11/08/2005
PENSIERI D'AGOSTO DA CLETUS
La storia è andata più o meno così. C'erano questi giorni di pausa relativa. Sai ? La stravoglia di non fare un cazzo. Il lasciarsi tutto alle spalle e addormentarsi, anche di giorno, su un lettino in giardino, magari con un libro nel quale hai fatto in tempo, prima che ti si chiudessero gli occhi del tutto, ad infilare uno straccio di segnalibro.Cosi, negli attimi, dolcissimi, che precedono il sonno, quel lasciarsi andare alle ondate della stanchezza, si rimescolano come in uno shaker un po consumato dagli anni, situazioni del libro che stavi tentando di finire di leggere mixate con sprazzi del tuo tristo reale, un quotidiano in replica dal quale vorresti, sinceramente, chiamarti abbastanza fuori.
In quegli attimi, di pura, assoluta, sospensione, tutto si ferma, come fosse l'attimo che precede il calcio d'inizio di una partitella giocata nel campetto dell'oratorio. Si sa bene cosa cazzo fare, ma intanto si sta lì, ci si scruta, si cerca di leggere il coraggio nelle cornee dei propri compagni, anche coloro i quali, compassionevolmente, sai che stanno al calcio come ai calcoli dell'acceleratore orbitale di molecole del Cern. Gli avversari ?
Sono i rumori, indistinti, di sottofondo: un camion con la marmitta sfondata, dei cani che abbaiano in lontananza, voci di bimbi via via più fievoli e sbiadite. Insomma, il corredo perfetto di una sana pennichella. Meglio se estiva, con i telefoni rigorosamente staccati, e mediamente sudaticcia, nonostante amorevoli olii coi quali hai provveduto a cospargere la tua vissuta epidermide. Una favola.
Sogni così di un tempo senza tempo, di colpo gli affanni della fretta sembrano spariti. Tutto è governato, quasi in modo zen, dal presente, senza altri ammennicoli. Le pagine e i personaggi del libro che ti parlano come vecchi tassisti durante il tragitto fra le varie sale, (i corridoi neuronali ?) con uno slang che fai un po' di fatica a capire ma del quale, ne sei certo, non ti sfugge il senso. Non è epoca di bilanci, stai solo cercando di dare riposo a dei neuroni affaticati e avviliti dal ripetitivo moto nel quale hai imprigionato la tua fantasia. Il sonno, si incarica di dipanare la matassa, riprendere dei fili in modo bizzarro, inaspettato, e spruzzare di vitalità, magari partendo o analizzando da un altro punto di vista delle cose che ti riguardano da vicino: un cane che sta male, il prato da falciare, il mutuo da pagare.
E' estate, pomeriggio. Sul canale di Sicilia in questo momento anche altri sogni stanno sostenendo a galla, a dispetto delle piu' elementari leggi di navigazione e/o teoremi pitagorici, l'eldorado che questa gente agogna è il consunto paesaggio urbano nel quale spendi porzioni consistenti della tua esistenza. Ma tu non vuoi, ti chiami fuori, adesso cerchi solo di dormire, dare uno stop ai pensieri e lasciarti andare al più dolce dei passatempi: sognare.
scritto da Cletus