31/08/2006

IL RITORNO DEL SOLDATO

Ore 23.00 Il soldato fa rientro alla base.

La casa mi accoglie dormendo. Tutte le presenze vive che vi dimorano sono immerse nel misericordioso oblio. Tobia veglia con un occhio e dorme con l’altro. Un gatto non lo si coglie mai di sorpresa. Lui ti aspetta sempre.

Apro il rubinetto della doccia e lascio correre l’acqua. Entro nel box e resto così, a occhi chiusi, a lavare lo sporco della mia battaglia. Polvere e sudore, nerofumo e dolore.

Io sono un soldato. Sono una donna e combatto come un uomo, tutti i giorni, la mia guerra.

Non vado in Libano, non sono in Iraq, o in Afghanistan, né in Somalia o in capo al mondo. La mia guerra si svolge in un Paese non belligerante da almeno 60 anni. La mia guerra si chiama Vita.

 

L’acqua calda ha la temperatura ideale. Sono nuda, indifesa, potrei scottarmi o agghiacciarmi, alla conclusione di una giornata interminabile. Invece mi riscaldo al punto giusto.

L’intensità del getto è straordinaria. Né più né meno che una carezza. Ho proprio bisogno di una carezza, ora. Vorrei dormire, sotto questa doccia.

 

La stanchezza è mortale.

Un soldato in guerra spreca molte energie.

Un soldato deve combattere scaramucce, evitare agguati.

Un soldato deve saper ingaggiare un corpo a corpo.

Un soldato deve mantenere alta la concentrazione e obbedire agli ordini, non deve uscire dalle regole d’ingaggio.

E’ quello che faccio, tutti i giorni.

 

Continuo a non aprire gli occhi. Sto troppo bene. Ogni singola fibra muscolare e nervosa del mio corpo si rilassa, si abbandona, si scioglie. Non getta la spugna, eh no!, perché la spugna serve per distribuire la schiuma e aumentare la percezione di morbidezza.

Oh! La schiuma è un cappotto di sogno. Mi lascio avvolgere. La osservo, poi, mentre mi abbandona dopo aver attraversato tutto di me. Si porta via lo sporco, il nerofumo, il sudore. Il sangue. Le particelle negative.

Dal viso, talvolta, ruba le lacrime, le confonde col getto dell’acqua proveniente dal soffione. Mica si accorge che quelle sono salate, per lei fa lo stesso. La schiuma conforta e addolcisce. E porta via con sé ogni cosa. Scende lungo il collo, la schiena, il petto… segue le curve e gli avvallamenti, senza distinguerne difetti e cedimenti. Terribilmente sensuale accarezza ovunque, solletica le zone più sensibili, provoca l’irresistibile incresparsi della pelle. E non certo per il freddo… Infine alleggerisce il fardello al povero soldato, che si ritrova di colpo più leggero.

 

Siamo in trincea. Tutti i giorni.

Da soldato devo combattere contro l’ignoranza, la maleducazione e l’arroganza. Con il sorriso sulle labbra e la buona parola.

Da soldato devo imporre il rispetto di me come persona. Non è così scontato che gli altri ti vedano come persona uguale a loro.

Da soldato devo lottare contro pregiudizi, far capire che a volte posso apparire in mimetica, o in divisa, o in borghese. Ma sono sempre io e sotto qualsiasi abito, sotto qualsiasi comportamento, io resto quella che sono: vulnerabile come una chiocciola senza il suo guscio.

Da soldato devo combattere contro superiori grigi, stanchi e fossilizzati in ruoli che non esistono più.

Da soldato devo combattere col tempo che corre come un podista aggrappato all’I-pod: la musica gli ritma il passo, lo accelera e nemmeno se ne accorge. Pensa solo a correre, correre, correre.

Da soldato devo combattere contro i segnali del corpo, i mille malesseri di quest’armatura di ossa, carne, sangue e nervi, indossata solo per proteggere un io pulsante di pensieri (troppi) ed emozioni (tante). Non occorre che sappia cosa siano, questi malesseri: sono il nemico e l’ordine è di farli fuori. Tutt’al più ignorarli può rivelarsi una buona tattica. L’importante è non approfondire.  

 

E’ faticoso.

Ma è adrenalina pura.

E’ ciò che ti fa sentire vivo.

 

Magico, il tocco dell’acqua è magico. Un massaggio caldo, vivificante. Confermo, signore: potrei dormirci, qui sotto.

Le tensioni si sciolgono, un sorriso sornione si fa strada tra la schiuma residua. E ancora non apro gli occhi. Compio questo rituale ad occhi chiusi per gustarlo meglio. Questo momento è mio.

 

La casa non si sveglia, e ha ragione. E’ l’ora dell’abbandono, della resa delle armi, della tregua. Non basta il getto di una doccia a svegliarla, la casa con le sue presenze. E del resto, il getto è così discreto… mentre scivola sulla pelle non fa rumore. E nemmeno mentre si lascia inghiottire dallo scarico.

Cerco d’immaginarne il percorso, al di là della grata di scarico, oltre il risucchio. Dove andranno a finire le mie particelle negative?… Seguiranno il percorso dei fiumi fino al mare. E il mare è così grande e buono che assorbe tutto. Anche la schiuma che per lui è un veleno. Il mare ha visto la guerra vera, quella della sopravvivenza, che appartiene a migliaia di disperati in fuga. Le mie piccole catastrofi non lo impressionano.

Mi decido e chiudo il rubinetto.

Per qualche istante ancora centinaia di goccioline proseguono imperturbabili, direi maliziose, il cammino tra promontori e valli sul mio corpo. Mi piacerebbe essere una di queste goccioline. Mi piacerebbe percorrere scivolando, lentamente, la mia pelle, centimetro dopo centimetro. Studiarla, assaggiarla, raccogliere le ultime briciole di scorie. Sfiorarmi con leggerezza ovunque, regalarmi sollievo mentre rubo la fatica, il sudore, il sangue.

Esco, cerco l’asciugamano. Tobia, ora sveglio, si precipita a bere l’acqua tiepida e insaponata prima che sparisca nel gorgo dello scarico. Fa sempre così. E’ come se volesse dissetarsi con una parte di me. Una condivisione. Affetto.

 

Indugio nel silenzio, che mi avvolge come prima l’acqua, e poi la schiuma, e l’asciugamano. Indugio nel mio bisogno di  avvolgere sempre la corazza in qualcosa. Un bisogno che mi obbliga a posare le armi e poggiare il capo senza condizioni.

Mi si stampano in mente le parole di un amico: Non siamo soli.

E’ così.

Per quanto combatta contro i mulini a vento non lo faccio da sola. Qui c’è Tobia che ora si lecca i baffi dal sapone. Di sopra il letto che mi aspetta non è vuoto. Al di là delle distanze mi ritrovo nei pensieri di molta gente, persone amiche la cui presenza affettuosa è il mio miglior alleato.

E’ per questo che non ho paura del silenzio e della notte. E’ per questo che la mia battaglia quotidiana accetta una tregua.

 

E’ notte. L’acqua ha lavato via lo sporco, il sudore, lo schifo. Sono stata coccolata e accarezzata dalla schiuma e dall’affetto. Non sono sola. Il mio letto non è vuoto.

 

Ore 23,30. Il soldato va a dormire.

Domani, la guerra riprende.

Lei, il soldato, avrà per armi un sorriso e una parola buona.

silenziosamente concepito da Ramona 09:19:00 2 Commenti
Archivi
Ultimi Post
IL RITORNO DEL SOLDATO
Links

categorie
a volte sono anche qui...
... e qui ci lavoro!
alcuni racconti in rete
Il dono delle fate (vibrisse bollettino) L'emigrante (La gente d'Italia) Lecce (vibrisse bollettino) La valigia (Latribunaonline) Gemelle (bombasicilia) Chiara, l'alieno (LPELS) Oro (LPELS) L'agnello (nella raccolta Si sta come a Natale-Edizioni Vibrisselibri) Patate fritte (LPELS)
simpatie nel web
nicola pasa cielolibero fabio letterario shamanic mimmo rapisarda ilse
Diffondi i contenuti (XML)
Diffondi i contenuti (RSS)
Powered by