11/05/2008

ARRENDERSI, MAI!


Hanno detto che sono stata malata.
Davvero?
Ma no.
Sono solo stata colonizzata da una schiera di microrganismi, virus e batteri, che hanno fatto di me un ricco, gustoso, appetitoso, nonché abbondante, terreno di coltura.
Ma non sono malata.
Io sarei sanissima, senza di loro.

Quei parassiti.
Non sanno cosa voglia dire civile convivenza. Non sanno fare i saprofiti, e cioè: Io do una cosa a te e tu dai una cosa a me.
Nella fattispecie io avrei messo a disposizione i miei umori, le mucose, il respiro, il sangue. E da loro avrei preso…ci sto ancora pensando, cosa.
Ah, sì!
Da loro dovevo prendere lo stimolo alla difesa.
Difatti, di norma, armo un esercito di anticorpi silenziosi e mi difendo, sempre in silenzio, contro il nemico.
Quale nemico?
A questo punto non lo so più, visto che i voltagabbana mi hanno tradita e si sono impossessati loro della roccaforte.
Aspettando i tartari inesistenti nel deserto, convinta che non esistessero, sono stata assalita a tradimento. Di schiena.
Vili.

Ecco, i saprofiti per contratto, come avrebbe dovuto essere, sono diventati parassiti. E banchettano alle mie spalle. Dentro di me.

Dove sono gli anticorpi che ho armato, che ho sempre vantato come il miglior esercito del mondo, altro che quello americano, altro che quello israeliano?…
Sconfitti in casa.
La lotta si è trascinata intestina per giorni e giorni. Subdola. Nessun segnale. Dov’era la febbre, la 007, spiona di professione? In vacanza, probabilmente. Assente.
Il conflitto è esploso di colpo.
Luoghi della battaglia i più svariati: i bronchi, la gola, il naso, le orecchie, perfino le labbra. Tutto perso. Tutto conquistato.
L’esercito si è arreso, il nemico ha vinto.
Il campo di battaglia è raso al suolo.
Bandiera bianca.

In seguito a questa resa sono stata dichiarata malata.
Non riesco a crederlo. Non accadeva da millenni.
La testa non lo ammette, il corpo urla la sua antica stanchezza.
Nella testa, lucida visione delle mille cose da fare. Rifiuto totale del corpo di obbedire. Salvo per la stretta sopravvivenza. Che pure costa fatica.

La tentazione di lasciarsi andare è netta…
La porta chiusa sul mondo, che non esiste più.
Voglia di tenerezze e coccole…
….Che cosa assurda… un mezzo delirio.
Ma cosa pretendi?!
Sola. Pesta. Sconfitta.

Non sono così indispensabile. Gli ingranaggi girano anche senza di me.
Ma sul serio?
Sì.
Incredibile.
E allora a che servo?
Che domande.
Ti aspetti una risposta?
No.

Astenico, dolorante, il fisico galleggia come un palloncino il cui filo è stato reciso. In balia dell’aria, da qualche parte andrà. Qualcosa farà. Se ci riuscirà.
Chiudere gli occhi e rinunciare ad alzare un dito...
Sarebbe stupendo.

Ma da qualche parte risuona una tromba.
La riscossa.
L’organismo pluricellulare e organizzato che sono io, ha tutte le intenzioni di dimostrare la propria supremazia sugli unicellulari. Sui parassiti.
Che diamine. Così grande e grosso, vogliamo scommettere su chi è più forte?
Gli anticorpi rientrano nei ranghi e si riorganizzano.
Si riparte alla grande. Contro la fatica di vivere, e quella di muoversi, il corpo reagisce, e la mente comanda. Fa intendere che questa è stata solo una battaglia, mica la guerra.
C’è troppo da fare.
A qualcosa servo dopotutto.

Firmato l’armistizio, amici come prima, si ricomincia.
È solo un po’ più faticoso di prima.
Chiaro, le ferite riportate dimostrano l’eroica resistenza, ma non sono così gravi. Su, una medaglia, un encomio, tanto per contentino, e via.

Altro che coccole.
Dimenticarsele.
Non esistono più le coccole di una volta.
Triste, ma è così.

Ultimo giorno di riposo.
Non sono sicura di avere davvero recuperato.
La vita mi chiama alla riscossa.
Questo fisico, fino a prova contraria, è fatto per andare avanti. È lui la vera macchina da guerra. Un panzer.
Non si può fermare.
 

silenziosamente concepito da Ramona 17:41:00 5 Commenti
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