11/01/2006
PUZZLE, SIRENE ED UNICORNI
Ho davanti a me un puzzle da comporre. Mille tessere, non molte. Non per una cui piace mettere ordine, dare un senso alle cose, ricostruire il rompicapo per decifrarlo.
Osservo bene il disegno che dovrò ripristinare. Quando mi metto all’opera, ogni volta, guardo il modello, a lungo, solo all’inizio, poi non lo farò più.
La ricostruzione dell’insieme è qualcosa che mi prende l’istinto sopra ad ogni cosa. La razionalità viene dopo, quella che segue il contorno dell’oggetto riprodotto e dice che una certa tessera non può restare accanto a quell’altra perché non combaciano colori e forme. E’ mero istinto quello che mi fa prendere in mano la tessera giusta. E’ come se le mie dita avessero un fiuto speciale. Frugano nel mucchio, cercano, trovano a colpo quasi sicuro. La rientranza un po’ curva ospita la sua prominenza complementare e nessun’altra, per quanto simile… e così via. Non mi serve più guardare l’originale dopo la prima volta.
Istinto e memoria. Logica.
Così ora fisso questo quadro per bene. E m’incanto.
Una piccola sirena bionda è accoccolata sopra uno scoglio, in uno specchio d’acqua, un laghetto. Ha lunghi capelli ricci che le arrivano alla vita, dove comincia la sua coda di pesce. Due conchiglie le ricoprono il giovane busto e ha fiori nei capelli. Un braccio alzato con grazia, la mano ad indicare, a sfiorare, la figura accanto a lei. L’unicorno. Il magico, bianco unicorno. Lo splendido animale è il concentrato dell’eleganza. Ha una zampa piegata per abbassarsi verso la sirenetta, sembra inchinarsi a lei, il muso verso il petto, la criniera fluente e la lunga coda scompigliate graziosamente da una brezza gentile. I due non si toccano, ma sono protesi l’uno verso l’altra. Con fiducia, amicizia. Con amore?…
E c’è una magia in tutto questo.
Lo specchio d’acqua, proprio come lo specchio di vetro, riflette le immagini in modo identico. Ogni filo d’erba, le curve armoniche dei soggetti, i rami degli alberi, i colori…tutto è esatta riproduzione. Tranne i due protagonisti!
Lo scopri solo dopo un po’, perché in realtà sembrano copie perfette. Ma guarda meglio…. La sirena è sì nella stessa posa, il braccio alzato verso l’animale, ma… non ha la coda, ha due gambe vere! Gambe tornite di bimba abituata a correre. Le mantiene disposte nello stesso modo in cui il suo originale mantiene la coda, riposte sotto di sé. E i capelli… i lunghi capelli sono sempre biondi, ma non sono più ricci e nemmeno mossi. Sono lisci come fili di seta, senza più fiori. Il costume a conchiglia è diventato un semplice bikini che ricopre il seno ancora da venire.
L’unicorno… non è più unicorno. E’ un magnifico stallone senza il corno. Un cavallo senza più poteri, fiero di essere solo un cavallo al servizio della sua amica.
Mettiamola così. Sopra la superficie dell’acqua la magia. Al di sotto la realtà. Ma perché non il contrario? Forse che il mondo incantato del mito, quello che noi consideriamo tale, è invece quello reale? Forse che noi esseri vivi e tangibili siamo invece la parte più irrazionale dell’esistenza, anche se ci riteniamo, falsamente, superiori a stupide credenze? Siamo forse, noi creature “reali”, i riflessi di un altro universo creato, parallelo al nostro?
L’effetto pittorico è di quelli che ti lascia a bocca aperta, i particolari precisissimi. Lo sfondo è tutto verde e azzurro, cielo, acqua, alberi in fiore, raggi di sole filtrati dai rami e in lontananza una cascata appena accennata, quasi surreale. Perfino la coda della sirena è verde acceso… un colore riposante, che non aggredisce nonostante sia vivissimo. Il colore che più si aggrada al tuo desiderio di evasione, quello che attribuisci alle fate e ad un mondo che non c’è.
Ma dopo che hai scoperto come uno specchio può non riflettere la realtà fedelmente come credi, noti subito un’altra cosa. Indipendentemente da quale dei due mondi sia vero, quello sopra o quello sotto della superficie liquida, la bimba e l’animale, è evidente, si nutrono di amicizia.
Si fidano dell’altro.
Si vogliono bene, con la semplicità della poesia.
C’è l’innocenza dei bambini, da una parte, e dall’altra l’animale più timido e puro per antonomasia, che la leggenda vuole si lasci avvicinare solo da una vergine. La purezza incontaminata di due anime che, a dispetto dell’immagine mutata, è la stessa delle due figure sotto il pelo dell’acqua. Ne sono sicura.
Così, mi ritrovo a fantasticare sulla storia di un amore, l’amore vero che nasce fra loro senza ombra di dubbio e senza ostacolo alcuno. Vedo la bimba, con le gambe e senza la coda, col suo costume a conchiglia, saltare sulla groppa dell’unicorno, aggrapparsi a quella magica escrescenza e galoppare con lui nei cieli limpidi. E vedo l’unicorno, criniera al vento, nitrire di gioia, felice di quel caldo contatto.
Vorrei essere quella bimba e avere il suo candore.
Vorrei toccare l’unicorno e amarlo.
Vorrei sentire il suo muso vellutato sul mio viso, in una carezza dolcissima.
Vorrei assaporarne l’innocenza e la potenza.
E farmi trasportare sulle infinite vie dell’universo, là dove s’intrecciano con la fantasia.
Rammento d’un tratto il titolo del quadro: If I were a Mermaid and you were a Unicorn (se io fossi una sirena e tu un unicorno). E non occorre aggiungere null’altro al sogno.
Invece sospiro, ripongo il disegno per l’ultima volta.
Il meraviglioso mondo di sirene e unicorni lo costruirò da me, così come costruisco la mia vita di tutti i giorni. Tessera dopo tessera. Con pazienza ed emozione. Inseguendo i sogni.
Ma in ognuno di quei mille pezzi, lo giuro, ci sarà un po’ di me.
L’autore del quadro si chiama Jim Warren. E’ straordinario come riesce a fondere la natura con l’irrealtà, il vero con l’arcano. Sirene e unicorni sono soggetti ritratti di frequente, come altri appartenenti al fantastico. I colori che usa sono vivaci, schietti, i soggetti mantengono contorni precisi anche quando sfumano o si trasformano.
Il suo è un mondo magico, ma che potresti definire vero per l’accuratezza dei particolari.
A me i suoi quadri sembrano fotografie: fotografie di sogni.
Si può ammirare qualcosa, per avere un’idea, qui.