20/04/2006

QUESTO AMORE (TELEPATIA DI UN LIBRO)

(questa lettura è anche su uno scaffale in Bottega)

Nella vetrina di un negozio di libri ho notato un titolo che parlava d’amore e ancora una volta non sono stata capace di opporre resistenza, nonostante la mia libreria ormai tracimi di volumi non ancora letti. Ma certi titoli sono, più di altri, una potente calamita, un’esca che il libro lancia verso il potenziale lettore certo che abboccherà.  E’ il libro che sceglie te, lettore, e non viceversa. S’insinua nella mente e in qualche strano modo, forse telepatico, chiama, attira la tua attenzione. E’ come se sapesse che in quel momento tu hai bisogno di lui.

Come sotto ipnosi sono entrata in libreria. Ho preso il volume in mano senza staccare gli occhi dal titolo, cullata dalle aspettative che quelle due semplici parole alimentavano nella parte più vergognosamente romantica di me. QUESTO AMORE  è il titolo che mi ha catturata. Il richiamo alla poesia di Prevert è inevitabile, chi non ricorda la forza dirompente di quell’amore disperato e cattivo e indifeso e…. tante altre cose? Il romanzo che ho davanti sembra promettere emozioni di uguale intensità. E io da un po’ di tempo ho un bisogno viscerale di emozioni. Come avrà fatto a saperlo, il libro, se non con la telepatia?…

Leggo il risvolto di copertina, timido tentativo di trovare qualcosa che non mi aggrada per non procedere all’acquisto. Si tratta proprio di una storia d’amore, che narra anche di poesie, di libri, di un luogo del Sud Italia non ben definito. E poiché l’autore si chiama Roberto Cotroneo, mi viene il sospetto che anche stavolta lui descriva il mio Salento, come più o meno ha fatto in precedenza con il suo OTRANTO. Ce n’è abbastanza per darmi il colpo di grazia. C’è l’amore, che non mi appare melenso come nei romanzi rosa, ma vitale, intenso e possibile. C’è la speranza di ritrovare tra le pagine la mia bella Lecce. Ci sono i libri nel libro, e anche una libreria, mio sogno mai dimenticato… La telepatia del libro ha centrato la mia condizione di preda ideale. Mi arrendo definitivamente. Apro il portafoglio, torno a casa e finalmente arriva la sera e comincio a leggere questo ultimo arrivato. Del tutto sorda alle proteste degli altri libri che dovranno aspettare ancora per un po’ il loro turno.

Leggo il libro dunque, anzi, lo bevo, velocemente. Lo rimugino per qualche giorno. E poi lo rileggo tutto daccapo, più lentamente. Per assaporarlo meglio e in un modo diverso, ora che ne conosco il finale.

La storia di fondo, si diceva, è una storia d’amore. Anna è un’insegnante d’italiano in una città del Sud non specificata, che però chi la conosce identifica subito, come avevo presupposto, con Lecce, capitale del Salento. Edo è un ex calciatore che vuole aprire una libreria, ma prima vuole completare gli studi interrotti e acquisire la maturità classica. Perché se questa non è necessaria per vendere libri “serve comunque per leggerli”… è la sua sacrosanta convinzione. Edo dunque si prepara privatamente con Anna alla maturità poi i due, classicamente, s’innamorano e si sposano. E la libreria verrà inaugurata e costituirà le fondamenta della loro vita e di un amore immenso. L’amore che abbraccia entrambi in un mondo fatto di poesia. Edo ama le poesie in modo profondo, nella libreria ci sono solo libri che lui adora, che ha letto e che vuole far conoscere alla gente, a costo, talvolta, di regalarli.

Il racconto di questo amore senza tempo è scandito dai ricordi di Anna, che parla in prima persona allacciando fili sparsi nella memoria, flashback, nostalgie e rimpianti per qualcosa che era stato e poi non era stato più. Perché Edo ad un certo punto sparirà dalla sua vita, ma lei non smetterà di aspettarlo. Fino a che il finale …

Tutto il romanzo è imperniato su questi ricordi, ma anche sulla granitica certezza che Edo prima o poi ricomparirà, sulla libreria come punto fermo a cui lui farà ritorno, sulle poesie dei grandi autori che con i loro versi scandiscono i giorni, i pensieri, la vita del passato e le ricerche di oggi, gli appuntamenti illusori. Riecheggiano Montale, Ungaretti, altri immortali poeti. L’amore prima di tutto, la poesia subito dopo come parte integrante dell’amore. Gli appassionati del genere affermeranno che la poesia non è solo quella che parla d’amore… e avranno anche ragione. Ma perché spogliarla, qui, della sua veste universale, quella più amata?

Sebbene i ricordi siano sparsi, la logica della trama c’è, la si vive appieno. Ci si mette nei panni di Anna e si aspetta quell’uomo che, smarrita misteriosamente la memoria, se n’è andato per non tornare. Lei sta lì, incrollabile, ad aspettarlo e a coltivare il proprio amore. Per ventitre anni vediamo la protagonista invecchiare, le figlie crescere. La libreria è sempre aperta, quell’amore è sempre vivo.

E dopo i ventitre anni… c’è la conclusione. Sorprendente, spiazzante, devastante,  non è nemmeno un vero finale. E’… come dire, senza rovinare la sorpresa?… un altro punto di vista. Una storia nella storia. Un’altra storia, ma sempre la stessa storia.

Ecco perché ho riletto il libro una volta terminato. E’ la prima volta che lo faccio. Non è costato fatica, perché la scrittura è di una semplicità disarmante nonostante i riferimenti, diretti o impliciti, ai grandi poeti. Ma la rilettura, alla luce della scoperta delle ultime pagine, ne svela un nuovo significato. Ed è allora che ci si commuove, lasciandosi catturare dalla sottile crudeltà del destino che fa vivere un grande amore dapprima di persona, poi solo nei ricordi… e poi mai più lo ricomporrà.

Ho scoperto che la vicenda è in parte autentica. Reali sono i protagonisti, Anna e Edo Palmieri, reale è la libreria Palmieri, che si trova in via Trinchese a Lecce e reale, e doloroso, è l’input che ispira il romanzo di Cotroneo. Ma lo snodo intimistico, l’evoluzione e soprattutto l’epilogo, sono il frutto dell’elaborazione, da parte dell’Autore, del dramma  di una famiglia distrutta.

I flashback di Anna sono brevissimi paragrafi che scorrono avanti e indietro nel tempo senza ordine apparente, pensieri, constatazioni, ricordi, domande. E’ una tecnica che seduce, dopo averla capita. Non dà modo di annoiare. Alcuni di questi pensieri sono notevoli, riflessioni d’amore che entrano facilmente nelle nostre fibre, legati come sono al sentimento che tutti conosciamo, ma anche al vivere di tutti i giorni.  Mi ha colpito l’incipit: “C’è stato un giorno che l’ho creduto: ho guardato gli scaffali della nostra libreria e ho visto la parola amore correre da una copertina all’altra, per tutti i libri che c’erano in negozio”…

Oppure:

“In questa terra il mare viene prima, prima di tutto, quando ci si è appena conosciuti, quando ci si sta per lasciare, viene quando c’è l’amore, e l’amore, e l’amore ancora.”

Grande è l’attenzione ai libri e alla libreria, co-protagonisti del racconto. E mi è piaciuto, ho sentito mio, il paragone che fa Edo in proposito, quando dice che …  “La libreria va pensata come una farmacia. Per i dolori dell’esistenza”. Come non condividerlo? Chi ama la lettura lo sa: un libro, spesso, è una medicina.

Tutto il tono usato per la narrazione è intimistico, l’atmosfera è a volte rarefatta e sognante. Quasi ogni paragrafetto-ricordo si conclude con una specie di mesta sentenza o una domanda angosciante, che sembra non potrà mai avere risposta e di cui però t’impadronisci. Insomma, l’intonazione forse è un po’ monocorde, più che malinconica. Diciamo pure appena un po’ esagerata…Anche quando Anna descrive i momenti più belli della sua vita insieme al marito, non si coglie alcuna gioia. C’è sempre un certo spleen di fondo, come se si sapesse già che a prevalere sarà la nostalgia per qualcosa che non tornerà.

A dire il vero tanta tristezza stava quasi per angosciarmi. Che diamine, l’amore è amore, è anche bellezza, gioia, sorrisi, calore… Ma il romanzo non è lungo, ed è sapientemente intervallato con i pensieri di altre persone, per cui alla fine non ho fatto in tempo a protestare fra me, me e…l’Autore. Anche perché fino all’ultimo non ho potuto evitare di continuare a cercare, con estrema partecipazione, un motivo di speranza, un lieto fine che… bè, non dico.

Opinione personale: l’Autore avrebbe potuto descrivere di più e meglio il luogo d’ambientazione. Certo, io l’ho capito che siamo a Lecce perché la conosco bene, ma nel racconto non è nominata, e non mi sono accontentata di veder solo accennati di sfuggita Piazza Mazzini, la Villa Comunale (punto topico della mia adolescenza… sigh!), o la litoranea che raggiunge Castro Marina, o la bella Torre dell’Orso. A mio parere questi sono luoghi, come il mare di cui si parla appena e di sfuggita, che se utilizzati più a fondo avrebbero potuto rendere ancora più magica l’atmosfera. E chi è stato in Salento lo sa. Quasi quasi glielo dico, a Cotroneo…

Comunque questo è solo il parere di una nostalgica emigrante. Il libro è bello, nel complesso, va gustato con attenzione e abbandono. Qualcuno lo definirebbe furbo, perché giostra abilmente con sentimenti eterni e condivisi. Ma a me piace immaginare che l’Autore sia sincero quando sostiene di avere scritto questa storia a mano, sul tavolino di un bar, completamente calato nella vicenda, che, ricordiamo, è in parte autentica. E mi piace pensare che sia stato lui il primo a commuoversi. Può succedere, a chi scrive, quando scrive con l’anima, d’identificarsi con i propri personaggi.

E così il richiamo telepatico di quello che sembrava un semplice oggetto di carta si è dimostrato esistente e vincente. Avevo bisogno di emozioni. Lui, il libro, in qualche modo lo sapeva, mi ha chiamata e me le ha regalate. Insieme a qualche domanda.

Ci stancheremo mai di leggere d’amore?

Ci stancheremo mai di vivere di poesia?

silenziosamente concepito da Ramona 15:35:00 4 Commenti
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