21/05/2005

VIAGGIO ALL'INFERNO

Detto così era già da brivido. L’annuncio ha attirato subito la mia attenzione. Non che ci voglia molto, volendo, ad arrivare all’inferno, anche senza viaggi organizzati. Basta andare a lavorare quando hai le cosiddette girate, constatare che tutto va effettivamente come non dovrebbe andare, e automaticamente mandi all’inferno tutti coloro che hanno la sfiga d’incrociare la tua strada. E tu naturalmente, li segui e li accompagni da messer Lucifero.

Sul volantino appiccicato al muro era però specificato che si trattava dell’inferno dantesco. E che un tizio prometteva di far passare degnamente qualche ora declamando i versi della Commedia più famosa al mondo. Seguiva nome e cognome del tizio, preceduto da un Dott.

Un medico che declama Dante?! Perché, i medici ce lo hanno il tempo da dedicare alla cultura, indaffarati come sono tra congressi, lavoro pubblico e privato, vacanze studio e vacanze relax in luoghi più o meno esotici? Naaah! Avrò letto male.

Sono ritornata a leggere il volantino dopo qualche giorno. Sì, è proprio un Dott. Un Dott. degli animali, per la precisione. Insomma, un veterinario che, mi sono ricordata, conoscevo pure. Capperi, questa è ancora meglio di quanto pensassi! Non riuscendo a immaginare bene in cosa sarebbe consistita questa serata, mi è venuta voglia  di andarci.

Ho pensato che, visto che mi si presentano così  poche occasioni per arricchire il mio povero bagaglio culturale, tanto valeva non lasciarsi sfuggire questa ghiottoneria. Da bambina avevo tentato di seguire un’edizione illustrata della Divina, ma mi ero persa molto prima del mezzo del cammin di nostra vita… e una guida non l’avevo più trovata. Tuttavia…un  veterinario che legge Dante… qualche perplessità mi è sembrata legittima. E sia: non sarà uno scrittore, un poeta o un letterato, ma è sempre meglio che niente. Meglio non essere prevenuti. E poi è la mia giornata libera: un segno del destino. Vado? Sì, vado.

Arrivo in una saletta ricca di coppe e premi vari: la sede di un coro di successo nella zona. Appoggiate su un muretto del portico, corone intrecciate di alloro e lumini molto suggestivi. Mi piace, crea atmosfera. Più che Dante mi aspetto di veder comparire Virgilio di bianco vestito. Mi accomodo in prima fila. Arrivano una ventina di persone, tutte donne meno un giovanotto accompagnatore dell’unica ragazza che ritengo più giovane di me lì dentro. Conosco qualcuno, di vista. Il Dott. è già lì, sprizza buonumore da tutti i pori. Si vede che è contento, eccitato, la cosa gli deve piacere molto. Dopo un po’ si comincia, e il mio segreto scetticismo si dilegua immediatamente al calore dell’inferno dantesco. Il Dott. non legge: recita a memoria. Intenta a seguire sul mio libricino non me accorgo subito, ma quando alzo gli occhi lo vedo intento e rapito attaccare il CANTO III senza alcun supporto cartaceo.

Per me si va nella città dolente,

 

Per me si va nell’etterno dolore,

 

per me si va nella perduta gente. (…)

 

lasciate ogni speranza, voi ch’entrate.

Piacevolissima sorpresa: se non è per lavoro, come può essere per un attore, solo un’autentica passione può indurre qualcuno imparare a memoria un tomo come la Divina Commedia. La parlata è toscana DOC, quindi rende al meglio l’italiano volgare del 300, la lingua di Dante Alighieri, nato in quel di Firenze. Bello, bellissimo. Ascolto estasiata.

Il Dott. poi, non si limita a recitare. Commenta, spiega il contesto storico, la bellezza dell’endecasillabo, il significato metaforico di quei versi immortali. La passione lo anima, lo accende.

Si vola alto, si plana sul CANTO V. Paolo e Francesca, amanti sfortunati e dolcissimi.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,

 

mi prese del costui piacer sì forte,

 

che, come vedi, ancor non m’abbandona.(…)

 

La bocca mi baciò tutta tremante.

 

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:

 

quel giorno più non vi leggemmo avante.(…)

Un solo secondo di silenzio segue la fine del canto, poi scoppia un applauso commosso. L’amore intenerisce sempre, prende l’anima e la riempie, specie se la storia non è a lieto fine. Ma chi pensava di potersi emozionare in tal modo per vicende così antiche? Inoltre le vicende della commedia e molti dei suoi versi, come questi, sono noti anche ai bambini. Nulla di nuovo, dunque, però… ci si sente allargare il cuore, si partecipa come mai a scuola era successo. Basta una persona che reciti con passione e tutto ti sembra sconosciuto e stupendo.

Guardo ammirata il Dott. e lui probabilmente legge nei miei occhi sognanti la partecipazione più assoluta, perché si lancia  in altre declamazioni senza nemmeno prendere fiato. Sorvoliamo i gironi a suo dire meno interessanti (un peccato, ma non si può stare qui tutta la notte…). Nel CANTO XIX, quello dei simoniaci, riaffiora la sua vera natura professionale. Mentre, entusiasta come sempre, descrive la pena inflitta ai simoniaci, gli scappa di dire che i dannati  sono costretti a stare a testa in giù e… “zampe” in su… Ride per primo della gaffe: dopo tutto, sono un veterinario, dice.

Ci accendiamo di passione per le vicende di Ulisse nel CANTO XXVI:

Considerate la vostra semenza:

 

Fatti non foste per viver come bruti,

 

ma per seguir virtute e conoscenza.

Ammiriamo insieme al Dott. la sconfinata sapienza del Dante, piccolo grande uomo del 300 che con mezzi limitatissimi apprende tutto quanto sia possibile conoscere del  proprio mondo e si spinge oltre.

Infine, sulle ali della poesia, giungiamo al CANTO XXXIII, e alla tragedia del Conte Ugolino. Con l’angoscia nel petto stiamo a sentire di come venne lasciato morire di fame insieme ai suoi figli, creature innocenti, per motivi politici. Che barbarie, vorremmo gridare, e mentre il Dott., sottovoce, declama la fine dell’esistenza terrena di Ugolino (… poscia, più che ‘l dolor, potè ‘l digiuno) vorremmo liberare quei bambini che erano disposti a sacrificarsi per il bene del padre.

Le ore sono volate. Qualcuno sbadiglia, è tardi. Il Dott. è comprensivo, ci regala la fine dell’ultimo canto del Paradiso, sempre tutta a memoria. Il morale si risolleva. Io sì che starei lì tutta la notte ad ascoltare. La bellezza senza tempo dei versi immortali ha preso corpo e voce, questa sera, in modo encomiabile. Mi piacerebbe viverla tutta, dall’inizio alla fine, questa grande Commedia. Credo di essere l’unica, però, tra i presenti a pensarla così al momento.

Trovo il coraggio di fare i complimenti al Dott. Lui sorride, compiaciuto. Qualcuno tira fuori pizzette e patatine fritte. L’incanto svanisce. Mi allontano, lascio alle mie spalle la magia evanescente dei lumini. In macchina, mentre mi dirigo a casa, mi sento bene. Mi sorprendo a mormorare: “La bocca mi baciò tutta tremante…”. E sorrido.

 

 

 

silenziosamente concepito da Ramona 17:40:11 3 Commenti
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