19/05/2005

SOGNO DI PRIMAVERA

 

 Visto che il diretto interessato già ne parla qui  mi permetto di fornire i particolari...                

Io e uno dei miei fratelli stiamo andando a casa di Cletus, a Bari (!), dove saremo ospiti per una notte. Ma da quando Cletus abita a Bari? Non era a Roma? E io, che ci faccio nel capoluogo pugliese? Qualcosa non quadra, ma sembra tutto perfettamente normale. Non conosciamo la strada, rischiamo di perderci in città. Abbiamo lasciato il lungomare, siamo in uno strano centro città fatto di via parallele e perpendicolari. Il traffico ci confonde,  è un casotto di macchine e clacson che suonano. Un labirinto. Intuendo la nostra difficoltà qualcuno, non si sa chi, di sicuro un’anima pia, usa una specie di satellitare, o un telecomando e come per incanto ad ogni incrocio, ad ogni svolta, compare un segnale stradale, di quelli direzionali, con la freccia, con su scritto, in grande, CLETUS. Il nome lampeggia sullo sfondo azzurro del cartello, come nei flipper. Come i richiami luminosi, ipnotici, di Las Vegas. Megalomane, penso. Ma almeno ora seguiamo le frecce e non sbagliamo più.

 

Arriviamo di notte, entriamo in casa senza disturbare, ci sistemiamo nella camera degli ospiti. Chi ci ha dato la chiave? Ammesso che fosse chiuso a chiave… Ma soprattutto, chi ci ha dato il permesso di entrare alla chetichella, come ladri?? Per non parlare del fatto di impadronirsi di una camera… Dormiamo insieme, come quando eravamo bambini e andavamo all’arrembaggio del lettone della mamma. Ma al risveglio mio fratello non ci sarà più.

 

La mattina presto comincia un viavai di gente. Distesa a letto vedo tutto. Sono come in un corridoio di passaggio. Tutti passano di là, ma non capisco dove vanno. Sono ospiti anche loro, immagino. Tra gli altri, Baldini, Palommella rossa… non li vedo, non li distinguo, ma so che ci sono e mi hanno salutato. Poi un anziano e gentile signore di cui non conosco il nome e altri ancora. Il signore gentile è un po’ calvo, carnagione scura. Ha sul viso schiuma da barba, mi sorride e dice qualcosa.

 

Non mollo la mia postazione, mi sento una regina che riceve l’ossequio del suo popolo. Sono ancora un po’ assonnata però, il letto è comodo e concilia. Ad un tratto, squillo di tromba, la folla si apre al passaggio del grande Cletus, in persona e… mutande… Asciugamano al collo, indossa solo un paio di boxer, neanche troppo moderni, ma non proprio quelli del nonno: bianchi, lucidi (di seta?…) a stampe colorate. Non so dire che genere di stampe, ci ho provato a guardare ma…  Di colpo realizzo che stavo per alzarmi e andargli incontro, ma indosso solo una maglietta marrone che mi copre appena e  che mi ha fatto da pigiama. Mi riprecipito sotto coperta, non sta bene presentarsi così. Lui invece fischietta allegro, m’ignora, va nel bagno. Dalla porta socchiusa davanti al mio letto lo vedo mentre si fa la barba e si lava i denti. Si ammira nello specchio e sorride ancora con tutti i denti di cui è capace. Rifletto se potrebbe essere come lo immaginavo. Più o meno, decido. Fisico da pugile che regge bene anche i boxer fuori moda; capelli grigi un po’ troppo lunghi per l’età, ma che tutto sommato ci possono stare; sorriso sornione da “’An vedi, oh, che so’ troppo bbono?” …

Non riusciamo a parlarci. Il sogno cambia scenario e soggetti. E questa sarà un’altra storia… Peccato.

 

 

 

 

silenziosamente concepito da Ramona 13:28:00 2 Commenti
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