26/04/2008

STUPRI!

Donna violentata per strada, all’uscita dalla discoteca, della stazione, sul cofano di un’auto, alla fermata del tram.
La colpa è sua. Indossava un top stuzzicante, una gonna corta. Era sola, a ora tarda o mattiniera, sfrontata, indipendente. Come osava andare a divertirsi, o a lavorare, da sola, come osava passeggiare sola, come osava alzare gli occhi  e puntarli in viso alla gente? Ovvio che stava provocando. E allora ecco che certi personaggi, indegni di essere qualificati anche col nome di bestie, si credono in diritto di aprirle le gambe a forza, di prendersi in questo modo, con un atto brutale, la rivincita sull’orgoglio di essere, semplicemente, donna.

Bambine, perfino disabili, stuprate da branchi di coetanei, riprese vergognosamente con cellulari, star involontarie dello spot della violenza più bruta.
Ma sì, la femmina bisogna domarla subito, così capisce che sono i maschi che comandano. E poi magari le piace, essere ripresa mentre tutti le sono addosso. Se il filmino va in giro e la stupida è fortunata, stai a vedere che la chiamano per un provino.
Noi ragazzi  colpevoli? E di che cosa? Non è così che funziona tra maschio e femmina? È una cosa naturale, no? Le femmine hanno il buco e noi il pisello per riempirlo. Quante storie. Loro ci stanno. Ci godono. E noi pure, specie se urlano un po’ tanto per fare scena.
Che attrici.
Meglio che alla tv.

Patrigni che abusano delle figliastre, minorenni.
La ragazza era consenziente, dice. Ma non aveva sedici anni e nemmeno quattordici, sotto quest’età per la legge è una bambina. Tu, uomo, non lo vedi che è una bambina? Puoi forse  farti ingannare da uno sviluppo fisico precoce, dovuto certamente all’assunzione involontaria degli ormoni contenuti in cibi allegramente sofisticati, ingeriti da ancora prima di nascere. Tu che dovresti esserle padre ti trasformi in crudele aguzzino. Tu pensi di poter far credere alla ragazza che quello sia l’amore. Ma la psiche non è quella di una donna e non distingue l’amore dal plagio. Anzi, nel generale senso d’inadeguatezza adolescenziale, ne esce falsamente rassicurata. Lusingata. Ma non è l’amore di un padre, quello, nemmeno quello di un marito, o di un amante. È egoismo, perversione. Ma non malattia. Tu patrigno fallito, non sei malato. Sei cattivo.

Prostitute assalite, violentate e uccise.
Tanto, sono la feccia. Sono femmine, e delle peggiori. Usiamole e buttiamole via, anzi, ripuliamo il nostro piccolo habitat da questa vergogna. Usiamole, per i nostri vizi inconfessati, per quello che non faremmo con le nostre mogli, sante donne, se siamo riusciti ad averne una. Tanto sono puttane. Tutte le donne un po’ lo sono, ma queste più delle altre. Se le picchiano per fare questo mestiere, vuol dire che se lo meritano. E poi, se lo volessero, potrebbero uscirne. Si vede che ci provano gusto. E dunque non è meglio eliminarle?
Usale e gettale.
E uccidile.

La ragazzina yemenita, bambina di appena 8 anni, è stata concessa in sposa dai genitori ad un marito di 30. Con una “dote”, offerta da lui, di poco più di 300 euro.
Il marito naturalmente voleva essere marito a tutti gli effetti. La bambina voleva solo essere una bambina. Voleva andare in strada a giocare con i suoi coetanei, ma il “marito” la costringeva a fare il suo dovere. La faceva rientrare e la portava a letto. A 8 anni. La bambina non è nemmeno sviluppata, non è ancora signorina ma deve fare la moglie, costretta a compiere e subire atti che ripugnano anche una donna adulta, se non è consenziente. La piccola però è una grande combattente! Ha intrapreso con un coraggio che ha del soprannaturale, e con l’aiuto di un giornalista, una battaglia epica che l’ha vista vincitrice. Ha lottato contro il marito, contro i genitori, contro una legge tribale in teoria prescritta, in pratica tollerata, ha lottato contro l’islam più estremo.
Ora è libera.
Libera di fare la bambina.

E mariti “normali” che “normalmente” picchiano le mogli, le umiliano, ne fiaccano l’autostima, le riducono a stracci. E magari le ammazzano per una gelosia malata,  le sgozzano perché così gli va in quel momento. O mia o di nessun altro. Mia. Come l’automobile, le chiavi di casa, un pacchetto di sigarette.

Perché succede?
Cos’è che impedisce a noi donne di uscire serenamente per la strada a fare una passeggiata? Che ci fa guardare con diffidenza e paura ogni uomo, o gruppo di uomini nelle vicinanze? Cos’è che ci costringe a rimpiangere di non avere i cosiddetti attributi, perché solo in questo modo verremmo lasciate in pace?

La donna è una creatura polifunzionale, riesce a fare tutto anche meglio di un uomo, anche se non ha nessuna ambizione a vantarsene. Fa parte della sua natura, dalla preistoria in cui era costretta a ingegnarsi in mille modi per proteggere la prole che aveva concepito con lui e generato da sola dopo averla portata dentro per nove faticosi mesi. E mentre l’uomo si faceva i fatti suoi, bighellonando con la scusa della caccia, la donna doveva proteggere i piccoli, sfamarli, difendere il nido, fiutare il pericolo. E scaldare il giaciglio del compagno, che pretendeva il suo tributo di piacere, senza curarsi se per lei sarebbe stato un piacere uguale.

Tutto questo ha aguzzato le capacità manageriali e caratteriali della donna, rendendola doppiamente abile, intuitiva, paziente, telepatica, pratica e senza tuttavia indurirla o toglierle la capacità tutta propria di sognare. Nemmeno quando il sesso si riduceva ad un puro atto meccanico. Mai. La donna non smette mai di sognare.

L’uomo, dominatore a causa di cromosomi spaiati e di ormoni prepotenti, non ha mai sopportato il confronto alla pari, perché sentiva che avrebbe perso la dominanza a favore di una uguaglianza.
Da sé, nessuno glielo ha mai imposto, si è messo su uno scalino inferiore, e con la violenza ha dimostrato di poter scendere ancora e sempre più in basso. Non ammette che le diversità fra i due sessi sono una ricchezza e una complementarietà. No, lui deve predominare. E dove non può farlo con la testa, o con il cuore, lo fa con la sola cosa che davvero possiede in più: la forza barbara.

Le donne vanno nello spazio, vincono i Nobel, comandano eserciti. Ma nella testa dell’uomo sono “solo” donne, anzi femmine. Con il solo scopo esistenziale di aprire le gambe e soddisfare un bisogno.

Abbiamo bisogno di uomini con le palle, che si vergognino di questa escalation di violenza.
Abbiamo bisogno di uomini con cui camminare affiancate, né davanti, né dietro, che non abbiano paura di noi.
Abbiamo bisogno di uomini veri.
 

silenziosamente concepito da Ramona 08:00:00 2 Commenti
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