21/03/2006

GIARDINAGGIO: E' PRIMAVERA

Il signor Pinco ha deciso che è primavera. Guarda fuori dalla finestra, la neve è ancora sulle montagna, l’aria è fresca e la temperatura non supera i 10°c al sole. Ma è primavera. Lo dice il calendario. E dunque è tempo di giardinaggio. La signora Pallina geme e rabbrividisce. Lei aspetterebbe ancora un po’, sul prato c’è ancora qualche cumuletto di neve ghiacciata. Ma sei sicuro?, vorrebbe chiedere al marito. Ma gli basta guardarlo per capire che deve rassegnarsi. Se il signor Pinco decide che è primavera, e la data di oggi contribuisce a non alimentare dubbi in merito, non c’è  termometro che tenga:  è primavera e basta.

L’operazione repulisti del giardino comincia dalla siepe.

“Do una sforbiciata alla siepe che ne ha bisogno, non vedi che non respira nemmeno?” sentenzia Pinco. La signora Pallina si chiede quando mai una siepe abbia respirato da che mondo è mondo, ma non fa in tempo a porsi la domanda che il dottor Pinco, accertato il sintomo e stabilita la diagnosi (che si guarda bene dal dire, come tutti i luminari) parte con la terapia. Cioè con un paio di cesoie in mano.

Tutta presa dai lavori domestici Pallina perde del tempo prezioso. Quando esce in giardino per fare da assistente chirurgo, il più, il peggio, è fatto. La siepe è stata amputata. Del suo metro e mezzo d’altezza resta solo il mezzo. Il resto è ammonticchiato, ramo su ramo, in pietosa agonia in un angolo.

Il signor Pinco è sudato come se avesse combattuto una guerra. Piantato saldamente con i piedi nell’aiuola è soddisfatto di sé e del proprio operato. La signora Pallina soffre come quando va dal parrucchiere chiedendogli solo una regolata e poi vede abbattersi la forbice come una mannaia che lascia morti a terra parecchi centimetri della sua chioma. Si sente solidale con la siepe, insomma. Però forse è vero che adesso respira meglio. Le pare proprio di sentirlo un respiro più leggero e divertito. E’ il vento di marzo che passa goliardico tra ciò che resta dei rami della siepe, facendo in compenso intirizzire ogni singola foglia.

A proposito, il signor Pinco è ancora in piedi sull’aiuola. Sotto uno strato impressionante di foglie, lì sotto, c’è ancora qualche pianta, qualche fiore. O la speranza di un fiore. La signora Pallina infatti da anni si premunisce di comprare piante e fiori che si autoriproducano con semi resistenti e che sopravvivano da un’estate all’altra superando stoicamente l’inverno polare.  Oddio, di morti ce n’è ogni anno, ma il bilancio definitivo delle perdite lo si può fare solo a primavera inoltrata, col disgelo. E fino a che il signor Pinco continua a dimenticare l’esistenza di un’aiuola vivente sotto le sue scarpe, si teme che il disastro possa assumere proporzioni inaudite.

A dire il vero in autunno non c’è stato il tempo di prepararsi ai freddi, perché questi hanno scalzato novembre in fretta e furia senza quasi dargli il tempo di offrire le caldarroste e il vino novello. Di conseguenza le foglie cadute sono rimaste a terra lì dov’erano, ovunque, aiuole comprese, e sotto oltre un metro di neve. Non si era mai visto prima che la neve si ostinasse a campare da novembre a marzo con l’ottusità cieca delle menti intorpidite dal freddo. Così invece è stato. Ora però che, come si diceva, il signor Pinco ha proclamato l’arrivo al traguardo della primavera, dimentichiamoci del lungo e gelido passato recente.

E’ la volta delle foglie di essere raccolte e poi eliminate. Il rastrello affonda i denti sul prato, ma rischia di perderne. Il terreno a tratti è ancora duro. Il muschio trionfa come su un presepe a natale. E quando mai i nostri eroi riusciranno a eliminarlo, visto che rappresenta oltre i tre quarti della superficie verde o simil-verde? Sogno di erbetta a prato inglese, addio. Pallina sospira.

Però togliere lo strato di humus e foglie secche riserva delle sorprese. Da una delle aiuole, una volta eliminati anche degli steli rachitici da cui nemmeno col DNA si potrà mai risalire alla pianta originale, sbucano delle punte verdi. C’è della vita, sottoterra. Sono i tulipani della scorsa stagione che, incredibile, si ripropongono per la moda primavera-estate. E’ un gioco di prestigio che alla signora Pallina non riesce quasi mai. Di solito i bulbi spariscono da un anno all’altro. E provateci voi, se siete capaci: è di certo ben più difficile che farli risorgere… Per qualche sorta di miracolo invece stavolta ha funzionato: i morti, o dati morti, resuscitano. Per ora fanno solo un capolino molto, molto timido, ma è già tanto. La signora Pallina se li coverà con gli occhi per i prossimi giorni, spiandoli con trepidazione. Un segno di colore, su questo prato così anemico. Muschio a parte, s’intende.

Dal resto delle aiuole arrivano delle conferme e qualche deprofundis. Le piante perenni, almeno alcune, mostrano di aver guadagnato sul campo il loro appellativo. Se nemmeno i ghiacci le hanno fatte fuori, è probabile che quando giungerà la fine del mondo saranno ancora presenti. Bene l’erica, ma gioca in casa. La rosa d’inverno, che dovrebbe fiorire per l’appunto d’inverno, ha un’aria terribilmente patita, schiacciata, congelata. Ma ce la farà, riservando la prognosi per qualche giorno, e fiorirà come tutte col caldo. Un tipo di pianta grassa a forma di rosetta si chiede ancora chi gliel’ha fatta fare: quelle come lei amano il caldo, eppure lei, bastian contrario, è viva e vegeta anche così. Persistono gli scheletri di bocche di leone, al cui funerale provvede Pallina personalmente. E poi altre meraviglie, ancora un po’ ibernate, riemergono da sotto il letto di foglie. Si avverte un generale respiro di sollievo. Il sole c’è, debilitato, ma c’è. Coraggio.

Il signor Pinco intanto si dedica ai fusti. Una sforbiciata anche all’acero provoca lo sdegno della consorte. No, l’acero rosso no, perdinci!! Va bene, allora si passa all’hibiscus, ma ormai è così alto che ci si può sfogare vigliaccamente solo sulle parti basse. Tanto la forma che il signor Pinco ha in mente lui non l’assumerà mai, testardo com’è questo esemplare dagli splendidi e futuri fiori viola.

La forsythia invece ha la peggio. O la meglio. Viene legata e imbavagliata. Dopo più di 4 mesi trascorsi oppressa da un muro di neve che le si era seduto addosso, quando ormai pensava di poter  stendere i rami e sgranchirsi, gli stessi vengono afferrati e legati da un signor Pinco piuttosto in vena e maldisposto alle discussioni. O stai così, ragazza, o ti sforbicio. E la forsyithia si mette sull’attenti, legata e rassegnata.

Insomma, alla fine di una mattinata di lavoro, il risultato è il seguente.

Il signor Pinco è soddisfatto, e fino a che l’erba del prato non crescerà, lui in giardino non ci metterà più piede.

La signora Pallina è soddisfatta a metà. Le aiuole pretendono a gran voce le sue amorevoli cure. Ci vorrà della terra nuova, delle piante fresche, bisognerà estirpare l’erba maligna. Il lavoro è appena cominciato.

Il giardino, in generale, si osserva stupito e ancora un po’ infreddolito. Ma sì, dai, verranno le piogge e verrà un sole più in forza di questo. Un po’ di pazienza.

L’aria di primavera c’è. Davvero? La signora Pallina attacca sulla finestra che da in giardino una decalcomania colorata: teneri uccellini sorridenti che cantano su un ramo di pesco in fiore e due farfalle enormi, variopinte, rosse e blu. Oh, adesso  va meglio… Il giardino ringrazia e attende, speranzoso, nel primo giorno di primavera.

silenziosamente concepito da Ramona 16:55:00 Commenta:
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