20/10/2005

TUTTO PRECIPITA...

Qualche giorno fa, un messaggio nella segreteria telefonica:

“…… (indecifrabile) richiami al più presto il numero 02….”

Milano. Non ho conoscenze a Milano. Vuoi vedere che si tratta della redazione di…. E certo che sono loro, e che cosa vogliono? Mio Dio, adesso mi diranno che si sono sbagliati, che il mio racconto non è in finale per il concorso, che lo hanno scambiato per un altro, che… Niente, ho dovuto aspettare il giorno dopo per saperlo.

Telefono, con un po’ di ansia. E poi torno a respirare. Mi si chiedeva il consenso a concedere il mio nome ai giornali locali, per dare risalto alla cosa, per qualche intervista, e così via. Io? Proprio io? Come i vip? Ma sì, certo, perché no?, ho risposto. Tanto, ho pensato, chi vuoi che m’intervisti, chi vuoi che s’interessi di me? Ma va, dai, è uno scherzo.

Due giorni dopo, a cena, mi manca ancora un boccone a terminare il pasto, suona il telefono. Vogliono me. Un giornalista del quotidiano locale. Il boccone resta sul piatto. Comincio una chiacchierata con il giornalista. Mi sta intervistando. Davvero? Davvero. E cosa ti chiede? Praticamente tutto. Anni, professione, coniugata sì o no, titolo di studio…. Ma guarda, avrei dovuto dirgli, che la mia vita non ha nulla d’interessante. Come, quando e perché hai cominciato a scrivere? Bella domanda. Contiene il mistero dell’universo. Come si fa a dare una risposta concisa? Rispondo che lettura e scrittura sono cominciate quasi insieme. Che i miei primi racconti erano i temi di scuola. Ridicolo, non è questo che vuole sapere. Altri premi? Sì, certo. Dove e come. Sudo freddo, non ricordo le date… Romanzi in atto? Sì, certo, perfino due, ma allo stadio larvale. Ma questo non l’ho specificato. Però scrivo su un blog. Hai tanti frequentatori? Certo, una decina… Letture? Un po’ di tutto… Che patetica, nemmeno in grado di esprimere preferenze… Mi mandi una foto? Una foto? Una foto tua, sì, al più presto. Santo cielo, una foto mia rischia di far crollare le vendite del giornale. Si vede che non mi conosce, il giornalista. Tentenno, ma insiste. Va bene, vedrò cosa posso fare. Non ho tempo per consultare un mago di estetica e uno stregone parrucchiere, e non conosco sciamani che facciano foto truccate. Mando ciò che ho, sperando che sia troppo sfocata per essere accettata.

Riattacco il telefono con la sensazione che un articolo su di me lo avrei voluto scrivere io. Avrei avuto più tempo di pensare a me, di rievocare una vita e una passione, un dono del cielo un po’ bistrattato. Sia, ormai è fatta.

Io, intervistata. Io con la foto sul giornale. Come una celebrità o un delinquente. Con nome e cognome. Comincio quasi a temerla questa cosa.

Immagino orde di gente che mi riconoscono per strada, mi fermano. Qualcuno mi chiederà l’autografo, qualcuno m’insulterà (“Il tuo racconto faceva schifo”). Vedrò qualcun altro darsi di gomito al mio passaggio (“E’ lei o non è lei?”). Altri ancora diranno in giro: “Io la conosco, o la conoscevo”, usando il passato come fossi trapassata. Il blog vedrà impennare gli accessi… Uao!!!

Dovrò assumere una body-guard?… I fan non si conteranno, come farò a tenerli a bada? Il prezzo della gloria. Nasceranno fan club… Per molto tempo chiunque mi chiederà: “Allora, cosa hai scritto di bello?” Non sapranno, loro, perché lo nasconderò anche a me stessa, che la mia ispirazione sarà defunta, che avrò il panico del bis, la sindrome della pagina bianca. Sorriderò e dirò certo che sto scrivendo. Cosa? Top secret, o mi rubano le idee...

Tutto ciò solo per la partecipazione a un concorso. Non ho ancora vinto, e non so se vincerò. Naturalmente non vincerò, sarebbe un sogno troppo bello. Ma in questo caso, chi lo spiega al mio fan club? Come farò a sostenere la loro delusione? Dovrò ripetere a tutti: no, mi dispiace sono arrivata quarta… o terza, fa lo stesso. E per un po’ ancora ci sarà qualcuno che mi chiederà, per pura cortesia, come va, cosa scrivo, se partecipo ad altri concorsi… Fino a che tornerà l’oblio. E io chiuderò la parentesi.

Ma in tutto questo, siamo poi sicuri che il racconto sia almeno pubblicato?

Compro la rivista. Ne compro due. Una signora anziana accanto a me la sta già pagando. Non lo sa, ma l’autrice di uno dei racconti che leggerà è di fianco a lei. C’è. Il mio racconto c’è. Preciso a come l’ho scritto. Mi commuovo un po’. Torno a immedesimarmi nella storia. Un grande amore, ma troppo triste. Non vincerà. No, la gente vuole sognare e ridere, non piangere.

Non fa niente. E’ stato bello lo stesso. E il giornale con la mia intervista non è ancora uscito. Forse domani, o dopo. Che sia il caso di rendermi irreperibile? Emigrare alle Caiman, anche senza soldi, far dimenticare la mia faccia? Che figura ci farò, quando si saprà che non sarò io a vincere? Mi sento come una grande squadra di calcio su cui tutti scommettono che alla fine perde la coppa.

Be’, c’è solo un modo per evitare che questo accada.

O frequentatore anche occasionale di questo blog, fra tre settimane si voteranno i racconti: se il mio ti è piaciuto, vorresti votare per me?

E con questo ho toccato il fondo.

Se non ti è piaciuto, frequentatore abitudinario o occasionale, mi diresti il perché? Magari un’altra volta farò meglio. E cercherò di mantenere l’anonimato. Promesso.

silenziosamente concepito da Ramona 20:44:00 11 Commenti
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