05/05/2008
BELLINDA

A casa Pinco e Pallina è arrivata Bellinda. Fervono i preparativi per una degna sistemazione. La signorina Bellinda è di alta genealogia, non può mica accontentarsi di un albergo a poche stelle… cioè, di un ricovero da poco.
A dire il vero le quattro mura che a suo tempo ospitarono la povera Stella sono nuove e solide. Quello che necessita con urgenza è il perimetro della passeggiata, dove farle sgranchire le nobili membra.
Chi dice che Bellinda è una cavalla sbaglia di grosso. Bellinda è una modella, alta, affusolata e aggraziata. Bionda come la Bardot dei tempi che furono, provvista in più di una lunga coda dello stesso color platino, che nemmeno lontanamente assomiglia alla chioma dell’attrice da giovane. La camminata è elegante e misurata, la falcata ampia e degna delle passerelle d’alta moda.
Non scherziamo. Qui siamo alla presenza di un’autentica Miss. Bisogna ricrearle il giusto habitat, quello più adatto al suo rango.
Pinco e Pallina si affannano e fanno del loro meglio, spronati dalle imperiose sfuriate della diva a quattro zampe. Che non ha tempo da perdere, lei al chiuso di un box soffre di claustrofobia! E ci tiene a farlo sapere al mondo intero, con una voce che proprio dolce non è…
Il luogo dove Miss Bellinda poserà i suoi poco delicati zoccoletti va delimitato in modo robusto. Il signor Pinco e la consorte Pallina sanno quello che c’è da fare. Basta farlo, dunque, seguendo la ricetta più adatta.
Ingredienti:
Una ventina di pali alti quasi due metri.
Rete metallica.
Corda elettrificata e ganci in cui farla passare.
Mazza, chiodi e martello.
Buona volontà q.b.
Prendere tutti gli ingredienti e portarli nel prato. Alla bisogna usare un trattore, ma anche manualmente va bene, se si è disposti a fare duemila giri su e giù per il prato medesimo... Dipende dalla resistenza dei soggetti, considerando che quella di Pallina, messa ko dal raffreddore, è uguale o inferiore a zero.
Far fare al signor Pinco nel terreno, uno per volta, buchi profondi circa mezzo metro, più o meno equidistanti tra loro.
Dire alla signora Pallina che depositi in ogni buco uno dei pali e suggerirle di tenerli in posizione eretta, possibilmente proprio diritti, a mo’ di totem, e non ad angolo acuto.
Il signor Pinco prenda ora la mazza, dal peso di circa cinque chili o più, e assesti con forza una serie di colpi in cima ai pali per affondarli nel terreno. Diciamo che un centinaio di mazzate, complessivamente, può essere sufficiente.
Si raccomanda al signor Pinco di evitare di colpire la testa e le mani della moglie.
Si raccomanda alla signora Pallina di non paragonare il marito all’omino della Plasmon… quello era un’altra cosa, ma orsù, anche il consorte fa la sua bella figura. Anzi, è pure meglio.
Dopo avere eretto tutti i pali, srotolare la rete metallica, che naturalmente non è né leggera, né di facile trasporto, e fissarla agli stessi. Operazione questa che compirà il signor Pinco con chiodi e martello, sempre cercando di evitare le proprie dita e quelle della signora.
Ora infilare i ganci nei pali (questo è facile).
Ora far passare la corda attraverso i ganci. E che ci vuole. Una passeggiata. Su e giù per il prato. Per l’ennesima volta.
Collegare il recinto così formatosi alla batteria, ed evitare, possibilmente, di toccare il tutto per non farsi un elettroshok gratuito. Magari sarebbe necessario, ma non è questo il momento.
Fermarsi a guardare il risultato, e asciugarsi il sudore prima che il raffreddore si complichi con una polmonite.
Se siete riusciti a compiere queste mosse in meno di due giorni, e senza nemmeno litigare fra voi, complimenti, ora potrete assistere a uno spettacolo formidabile.
Pinco e Pallina effettivamente ce l’hanno fatta. A dispetto del raffreddore, che fa di Pallina un essere senza spina dorsale, nel senso che proprio non si regge in piedi.
Ma l’aria aperta, dopo molti mesi di chiuso, freddo e pioggia, non può che farle bene. Oddio, fa ancora un po’ freschetto. Qualcuno ha detto a chi di dovere che maggio dovrebbe dispensare tepore, se non caldo, invece di quest’aria troppo frizzante e queste nuvole gonfie di pioggia?
Si cerchi di provvedere.
C’è bisogno di primavera, di calore, di sole e buonumore.
Vabbè, per lo meno non piove. Non ancora.
La signora Pallina di nuovo pensa che suo marito è sempre più uguale al gigante della Plasmon. Ok, quasi… quello batte su un gong, ed è muscoloso, Pinco invece ci dà di brutto su pali enormi con una mazza. E i muscoli… ci sono, ma non si vedono. Sono in incognita.
Il signor Pinco è decisamente meglio del gigante della Plasmon.
Una voce reclama, dal chiuso del box.
Miss Bellinda sembra aver capito che è arrivato il suo momento di gloria. Ha pazientato finora, ma adesso ha visto che i lavori sono terminati ed è impaziente di esibirsi.
Creatura abituata agli spazi aperti, sente il richiamo del prato.
Il signor Pinco la libera, le concede il suo spazio. Il suo space, come si dice. Ed è una festa. Uno spettacolo meraviglioso.
Bellinda si esibisce in un galoppo sfrenato, che meriterebbe le distese della prateria, invece di un piccolo prato montano. Pallina, all’estremità del recinto, la vede arrivare in velocità, come una bomba. Si chiede di sfuggita se i freni dei cavalli siano revisionati a sufficienza, e se la vista di Bellinda abbia superato il test di guida quanto basta perché si accorga della rete prima di finirci sopra.
Il rumore degli zoccoli che sollevano le zolle è pari a quello dei cuori di chi la sta a guardare. Criniera al vento arriva Bellinda di gran carriera, inesorabile.
Vede la rete e si ferma in tempo.
E poi sono sgroppate, piccoli salti di gioia, nitriti imperiosi, rivolti al cielo e a chiunque. Assaggia l’erba, le piace, percorre il perimetro del recinto esplorando quello che da ora sarà il suo territorio, la sua passerella. E si esibisce in un trotto allungato estremamente elegante e altero. E poi via, di nuovo di corsa.
Come non sognare, a questa vista, di tenersi attaccati alla criniera e volare insieme a lei in spazi infiniti?
Pallina sogna, appunto, sapendo che solo di un sogno si può trattare. Nella realtà ha molta più fifa di quanto voglia far sapere in giro.
Ma la visione di questa creatura possente e appassionata scalda il cuore e addolcisce il ricordo della perdita di chi l’aveva preceduta. Povera vecchia Stella… largo ai giovani! Questa potenza, questa vitalità, tu non l’avevi più da tempo… tanta tenerezza e un bacio a te, piccolina.
Bellinda si calma, dopo un’ora di corse e salti. Mangia l’erba e controlla il suo nuovo territorio. Ora sì, si sente a casa.
A Pinco e Pallina concederà poi graziosamente tante coccole e bacini. Con quel muso di velluto, gli occhi furbi e dolci insieme, e il grande corpo forte e caldo, viene voglia di abbracciarla.
Ma lei è una Miss, altezzosa e dispettosa, e mette subito in chiaro, scrivendo con lo zoccolo destro: qui comando io!
Benvenuta, Miss Bellinda.
26/03/2008
LA FINE DI UNA STELLA
C’era una volta una cavallina di nome Stella. Be’, non era proprio una cavallina, forse una gentile signora cavalla, che però, vezzosa come poche, non aveva mai fatto sapere in giro la sua vera età. Perfino il sorriso era ingannevole, e si sa bene che con il sorriso le signore e signorine cavalle non possono mentire. Lei ci riusciva. Ma tutti la perdonavano.
Un bel giorno incontrò due strani esseri a due gambe che rispondevano al nome di Signor Pinco e Signora Pallina. Erano proprio strani, lei piccoletta, lui un colosso che bastava a far rabbrividire la schiena a Stella. Dalla signora Pallina sembrava non ci fosse nulla da temere. Tanto è vero che quando questa volle montare sulla sua groppa, la nostra signora cavalla ne dimenticò addirittura l’esistenza e tentò di rientrare in casa propria, cioè nella comoda stalla che divideva con un po’ di pecore, attraverso la bassa e stretta porta… con Pallina sulla schiena! Avete presente i migliori cartoni animati di gatto Silvestro, o Will Coyote, che passano attraverso i muri lasciandovi il proprio stampo? Ecco, Pallina già si prefigurava un futuro da cartone animato… che però non avvenne. Lo stop arrivò prima.
La signora cavalla Stella e i due strani figuri Pinco e Pallina, nonostante tutto, si piacquero, e iniziò la (quasi) convivenza.
Stella rivelò subito la sua origine di gran signora.
Lei non aspettava né coccole né fieno. Lei li pretendeva. Con sonori nitriti e sbuffate d’impazienza. E quando i due poveri grulli inesperti scoprirono che i cavalli mangiano anche mangimi naturali e bucce di mele e pane secco, non ci fu salvezza. Puntuale come un orologio svizzero, il nitrito di Stella ti diceva che ora era.
Lei non aveva alcuna intenzione di scarrozzare sulla schiena né la leggera Pallina, né il peso massimo Pinco. Quando ci provarono, dopo essersi dotati di tutto l’occorrente, da veri cow-boy, o, come preferiva pensare Pallina, da gentleman inglesi alla caccia alla volpe, lei non mosse un passo.
Con Pallina in groppa, in bilico su una sella troppo piccola, aggrappata alle redini per non cadere, la snob signora cavalla Stella non mosse uno zoccolo. Diceva: ma chi vi credete che io sia, eh?? Una qualunque somara? Io da qui non mi muovo. Pinco tirava, Pallina sgambava sui fianchi, ma niente.
Una fatica.
Ci vollero numerosi tentativi, carezze e decisione, un frustino che non faceva male a una mosca, perché la nostra cavalla Stella, annoiatissima, decidesse, massì, di accontentarli. Pinco di lato, a piedi, Pallina in groppa che pareva toccare il cielo… tremava un po’ dalla fifa, ma il suo sogno di bambina ora era proprio lì, sotto il sedere, che muoveva svogliatamente i primi passi da cavalla in servizio. Ma per chiarire bene chi comandava, in famiglia, era sempre Stella che decideva quando era il momento di tornare indietro. Cioè, alla prima curva. Dietro front, e passo spedito verso casa, con Pallina sempre più destinata alla carriera da cartone animato spiaccicato sul muro della stalla.
Niente e nessuno faceva desistere la signora cavalla dalla sua volontà di ferro.
Una fatica.
Lei decise un giorno che era ora di prendersi un po’ di svago. Trovò la strada sgombra e fuggì, seguita a ruota dall’innocente piccolo pony di casa. Due cavalli in fuga. Era una domenica delle palme, e va bene che Gesù era in groppa ad un asino quando fu festeggiato a Gerusalemme, ma quella domenica aveva altro da fare, con tutte le messe che si dicevano in giro, non erano disponibili né Lui né i rami d’ulivo. Ma la signora cavalla Stella, creando pure una piccola processione all’inseguimento delle fuggiasche, ci teneva a vedere il mondo. Solo che il mondo finiva lì dove era scesa dal camion. Oltre, cosa c’era? Per ora meglio non indagare. Dietro front (il suo passo preferito) e via verso casa, con il pony sempre appresso e la macchina fermata in precedenza sulla strada con un “insegua quel cavallo!”, appena più dietro.
Che fatica.
Lei era pigra e pacifica. Perché scalciare o arrabbiarsi? Troppo impegnativo e poi non è da signora. Mai un calcio, mai un morso, e per questo la Stella vanesia era l’idolo dei bambini. Alla loro portata, da salirci in groppa a pelo, anche in due o tre. Anche il cane, sul groppone. Tanto Stella non si muoveva mai. Conosceva il pericolo in cui potevano incorrere i bimbi ad un movimento falso e dunque non si muoveva e bonariamente sopportava.
Una fatica.
Lei adorava chiunque avesse studiato da cavallerizzo. Montata da un esperto, diventava Varenne, Furia e Tornado messi insieme. Obbediente e disponibile, dove valeva la pena. Pinco e Pallina? Due poveri grulli, ma tanto cari… da poter manovrare a piacimento. Ogni tanto regalava a Pallina un brivido d’avventura, un piccolo trotto che la rendeva felice, la faceva sentire libera come un pellerossa nella prateria, e vogliosa di più, di più, di spazi aperti, di vento nei capelli, del sudore di entrambe mescolato alla pari. Ma durava poco. La signora Stella, nobile unicamente per un timbro, ma senza genealogia, si concedeva con il contagocce.
Una fatica.
Lei, volendo, avrebbe potuto fare una bella figura anche con una carrozza. Pinco procurò tutti i finimenti necessari, quelli lunghi, per il traino. Poi vi si attaccò egli stesso e provò a fare le veci di un carro. La signora cavalla Stella decise di fargli provare l’emozione del carretto e prese il piccolo trotto. Pinco lasciò una parte dei pantaloni sulla strada e poi ripose i finimenti. Per sempre.
Lei aveva la passione per i nodi. Avrebbe potuto fare il marinaio. Li sapeva sciogliere tutti. Bisognava farli doppi e tripli, per darle filo da torcere.
Lei aveva passione per l’orto della nonna. L’insalatina fresca e il radicchietto tenero valevano bene l’abbattimento di recinti e steccati. Altro che fieno dell’anno prima.
Lei aveva passione sempre per l’erbetta che non poteva raggiungere. E sì che non era del vicino, e dunque non era più verde, era solo al di là del recinto e quindi la voleva.
Lei era gentile e amava baciare con le labbra di velluto. Mani, braccia, gambe, e magari anche le tasche, se dentro odorava qualcosa di buono, sbavando allegramente ovunque, tirando le maniche e i pantaloni, lei voleva l’attenzione su di sé.
Una fatica.
Lei un bel giorno cominciò ad avere qualche acciacco.
Per cominciare, uno zoccolo tarlato. Che nonostante le cure amorevoli e costose del signor Pinco, improvvisatosi dottore e infermiere dei cavalli, ci impiegò oltre un anno a guarire. Ma guarì. Via i ferri, ormai non servivano più, via la sella e i finimenti, la signora cavalla Stella era ormai una gentile pensionata, ma guai a dirglielo. Difendeva tenacemente il mistero sulle proprie origini e sull’età. Le ricerche degli investigatori privati non erano mai approdate a niente.
Poi un giorno si distese sul prato e non si alzò. Ci volle tanto tempo perché riuscisse a risollevarsi. Coliche, pensò il dottore (quello vero). E cominciò il periodo delle pappe di lino, rinfrescanti e benefiche. Poi di nuovo, e ancora, sofferenze distese sull’erba, incapacità di alzarsi, di rimettersi sulle proprie gambe. I cavalli sono animali da fuga, in natura, si sdraiano poco, dormono in piedi per essere sempre pronti a salvarsi fuggendo. Restare a terra per tutto quel tempo non era un buon segno. Pinco e Pallina accorrevano, soffrendo insieme a Stella, più di lei. Ma ogni volta, lei, indomita, si rialzava. Artropatia, forse artrite, fu la nuova diagnosi. Pallina dovette imparare a fare le iniezioni alla sua amica, e non si rivelò affatto semplice come sui cristiani. Bisognava perforare il collo, quel muscolo potente e generoso che reggeva la nobile testa e le labbra di velluto. Non fu facile farlo, ma fu imprescindibile.
Fu messo in piedi anche un nuovo e moderno box. La vecchia stalla, oltre che servire per altri scopi, era forse troppo stretta e inadeguata a una signora cavalla di quel lignaggio, ora per giunta malata.
Una fatica.
Nel nuovo spazio la vecchia (vecchia?, chi lo dice?) signora cavalla Stella girava libera, si affacciava alla finestra, cui arrivava appena col muso, e reclamava la colazione alla mattina presto, e quando arrivava qualcuno lo salutava con un nitrito di cortesia. Non le sfuggiva nessuno.
Poi fu la volta di una sospetta mastite. Ma come signora cavalla Stella, alla sua età? Ma lei, al solito altera, non dava spiegazioni. Ricominciò la cura di iniezioni, e massaggi e pomate. Lei lasciò fare, accondiscendente, pensando che le fosse dovuto.
Ma qualcosa non andava.
E non sarebbe più andata.
La vecchia signora cavalla sembrava non avere più la forza di badare al proprio aspetto, che appariva trasandato, nonostante le cure, ed era insolito per lei. La fatica di arrivare fino al prato cominciava a essere visibile.
E che fatica.
Ieri.
Distesa, nel box, incapace di rialzarsi. Gli zoccoli contro le pareti di legno a far un rumore che arriva dentro al cuore. Bagnata, perché aveva rovesciato il secchio dell’acqua, tremante, dallo sforzo e forse dal freddo, il muso di velluto ritirato in una smorfia di sofferenza, i denti allo scoperto.
Pallina inorridisce, capisce che è l’inizio della fine.
Ci prova, disperatamente, a tirarla su. Con tutte le sue misere forze, si aggrappa alla cavezza e tira. Tira. Forza Stella, aiutami. Non puoi restare distesa, lo sai, no?, che devi essere pronta alla fuga, su alzati! E Stella ci prova, alza il collo, spinge, ma non funziona. Pallina chiede aiuto, con il supporto di un uomo forse in due ce la fanno. Lei tira, lui spinge. Per un attimo il miracolo sembra possibile e Stella è seduta… ma solo per pochi secondi e poi crolla di nuovo. Ha il cuore a duemila, trema ancora tutta, è sfinita. Ha voglia di mangiare e rosicchia pane e fieno, da distesa. Pallina la accarezza, le parla, tira ancora, ma non ce la fa. Arriva il dottore. Prova a farle un paio di antidolorifici, ma sia lui che Pallina sanno che conterà poco. E’ l’ultimo giorno, l’ora del tramonto per la vecchia Stella.
Il signor Pinco è al lavoro, poi dopo anche Pallina dovrà andare. Nell’etere, per ore, un frenetico scambio di telefonate. Come va? Come sta? Si rialza? No, non si alza, chiama, sbuffa, ci prova, ma non ce la fa. Ti prego dottore, torna presto. Aiutala. Ti prego.
E il dottore torna, è quasi notte. Il signor Pinco è là da un pezzo e da solo, tirando e imprecando, è riuscito almeno a voltarla sull’altro fianco. Ma non c’è risposta nelle vecchie gambe della vecchia signora. Non funzionano, sono inutili. E il grande cuore è ormai allo stremo. La mano pietosa del dottore pone fine allo strazio. E i cuori di Pinco e Pallina accompagnano, tenendolo stretto, il cuore di Stella nei verdi pascoli del cielo.
C'era una volta una cavallina di nome Stella, e ora non c'è più.
Ciao vecchia, bisbetica, indimenticabile Stellina.
Sarà una fatica immensa, ora, stare qui senza di te.
04/01/2008
NEVICATA

Eccola! La signora Pallina se lo sentiva già dalla sera prima. Parlavano per lei le vecchie ossa doloranti. Certo sperava non fosse vero, ma questa mattina la tragica conferma.
Nevica!
Nevica a fiumi, se così si può dire. Viene giù a palate, a secchiate, e come ogni altra volta è bianca.
Lo spettacolo è assicurato. L’atmosfera è fiabesca, il mondo è incantato, racchiuso in una patina grigia. Insomma ci sono tutte le carte in regola per godersi il classico inverno… coi fiocchi.
Pallina è tranquilla. Con un istinto da meteorologa pluridecorata aveva previsto l’approssimarsi della bianca sorella e si era messa in ferie dal lavoro. Così non avrebbe corso il rischio di essere presa alla sprovvista dalla nevicata mentre era in servizio agli orari più assurdi, o scoprire alle 5 di mattina che era il caso di mettere le catene.
Catene?
Cosa sono, come si usano, come si mettono?... non è pane per i denti di Pallina. Sono un optional di cui lei sa solo che per legge deve portarsele appresso nel portabagagli della topolino, che fanno un gran casino ad ogni curva, sballottate di qua e di là a causa del territorio montano e che probabilmente vanno montate sulle ruote in caso di neve. Ma la parte pratica è competenza esclusiva del signor Pinco. E negli affari degli uomini, si sa, le mogli non ci devono entrare… se non sono costrette.
Dicevamo dunque che Pallina è contenta di essere a casa mentre la panna condisce il giardino con l’albero di natale, le strade, i virus e tutte le altre magagne. Bè, quasi tutte… Pallina infatti avrebbe voluto che sotto tutto quel silenzio bianco ci finissero anche certi problemi, e che vi restassero seppelliti, muti e congelati per sempre. Ma proprio quelli non ci finiscono mai, sotto la neve.
Pazienza.
La mattina scorre lenta, la signora Pallina si muove al rallentatore e si gode un dolce far niente. Fa freddo, chi ha voglia di muoversi? Il naso alla finestra, fra i decori natalizi, Pallina guarda tutti i vicini di casa approfittare di un ripensamento nella corsa a terra dei fiocchi, che si diradano un tantino, per liberare scale, ingressi, rampe, vialetti e parcheggi dalla scomoda ospite. Pale di varia natura e muscoli, l’attrezzatura perfetta.
Bah! Stavolta me la cavo, pensa Pallina.
Tutti gli anni il signor Pinco stipula un patto con il dispensatore di nevicate ottenendo che faccia il suo mestiere sempre quando lui è al lavoro e la moglie a casa. Così che il repulisti tocca sempre a lei. Certo era sempre stata in buona compagnia: tutte le donne del quartiere si mettevano all’opera e solo qualche pensionato ancora un po’ gagliardo rappresentava l’unico accenno di competitività maschile. Ma che diamine, era pur sempre un lavoro da uomo! Il caro signor Pinco si scomodava solo per i lavori di rimozione neve che richiedevano almeno l’uso di un mezzo motorizzato. Senza il quale, si sa, non c’è divertimento.
Ma stavolta Pallina è salva. Il signor Pinco tornerà a momenti dal lavoro e ancora prima di sedersi a tavola per il pranzo compirà il suo dovere di sgombraneve. Stava scritto nel contratto di matrimonio, che questa era una sua specifica incombenza. Salvo impedimenti forzati.
Telefono.
Cara, non torno prima di sera. Impedimenti forzati. Ricordati la clausola del contratto matrimoniale.
Clausola?
Tradotto significa pala e muscoli.
Accidenti.
Signor Pinco, avete vinto anche stavolta. Tu e il dispensatore di nevicate.
E così la signora Pallina fa due conti e si dice che meglio sbrigarsi. Se nevica ancora farà più fatica, e poi chi lo smuove più il muro di neve?
All’opera! Con un sospiro.
La pala è larga e rossa, di plastica leggera. Solo che quando è piena pesa. Ma anche la neve, Pallina ormai l’ha imparato, non è mai uguale. Alle volte è scirocca, umida, e pesa di più. Altre volte invece, a parità di volume, pesa meno. Questa qui è quella lieve. La pala anche piena non pesa troppo.
Prima la rampa del garage. Sennò la topolino, nonostante le scarpe invernali, non ne emergerà mai e bisognerà liberare le catene dalla loro custodia intonsa che riposa nel bagagliaio.
No, le catene no. Meglio la pala.
Uffa, voglio anch’io il 4x4, pensa Pallina mentre fa volare una spalata oltre il giardino (ehi, sembra quasi il titolo di un libro di Mozzi…)
Fatto.
Ancora una parte di strada. Solo un po’, dài, gli altri hanno già liberato il pezzo che gli compete.
Ora il vialetto.
Sì, per consentire al postino di arrivare alla cassetta delle lettere. Chissà perché poi, dato che quell’uomo non porta mai lettere, solo depliant pubblicitari, bollette da pagare e richieste questuanti di beneficenza. Potrebbe anche fare a meno di passare di qua. Oppure potrebbe arrangiarsi, attrezzarsi con i mammut e fare ugualmente il suo lavoro. Altri non ci sono che si servono del vialetto. I venditori ambulanti aspetteranno il disgelo e Pallina non sentirà la loro mancanza.
Ma dài, che in fondo è divertente spalare neve! Pallina è rimasta sola, gli altri hanno finito. Suda dentro al piumino, mentre le mani nei guanti sono, come sempre, ghiacciate. Cammina avanti e indietro e come il classico spazzaneve raspa via tutto. Ci mette un sacco di tempo. La pala è ottima, anche se ogni tanto s’inciampa in qualche misterioso sasso invisibile agli occhi umani. Sono i muscoli a difettare. Per logica deduttiva, il tempo impiegato aumenta in modo inversamente proporzionale: - muscoli = + minuti necessari. Lo sanno anche i bambini.
Ma mica c’è fretta. Libera dall’impegno di organizzare il pranzo, la signora Pallina procede coscienziosamente e lentamente. E ammette di godersela… Per un attimo la sfiora la tentazione di costruire il pupazzone col naso a carota…
La neve è dolce, rilassa. Attutisce le brutture. Fa bene alla campagna (sotto la neve, pane…) e alle anime. I rami degli alberi carichi di fiocchi bianchi ai lati della strada formano tunnel irreali. Non si pensa ad altre cose quando c’è la neve.
Domani non sarà più così bello. Domani la pioggia o una corrente un po’ più calda scioglierà la purezza, che diventerà fango e si scioglierà senza rimedio, per poi trasformarsi nuovamente in una lastra di ghiaccio sporca e infida.
Il lavoro è finito. Non è stato troppo faticoso.
Appoggiata alla pala la signora Pallina riposa un attimo. Passa un camion che suona il clacson, allegramente, con confidenza. Lei sorride e alza la mano in segno di saluto. Non ha bisogno di voltarsi per sapere che è il signor Pinco. Ma non è che venga a controllare il lavoro fatto… no, cosa dite… è che lui, proprio, non sa starle lontano.
Nemmeno quando nevica.
22/08/2007
PINCO, PALLINA E LA RISTRUTTURAZIONE
La casa avita del signor Pinco necessita di lavori di ammodernamento, restauro, ristrutturazione. Quello che servirebbe anche a me, pensa la signora Pallina, un tantino smarrita di fronte alle condizioni del rudere, avvertendo una certa similitudine e solidarietà fraterna con la vecchia casa. Ma poi si scrolla via di dosso i sentimentalismi retorici: i paragoni sono impensabili, suvvia! Quell’edificio ha più di cento anni, Pallina molti di meno, perdinci…. Le rughe e la polvere che si notano sugli antichi sassi non sono equiparabili ai leggeri segni che il tempo (ma non certo un secolo!!) ha depositato sulle infrastrutture della nostra. Tanto è vero che costei, armata di sola buona volontà, non esita ad unirsi al signor Pinco nell’intraprendere i lavori di cui sopra. Come una giovanotta.
Meglio: come un autentico, giovane manovale, nel pieno delle forze, uno di quelli specializzato in … praticamente tutto quello che serve in un cantiere.
Il lavoro, nella fattispecie, consiste nell’operare una magia, trasformando una vecchia stanza, abitata finora dal regno animale (più di una specie, invero, con tante o poche zampe e magari qualcuna provvista d’ali), in una confortevole camera agibile a creature a sole due gambe malaticce.
Diamo l’incarico a una squadra di uomini? A un’impresa edile? Nooooo, perché mai? Bastiamo io e te, dice il signor Pinco con tanto amore… io, te e naturalmente i parenti più stretti e più validi, quelli cioè che non possono esimersi. E poi, quando servirà, uno che sappia fare lo troviamo.
Per intanto, bisogna demolire.
E che ci vuole?
Piccone, pala, carriola. E motore umano ad operare gli utensili.
La vecchia stanza ha i muri a sassi, e questi, poggiati sul suolo, appaiono fiduciosi come cherubini su una nuvola. Le fondamenta, in quel tempo palafitticolo in cui la casa vide la luce, non erano state ancora inventate. Tanto le pietre, quando trovi quelle che si incastrano fra loro, una volta che si abbracciano è per sempre. Non crollano. Restano fedeli al nuovo vincolo. Mica come tanti matrimoni, al giorno d’oggi, che non stanno in piedi nemmeno col cemento armato.
Il suolo è terra da scavare. E montagna da incontrare, incocciando il piccone, stupiti di trovarla proprio lì, intoccabile, incorruttibile, inossidabile.
“E su questa pietra io fonderò la mia casa….”
No, era Chiesa.
Vabbè, è lo stesso, la solidità dell’intento, evocata dalla stabilità di una base di roccia viva, è sempre quella.
Quanta terra, quanti sassi! Pinco e Pallina e gli altri operai improvvisati ci danno dentro. Pallina è sicura che con una simile ginnastica, a forza di spalare materiale, presto avrà i pettorali e i bicipiti di una lottatrice di wrestling. La schiena non è d’accordo, e avanza pretese da prima donna. Quante storie, pur di farsi notare. Tanto domani sarà tutto dolorante alla stessa stregua.
Pallina continua a pensare che il suo, di restauro, sarebbe stato molto più riposante.
C’è un che di catartico nel lavoro duro, puramente manuale. La fatica straripa da tutti i pori, il sudore pure, ma in un certo senso è un atto liberatorio. Stai demolendo per costruire. Hai uno scopo. Stai manipolando, tu, pura materia, altra materia uguale a te. Sei a contatto con la tua parte primitiva. Uomo o donna non importa, lavori secondo la tua forza, e si scopre che a prescindere da questa c’è dell’uguaglianza fra i due. Entrambi possono fare, in proporzione, le stesse cose.
Bè, certo, quello che il signor Pinco solleva in un colpo solo, la signora Pallina lo distribuisce su tre o quattro. Il signor Pinco è una potenza elevata a enne. La signora Pallina, dopo tutto, è solo una sua frazione, non si può pretendere.
Ma dove non arriva il muscolo, compensa la logica.
La signora Pallina, addetta all’impasto della malta con la piccola betoniera, non fa che discutere con il marito sulle proporzioni degli ingredienti: su sabbia e cemento che se la veda pure lui, ma l’aggiunta dell’acqua è affar suo, di Pallina. E vedere rimescolare il tutto fino a che non acquisisce una certa consistenza, non è diverso dal rimestare la polenta o l’impasto di un dolce. A naso, Pallina sa quando è arrivata la cottura. Ma il signor Pinco deve sempre aggiungerci l’ultimo tocco, personalizzare con un goccio d’acqua in più, ché senza quel goccio tutta l’opera crolla di certo… Mica può darla vinta a una manovale donna…
E poi arrivano il camion da scaricare e il capo a comandare. Mattoni rossi che lasciano il colore, fragili più del vetro (ma saranno affidabili per tirar su un muro??, si domanda Pallina) e sacchi di cemento da 25 chili l’uno, però il primo pesa sempre meno dell’ultimo… Il capo è una ruspa, lavora e comanda senza sosta. Lui sa quello che va fatto, e con tanti apprendisti sotto mano, figuriamoci, come non approfittarne? Tu fai così, tu fai colà, porta questo, riponi quello… Intanto il lavoro procede a vista d’occhio, e l’antica stanza acquista un aspetto sempre più giovanile. Un lifting molto, molto efficace...
Il tempo, felice, si commuove e ci mette le sue lacrime. Pioggia torrenziale, freddo quasi dicembrino ad agosto. Il sudore sparso si incolla sulla schiena in cerca del calore e se lo prende tutto. Dopo tutto, un piumino addosso non ci sta mica male.
La casa avita si tira su una costola, si fa bella e soprattutto utile. La band di manovali improvvisati, acciaccati come la banda bassotti dopo un incontro con la spingarda di zio Paperone, tutto sommato è soddisfatta.
Pinco e Pallina si guardano senza parlare, che proprio non ce la fanno a spiaccicare parola. Stasera fa male anche il muscolo della lingua… ma sorridere no, non costa fatica.
Stanno pensando entrambi la stessa cosa. È così bello e quasi terapeutico demolire; è così bello e sano ricostruire; ed è così bello e gratificante fare tutto questo per i cari vecchi, che la fatica non la si avverte neppure.
Per fortuna, perché domani si ricomincia.
11/06/2007
LA POZIONE MAGICA DELLA SIGNORA PALLINA

La signora Pallina prepara una pozione magica.
Ali di pipistrello e code di rospo, saliva di ragno e dita di millepiedi….
Oddio, a dire il vero si può tentare anche con meno. Tanto la magia è di quelle impossibili, che non riuscirebbe neppure a Harry Potter…
La signora Pallina si trasforma dunque in maga Magò e si mette all’opera.
La formula magica era su un giornale. Un settimanale femminile, uno di quelli dove le magie appaiono facili e accessibili a tutte. A sentire chi scrive su riviste del genere, ci vuole così poco a diventare più belle, più sode, più sicure, più …. Più, ecco. Come dire che se non le magie, almeno i miracoli sono davvero alla portata di chiunque.
Il tutto corredato da foto che fanno travasare la bile dall’invidia, dato che anche per reclamizzare una caramella si utilizzano belle gnocche semispogliate. O semivestite. Le quali probabilmente devono aver fatto indigestione della pozione magica per apparire in cotanto splendore.
Per questo la signora Pallina non ha molti dubbi: la magia funzionerà.
La formula promette di tonificare la pelle, di ricompattarla, di ridarle giovinezza e splendore uccidendo gli inestetismi. Che parola difficile per definire la cellulite…. Pallina pensa, solo per un attimo, che la sua pelle in fondo è sempre stata all’incirca com’è adesso: con tanti difetti, ma anche qualche positività. Gli anni che sono passati non hanno influito molto. Ma che vuol dire, non è mai troppo tardi per migliorare, no? Basta guardare le foto della rivista, e sospirare…
Talvolta è necessario concentrarsi sulle fatuità, perché le brutture di questo mondo sono tante e un cuore non può farcela a sopportarle se non si concede una saltuaria, frivola distrazione.
Via, niente pensieri seri, qui c’è una pozione magica da preparare. Al lavoro.
Il signor Pinco, scetticismo fatto persona, con qualche moina maliarda subisce il primo incantesimo e si trasforma in un tuttofare trova robe… per amore, solo per amore, che a lui la sua Pallina piace com’è. Anche Pallina in fondo si piace, ma un gioco è un gioco, serve per divertirsi e per divertire.
Ingrediente fondamentale, dice la ricetta, è un vino invecchiato almeno cinque anni. Capperi, è la volta che Pallina fa una sbronza, pensa lui… anzi, ridacchia tra sé, la facciamo insieme e poi, sai che festa?…
La doccia fredda arriva impietosa. Macché sbronza, il vino non si deve bere! Ah no? … Peccato.
Non è nemmeno facilissimo trovarne, di vino invecchiato. E quando lo ha trovato, il signor Pinco sborsa una somma che gli sembra ingiusta, se poi non si può nemmeno berne un goccio e non si può far sbronzare la moglie. Ma pur brontolando, come abbiamo detto, per amore si fa tutto, e il signor Pinco porta a casa un rosso sangiovese del 2000. I due coniugi guardano il liquido scuro con un filo di saliva sbavante e molto rimpianto, ma la pozione aspetta, inutile commuoversi.
Non c’è niente da fare. La sbornia con il vinello invecchiato è rimandata a data da destinarsi, con un’altra vittima in bottiglia: questa qui sarà immolata alla magia.
Le erbe portentose le procura maga Magò.
In una notte di luna piena, allo scoccar della mezzanotte, accompagnata dagli spiriti benigni, alla luce fioca di una fiaccola…
Sarebbe fantastico, ma in realtà è molto più semplice: in erboristeria, in pieno giorno e con portafoglio dapprima ben fornito, poi di colpo alleggerito (questa sì è una magia!…).
La signora Pallina comincia a pensare che una seduta dall’estetista in fondo le costa di meno. Ma il suo alter ego Maga Magò ha una voglia prepotente di pasticciare. E di giocare.
Pronti? Via!!
In un’altra notte di luna piena, allo scoccar della mezzanotte, il pentolone fuma…
E dalli….
Ok.
In un giorno qualsiasi, Pallina, novella apprendista stregona come il Topolino di Fantasia, ordina:
Cavatappi!
E il cavatappi gira, gira, gira, il tappo salta e il profumo del sangiovese inebria la maghetta… però, sarebbe bello cedere alla tentazione di un sorsetto, lei che è praticamente astemia…Dopo sì che si vedrebbero certi numeri!
Tintura di ippocastano!
La boccetta si spalanca, il contagocce incrocia la bocca della bottiglia e le versa dentro, in un umido bacio, una per una 50 gocce di liquido ambrato. Facile.
Tintura di quercia marina!
Analogo incontro stregato fra 50 gocce di un liquido ancora più chiaro e lo scuro mare alcolico. Danza il contagocce, proprio come la scopa di Topolino. E se la colonna sonora non c’è, la si inventa, la si ricorda, si mette allo stereo quella che si vuole. Maga Pallina sceglie musica melodica e romantica, l’antro della strega si riempie di testi poetici e note dolcissime...
Foglie d’edera!
Intoppo. La ricetta della pozione parla di 20… che cosa? Non specifica. Venti gocce? Ma l’erborista ha consegnato foglie, non liquido. Venti foglie? Ma se sono tutte sbriciolate! Venti grammi? Ma come si fa a pesare venti grammi con la bilancia da cucina??
Panico. La pozione rischia di saltare per aria. Che fare? Pallina decide di personalizzare la faccenda e mettere una quantità a caso, facendo gli scongiuri.
Certo che infilare le foglie sbriciolate giù per il collo di una bottiglia richiede altro che incantesimi… ci vuole un utensile più pratico.
Imbuto! Ma l’imbuto è notoriamente più stretto del collo della bottiglia e con le foglie si tappa.
Spiedino! Spiedino?! Ma sì, un lungo spiedino d’acciaio per sgomberare il tutto, cosa ci vuoi mettere se no, l’idraulico liquido?!! Foglia dopo foglia in un attimo si innalza il volume del liquido fino all’orlo… che stia già funzionando, l’intruglio? Immagina cosa farà allora sulla pelle…
Fra otto giorni lo sapremo.
La pozione deve riposare al fresco per una settimana. Poi bisogna filtrarla e infine applicarla con un impacco sulle zone malate. Non serve specificare quali. Questione di privacy.
Riporre il pentolone, conservare le ali di pipistrello e le code di rospo avanzate, vedere se è possibile riattaccare qualche dito inutilizzato ai mille piedi dell’insetto omonimo, richiudere il flacone della preziosa saliva di ragno. E attendere.
Consigli dopo impacco del signor Pinco:
1) mettersi a lungo sotto la doccia e usare profumi a volontà. Per confondere un po’ le idee e permettere al marito di avvicinarsi nottetempo senza ubriacarsi di colpo… non per il novello fascino della consorte.
Qualora il lavaggio non fosse possibile o fosse inutile:
2) Non andare a lavorare. Non v’è certezza alcuna che i vapori alcolici provenienti dall’impacco non intacchino le facoltà cognitive e i riflessi necessari per lavorare.
3) Non mettersi alla guida di qualsiasi veicolo semovente. Se anche si fosse immuni al miasma alcolico, provate voi a convincere il poliziotto della stradale che vi ha fermato che non siete alticci. Non c’è palloncino che tenga, anzi, in questi casi nemmeno lo sprecano, il palloncino. Patente azzerata e multa stratosferica non le toglie nessuno. Garantito!
Infine, un consiglio per tutti/e dato dalla premiata ditta Pinco&Pallina: volersi bene e coccolarsi in ogni caso. Questa è la magia più grande e la più facile!
17/02/2007
LA SIGNORA PALLINA E SANTA ESTETISTA
La signora Pallina fiuta aria di estate. Sì, certo, si è appena alla metà di febbraio, ma un bel giorno caldo e carnevalesco lei ha guardato nello specchio, vi ha visto la maschera statica dell’inverno e quella grigia dell’autunno, non le sono piaciute e ha deciso di scorgere l’estate appena dietro la porta, sospirata ospite di riguardo a lungo attesa che finalmente si appresta a regalare la propria presenza.
Urge accoglierla al meglio, non farsi cogliere di sorpresa.
Urge aria di rinnovo.
Urge visita preliminare all’amica Santa Estetista…
Il signor Pinco, profondo conoscitore della materia più ostica al mondo, cioè la propria consorte, rimane ad osservare. Esperienza insegna che qualsiasi cosa osi proferire in questo momento, andrà incontro ad errore certo.
Infatti, se si permettesse di far osservare alla consorte, in tutta sincerità, che lei non abbisogna di alcun tipo di trattamento estetico, perché assolutamente priva di difetti, direbbe la verità che ha nel cuore: un uomo accecato dall’amore giammai farà caso al fisiologico cedimento delle infrastrutture della compagna. Però così potrebbe sembrare che non voglia spendere quel piccolo, piccolo capitale necessario a far sentire bene il cuore del proprio cuore… La quale, cuore del cuore, pur non pensando MAI una cosa del genere, potrebbe imboccare una strada senza ritorno lanciandosi in una filippica amorosa per definire la spesa “un investimento”… per far ben figurare lui medesimo, mettendolo in grado di esibire orgoglioso un bel pezzo di (ex)fanciulla, miracolata di punto in bianco e al punto giusto.
D’altro canto se il poverino osasse concordare sulla decisione della moglie senza fiatare, per la signora Pallina sarebbe come se ammettesse che lei ha un aspetto così orribile da necessitare di restauri intensi. Un’altra verità, del resto, ma mica occorre sempre dire tutto, nella vita… il rischio, al netto, è di offendere a morte per almeno tre mesi la suscettibile metà.
Il dilemma non è da poco, ma il signor Pinco se la cava egregiamente. Anni di esperienza coniugale lo fanno passare indenne attraverso le spine più acuminate… e non sveliamo qui le misteriose arti indovine con cui il nostro se la cava sempre egregiamente. Fanno parte del mestiere di marito.
Diciamo solo che, poiché l’estate, secondo la signora Pallina è alle porte, la suddetta ha un po’ di fretta e non sta lì a pesare le intenzioni. Sguardo adorante, promessa di fisico da top (tap) model e il signor Pinco, perduto per sempre, si offre di retribuire Santa Estetista con un ex-voto per il terribile compito che le si prospetta…
Per capire le ragioni della signora Pallina bisogna andare alle origini. E all’origine sta il fatto inconfutabile che il corpo umano raccoglie, in determinati periodi e circostanze, tutta l’umana spazzatura. Inghiotte rabbia, stress, fatiche, dolori, le lacrime espresse e quelle inghiottite. E trasforma tutto in un pantano, una palude, uno stagno morto e inamovibile che si concentra appunto in siti specifici nel corpo di pochi soggetti fortunati e ipersensibili. Come la signora Pallina, appunto. Le cui discariche personali, dove cioè riporre tutto ciò che abbiamo elencato, hanno una topografia ben definita: la zona compresa tra addome nord, ombelico centro e ginocchia sud, nell’emisfero centro meridionale. Latitudine e longitudine… da est a ovest, da sud a nord e ritorno.
Ecco, quella è la zona cosiddetta della Stagnazione. Il nome ricorda certi periodi della politica, e come in quel caso significa…tutto fermo. Tutto si accumula e non si smaltisce. Ristagna.
C’è bisogno di intervenire drasticamente, l’estate è vicina e con lei l’ottimismo e la rinascita.. Bisogna darsi una mossa, muovere anche le acque più ferme.
Santa Estetista è la persona giusta. Generosa, disponibile, sadica quanto basta e dotata di bicipiti da sollevatore olimpionico di pesi e di mani da praticante karate (hai presente quelli che spezzano pile di mattoni?).
La signora Pallina è una devota di Santa Estetista. In nome dell’estate ogni volta si affida completamente alla sua forte e rassicurante figura e spera nel miracolo giusto. Ma stavolta lo spirito è diverso. Stavolta c’è la consapevolezza di una Stagnazione pesante, accumulatasi nei mesi in una discarica ormai stracolma. L’estate ancora da venire, ma presente negli occhi di Pallina, è solo il pretesto per le grandi speranze di ricircolo.
Eccola Pallina, distesa sotto le grinfie professionali di Santa Estetista. Un lettino riscaldato, niente addosso che non sia la propria pelle e una triangolo di carta velina per veline, voglia di chiudere gli occhi… sotto quel tocco tutt’altro che gentile, la Stagnazione si agita, fluttua, risale e poi scende. Nello stomaco, nel fegato, nel cuore e nei dotti lacrimali. Tutto si muove, finalmente, con lentezza ma decisione, cercando una via di deflusso, di scarico in altre fogne.
Beatitudine assoluta. Rotolata nel fango, stritolata, accarezzata… la signora pallina perde le forme, si liquefa e si rifà, disperde i veleni della Stagnazione e quando tutto è finito… che fatica, ma che leggerezza!!
Santa Estetista, perché sei tutta sudata e così esausta? Guarda me, alleggerita del piombo stagnante, volo come una libellula. Dovresti farti fare qualche massaggio.
Scusa, devo andare, le mie gambette ora danzanti mi trasportano volteggiando dal signor Pinco, leggero anch’egli (nel portafoglio…) Rimettiti in forza…Ci vediamo tra pochi giorni per la purificazione… Sai, l’estate sta arrivando e non le piacciono le tossine.
09/10/2006
PINCO E PALLINA A RICCIONE
A Riccione c’erano pure il signor Pinco e la signora Pallina. Erano lì quasi in luna di miele, per festeggiare l’anniversario di matrimonio. Perbacco, un’unione quasi ventennale merita di essere solennizzata.
Per la verità, il signor Pinco non era entusiasta. Non dell’anniversario, intendiamoci. Quello c’è, esiste, ritorna puntuale, e se non ci fosse dovrebbe inventarselo, perché al mondo non ci sono molte signore Pallina disposte a tenersi un Pinco come lui, per giunta gratis. No, non è la ricorrenza a infastidire, quanto il fatto di andare in una località di mare, prima di tutto. Qualsiasi cosa odori di mare, per il signor Pinco è sinonimo di creatura infernale. La salsedine è nemica, lo iodio avvelena. Quel tratto dell’Adriatico, poi, è realmente pericoloso, inquinato, nero come la pece, da tenere lontano. La signora Pallina ha provato ad obiettare che in fondo a lui cosa gliene cala, se nel mare non ci bagna un’unghia nemmeno se si potesse vedere il fondale cristallino a 50 metri, come ai Caraibi? E poi la stagione non è da bagno, forse neppure da sole. Dai, signor Pinco, non siamo mai stati a Riccione.
Sì, ma Riccione è un posto troppo da vip, e chissà quanta gente c’è, e Pinco odia la mondanità, la superficialità e soprattutto l’affollamento. Lui è l’uomo da vetta solitaria, da nevicata a bassa quota, da silenzio nei boschi. E dire che in compagnia è così gioviale e simpatico, e nemmeno se ne accorge… Dai signor Pinco, siamo fuori stagione, non ci sarà affollamento e nemmeno i vip si faranno vedere. Fai contenta la tua signora senza brontolare, per una volta.
Il signor Pinco finisce per cedere, come fa quasi sempre. E’ il segreto di un matrimonio duraturo. Darla sempre vinta alla moglie. Magari dopo una battaglia sanguinosa, tanto per non mostrarsi proprio tanto arrendevoli.
Niente spargimenti di sangue stavolta. L’anniversario merita una tregua. Si parte per Riccione.
Perché Riccione?
Perché la signora Pallina deve incontrare un gruppo di persone con cui sta lavorando a un’idea. Perché dunque non unire l’utile al dilettevole? A che servono se no i mariti, specie dopo tanti anni di uso e consumo?
Un bacio e una coccola e si parte. Il signor Pinco lungo la via è un po’ musone, ma il viaggio è piacevole. Ci si diverte anche con poco, basta guardare i fuoristrada, i monovolume, i SUV che sorpassano la tranquilla gippippa dei due, e commentare: “Tanto questo paga…questo pure, questo forse no”, riferendosi alla recente tassa imposta da una finanziaria mai così poco ragionevole. Governo che passa, salasso che trovi.
L’arrivo è liscio come l’olio. Una piantina della città nelle mani della signora Pallina, che solo in ultima ha capito che deve metterla rovesciata per orientarsi, guida con precisione i nostri eroi. Ogni tanto s’imbattono in una rotatoria non segnalata, la crisi aleggia nell’aria, il signor Pinco s’innervosisce un po’, ma poi, comprensivo, pensa a come sono facili le rotatorie a spuntare come funghi (anche a casa è stato così) e pazienza. Se questa non è segnata su una piantina così precisa, vuol dire che è nata stanotte, no?
E finalmente l’albergo, qualche presentazione con persone simpatiche e via, subito a fare una passeggiata sulla spiaggia. Tutti insieme. Ma Pinco e Pallina un po’ più insieme. Mano nella mano. C’è vento. Il mare, realmente nero come petrolio, è agitato. Ma fa caldo e c’è anche chi non ha paura della peste e fa il bagno. Si cammina sulla riva, giocando con le onde che vogliono lambire i piedi ma vengono evitate a tutti i costi… si ammirano scritte e disegni sulla sabbia, riflettendo su quanto sia effimera una simile creatività, oggetto per pochi fortunati.
La signora Pallina è felice.
C’è il mare, il vento, l’amore e l’amicizia. Tutto lì per lei. Si può chiedere di più dalla vita?
La passeggiata è lunga, c’è gente da guardare, vetrine da sbirciare, una libreria da visitare…
Poi in albergo altri arrivi, sorrisi, incontri, abbracci. Pallina dà un volto a ogni nome conosciuto finora solo come tale. Le sorprese non mancano e sono gradevoli. Il signor Pinco è un po’ in imbarazzo, tra tutti quegli sconosciuti, ma gli passerà. Perché sono persone simpatiche e finisce per essere contagiato dall’allegria. E dopo chiederà a Pallina chi è questo e chi è quello. Ora vuole partecipare anche lui in piccola parte alla piacevole compagnia. Si fa per dire. Appena si parla di lavoro, il signor Pinco crolla. Del resto non è un addetto ai lavori. Ma resiste e non si addormenta dopo cena. Grande!
Cosa non si fa per amore.
Per amore si resta anche tutto il giorno da soli. Mentre la moglie partecipa alla riunione di lavoro, il giorno dopo, il signor Pinco va a spasso. In solitaria. Gira e rigira per le vie di Riccione. Guarda le vetrine e le ragazze, che chissà perché qui hanno tutte la minigonna. Trova viale Ceccarini, per il dispetto della signora Pallina che invece andrà via senza vederlo. Poi dorme, tutto un pomeriggio in letargo, mentre fuori piove e fa freddo. E la signora Pallina, ignara, partecipa alla riunione come meglio sa fare. Un pensiero al marito (si annoierà, tutto solo?), uno al nuovo fantastico mondo che si apre davanti a lei. No, il signor Pinco non si è annoiato. Ha ronfato beato, come non fa mai a casa sua, preso da mille impegni.
E l’anniversario da festeggiare?
Tranquilli, è domani.
E l’indomani arriva, ed è già partenza. Come si fa a dire a tutti che per Pinco e Pallina è una festa grande? Non si riesce, è proprio ora di partire. Saluti e abbracci ad una compagnia così affascinante che perfino il signor Pinco è stato contento di conoscere. Un po’ di rimpianto, la giornata è di nuovo bella e calda. Non c’è tempo per salutare il mare color petrolio. Si risale in macchina, si dà un passaggio agli amici, si chiacchiera ancora amabilmente. Ma la signora Pallina vuole ringraziare il signor Pinco per i bei giorni che le ha regalato per l’anniversario. All’autogrill acquista i Baci Perugina, ad un costo esagerato e glieli consegna, con un bacio (vero) e un sorriso.
Grazie amore.
Costano cari, i cioccolatini, ma sono buoni e dolci come te.
Mille di questi giorni.
12/09/2006
AMORE E TECNOLOGIA, DI QUESTI TEMPI
Il signor Pinco:
se io avessi la faccia a forma di monitor tu mi guarderesti di più, cara.
La signora Pallina:
se io andassi a gasolio e invece di parlare facessi WROOM WROOM, e se per funzionare avessi bisogno di acceleratore e frizione, tu non vedresti altro macchinario che me, caro.
Il signor Pinco e la signora Pallina, come si vede, amano la tecnologia.
Quello che non si vede è che anche loro si amano molto.
Potete giurarci.
Il futuro, per loro, è un trattore a forma di computer.
O un computer con le ruote a forma di trattore.
Di questi tempi, così va il mondo.
02/08/2006
CAVALLI SOTTO LE STELLE
Il signor Pinco e la signora Pallina soffrono di divergenze di opinioni su alcune cose.
Il che rischia di compromettere ogni giorno il delicato equilibrio ventennale della loro convivenza.
Il signor Pinco e la signora Pallina, peraltro, condividono molte cose.
Il che fa sì che dopo lo stesso ventennio di cui sopra stiano ancora insieme a parlarne.
Una passione comune eppure diversa è quella per i cavalli. Per l’equimania, insomma. Comune, perché sempre dello stesso quadrupede si tratta. Diversa perché viene vista da due punti di vista differenti. Mentre la signora Pallina sogna (e solo sogno può essere) di vincere trofei di salto ostacoli o di fare la cow-girl (woman) in tale stretta simbiosi con l’equino da non necessitare di sella o briglie per farsi capire dal medesimo, e di fronte a un muso vellutato non sa resistere alla tentazione di strofinarci sopra il proprio, il signor Pinco adora il lato pratico: brusca e striglia, pedicure, mangime, fieno e letame. Né disprezzerebbe mettere in piedi un bell’allevamento. Ma salire sulla schiena del poveraccio coduto, no, scherziamo?, il suo peso lo stroncherebbe.
Detto ciò, la passione comune resiste e ha fatto sì che stasera i nostri si ritrovino a guardare i cavalli sotto le stelle. Nel senso di assistere ad uno spettacolo a base di cavalli e meraviglie.
Sotto le stelle perché è all’aperto e, miracolo, non piove nemmeno. E’ una bella sera di fine luglio, fresca, piena di zanzare e moscerini come si deve a una serata del genere.
Ecco che i coniugi entrano nell’area deputata allo spettacolo. Un gran prato, una pista da circo cosparsa di segatura, sedie di plastica tutto intorno. Da un lato, le star. Cioè i cavalli. Non si può restare in disparte, bisogna andare a vederli da vicino. Magari non rilasceranno autografi, che peccato: nemmeno l’ombra di uno zoccolo su un foglio di carta qualsiasi…. Però si lasciano sfiorare, toccare, carezzare, divi muti e consapevoli del proprio fascino.
Guarda quanti ce ne sono signora Pallina…
Sono uno più bello dell’altro, signor Pinco…
Tornano ai loro posti già parzialmente soddisfatti. I protagonisti dello spettacolo sono ben curati, proprio come attori professionisti sottoposti a lifting. Mantello lucido, camerino pulito, vivacità e curiosità al punto giusto, niente costole in vista da eccessive diete dimagranti. Niente. Creature belle e in salute e nient’altro. Nonostante lo spettacolo ovviamente itinerante comporti certamente notevoli disagi nel loro trasporto e cura.
Il signor Pinco e al signora Pallina, quando lo show ha inizio, assistono in diretta all’uscita degli attori dal camerino, li vedono andare dietro al tendone che funge da sipario e aspettare impazienti il loro turno.
Pallina è a dir poco sbalordita. Il primo numero prevede l’esibizione di sei cavallini francesi della Camargue, bianchi come le nuvole di un cielo primaverile. Dietro il tendone sono liberi, non li tiene nessuno, sanno perfettamente quando entrare e cosa fare. Ad un segnale difatti entrano ed è come vedere in scena i cavalli di Apollo, quelli che fanno muovere il carro del Sole. Bellezza, eleganza, forza. I sei viaggiano all’unisono in tondo alla pista, in fila indiana, alzano una nuvola di polvere, si mettono alti sulle sponde di fronte al pubblico con divina regalità. Pallina ne ha proprio uno di fronte e si commuove per quanto è meraviglioso. Sempre con elegantissimo incedere saltano, uno dietro l’altro, piccoli ostacoli e ad un semplice STOP dell’uomo che li accompagna, si fermano di botto, tutti insieme, come una sola creatura. Niente fruste, niente violenze. Sembrano divertirsi e fare a gara a chi è più bravo a fermarsi. Meritano il biscottino dell’uomo e il suo bacio.
Anch’io un bacio… pensa Pallina, leggermente incerta se indirizzarlo agli animali o all’umano, che, per la cronaca, è un esemplare di quelli che proprio non è che si buttino via… mezzo gitano, mezzo corsaro, il costume non chiarisce le idee su cosa voglia rappresentare. Resta il fascino dell’uomo che sa come sussurrare ai cavalli.
Ma siamo solo all’inizio. Gitano o corsaro, sarà lui che accompagnerà anche gli altri attori. Da un gruppetto di splendidi mini ponies irlandesi, alti poco più di un cane lupo, che invadono la pista con allegria e arrancano velocissimi sulle zampette, praticamente quasi al galoppo, dove i loro cugini bianchi trottavano regalmente, ma saltando gli stessi ostacoli (tutti insieme, i piccolini, meno uno, il più furbetto!). Allo splendido stallone arabo, che ad un semplice comando si erge in tutta la propria statura, e corre incontro all’uomo agitando gli zoccoli, e sembra voglia abbracciarlo, lo sfiora e non lo tocca, sa bene che una zoccolata a quell’altezza significherebbe fracassare il cranio al suo amico. E poi c’è il cavallo di Zorro. Meraviglia delle meraviglie, altissimo, nero come il peccato, lui che di peccati non può averne, stupenda creatura dallo sguardo luminoso, se il nero può rifulgere di luce. Il corsaro per l’occasione è diventato Zorro, con tanto di maschera di stoffa che lo rende assai intrigante…
Qualche giro veloce di pista, impennate che danno la sensazione possano toccare il cielo, e Tornado (ma non si chiama così l’imponente Frisone) si mette poi in mostra senza alcuna vanità. C’è l’intervallo, si può montare in sella, proprio sulla sua groppa, e fare fotografie con Zorro.
Signor Pinco andiamo anche noi?
Ma no, lo abbiamo già visto prima da vicino nel suo box.
I bambini accorrono e vengono issati di peso. Per me ci vorrebbe una gru, pensa Pallina, che tanto più alta di un bimbo non è… ma di certo più pesante.
Signor Pinco…
No, vacci tu.
Dai, vieni anche tu.
No.
Allora vado io.
E in quel momento, mentre Pallina si alza decisa, Tornado viene riportato al box. Pazienza. Ha terminato, per oggi, il suo ruolo di bello. Ma domani sarà ancora più bellissimo. Va bene, lo so che non si dice così, ma lui lo merita. Credetemi.
E non c’è solo il corsaro-gitano-zorro che gioca con i cavalli. C’è anche uno stunt-man, anche questo una via di mezzo tra un cow-boy e un pellerossa (nessuno che sappia decidersi fra quale sogno incarnare? Sarà perché vanno bene tutti?). Il pericolo è il mio mestiere, dice la voce narrante dello spettacolo riferendosi al giovane e smilzo stunt-man. Che dimostra dal vivo quanto ciò sia vero. Prima compie un salto attraverso il cerchio di fuoco in sella ad uno splendido albino dagli occhi di ghiaccio che sembra incarnare gli orrori infernali, e invece ha il muso più morbido e dolce di tutti gli altri (Pallina lo sa, lo ha provato prima).
Poi una serie di salti acrobatici su e giù di sella da un Appaloosa, che però, distrattino, ha stretto troppo sul bordo pista, così che l’acrobata quasi si rompe una gamba sulle protezioni. Quasi, perché poi rischia di rompersi definitivamente il piede quando si esibisce in una finta caduta da morto e il cavallo gli si sdraia comodamente sopra. Mica lo sa, il cavallo, quanto pesa. Mica lo sa che quel piede si può spezzare messo lì così.
Ma poi lo smilzo si libera, lo show deve continuare, anche se lui zoppica un po’, e va a fare da bersaglio al corsaro che gli lancia i coltelli addosso, contro una tavola. Insomma, se le cerca proprio, pensano insieme i coniugi Pinco-Pallina…
Poi però il giovane si rifà quando viene invitato qualcuno del pubblico a prendere il suo posto di bersaglio. Per un attimo Pallina trema, lo smilzo si sta dirigendo verso di lei… ma no, lui ha già adocchiato la preda: una giovanissima fanciulla nemmeno maggiorenne, ma con una microgonna che mostra belle gambotte da ballerina, sode, lunghe, muscolose.
‘A Pallina, non puoi certo competere. Lascia che sia lei a essere infilzata, tu hai fatto il tuo tempo. Non ti vogliono nemmeno da affettare, non vedi? Consolati col tuo Pinco, che è meglio.
E anche con l’alta scuola di uno stallone Andaluso che cammina a passo di danza, criniera intrecciata e ciuffo bizzoso come lui non è, docile e preciso, vero professionista senza capricci.
Il breve show comprende anche un po’ di rettili in giro per la pista: lunghi pitoni e anaconde, serpentelli di vario genere, un varano, insomma, per molti, il meglio dell’horror. E c’è anche un piccolo clown, piccolo nel senso di età, che avrà sì e no 8 anni, terribilmente simpatico e assolutamente professionale nell’ispirare tenerezza e risate.
Ma ciò che resta, di quel “venghino siore e siori”, di quello spettacolo itinerante, oggi qui domani là, è il meraviglioso mondo del cavallo. Creatura gentile da fiaba, grande, forte e indifeso amico dell’uomo, che per l’uomo andrebbe sulla luna. Anzi, a trainare il bollente carro del Sole…
Pinco e Pallina si avviano verso casa, sottobraccio sotto le stelle, stretti stretti, immersi ciascuno nel proprio sogno, gli occhi pieni di bellezza.
16/06/2006
STESSA SPIAGGIA, STESSO MARE
Il signor Pinco e la signora Pallina stanno rientrando a casa. Sono incolonnati in autostrada, causa ennesimo incidente, che viene dopo l’ennesimo rallentamento per lavori, che viene dopo l’ennesimo imbottigliamento per il puro e semplice caos viario. Entrambi pensierosi, oltre che stufi e un po’ incazzati per il ritardo, sono in preda dei propri pensieri.
Il signor Pinco ha già archiviato i giorni appena trascorsi con un sospiro di sollievo. Finiti, finalmente. Si sa, lui, uomo dei monti, considera il mare una tortura o poco meno. Ancora non riesce a capire il senso di passare un’intera giornata stesi sulla sabbia ad arrostirsi. Troppo sole fa male, lo sanno tutti. Medici ed esperti raccomandano di stare all’ombra. E se uno deve stare all’ombra, tanto vale rifugiarsi sotto un pino montano, un abete, un larice, o un intero bosco, no? Per lo meno sta più fresco e respira aria buona. E che dire poi dell’insulsa abitudine di mettersi a mollo in quella spaventosa vasca di acqua blu, che quando esci, e non sei affogato solo perché ti sei saldamente ancorato con le estremità al fondale (ragion per cui è tassativamente vietato addentrarsi in mare oltre un certo livello. Quello del proprio ombelico, per intendersi), se non sei affogato dunque, o morsicato dalle meduse, sei comunque incrostato di sale come una miniera, che ti si potrebbe passare direttamente al forno con un rametto di rosmarino? Che senso ha bagnarsi, rischiare la fine del topo di fogna, uscire dall’acqua, sentire la pelle tirare come cartapesta, rimettersi al sole, scottarsi, ribagnarsi, rischiare di nuovo e via di seguito? No, il signor Pinco proprio non concepisce una fatica simile. Meglio, molto meglio, scalare una vetta, saltare con i caprioli, tagliare legna nel bosco, seccare il fieno, ecc. A proposito, è proprio il fieno il pensiero fisso del signor Pinco, adesso. In sua assenza l’erba sarà cresciuta almeno due metri, ci vorrà la motosega per tagliarla e poi seccarla e riporla nell’apposito fienile. Una settimana, o poco più, al mare? Solo per amore di Pallina, ché se invece si ferma a pensare a quanti lavori nella sua campagna gli sono rimasti indietro…. Ma poi osserva sottocchio la sua metà: sebbene pensierosa è tutta abbronzata e più o meno soddisfatta, più o meno rilassata, più o meno serena. Le ci voleva uno stacco. In fondo, in montagna ci vive per tutto l’anno, e una boccata di iodio non ha mai ammazzato nessuno. O no? Cosa non si sopporta per amore!!
La signora Pallina è immersa in un altro fiume di pensieri. Il caldo in autostrada è palpabile, saranno 35° C almeno, nonostante sia prossimo il tramonto e nonostante il condizionatore sia in funzione (ben regolato, al minimo, e sul versante sud, cioè sui piedi, dal marito, che teme sempre il colpo della strega da infreddatura condizionata). Sì, fa caldo, e una giornata in più al mare non sarebbe stata da lei disdegnata. Ma per amore, per non vederlo sbuffare in silenzio ogni minuto, ha accontentato il marito e ora sono sulla via del ritorno. E nell’attesa che il casotto autostradale si risolva lei torna col pensiero ai giorni appena trascorsi.
Durante il viaggio di andata, mentre erano incolonnati da due ore per il solito incidente (ma che, sulle autostrade grava uno speciale malocchio?!!), la signora Pallina si domandava cosa le avrebbe riservato la vacanza. Stessa spiaggia, stesso mare, da tre anni a questa parte: la loro destinazione non aveva più misteri da risolvere e poche attrattive ancora da vedere. Non è che sarebbe stata una noia totale? La suddetta località, in così bassa stagione, è meta di pensionati, non conosce il senso della parola movida, né affollamento, né movimento. Un luogo tranquillo, insomma. Forse troppo?… Ma Pallina, tutto sommato, non se n’è preoccupata più che tanto. La sua condizione di pila esausta non le richiede altro che cercare di scoprire se è di natura ricaricabile, con la possibilità di autorigenerarsi mettendosi in carica, o di categoria usa e getta, e quindi cercare riposo eterno negli appositi contenitori in discarica. In parole povere, sarebbe riuscita Pallina, con questa vacanza, a recuperare l’ equilibrio psicofisico disperso negli ultimi tempi?
La stessa Pallina se lo chiedeva durante il viaggio di andata, e ora, durante il ritorno, pensa di potersi dare una risposta. Prima però, mentre il signor Pinco recita tutto il rosario in modo assai poco cristiano nell’attesa che si torni a poter ingranare almeno la seconda marcia, oltre alla prima, la di lui consorte rispolvera quanto la vacanza le ha regalato in così pochi giorni.
Due ragazzi sulla spiaggia.
Sono due giovanotti, sui 25-30 anni. Belli, ben fatti, fisico abbronzato e palestrato. Hanno il sacco a pelo, dormono lì, vicino agli scogli. Leggono molto, uno di loro fa anche una sorta di stretching che lo fa assomigliare a un gatto sornione che si stiracchia. Movenze aggraziate su un corpo ben tornito, splendente di gioventù. Ci vuole poco a capire che i due non sono solo amici. Si scambiano effusioni tenerissime, ridono fra loro, si abbracciano mentre sono stesi al riparo degli scogli. Si fanno le coccole. L’amore in loro è così evidente che è una bellezza guardarli. E come al solito, una volta di più, c’è proprio da chiedersi se è davvero fondamentale fare distinzione fra omo ed etero. Quando l’amore c’è, c’è. Ha davvero importanza, alla fine, sesso, razza, età? L’amore è un fatto personale, ma quando è lampante coinvolge in modo positivo chi gli sta vicino. Era piacevole guardare quei due ragazzi volersi così bene. Tanto che quando se ne sono andati, è mancato qualcosa sulla spiaggia.
La cinese.
Una cinesina, non proprio giovanissima, ma graziosa ed elegante come solo le cinesi sanno essere, si aggira per la spiaggia offrendo massaggi. Massaggi seri, serissimi. Un giovane, con accanto la fidanzata, richiede il suo servizio, e la cinese comincia. Ogni singolo dito dei piedi viene sfiorato, accarezzato, manovrato. Ogni singolo muscolo della gamba viene isolato e trattato con fermezza e delicatezza. Si ha sensazione di benessere solo osservando, è come se quelle mani gentili sfiorassero anche la tua pelle, i tuoi fasci di nervi e muscoli, che immediatamente si sentono bene. Il piede, la pianta, il dorso, il polpaccio, la coscia, fino al gluteo. Le tue gambe sono più leggere, dimenticano stasi venosa o crampi, si nutrono del massaggio fatto da mani esperte su un’altra persona. Ah, che sollievo. Poi sarà il giovane a sborsare dieci euro, ma tu ti senti leggero più di lui.
L’africano.
La spiaggia, si sa, è il regno degli ambulanti. Camicioni e bikini, occhiali da sole e borse fintamente griffate, collane e pendagli di ogni sorta, perfino tatuaggi, puoi trovare quasi tutto. Pur essendo rigorosamente vietato. E’ la norma, è la prassi, sembri tu quello che invade quel mondo, per quanto sono numerosi e talvolta assillanti quei poveri extracomunitari che cercano di rifilarti le loro chincaglierie. Ma ce n’è uno un po’ speciale. Uno che si siede accanto a te, apre uno zaino e ti riversa una montagna di libri. Tu comprare, dice, per una giusta causa. Per aiutare me e tutti miei amici africani come me. Sei stupito, non ti è mai capitato d’incontrare un ambulante che vende libri. Guardi i volumi e scopri che sono belli e inusuali. Tutti parlano d’Africa. Storie di emigrazione ed emarginazione, sotto forma di romanzi o racconti. Ricette africane. Favole africane. Storie ordinarie di guerre assurde. Ogni libro parla d’Africa, di un continente immenso, magico, che sta per andare alla deriva, dimenticato da Dio e dall’uomo. Scopri che c’è un’associazione a Milano che si occupa della diffusione di questi libri, grazie ad un piccolo editore, e con i proventi cerca proprio di aiutare gli africani emigrati in cerca di una vita serena e possibile. Di una vita, insomma. Vorresti comprarli tutti, quei libri, ma, accidenti, non si può. Non è che sei così ricco da fare il benefattore che salva il continente. Alla fine ne scegli due: una storia d’amore tra un’italiana e un africano, e una cronaca di Medici senza frontiere. Un contributo troppo piccolo, certo, ma dato col cuore.
Il mare.
Il mare è cristallino, calmo come qui non lo hai mai visto. Fai il bagno e ritrovi, ancora una volta, la sensazione di volare. Cala la diffidenza, ti lasci abbracciare dalle sue acque. E poi c’è la luce. Ti chiedi perché un quadro in camera tua sia dipinto solo con verde, bianco e blu. Fino a che in un mattino di luce accecante scopri che questo mondo è davvero fatto di questi soli colori. Il verde è per i boschi. Il bianco e il blu sono la scala cromatica che impregna ogni cosa, quando il sole è così accecante, così caldo, tra il blu turchino del cielo e quello scuro del mare.
Le strane coppie.
Passeggiando sul lungomare s’incontrano coppie molto strane. A volte c’è un lui che dimostra almeno 30 anni più della sua lei. Altre volte c’è una lei che, nonostante evidenti segni di restauro, si accompagna ad un lui molto più giovane. A volte c’è una lei molto elegante, sofisticata e truccata come una diva, che passeggia al braccio di un lui adatto per età, ma non eccessivamente avvenente, e che indossa calzoncini corti tipo safari, sandali e calzini e maglietta stropicciata. Molte volte ci sono coppie formate da due lui. Come si diceva prima, quando l’amore c’è, ha qualche importanza la forma? Qualche remora viene, forse, quando la coppia diviene triangolo. Un ragazzo molto giovane, in spiaggia, è con due ragazze della sua età. Un po’ bacia una, un po’ bacia l’altra. Un po’ accarezza una, un po’ accarezza l’altra. Un po’ fa il bagno con una, un po’ fa il bagno con l’altra. Che dire? Qualcuno (uomo) avrà certamente detto: beato lui!
La gita a Portofino.
Stupenda località vip. Uno normale ci può andare solo per guardare. Se poi vuole mangiare, deve portarsi il libretto degli assegni. Esempio: due panini, una birra e mezzo litro di minerale costano appena 20 euro. Figuriamoci un pasto. Eppure i tavolini di ristoranti e bar sono tutti occupati di gente che trasuda soldi da ogni poro. Gente ben vestita, che parcheggia lo yacht come noi il cinquantino. E i negozi sono solo di grandi marche. E anche alla bancarella che vende strofinacci, centrini e presine ricordo la dolce vecchietta ti spilla altri 20 euro con un sorriso gentile e senza scontrino. Poi t’imbatti in una coppia di sposi giapponesi. Lei bellissima, vestita con un abito all’occidentale color avorio con strascico e velo, minuta ed elegante, splendida bambola orientale. Lui, lo sposo, sembra quasi minorenne, sorride come uno che non sa dove si trovi e ringrazia tutti, anche i piccioni che gli svolazzano attorno. C’è di bello che il fotografo immortala gli sposi cogliendo anche te, mentre stai cercando di mangiare il tuo panino. Che bello, la tua faccia finirà in Giappone e tanti si chiederanno chi diavolo sei, un terzomondista, affamato e accaldato?… Sfilano anche gli invitati giapponesi: i genitori di entrambi, i papà in tight e cilindro, le mamme, e altre signore, in elegantissimi abiti di seta e… ciabatte infradito ai piedi. Fantastiche.
Le due americane.
Sul treno, in occasione della gita, due americane si siedono vicino a te. Sono enormi, da 140 chili l’una, coloratissime, sorridenti, sessantenni almeno, sudate e affaticate al limite dell’infarto, ciarliere, ma non parlano italiano. Biglietti, chiede il controllore. Loro esibiscono il biglietto, ma non è obliterato. Lui vuole fare la multa, sono 5 euro a testa. Glielo spiega con la calma di chi è avvezzo a vedere di tutto in treni sovraffollati e perennemente in ritardo. Glielo spiega in un inglese fluente e comprensibilissimo. Loro rifiutano di pagare. Non sapevano di questa strana legge che ti obbliga a timbrare un biglietto quando lo hai acquistato regolarmente. Credevano che bastasse l’acquisto. È così che funziona al loro paese. Il controllore richiede documenti e i soldi per la multa. Da parte delle signore un categorico no. In quanto ai documenti, sono sulla nave che le ospita, spiegano. Il controllore perde la pazienza. Alla prossima fermata chiama la polizia. Salgono due poliziotti. Uno non parla inglese, sa solo ripetere che il treno non può ritardare a causa loro e invita le due donzelle a scendere e a sbrigare le formalità in stazione. I’m a polishman, dice, come down, please! No, è la decisa risposta delle due. Interviene il secondo poliziotto che parla benissimo l’inglese e ripete tutto il discorso. No, insistono loro, sempre più sudate e sempre meno sorridenti. Arriva anche il capotreno. La confusione è al massimo. Già t’immagini intervenire il carro attrezzi per spostare di là le due pesanti, irremovibili vecchiette, e il conseguente incidente diplomatico che ne scaturisce quando queste perderanno la nave e denunceranno lo Stato italiano di sequestro di persona e maltrattamenti. Rottura delle alleanze, crisi internazionale. Già ti vedi sull’orlo della terza guerra mondiale, a causa di un biglietto non obliterato, quando dopo un quarto d’ora di discussione, dove ognuno dice la sua e non si capisce più nulla, una delle turiste estrae dal marsupio una banconota da 10 euro. Tutto si calma, il treno riparte, il controllore ha la sensazione di essere stato preso per i fondelli, ma anche per stavolta, fortunatamente, la bomba atomica è scongiurata.
La coda in autostrada si è sbloccata, il signor Pinco riparte, scomodando l’ennesimo santo, e la signora Pallina si riscuote dai ricordi. A dire il vero c’è ancora un paragrafo a conclusione, quello degli amici. E’ stata la vacanza degli amici.
Una bellissima serata in compagnia di un amico, venuto apposta per te, ha regalato buonumore e benessere. Una pizza, una passeggiata sul lungomare, tante chiacchiere piacevoli, una splendida luna piena sul mare. Una serata serena, ricca di calore nonostante il fresco marino.
E sulla strada del ritorno, deviazione obbligata per salutare altri amici. Amici di quelli che sai che non possono farti alcun male, la cui compagnia è così piacevole che t’intristisce la lontananza, perché non ne puoi godere abbastanza. Amici che ti vogliono bene e a cui tu vuoi bene. Senza ma e senza se.
Insomma, si rientra a casa. La signora Pallina scopre di non essere poi una pila da discarica, ma di quelle ecologiche, meritevoli di ricarica. Per il momento il rigeneratore blu del mare ha funzionato. Speriamo che duri. E comunque è stata una bella vacanza. Stessa spiaggia, stesso mare, nuove facce, nuove storie. Una mano le scivola sulla gamba del marito in una carezza, quasi a sciogliere i crampi che immancabili lo colgono. Grazie signor Pinco. Quand’è che ci torniamo?