24/11/2005

DELL'AMORE E DI ALTRI DEMONI

Leggi un titolo così, e già ti fermi a pensare. All’amore, ovviamente. Con sole due parole ti si apre uno scenario che tu ben conosci, che talvolta minimizzi, e che altre volte brami.

L’amore è un demone? Sì.

Smanioso.

Quando ti prende l’ansia di vedere, toccare, annusare, sentire la persona cara. Quando non riesci a vivere più di due secondi senza pensarla. Quando la tua mano stringe il telefono 24 ore al giorno e l’anima si consuma nell’angoscioso dilemma: mi chiama?, lo/a chiamo? Quando il cuore ti arriva nello stomaco e tutti e due insieme precipitano nelle mutande per poi fracassarti le ginocchia, ogni volta che incontri il tuo quasi dio in terra. Quando il colore del cielo diventa più azzurro e il sole più caldo, grazie a un sorriso, o quando fa inspiegabilmente freddo anche ad agosto se lo stesso sorriso è mancante.

E’ un demone benigno, questo amore non necessariamente condiviso, spesso cullato in esclusiva nelle tue profondità, che ti fa sentire vivo in ogni fibra, che ti fa aumentare la percezione sensoriale del tuo stesso corpo. In quante altre occasioni infatti riesci a sentire i battiti del tuo muscolo cardiaco? Solo durante una grande paura.  In verità, le due situazioni si assomigliano.

L’amore è un demone. Sì.

Talvolta maligno.

Quando la tua vita perde il suo valore, sacrificato ad una persona che non ti vuole, non ti pensa, non ti merita. Una persona che ti deprezza, o disprezza, o semplicemente ti ignora, per la quale tu non esisti e che alla lunga ti fa convinto che anche per il mondo tu non esisti.

E’ un demone cattivo quando non pensi più all’altro come alla persona che desideri, ma come all’oggetto delle tue voglie, che desideri ad ogni costo. O quando ti acceca la ragione e tu imbracci un’arma e uccidi per troppo poco amore, anche se sei convinto del contrario.

L’amore è, anche, un demonietto amico. Sì.

Quando ti addolcisce la vita nel corso degli anni trascorsi accanto ad una persona che completa la tua metà di mela. Quando le palpitazioni furiose si tramutano in tranquilla dolcezza, in carezze leggere a rughe uguali alle tue. Quando il cercarsi e il trovarsi delle mani garantiscono il superamento di ogni angoscia, perché quattro mani allacciate formano un unico insieme. Quando manca il senso alla sua assenza.

 

Ecco, basta un titolo a darti materiale cui pensare. C’è chi scrive libri interi su dissertazioni filosofiche tentando di razionalizzare quanto di meno razionale esista al mondo. L’amore si sente a pelle, si vive a pelle, non si può spiegare.

Poi leggi tutto il libro di Gabriel Garcia Marquez e hai due sensazioni.

La prima è che tu credevi di saper scrivere, e invece non sei in possesso nemmeno dei rudimenti del saper narrare. Quando una storia ti fa sognare fino allo spasimo, quando la tragedia diventa favola e la favola leggenda, quando un personaggio vive dentro di te, diventa te, e il suo amore inutile diventa il tuo, è allora che la scrittura diventa ARTE. Tu sai fare solo le aste, in confronto.

La seconda sensazione è un desiderio. Quello di emozionarsi dal vivo come durante la lettura. Di rispolverare il demone amoroso, quello buono, dispettoso e vivace, di giocare con lui a rimpiattino e ricordargli che ci sei, sei viva, che i tuoi battiti sono troppo normali. Vuoi foderarti gli occhi e l’anima di amore, vuoi sentire parlare d’un amore non tranquillo. Pensi che per questo demonietto pacato in fondo c’è ancora tempo, che le rughe possono attendere. E ascolti, ti nutri d’infinite storie appartenenti ad altri, tutte simili nelle emozioni,  quelle emozioni che si ripetono da millenni. E che sono anche le tue emozioni, le conosci. E coltivi un bisogno insopprimibile di leggere, respirare, vivere, parlare dell’amore in un modo che non ti sazia mai.

Aspettando un eco di ritorno.

 

 

 

 

silenziosamente concepito da Ramona 15:18:29 2 Commenti
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