09/11/2008
SENZA OROLOGIO

E se non ci fossero gli orologi a segnare il tempo?
E se non ci fosse la sveglia a fare di te un non vivente, uno che dorme in piedi mentre ogni fibra del suo corpo reclama il sonno del giusto?
E se non ci fossero le ore, le scadenze, i minuti rubati, i secondi perduti?
Mi alzo quando il mio naturale ciclo sonno-veglia ha deciso che ho dormito abbastanza. Non ho orologio, non ho la sveglia, non so che ora sia. So solo che mi sveglio fresca, riposata, piena di energia. Prima di alzarmi aspetto dunque che le palpebre perdano la pesantezza del piombo e siano disposte a sollevarsi e che i pensieri fluiscano di nuovo lucidi e saettanti. Aspetto che ogni cellula muscolare risponda all’appello stiracchiandosi, allungandosi ad un piacevolissimo e pigrissimo comando.
Solo a questo punto esco dal tepore delle coperte e mi alzo, in tutta tranquillità. Potrebbero essere le 5 del mattino, o le 10, non lo so e non m’interessa.
Faccio colazione perché ho fame, mangio con calma assaporando il cibo, poi esco per andare al lavoro. Non mi preoccupo di timbrare un cartellino a orario, non mi preoccupo dell’ora, non mi preoccupo che il mio posto rimanga sguarnito.
Il mondo è composto da persone diversissime fra loro per abitudini e preferenze. Ci sarà sempre chi di notte non riesce a dormire e preferisce tenersi occupato, o chi si sveglia all’alba, o chi è più attivo al pomeriggio perché di mattina proprio non ce la fa. Ognuno quindi per lavorare sceglie la fascia oraria a lui “fisicamente” più congeniale, cioè quella che il suo fisico gli consente di accettare volentieri, senza subire la violenza di un orario impossibile. Qualcun altro lavorerà il resto del giorno, o della notte. E così sono coperti anche i mestieri che richiedono una turnazione giorno-notte.
Si rimane al proprio posto di lavoro fino a che il corpo non avverte che è giunto il momento del riposo. Può essere dopo un’ora o dopo dieci, chi lo sa; l’allenamento all’attività lavorativa non è uguale per tutti. Il proprio turno finisce quando inizia la stanchezza, concetto molto individuale e non misurabile a ore. Lo stacanovista può lavorare indefesso dall’alba al tramonto, ma per me, ad esempio, due ore sono sufficienti…
Il bello di non avere orologi è che il lavoro viene svolto ugualmente, ma molta più gente rimane coinvolta e nessuno si lamenta di nulla, perché se non c’è fretta non c’è stress, e se non c’è stress non c’è fatica.
Siamo tutti molto più sorridenti.
Mangio quando lo stomaco reclama, non quando suona il mezzodì, o il vespro. Certo, qualcun altro potrebbe aver fame in un momento diverso, ma non c’è problema: non è maleducazione mangiare in orari diversi, semplicemente è rispetto delle esigenze fisiologiche dell’organismo, che di per sé non sa contare né minuti né secondi. Un orologio naturale senza lancette ne scandisce lo scorrere del tempo.
La regola è:
mangia quando hai fame, dormi quando hai sonno.
Ho un appuntamento, ma nemmeno per questo mi serve l’ora. Per orientarci prendiamo a riferimento il sole e la sua passeggiata quotidiana: ci vediamo, per dire, quando il disco infuocato diventa rosso e si nasconde dietro la montagna. O si tuffa nel mare. Se poi uno arriva prima, non si arrabbia se deve aspettare l’altro. Non c’è fretta, nessuno ha fretta, la pazienza è la regina naturale del nuovo mondo senza le ore.
Non ci sono orari di punta, visto che il recarsi al lavoro è scaglionato da ritmi personalizzati, di conseguenza il traffico è scorrevole in ogni momento. E ciò ovviamente comporta un più sereno spostamento anche nelle metropoli congestionate.
Non si conosce l’ansia di far presto, che è considerata un reperto arcaico. Si arriva quando si arriva. Punto.
Non esiste un’ora legale e una solare. E dunque non si riscontrano stagionali malesseri da disorientamento temporale. Lo scorrere del tempo è segnato solo dal pellegrinaggio solare, o meglio, dalla rotazione del pianeta intorno al proprio asse, che ci illude che sia il sole a muoversi con il suo carro di fuoco, come avviene da milioni di anni, da prima che qualcuno inventasse l’orologio.
E del resto il primo orologio dell’antichità è stato un palo nel terreno, la lancetta l’ombra che esso proiettava alla luce del sole. Ma colui a cui venne in mente, quella volta, di misurare il tempo sotto forma di ombra, non poteva certo immaginare che questo semplice gesto presto ci avrebbe fatto diventati schiavi.
E vennero le clessidre, a ingabbiare i minuti nello scivolare della sabbia. E poi le maledette lancette.
Pazzi, poveri pazzi.
Senza orologio il tempo non è più ristretto, non è più a spicchi, non è mai insufficiente. È possibile fare qualsiasi cosa in qualsiasi momento, in un equilibrio fisiologico così preciso che i famosi orologi svizzeri neppure si sognano.
Un mondo senza fretta.
Mi muovo al rallentatore come l’uomo sulla luna.
Mi guardo il polso, non ho orologio non so che ora sia. E non m’importa.
Sorrido.