12/07/2005

CHE COSA TI ASPETTI DA ME?

Nel giro di pochi giorni mi ritrovo a recensire, per così dire, un altro libro. Perché l’ho letto tutto in una delle mie notti quasi insonni, anzi, in realtà in poche ore. Mi ha presa alla prima pagina, mi ha trascinata con sé per poco più di 180 pagine e non mi ha lasciata nemmeno dopo l’ultima, né dopo la parola fine, l’indice e i ringraziamenti dell’autore. A proposito, l’autore è Lorenzo Licalzi. Confesso la mia ignoranza, non lo conoscevo prima. Il libro l’ho acquistato attratta dal titolo, però ero convinta che fosse uno di quei volumetti comici che vanno di moda oggi. Un titolo che mi ha incuriosita, anche se ero rassegnata a leggere controvoglia battute e freddure più o meno… raggelanti. Mi sono ricreduta, eccome!

Si parla ufficialmente di Tommaso, un anziano signore ospite di una casa di riposo di Roma. Solo che questo signore non è uno qualunque, né lo è la sua storia. Lui è un fisico nucleare, uno di quelli che fanno ricerche sul significato di cose apparentemente astratte ma che in realtà nascondono i segreti della vita. Tommaso è uno che non è mai riuscito a dimostrare la propria teoria, sulla quale aveva basato tutto, studi ed esistenza, ma ha conosciuto di persona tutti i più grandi nomi del settore. E qualcun altro, in seguito, sfrutterà comunque le sue ricerche a suo dire inutili. Questo esimio professore si ritrova in casa di riposo, solo al mondo, in seguito ad un ictus che lo ha lasciato emiplegico, paralizzato su una carrozzina, ma con la mente intatta, sebbene, come lui stesso dice, incapace di provare emozioni. Ha un carattere scontroso, burbero fino a rasentare la maleducazione, ma nel suo raccontarsi in prima persona si comprendono anche le sue motivazioni. E non si può non dargli ragione…  Poi Tommaso incontra Elena, un’altra ricoverata, e s’innamora di lei, ricambiato, ma se ne accorgerà solo dopo che lei non ci sarà più e dopo aver subito egli stesso un temporaneo arresto cardiaco. Lei sarà l’unica persona a regalargli dolcezza senza chiedere nulla in cambio. Anzi, alla  domanda un po’ spaurita di lui “Che cosa ti aspetti da me?” lei risponde “Mi aspetto che tu non mi chieda che cosa mi aspetto da te.” , il che vuol dire tutto ciò che lui poteva dare senza chiederglielo.

Quello che succederà dopo non lo racconto, ma è al tempo stesso sorprendente e commovente.

Grandiosa la descrizione della casa di riposo, ma soprattutto dell’assistenza prestata agli anziani, così perfettamente aderente alla realtà: a volte un po’ sbrigativa e distratta, altre volte invece piena di umanità. Io che lavoro nel settore sono rimasta stupefatta dell’attenta analisi compiuta dallo scrittore. Mi sono immedesimata una volta di più, come già faccio tutti i giorni, in coloro che stanno “dall’altra parte”, specie se anziani. Spesso ci si dimentica che sono esseri in grado di pensare, capire e provare sentimenti. Non sono vegetali da alzare dal letto la mattina per poi riporceli la sera, proprio come quelle piante che temono l’aria fresca della notte e che si portano dentro casa col buio e fuori al mattino. La sensibilità in campo assistenziale è fondamentale. Posso dire che la mia esperienza è in generale positiva, ma so che possono succedere situazioni come quelle descritte. Purtroppo.

Gustosissima la descrizione degli anziani ospiti. Personaggi vivi e realistici. L’aspetto fisico di Tommaso me lo sono sempre rappresentato come quello del magnifico centenario di cui ho parlato qualche post più in basso. Sorprendentemente simili fra loro, il “mio” anziano è però molto più loquace e propenso a raccontarsi.

E stupendo, assolutamente, è il modo in cui si parla della relazione amorosa, platonica e dolcissima, dei due protagonisti. L’amore nella terza età è un pensiero cui di solito ci sottraiamo con fastidio, che non ci riguarda e che ci imbarazza. Con questo romanzo scopriamo invece una delicatezza di sentimenti per nulla senili. E ci auguriamo che possa toccare anche a noi, quando sarà l’ora, di vivere emozioni così intense. Confesso, ho versato qualche lacrima. La lettera d’amore che Elena ha scritto a Tommaso, che lui leggerà dopo la morte di lei, è incredibilmente toccante, tra le più belle che abbia mai letto. 

Ma ci sono anche altri temi importanti, affatto secondari in tutto questo. C’è il grande sogno che lo scienziato coltiva, quello di dimostrare qualcosa sulla teoria della relatività di cui è convinto e che, se fosse vera, farebbe crollare la concezione stessa della fisica, ogni sua legge dovrebbe essere riveduta. Un sogno enorme, perseguito per tutta la vita, che ha fatto di lui un grande uomo. Perché: “…ci sono sogni così grandi che fanno grande un uomo solo per essere riuscito a pensarli e per aver provato a realizzarli.” Non importa realizzarli, i sogni, ciò che conta è provarci.

Poi c’è il suo rapporto con Dio, negato da sempre e soprattutto dopo una tragedia familiare che lo colpisce negli affetti più cari. Dio non può permettere il male, dice, quindi se il male c’è vuol dire che è Dio a non esserci. Eppure in ultima c’è, anche per Tommaso, per questo grande vecchio, solo in apparenza cinico, la consapevolezza che Qualcosa che pervada il creato esiste, uno “Spirito che possiamo benissimo chiamare Dio” .     

E’ un romanzo di speranza a tutto campo, insomma, questo di Licalzi. Un inno alla vita, che può riservare sorprese quando si crede che sia ormai finita. Un invito al sogno, come grande forma di libertà, irrinunciabile per sentirsi veri.

Tommaso infine ci conquista perché, a dispetto del suo essere speciale, è uno di noi. Nel disincanto, nel cinismo, nella ricerca della Verità. Nel disperato bisogno di amore.

silenziosamente concepito da Ramona 19:24:55 Commenta:
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