31/01/2009

ARMADI

Io lo so perché negli armadi c’è sempre tanto disordine. Perché così è più bello, ogni tanto, rimettere a posto, facendo scoperte sorprendenti e divertenti.

Una brava massaia dovrebbe riporre gli indumenti con ordine, una volta stirati.
Una brava massaia, in questo modo, non impazzisce quando cerca un capo, e non trova niente di spiegazzato.
Una brava massaia questi trucchi li conosce e li usa, perché sa che tornano a suo vantaggio.
Io non sono una brava massaia.
L’ho sempre saputo.

Ripongo gli indumenti nell’armadio con ordine. Ma poi li tiro fuori in fretta e guarda caso quello che mi serve è sempre lì in fondo e ciò che è davanti finisce sempre per essere d’impaccio e scostato bruscamente. Vale a dire che le pile di maglioni e magliette in precedenza ordinate, si rovesciano, nella necessità che mi urge di cercare proprio quella maglia che è là in fondo, sotto tutte le altre.
E poi chi le  riordina più… E del resto a che serve rimettere a posto quando alla prima occasione è di nuovo il Caos?
Così resta un groviglio indefinibile e multicolor, in cui niente è quello che sembra. Se quel pezzo bianco che vedi spuntare, per esempio, ti sembra la manica del maglione che cercavi, può darsi che lo
sia, ma non è detto che il maglione sia appena dietro la manica. Fra te e lui c’è un intreccio inestricabile di tre maglie e due camicie. È statistica.
Come pure è statistica, stante queste condizioni, il rigiro ciclico dei soliti, singoli capi. Quelli che prendi e riponi più spesso, alla fine, sono tali solo perché più vicini all’anta dell’armadio, e dunque più a portata di mano.

Poi arriva il giorno in cui l’armadio protesta e rifiuta di inglobare altro caos. Comincia il rigurgito. Le ante non si chiudono più, i mallopponi di vestiario agglomerato non trovano più un buco dove infilarsi. Non ci stanno, non ce la fanno.

Va bene. È il momento del riordino. Ogni tanto ci vuole.

La prima cosa che penso quando apro l’armadio, è un grido disperato di aiuto. Ma nessuno può aiutarmi. Tocca a me e a nessun altro.
Il secondo pensiero va al ferro da stiro. Qui tutto avrebbe bisogno di passare sotto le sue cure… Difatti dire che le magliette sono stropicciate è un tranquillo eufemismo. Sono grinzose, arrabbiate, accartocciate. E poveracce, hanno ragione. Come staremmo noi se invece di dormire distesi giacessimo nel letto appallottolati come ricci, rivoltati di qua e di là, a testa in giù poi a testa in su, poi fossimo arraffati per le maniche e tirati fuori senza tanti complimenti?
Il terzo passo consiste nel mettermi le mani nei capelli. Non aiuta, ma consola.

Insomma, bando alle ciance, butto tutto fuori, per terra, in un mucchio che di uguali ce n’è solo alla Caritas quando arrivano i camion coi contenuti dei bidoni gialli di raccolta.
Distrattamente cerco di pensare a quand’è stata l’ultima volta che ho raccolto la polvere dal parquet… non me lo ricordo. Provvederanno i miei maglioni.

Una volta vomitato proprio tutto, l’armadio sembra così spazioso che non posso non chiedermi come mai non possa contenere quei quattro stracci riversi e ammonticchiati a mo’ di Marmolada senza che gli si aprano le ante. Forse perché non sono proprio quattro, i miei stracci… ammetto, sono una sentimentale, conservo tutto, anche se una maglia o qualsiasi altro capo non lo indosserò mai più, non riesco a disfarmene. Ognuno di quei capi ha una vita densa di ricordi, di aneddoti, di persone conosciute, di feste, occasioni perdute o trovate, di cene o pranzi e incontri ravvicinati con macchie di tutti i tipi… insomma, hanno un vissuto che io rivivo ogni volta che li vedo. Gettarli via è come dimenticare una fetta di vita.
Il problema è che gli anni trascorsi ormai sono tanti, e anche a volerli considerare solo a decine, i contenuti di un decennio sono, dal punto di vista rapporto spazio/tempo,  equiparabili a ere geologiche.
Non ci stanno nell’armadio.
Ogni tanto sono costretta a sgomberare. Finisce un’era, ne inizia una nuova. Circa ogni decennio dunque, cambiando le mode, le dimensioni, il giro vita e gli spazi a disposizione, bisogna rinnovarsi.
Ma io davvero fatico a separarmi dai miei ricordi. Lo faccio solo perché obbligata. L’alternativa è cambiare casa, prenderne una più grande e riempirla di armadi.

Eravamo rimasti alla montagnola d’indumenti sul mio parquet. Con la santa pazienza districo i capi, li piego e li ripongo nell’armadio in perfetto ordine.
Non mancano le sorprese, in questa operazione così semplice. Per esempio, scopro magliette e maglioni che non trovavo più, o semplicemente acquistati e poi dimenticati, fagocitati, aggrovigliati, ingurgitati da altri capi più prepotenti, o solo più vicini all’anta, dunque meno complicati da arraffare alla cieca, e soprattutto buoni per ogni occasione.
Ma accidenti, riscopro la maglietta color oro attillatissima, il twin-set color prugna, sexy-scollato e di moda, indossato solo una volta poi scomparso, un caldo maglioncino arancione… dov’erano finiti?

E mettere ordine fra le magliette estive mi riempie di sole e colori. Magliette, canottiere, top e short che inneggiano al caldo delle vacanze estive. E difatti mi scaldano nonostante la neve sia ancora a tre passi da casa mia, da questo armadio.
Ma verrà anche l’estate. Oh sì. E io indosserò questi colori, le stoffe leggere, corte e aderenti. E sarò in spiaggia, mi godrò il mare, scoprirò tutta la pelle che potrò all’ombra della decenza.
Guardo magliette e top e sospiro.
Mi andranno ancora bene?
Comunque prima devo stirarle.
Non adesso.
Adesso è ancora inverno.

Ecco, tutto è a posto.
Ho eliminato qualche vecchio indumento di quelli che proprio nemmeno i barboni indosserebbero. Mi sento soddisfatta. Ho fatto ordine, ho sognato l’estate, ho ritrovato indumenti perduti, i miei vestiti non soffocano più.

Sono così soddisfatta che non vedo l’ora che gli armadi s’intasino nuovamente e urlino il loro bisogno di cure.
Non credo che ci voglia molto.
Mi serve proprio quel maglioncino beige che ho messo lì in fondo.

silenziosamente concepito da Ramona 04:58:00 Commenta:
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