11/08/2006

E’ DI NUOVO IL 10 AGOSTO.

 

 

 Anche un anno fa lucean e cadean le stelle. Eh sì, era inevitabile, allora come ora.
Un anno fa, come oggi, mi trovavo col naso all’insù. Ero di turno in una notte tranquilla e silenziosa. Sembrava che la sofferenza fosse andata a dormire coi sofferenti. Nella quiete luminosa stavo sul terrazzino del mio reparto scrutando il cielo, particolarmente generoso quella sera, proprio come ci si aspetta che sia in questa data. Mi commuovevo, inerme di fronte a tanta bellezza e stranezza, nell’enormità di un evento che vedeva me, piccola pulce cosmica, partecipe dei segreti dell’universo.

Ora come allora sono di nuovo qui, piego il collo all’indietro, fino a percepire lo spasimo dei muscoli, estenuati dallo sforzo di reggere il capo. Gli occhi scrutano frenetici l’oscurità, in cerca degli enigmatici titani dello spazio che si suicidano in miliardi di frammenti infuocati.
Ma qualcosa di diverso c’è, rispetto all’anno scorso.
Piove a dirotto.

Qualche coincidenza fisica e temporale, spiegabilissima, permette il rinnovarsi periodico delle lacrime di San Lorenzo. Le stelle si stancano di stare appese all’eternità, immutabili a se stesse, scelgono l’avventura, scelgono di andare oltre i limiti delle orbite ellittiche. Vanno, si staccano, si gettano nella mischia, vivono intensamente per un attimo e poi muoiono. Trascinandosi dietro il sogno.
Questa è quanto ci piace immaginare, in chiave quasi fiabesca, ma la realtà dice che esiste una spiegazione specifica che è tutta un’altra cosa. E ci dice anche che questo incontro annuale sta andando in esaurimento. La cometa che incrociò il suo cammino con la Terra più di un secolo fa, ci ha lasciato la sua coda e un appuntamento estivo che non falla mai. Ma ormai quella coda si è bruciata quasi tutta, più passa il tempo (secoli? …un soffio) e meno incontreremo i suoi resti. Le stelle cadenti.

Ce ne importa qualcosa?
Un pochino sì.

Io, da tutta una vita, ad ogni stella che vedo precipitare nel cielo in questa notte, associo un desiderio. Un rito irrinunciabile, che qualcuno mi ha insegnato quand’ero bambina. Se avessi avuto un figlio lo avrei insegnato anche a lui. Perché il desiderio è sogno, è vita, è la benzina che ti brucia dentro per aiutarti a proseguire il tuo percorso, di solito tutto in salita. Mi auguro tanto che non sia poi così imminente l’esaurimento della scorta di stelle, perché vorrebbe dire esaurire anche un bellissimo modo per rinnovare i sogni.

Me ne ricordo qualcuno, dei desideri espressi un anno fa, come oggi. Le richieste e le speranze dettate dal momento. Un momento sereno, non presago di quanto sarebbe avvenuto dopo, di buono e meno buono. Solo un istante di speranza.

In questa notte, in cui le condizioni meteo non aiutano a sognare; in questa notte, in cui dal cielo piove acqua a catinelle; in questa notte, oggi, io so che lassù, oltre le nuvole, oltre il faccione della luna che vi si nasconde vergognosa, piovono ugualmente anche lacrime di fuoco.
In questa notte a naso in su, cercando di oltrepassare con la fantasia la pesante barriera nera, mi ritrovo a fare il bilancio di un anno.

Si sono avverate le mie richieste, i miei desideri, i miei sogni di allora?
Sì e no.

Avevo chiesto una cosa e invece l’ho perduta. Lo vedo ancora, il punto di domanda impresso sulla scia della meteora. Una meteora che era scappata via così in fretta da farmi dubitare che mi avesse ascoltato. Difatti…. Difatti quella semplice, innocente richiesta, è andata persa. Ha scelto, fra tante, la stella sbagliata. Ci tenevo così tanto.
Stupida io, a crederci.
Stupida io, ad affidare ad un solo istante, pur così potente da sconvolgere l’equilibrio cosmico, una cosa così importante.
Ma lo era davvero, così importante?
Non può essere invece che la stella, distruggendo così repentinamente se stessa e il mio desiderio, avesse voluto indicarmi quanto fosse sbagliata la mia pretesa?
Era una stella cattiva o una stella saggia?

Altre cose ho richiesto, un anno fa, una per ogni scia che riuscivo a rubare all’istantaneità con cui svanivano, con l’emozione che mi serrava la gola e mi bruciava negli occhi. Qualcosa sì, si è poi realizzato. E pensa un po’, queste divinità capricciose ed effimere hanno esaudito perfino i miei sogni inespressi, quelli che non confessi neanche a te stessa per non incorrere in una delusione cocente.

E così, chiusa una porta, con dolore e rumore, se ne sono aperte tante altre, mostrandomi altri mondi interiori intensi ed affascinanti. Sotto questo firmamento ballerino ora brilla la luce di nuove avventure, di opportunità insperate, di un giro di valzer attorno a una vita senza troppe scosse. Ciò che non osavo nemmeno sognare, una poggia luminosa di frammenti celesti me lo ha regalato.

Cosa mi rimane da chiedere oggi, senza apparire ingrata, presuntuosa e insaziabile?

Bè, un’aspirazione, un nuovo sogno, una speranza, ci sono sempre. Stelline mie, io ne ho una riserva infinita, una per ciascuna di voi….
Dove siete?
E va bene, farò finta di vedervi, perché mi sentirei troppo triste senza poter comunicarvi ciò che vorrei per il prossimo, immediato futuro. Come farei a vivere serena?!

A te, piccolina, che, immagino, baleni in un sospiro a oriente, chiedo……… (pssssss)
E tu che procedi spedita nella direzione opposta, lasciando un segno che non vedo, mi porteresti…….(psssss)?
Quel graffio lucente contro il nero è, lo vedo anche ad occhi chiusi, così grosso e lento. Sei una stella importante, vero vecchia mia? Allora a te affido questo desiderio……..(pssssss). Ma sì, lo so, assomiglia tanto a quello andato perduto lo scorso anno. Però guarda bene, non è così uguale. E tu sei un’altra stella, magari mi accontenti. Per favore.

Notte di San Lorenzo.
Lego le mie chimere
con un filo di niente
a un granello di universo
oltre le lacrime del tempo. 
 

 

 

silenziosamente concepito da Ramona 14:03:00 4 Commenti
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