valore, tutto veniva considerato ed eventualmente discusso allo stesso modo. E poi sdrammatizzato con una bella risata contagiosa.

 

Non mi sono sentita solo spettatrice, insomma, anche se, lo ripeto, ho avuto moltissimo da imparare. Tanto che, ad un certo punto, un pensiero prendeva forma dentro di me. Un pensiero strisciante che non volevo ascoltare, e che ricacciavo indietro, perché mi dicevo che era assurdo. Un pensiero che ho dovuto accettare e affrontare quando Giulio, sulla strada di ritorno, mi ha chiesto cosa pensavo di essere per Vibrisselibri. Interdetta, come al solito mi sono impappinata. Cosa sono io per Vibrisselibri? Una partecipante, una tifosa, una sostenitrice… era dentro di me la risposta, ma non ho saputo coglierla. Fino che Giulio, con quell’aria un po’ ironica e un po’ affettuosa che gli è solita, me l’ha spiattellata lì, in tutta la sua semplicità: “Comincia a vedere le cose come stanno: tu sei fra i fondatori di Vibrisselibri.”

E’ pur vero, ho dovuto ammettere, era quello cui stavo pensando e che non volevo credere. E’ qualcosa che m’inorgoglisce e che mi fa dire: allora sono cresciuta, e nella mia pochezza qualcosa di buono l’ho saputa fare anch’io.

 

E’ da ieri, da dopo queste poche parole, che sono diventata due spanne più alta.

Padre fondatore anch’io, come quelli che hanno creato la costituzione americana e la repubblica italiana, come i padri pellegrini che hanno preso possesso delle americhe… niente niente sto costruendo la storia e domani mi metteranno sull’enciclopedia. D’accordo, dopodomani. 

Mi sento così autorevole, tutto d’un tratto, che mi vedo con la barba bianca dei sette saggi.

Mi dona?…

 

Mi rendo conto di dovere molto a questa esperienza, anche dal punto di vista umano. Come dice Giulio, dovrò davvero cominciare a vedere le cose come stanno e iniziare a fidarmi di me stessa.

 

Oh, ragazzi, colleghi di battesimo, tra non molto comincerà il travaglio. Io preparo il fiocco, che sarà colore del sole, bello e caldo, ricco di entusiasmo e ottimismo. E ricordate che se avete bisogno di un’infermiera durante il parto, io sono qua, fiera di esserci e di avervi conosciuto.

silenziosamente concepito da Ramona 16:27:00 2 Commenti
Archivi
Ultimi Post
VIBRISSELIBRI C'E'. QUASI.
Links

categorie
a volte sono anche qui...
... e qui ci lavoro!
alcuni racconti in rete
Il dono delle fate (vibrisse bollettino) L'emigrante (La gente d'Italia) Lecce (vibrisse bollettino) La valigia (Latribunaonline) Gemelle (bombasicilia) Chiara, l'alieno (LPELS) Oro (LPELS) L'agnello (nella raccolta Si sta come a Natale-Edizioni Vibrisselibri) Patate fritte (LPELS)
simpatie nel web
nicola pasa cielolibero fabio letterario shamanic mimmo rapisarda ilse
Diffondi i contenuti (XML)
Diffondi i contenuti (RSS)
Powered by