03/05/2005

LE RANOCCHIE FANNO CRAAAA...

CRAAA…

Ranocchia Geltrude è tornata. Puntuale come solo le rane possono essere, al calar del sole del 15 aprile, come tutti gli anni, la sua voce si fa sentire nello stagno. È’ il segnale atteso, il richiamo. Si apre da subito il consueto coro che per tutta la primavera e parte dell’estate terrà compagnia a coloro che abitano nei pressi. Un coro che nel lungo inverno non si è mai udito. Dove vanno le rane, d’inverno? E’ un mistero. Fanno la valigia ed emigrano in posti più caldi? Tirano su le coperte fino al muso e dormono per tutto il tempo? Di sicuro neve e freddo e intemperie non le disturbano.

CRA CRA CRA CRA CRA CRA CRA….

Questa che gracida così animatamente è ranocchia Genoveffa, perennemente preda dell’ansia di raccontare. Sembra che non respiri nemmeno quando ha qualcosa da dire, tanto lo dice in fretta. E poiché non vede da lunghi mesi le amiche, ha una quantità di pettegolezzi da sfornare. Ora però sta dicendo col suo tono concitato e pressante che il ranocchio Gaspare ha fatto una brutta fine. Lo ha visto lei stessa, coi suoi grossi occhi sporgenti, che, tanto per sottolineare, sono davvero belli. Glielo dicono tutti i ranocchi dello stagno, che fanno a gara per accaparrarsi le sue simpatie. Come il rospo Amilcare, che…

CRAAA!!!!

La protesta con gli esclamativi è anche un ordine di ranocchia Gertrude, che rimette in riga ranocchia Genoveffa. E allora, domanda la veterana, gonfiando severamente le guance, dov’è ranocchio Gaspare?!

CRA… CRA… CRA…

Riprende un po’ meno affannosamente il racconto ranocchia Genoveffa. Gaspare ha sempre avuto fama di coraggioso, ma questa  volta ha esagerato e ha pagato a caro prezzo il proprio coraggio. Sapeva bene che attraversare il nastro di cemento era pericoloso, altri prima di lui ci avevano provato e non erano mai più tornati. Poco prima del raduno presso lo stagno, ranocchio Gaspare diceva a Genoveffa, incontrata per caso, di sentire un dolce richiamo, un soave gracidio dall’altra parte del nastro. Doveva esserci, di là, una splendida ranocchia. O forse una principessa travestita da ranocchia che aspettava solo un suo bacio per riacquistare sembianze incantevoli. Chiunque fosse stata, lo stava chiamando, doveva attraversare il nastro. Genoveffa aveva cercato di dissuaderlo,  aveva socchiuso più di una volta i suoi bellissimi occhioni sporgenti per convincerlo a restare con lei, riuscendo perfino a cambiare colore, massima arma di seduzione, ma senza successo. Gaspare non l’ha nemmeno guardata, si è appostato sul ciglio del nastro, ha fatto un piccolo balzo ed ecco, era lì, su quel freddo grigiore. Ancora un saltello e…

CROCK!

Arrivato a metà percorso era già gongolante e pronto al balzo finale. Ma in quel momento un turbine, o forse un tornado, chissà cos’era, di certo una diavoleria rumorosa e puzzolente, era passata sul nastro, in una nube di polvere e d’aria. Dopo, Gaspare non c’era più. Là dov’era stato visto un momento prima, solo un’ombra. Un’ombra più scura sul nastro d’argento che non si muoveva più.

Scende il silenzio sullo stagno. Sulla riva altre figure, piano piano, si sono avvicinate e hanno ascoltato il racconto. Madama Lucilla, la lucertola, ha interrotto la sua cena. Era alle prese con un grosso lombrico, uno non del posto, un forestiero sfortunato che si è imbattuto in fauci piccole ma voraci avendo la peggio. Infatti Lucilla lo aveva azzannato e dopo una breve lotta impari se lo stava gustando, un po’ alla volta, mentre il malcapitato si dibatteva ancora. Ma il racconto ha così turbato Lucilla che si è dimenticata di masticare. Il lombrico le lascia la coda in bocca e sguscia via. Tira brutta aria presso quello stagno, meglio svignarsela.

Anche comare Zizi, la grossa zanzara venuta a dissetarsi e a salutare la cugina Lilli, la libellula,  smette di ronzare, in segno di rispetto. Di solito deve stare attenta, le ranocchie sono fameliche e spesso dimenticano i rapporti di amicizia con le loro possibili prede. Di solito rischia la vita, sullo stagno. Ma ora no, le ranocchie sono troppo scosse. Ranocchio Gaspare era benvoluto da tutti. Un po’ farfallone, senza per questo volerlo offendere paragonandolo a una farfalla, ma simpatico.

Il silenzio è irreale. Il coro delle ranocchie, appena cominciato dopo un anno di attesa, si è già interrotto. Che fatto insolito. La civetta, poco più in là, lancia nel buio il suo verso interrogativo, perplessa.

E’ già notte, qualche luce artificiale oscura le stelle, ma illumina le case degli uomini. Che continuano a vivere, indifferenti alle tragedie del mondo. Cosa ne sanno del povero Gaspare, loro? Si chiederanno perché mai nello stagno ora tutto tace? L’aria è sospesa, ancora un po’ umida. C’è un po’ di nebbia. La primavera è appena arrivata, la serata non è ancora abbastanza calda. Ci vogliono le sere di maggio per cominciare a scaldarsi un po’, per intonare i concerti migliori, facendo vibrare i piccoli petti, le guance elastiche. E poi l’estate… ah, che meraviglia. Nascono i girini, si canta anche per loro. La vita che prosegue.

Tutte le rane stanno ora pensando alla stessa cosa. Bisogna darsi da fare, le leggi della natura vanno rispettate. Il povero ranocchio Gaspare, in fondo, se l’è un po’ cercata. Una principessa… ma figuriamoci! Credeva forse ancora nelle favole per umani? Eppure… fino a che ranocchia Geltrude non dà il segnale, come si fa? La Geltrude sembra addormentata. E’ molto triste, poverina. Tutte sanno che aveva un debole per Gaspare. Non si decide a dare il primo CRA. Qualcosa di umido, una goccia strana, fuoriesce dagli occhi socchiusi.

A questo punto interviene il rospo Amilcare. Con un balzo le salta accanto, con i suoi labbroni aspira quella goccia, strofina il muso contro il muso dell’amica. Le sussurra un tenero ma deciso CROCK, e solo allora ranocchia Geltrude si scuote.

CRA. CRA. CRA.

E riparte, il coro, all’unisono. Dieci, trenta voci, apparentemente uguali, si rincorrono e rimbalzano di fiore in fiore, di erba in erba, di tana in tana. Madama Lucilla riparte alla caccia del suo lombrico, comare Zizi si affretta a svolazzare in alto, ronzando, che non si sa mai. Tutti gli altri piccoli abitanti dello stagno, i pesciolini, gli insetti, si rimettono in moto. La notte si anima, è viva, vibra di note gioiose.

E tutti, lì intorno, sanno che, di nuovo, come sempre…

“le ranocchie fanno CRAAA….”…

 

silenziosamente concepito da Ramona 08:24:51 Commenta:
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