02/08/2006

CAVALLI SOTTO LE STELLE

 Il signor Pinco e la signora Pallina soffrono di divergenze di opinioni su alcune cose.

Il che rischia di compromettere ogni giorno il delicato equilibrio ventennale della loro convivenza.

Il signor Pinco e la signora Pallina, peraltro, condividono molte cose.

Il che fa sì che dopo lo stesso ventennio di cui sopra stiano ancora insieme a parlarne.

 

 

Una passione comune eppure diversa è quella per i cavalli. Per l’equimania, insomma. Comune, perché sempre dello stesso quadrupede si tratta. Diversa perché viene vista da due punti di vista differenti. Mentre la signora Pallina sogna (e solo sogno può essere) di vincere trofei di salto ostacoli o di fare la cow-girl (woman) in tale stretta simbiosi con l’equino da non necessitare di sella o briglie per farsi capire dal medesimo, e di fronte a un muso vellutato non sa resistere alla tentazione di strofinarci sopra il proprio, il signor Pinco adora il lato pratico: brusca e striglia, pedicure, mangime, fieno e letame. Né disprezzerebbe mettere in piedi un bell’allevamento. Ma salire sulla schiena del poveraccio coduto, no, scherziamo?, il suo peso lo stroncherebbe.

Detto ciò, la passione comune resiste e ha fatto sì che stasera i nostri si ritrovino a guardare i cavalli sotto le stelle. Nel senso di assistere ad uno spettacolo a base di cavalli e meraviglie.

Sotto le stelle perché è all’aperto e, miracolo, non piove nemmeno. E’ una bella sera di fine luglio, fresca, piena di zanzare e moscerini come si deve a una serata del genere.

 

 

Ecco che i coniugi entrano nell’area deputata allo spettacolo. Un gran prato, una pista da circo cosparsa di segatura, sedie di plastica tutto intorno. Da un lato, le star. Cioè i cavalli. Non si può restare in disparte, bisogna andare a vederli da vicino. Magari non rilasceranno autografi, che peccato: nemmeno l’ombra di uno zoccolo su un foglio di carta qualsiasi…. Però si lasciano sfiorare, toccare, carezzare, divi muti e consapevoli del proprio fascino.

Guarda quanti ce ne sono signora Pallina…

Sono uno più bello dell’altro, signor Pinco…

Tornano ai loro posti già parzialmente soddisfatti. I protagonisti dello spettacolo sono ben curati, proprio come attori professionisti sottoposti a lifting. Mantello lucido, camerino pulito, vivacità e curiosità al punto giusto, niente costole in vista da eccessive diete dimagranti. Niente. Creature belle e in salute e nient’altro. Nonostante lo spettacolo ovviamente itinerante comporti certamente notevoli disagi nel loro trasporto e cura.

 

 

Il signor Pinco e al signora Pallina, quando lo show ha inizio, assistono in diretta all’uscita degli attori dal camerino, li vedono andare dietro al tendone che funge da sipario e aspettare impazienti il loro turno.

Pallina è a dir poco sbalordita. Il primo numero prevede l’esibizione di sei cavallini francesi della Camargue, bianchi come le nuvole di un cielo primaverile. Dietro il tendone sono liberi, non li tiene nessuno, sanno perfettamente quando entrare e cosa fare. Ad un segnale difatti entrano ed è come vedere in scena i cavalli di Apollo, quelli che fanno muovere il carro del Sole. Bellezza, eleganza, forza. I sei viaggiano all’unisono in tondo alla pista, in fila indiana, alzano una nuvola di polvere, si mettono alti sulle sponde di fronte al pubblico con divina regalità. Pallina ne ha proprio uno di fronte e si commuove per quanto è meraviglioso. Sempre con elegantissimo incedere saltano, uno dietro l’altro, piccoli ostacoli e ad un semplice STOP dell’uomo che li accompagna, si fermano di botto, tutti insieme, come una sola creatura. Niente fruste, niente violenze. Sembrano divertirsi e fare a gara a chi è più bravo a fermarsi. Meritano il biscottino dell’uomo e il suo bacio.

Anch’io un bacio… pensa Pallina, leggermente incerta se indirizzarlo agli animali o all’umano, che, per la cronaca, è un esemplare di quelli che proprio non è che si buttino via… mezzo gitano, mezzo corsaro, il costume non chiarisce le idee su cosa voglia rappresentare. Resta il fascino dell’uomo che sa come sussurrare ai cavalli.

 

 

Ma siamo solo all’inizio. Gitano o corsaro, sarà lui che accompagnerà anche gli altri attori. Da un gruppetto di splendidi mini ponies irlandesi, alti poco più di un cane lupo, che invadono la pista con allegria e arrancano velocissimi sulle zampette, praticamente quasi al galoppo, dove i loro cugini bianchi trottavano regalmente, ma saltando gli stessi ostacoli (tutti insieme, i piccolini, meno uno, il più furbetto!). Allo splendido stallone arabo, che ad un semplice comando si erge in tutta la propria statura, e corre incontro all’uomo agitando gli zoccoli, e sembra voglia abbracciarlo, lo sfiora e non lo tocca, sa bene che una zoccolata a quell’altezza significherebbe fracassare il cranio al suo amico. E poi c’è il cavallo di Zorro. Meraviglia delle meraviglie, altissimo, nero come il peccato, lui che di peccati non può averne, stupenda creatura dallo sguardo luminoso, se il nero può rifulgere di luce. Il corsaro per l’occasione è diventato Zorro, con tanto di maschera di  stoffa che lo rende assai intrigante…

Qualche giro veloce di pista, impennate che danno la sensazione possano toccare il cielo, e Tornado (ma non si chiama così l’imponente Frisone) si mette poi in mostra senza alcuna vanità. C’è l’intervallo, si può montare in sella, proprio sulla sua groppa, e fare fotografie con Zorro.

Signor Pinco andiamo anche noi?

Ma no, lo abbiamo già visto prima da vicino nel suo box.

I bambini accorrono e vengono issati di peso. Per me ci vorrebbe una gru, pensa Pallina, che tanto più alta di un bimbo non è… ma di certo più pesante.

Signor Pinco…

No, vacci tu.

Dai, vieni anche tu.

No.

Allora vado io.

E in quel momento, mentre Pallina si alza decisa, Tornado viene riportato al box. Pazienza. Ha terminato, per oggi, il suo ruolo di bello. Ma domani sarà ancora più bellissimo. Va bene, lo so che non si dice così, ma lui lo merita. Credetemi.

 

 

E non c’è solo il corsaro-gitano-zorro che gioca con i cavalli. C’è anche uno stunt-man, anche questo una via di mezzo tra un cow-boy e un pellerossa (nessuno che sappia decidersi fra quale sogno incarnare? Sarà perché vanno bene tutti?). Il pericolo è il mio mestiere, dice la voce narrante dello spettacolo riferendosi al giovane e smilzo stunt-man. Che dimostra dal vivo quanto ciò sia vero. Prima compie un salto attraverso il cerchio di fuoco in sella ad uno splendido albino dagli occhi di ghiaccio che sembra incarnare gli orrori infernali, e invece ha il muso più morbido e dolce di tutti gli altri (Pallina lo sa, lo ha provato prima).

Poi una serie di salti acrobatici su e giù di sella da un Appaloosa, che però, distrattino, ha stretto troppo sul bordo pista, così che l’acrobata quasi si rompe una gamba sulle protezioni. Quasi, perché poi rischia di rompersi definitivamente il piede quando si esibisce in una finta caduta da morto e il cavallo gli si sdraia comodamente sopra. Mica lo sa, il cavallo, quanto pesa. Mica lo sa che quel piede si può spezzare messo lì così.

Ma poi lo smilzo si libera, lo show deve continuare, anche se lui zoppica un po’, e va a fare da bersaglio al corsaro che gli lancia i coltelli addosso, contro una tavola. Insomma, se le cerca proprio, pensano insieme i coniugi Pinco-Pallina…

Poi però il giovane si rifà quando viene invitato qualcuno del pubblico a prendere il suo posto di bersaglio. Per un attimo Pallina trema, lo smilzo si sta dirigendo verso di lei… ma no, lui ha già adocchiato la preda: una giovanissima fanciulla nemmeno maggiorenne, ma con una microgonna che mostra belle gambotte da ballerina, sode, lunghe, muscolose.

‘A Pallina, non puoi certo competere. Lascia che sia lei a essere infilzata, tu hai fatto il tuo tempo. Non ti vogliono nemmeno da affettare, non vedi? Consolati col tuo Pinco, che è meglio.

E anche con l’alta scuola di uno stallone Andaluso che cammina a passo di danza, criniera intrecciata e ciuffo bizzoso come lui non è, docile e preciso, vero professionista senza capricci.

 

 

Il breve show comprende anche un po’ di rettili in giro per la pista: lunghi pitoni e anaconde, serpentelli di vario genere, un varano, insomma, per molti, il meglio dell’horror. E c’è anche un piccolo clown, piccolo nel senso di età, che avrà sì e no 8 anni, terribilmente simpatico e assolutamente professionale nell’ispirare tenerezza e risate.

 

 

Ma ciò che resta, di quel “venghino siore e siori”, di quello spettacolo itinerante, oggi qui domani là, è il meraviglioso mondo del cavallo. Creatura gentile da fiaba, grande, forte e indifeso amico dell’uomo, che per l’uomo andrebbe sulla luna. Anzi, a trainare il bollente carro del Sole…

 

 

Pinco e Pallina si avviano verso casa, sottobraccio sotto le stelle, stretti stretti, immersi ciascuno nel proprio sogno, gli occhi pieni di bellezza.

 

silenziosamente concepito da Ramona 20:25:00 4 Commenti
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