07/08/2009

FRITTOLOGY


E ora parliamo di noi.
Voglio dire, va bene elogiare i libri scritti dagli altri, ma se per una volta parlassimo di noi, e di quello che facciamo, scriviamo, di come ci divertiamo?
Mi sembra cosa buona e giusta.
Ecco dunque come lavora, si diverte e scrive la Carboneria Letteraria, associazione ludico-culturale, nonché seria e gaudente (e non è una contraddizione), cui da qualche tempo ormai appartengo.

È uscita, ancora fresca di stampa, FRITTOLOGY, la seconda antologia carbonara, pubblicata da Giulio Perrone Lab.
Si tratta, appunto, di una raccolta di racconti, ma un po’ particolare (altrimenti non sarebbe carbonara).
Qui i racconti non sono messi alla rinfusa o in modo banale, magari in ordine alfabetico, senza un filo logico. Qui un filo conduttore c’è, ed è… pazzesco sotto molti punti di vista.

Già dal sottotitolo s’intuisce che c’è qualcosa di anomalo:
“Friggiti il cervello e riscopri un contatto positivo con la realtà”.

In che senso friggiti il cervello?

In senso quasi letterale, dato che non in poche occasioni si consiglia al lettore, o se ne parla attraverso i racconti, di farsi un sano elettroshock ad almeno 220 volt. Per friggere il cervello, appunto.

Spieghiamo.

Seguendo i dettami della, come chiamarla, disciplina?, teoria comportamentale?, scienza? dei giochi di ruolo, in questa raccolta noi carbonari ci siamo calati nei panni un po’ farseschi, un po’ credibili, un po’ drammatici, di pazienti affetti da turbe psichiche.
Ogni racconto mette in qualche modo in luce le variabili psichiatriche di personaggi immaginari tutti da studiare, che nell’insieme compongono un case study analizzato dal professor Silos Von Lager. Un esimio scienziato, costui, ancora più immaginario, del tutto inesistente, ma che si permette di scrivere introduzione e post-fazione, peraltro assai affascinanti, a un manuale psichiatrico destinato a diventare il faro della psichiatria mondiale, e il cui consiglio finale è, appunto, una sana frittura di neuroni.

Il manuale, nonostante l’apparenza e il titolo assolutamente folli, è molto ben fatto.

I singoli casi clinici (cioè i racconti), spesso scritti in forma di diario per consentire al paziente una qualche speranza terapeutica o almeno consolatoria, sono preceduti da poche righe di presentazione e/o annotazioni dell’esimio professore, e seguiti da alcuni SPASSOSISSIMI esercizi consigliati  “ […] che aiuteranno il lettore a far proprio il punto di vista alienato del paziente, e a fare un passo nella riscoperta di un proprio rapporto positivo con la realtà.” (dalla prefazione di Paolo Agaraff).

Eccolo, il filo conduttore di un’antologia diversa, quello del manuale psichiatrico “serio”, con l’esposizione di casi umani a volte divertenti, a volte assurdi, a volte tragicamente possibili. Perché la follia non è, come si crede, il caso isolato. La follia è ovunque, è tra noi, e può essere lucida o distorta, può anche far ridere, ma di certo non può e non deve essere ignorata.

Altra cosa curiosa è che in molti racconti si scoprono comunanze di personaggi o situazioni, un po’ nate per caso, mentre l’antologia prendeva forma, ma un po’, anzi molto, fortemente cercate. Ecco dunque che in qualche caso clinico si trovano riferimenti espliciti ad un altro, con cui però non ha a che fare, essendo quello un’altra storia.
Quasi a voler sottolineare, ancora una volta, che il disagio mentale è fra noi più di quanto crediamo, e tocca l’esistenza di ciascuno.

Non manca un’autentica, folle bibliografia, cui l’esimio e pazzoide professore ha altrettanto follemente attinto. Perché le cose, anche pazze, vanno fatte seriamente.

Adesso abbandono i panni del recensore, spudoratamente di parte, per parlare della mia avventura insieme alla carboneria.
Per quanto mi riguarda in questo secondo lavoro collettivo si trovano, in mezzo agli altri, un racconto tutto mio, due racconti scritti a quattro mani, io con Giuseppe D’Emilio, e uno scritto a… dieci mani, con le altre “ragazze” carbonare (Biancastella Lodi, Francesca Garello, Manuela Maggi, Chiara Bertazzoni), vale a dire tutto al femminile.
La scrittura collettiva, come ho detto altre volte, è un qualcosa di atipico nel mondo letterario, di norma teso all’introspezione e alla solitudine dello scrittore, nonché prostrato al suo narcisismo e al suo ego. Ed è da provare, almeno una volta nella vita, per uscire proprio dal guscio e confrontarsi con gli altri.
Io mi sono divertita.
Certo è ovvio che qualcosa si sacrifica: un’idea originale che viene stravolta, una frase che ti pareva bella che viene cassata, un intero paragrafo che sembrava ben riuscito interamente rivoltato… ma se fatto in armonia, nel nome della riuscita del racconto, allora va bene: in fondo chi lo dice che siamo perfetti, che non si può sbagliare? Quando si scrive in tanti, com’è capitato a noi “ragazze carbonare”, la maggioranza decide, ma se si vuole discutere si discute, nessuno perde la propria identità. Ognuna di noi infatti è stata libera di presentare lavori singoli, se lo voleva, e di continuare a scrivere da sé nel futuro.

Per tornare al manualetto di casi psichiatrici, voglio fare un po’ di pubblicità neanche troppo occulta.
A chi ama i giochi di ruolo, a chi preferisce estraniarsi dal mondo concreto, a chi anela ad altri mondi e altre situazioni, a chi il contatto con la realtà tutto sommato non lo cerca poi tanto: insomma a  tutti coloro che amano una buona e “strana” lettura, questo libro è vivamente consigliato.
Non dovrebbe dirlo una degli autori.
Ma io lo dico.


Ecco l'elenco dei carbonari che hanno partecipato.

Paolo Agaraff
Andrea Angiolino
Chiara Bertazzoni
Cristiano Brignola
Alessandro Cartoni
Ramona Corrado
Pelagio D'Afro
Giuseppe D'Emilio
Roberto Fogliardi
Francesca Garello
Gianfranco Grenar
Biancastella Lodi
Manuela Maggi
Stefano Marcelli
Alessandro Papini
Lorenzo Trenti
Bruno Zaffoni




silenziosamente concepito da Ramona 14:16:00 Commenta:

26/06/2009

MANGIANDO, BEVENDO, SCRIVENDO, VOLANDO

Immagina una riunione fra amici, denominata affettuosamente corso di scrittura.
Immagina che si tenga in un weekend, in una sede un po’ anomala per un corso: una casina ai piedi delle Dolomiti, non lontano da dove qualcuno immaginò che un tempo si fossero verificati un bel po’ di strani miracoli. Una  casetta  seminascosta tra le altre in un paese piccolo piccolo, eppure immersa nel verde.

Immagina che il corso si intitoli “Mangia, bevi e scrivi”, e ti fai solo una piccola idea della cosa.

Un gruppo di amici, conosciutisi proprio durante altri corsi “ufficiali”, si ritrova a mangiare, a bere e discutere di letteratura con chi di letteratura se ne intende: uno scrittore.
Accolti e raccolti nel verde di un prato, sotto un ombrellone o magari un ombrello, a seconda dei capricci del tempo, in canottiera o col maglione di lana, ad abbronzarsi o a congelarsi indifferentemente, perché così è in montagna, si ascolta con attenzione la “lezione”.

Si impara come viene editato un libro vero, quante e quali correzioni sono necessarie durante la lavorazione. Un libro infatti non nasce già perfetto. Semmai perfettibile. A volte completamente rivedibile. O riscrivibile. Perchè magari contiene una buona idea ma è scritto male (ma gli scrittori possono scrivere male?! Sì, certo, mica sono delle enciclopedie. O dei dizionari.).
C’è tantissimo lavoro dietro la nascita e la crescita di un romanzo.

Ascoltiamo, quasi increduli che uno scrittore che componga il romanzo in questione, all’inizio del suo percorso possa esibirsi allegramente in involuzioni e contorsioni sintattiche che noi, stanne certo, non useremmo mai… e ci sentiamo confortati che dai, in fondo, se quello fa così e scrive un libro, figuriamoci, possiamo farcela anche noi.
Se non fosse proprio così difficile, mannaggia.
E così ci sorprendiamo a fare i critici, pignolissimi, nei confronti dell’altrui scrittura, scoviamo il pelo che infastidisce lo scorrimento della narrazione, ci diciamo “maddai!” … e nascondiamo un po’ d’invidia perché lui, quello là, almeno ce l’ha fatta.

Eh, ma poi tocca a noi essere vivisezionati.
Lo scrittore che abbiamo di fronte è uno scrittore vero e lo è per qualcosa. Abituato a leggere e a scrivere con metodo e competenza.
Non abbiamo scampo.
Ma siamo qui per istruirci, in fondo. Si chiama corso, anche se in sede anomala, anche se di fronte a bottiglie e bicchieri e piatti prelibati, perché abbiamo qualcosa da imparare. Qualche trucchetto per scrivere meglio, per esempio, noi che abbiamo qualche modesta aspirazione e siamo consapevoli dei nostri molti limiti.

E allora immagina che tocchi a te.
Lo scrittore ha davanti a sé la prima pagina di un tuo lavoro iniziato anni fa e mai portato a termine, per molti motivi. Non per ultimo il sospetto che tutto quello che avevi scritto, e non era poco, fosse inutile. Da buttare.
Quella tua prima pagina, faticosamente messa nero su bianco, era poco convincente anche ai tuoi occhi. Ma solo tu sai quanto lavoro, quanto pensare, quanto fare e disfare ti è costato.
Quella tua prima pagina, ora, è piena di segnacci a penna. Piena piena, sì. Praticamente è tutto un segnaccio. Tutta una correzione, una cancellazione, una serie di appunti.
Se fossi stata a scuola una pagina così ti avrebbe fatto guadagnare una insufficienza piena.
Se fosse stato il tema della maturità, i commissari ti avrebbero detto: arrivederci, forse, al prossimo anno. Come ripetente.
Ti senti di colpo un’assurdità. Un’ingenua che farebbe meglio a cambiare indirizzo ai suoi sogni. E vorresti essere lontanissima, in quel momento.
Ma perché hai scelto proprio quel pezzo?!!
E invece.

Invece ti si dice che nemmeno gli scrittori professionisti sono esenti da una prima pagina come quella.
Davvero?
Sì. Allora riprendi speranza. E fai bene, perché tutto quello che viene dopo, tienilo a mente, rimarrà uno dei momenti più notevoli della tua carriera di sognatrice.
La tua storia narrata, sebbene appena accennata in una decina di pagine, piace.
Piace lo stile, sezionato che neanche all’obitorio un cadavere.
Piacciono le trovate, di cui non eri nemmeno consapevole, tanto erano state naturali.
Piace tutto quello che a te non piaceva.

Perché anche se ancora non lo immagini neppure, agli occhi del mondo che scrive, ti viene detto, sei una piccola scrittrice anche tu.

Immagina ora che dopo tutto questo tu vada via pattinando sulle nuvole, da quel posticino sotto le dolomiti, patria di quella grande penna che mai ha dimenticato le sue montagne, reinventandole in racconti e miracoli.
E, a proposito di miracoli, immagina che mentre pattini su nuvolette rosa hai anche la testa a spasso fra le nuvole più alte, e mille pensieri colorati, fiducia, e parole belle, quelle che hai appena udito, che riecheggiano nelle orecchie ma soprattutto fra mente e coscienza. Un sorriso ebete ti accompagna e induce a sospetti chi ti incontra: questa è strafatta!!, leggi negli occhi di chi non sa.

Hai immaginato tutto questo?
Hai fatto bene.
Sappi che non è immaginazione.
silenziosamente concepito da Ramona 16:33:00 5 Commenti

30/09/2008

E COME ANDO' A PIEVE DI CENTO?


La partenza, come prevedibile, vede qualche intoppo. Dimentico a casa delle carte a mio  parere indispensabili: le mappe satellitari, un numero di telefono in caso d’imprevisti, la lettera che conferma che sì, siamo proprio io e Sansone i vincitori, nel caso qualcuno, a partire da me, non ci volesse credere. Pochi chilometri dunque e già si fa dietrofront. Non senza condirlo con una sequela di brontolii degni di un temporale. Altro che temporale, la giornata si preannuncia bella, anche se il termometro segna solo 3 gradi, qui ci sarà il sole oggi, speriamo anche a Pieve di Cento… non ho nemmeno freddo, sono accaldata dalla trepidazione.
Strada facendo ripasso il look. Il vestito è ok. Per lo meno, lo era sul manichino quando l’ho visto in vetrina. In una notte non ci si trasforma da tap a top model, dunque, nei limiti delle mie possibilità, diciamo che va bene. È viola. Ricordo che il viola non porta fortuna negli spettacoli, è visto male dalla gente di teatro e televisione. Chissenefrega, a me piace. Le scarpe le cambio per strada, prima un paio poi l’altro. Tanto, non sarò esente dal mal di piedi, quello è già preventivato.
Ho sbagliato le calze: sono di una misura più grande e mi cadono!! Non è molto elegante tirarsele su durante una cerimonia, vero? Forse, con la musica adatta, lo scenario adatto, potrei tentare la parodia di uno streap tease al contrario.
Sogno i jeans e le scarpe da ginnastica… sarebbe stato così terribile, in fondo?

 

Dopo un viaggio tranquillo, affollato da vacanzieri autostradali che a tratti hanno fatto capricci ragionevolmente affrontabili, ecco la destinazione, senza neppure sbagliare strada. Un grande albergo a 4 stelle, con annesso un ristorante altrettanto pluristellato. Manca un’ora all’appuntamento.

 

Il grazioso e gentile maitre invita a passare il tempo dell’attesa visitando una liquidazione fallimentare di capi d’abbigliamento, proprio dietro il ristorante, e fornisce il suo biglietto da visita da utilizzare per ulteriori altri sconti. Cosa che si è verificata. La generosità di questa gente, la solarità e la comunicatività sono impagabili.

 

Cominciano ad arrivare persone. In gran parte dentro l’età della saggezza, diciamo così. Un distinto signore dai capelli bianchi, con una signorilità d’altri tempi mi si avvicina e mi chiede se sono lì per il concorso. Alla mia conferma si presenta, è uno degli organizzatori. Mi chiede il titolo del mio racconto, e quando sente nominare Sansone gli si illuminano gli occhi: dice che ha divertito tutti, è piaciuto molto.
Sorrido imbarazzata, ma contenta. Sansone è speciale, lo so.
Poi mi si avvicina un’altra signora dalla chioma imbiancata e mi fa le stesse domande: è la presidente del concorso, donna energica e svelta. Anche lei fa lo stesso commento del signore di prima: “Quanto ci ha fatto divertire il suo racconto! E difatti, guardi dov’è finito…”.

 

A Sanso’, ma che hai fatto, te sei vestito da pajaccio?...

 

Però capisco qual è il senso di queste dichiarazioni, e ne sono contenta.
Si comincia a mangiare. Stuzzichini meravigliosi, in buffet, e un aperitivo dichiaratamente analcolico color verde menta, ma facendo i conti con la confusione mentale che mi ha preso subito dopo, ho qualche dubbio sull’innocuità dello stesso.
Poi ci si siede a tavola e si comincia il pranzo, offerto dal Laboratorio Culturale a partecipanti e accompagnatori. Ci saranno una sessantina di persone. Rimango colpita ancora una volta dall’età avanzata della media. Molti i capelli bianchi, pochissimi quelli che possono essere definiti “ragazzi”.
Possibile che la letteratura sia esclusiva delle persone di una certa età?
Faccio mente locale. Io i capelli bianchi ancora non ce li ho.

 

Le portate si susseguono e sono deliziose.
Un antipasto a base di affettati, un primo a base di risotto con radicchio e speck e di tortelloni bicolori che non lasciano indifferenti.
Un simpatico signore di Faenza, cinquantenne verace e abbondante fa il bis di ogni portata. C’è da non crederci, i piatti sono gia ricolmi! E intanto conversa, con la sua parlata aperta e gioviale che mette allegria. Confida che è venuto ad accompagnare la suocera, che a 87 anni si è classificata quarta nella sezione poesia dialettale. Capperi! Il mio rispetto per la cosiddetta terza età, quasi quarta, cresce a dismisura. Come si fa ad arrivare così lucidi e pieni di voglia di fare ad un punto della vita che dovrebbe essere di arrivo, e invece è spesso una vera partenza per nuovi lidi?
La signora in questione la vedo conversare di poesia con un altro amabile signore dalla barba candida e gli occhi azzurri, anch’egli, scoprirò dopo, fra i premiati con una bella poesia.

 

Fra vini regionali, tra cui un sangiovese di tutto rispetto che mi ha convinta per ben due volte, facendomi dimenticare che sono astemia, si arriva al secondo: noce di vitello con patate arrosto e sformato di zucchine. Lo sformato non riscuote grande successo, ma la carne è ottima. L’amico buongustaio chiede il bis anche di questa, che gli arriva quando i camerieri hanno ormai ritirato tutti i piatti e le posate per fare spazio alla torta.
Ed eccola, la regina: una superba torta di frutta dalla bontà indescrivibile. Non ho potuto, no, non ho potuto resistere. Anche io, solidale con l’amico, ho fatto vergognosamente il bis. Tanto il vestito era largo, chi avrebbe visto, là sotto, la mia pancia soddisfatta da tanta lussuria?
Complimenti allo chef, tutto è stato superlativo.

 

È ora di andare verso il luogo della premiazione. Una passeggiata per il centro, il clima è mite, si sta benissimo.
Il teatro comunale si chiama così perché è… all’interno del municipio! Intestato ad Alice Zeppilli, è un’autentica bomboniera, conterrà al massimo 200 posti, e perfino noi concorrenti abbiamo avuto bisogno di una specie di prenotazione, per trovare posto. Naturalmente è pienissimo.

 

Comincia la cerimonia.
Prima i discorsi ufficiali, inevitabili.
Poi le premiazioni dei ragazzi di scuola media. Sono sei, incerti se essere emozionati o disinvolti. Vengono lette le loro poesie, riesco a commuovermi. Alcune sono splendide! Come ho già avuto modo di verificare di persona, i ragazzi sanno andare al cuore delle cose, ti inducono a pensare e ti mettono i brividi addosso.

 

Ed ecco il momento che in tanti aspettano: il premio alla carriera a Luciano Erba, grande poeta del Novecento italiano. Mi ero guardata intorno molte volte, cercando di individuarlo, ma sono restata spiazzata dalla persona che faticosamente saliva i gradini del palco. Un uomo anziano, con l’andatura e l’espressione di chi combatte una lotta quotidiana con la malattia. Una pena vederlo arrancare sugli scalini, seppure aiutato, una pena vederlo arrivare con fatica al tavolo in mezzo al proscenio, una pena quel cerotto con il cotone imbevuto di disinfettante che per me è spia di un prelievo o una flebo, o una terapia endovenosa, fatta da poco. Nessuna espressione sul suo volto, ma la mente eccelsa è lucida, lo si capisce dalle poche parole di ringraziamento che seguono le lodi sperticate alla sua opera da parte del relatore.
Confesso, io non seguo molto la poesia e non conosco tantissimi poeti. Non conoscevo neanche lui, ma riconosco il genio del maestro nelle sue poesie mano a mano che vengono lette. A dispetto del corpo fragile, la mente vive e sopravvive ad altezze inarrivabili.
Overdose di applausi. Se lo merita.

 

La cerimonia prosegue. Intermezzo musicale da parte di un cantautore bolognese che canta e suona ballate alla de Andrè. Gradevolissime, ma prolungano il brodo: quand’è che tocca a me?

 

Si premia la sezione haiku, la poesia dialettale, la sezione poesia in italiano. Di ogni premiato viene letta la poesia, se presente. Due attori, un uomo e una ragazza, creano il pathos, accompagnati dal languido suono di una chitarra.
Alcune poesie sono davvero belle. Perfino quelle in dialetto emiliano-romagnolo, riesco a capirle e ad apprezzarle. Ma la cerimonia è interminabile!

 

Ci sono momenti divertenti.
Viene comunicato il nome di un poeta, sesto classificato, che non ha voluto partecipare alla cerimonia perché secondo lui la sua poesia non è stata giudicata bene, e rifiutava il posto in classifica con grande polemica. Incontentabile.
C’è un istante molto intenso, quando si scopre che la poesia vincitrice è di un detenuto, che ovviamente non può essere presente fisicamente per ritirare il premio. In sua vece una delegata che legge una lettera scritta dal detenuto stesso. Rabbrividiamo. Quelle pagine fitte vogliono essere un richiamo sul mondo delle carceri, così crudeli, così inutilmente inumane. Il poeta detenuto non si addentra sui motivi che lo hanno spinto tra quelle mura, non li contesta e non protesta, chiede solo umanità, e spera che la sua poesia serva a far arrivare un messaggio di conoscenza a coloro che vivono “fuori”.
Grandi applausi, emozioni palpabili. La poesia è quella che fa la differenza, è quella cosa che rende uomini.

 

Sì, ma quand’è che tocca a me?

 

La stanchezza si fa sentire, la sala comincia a svuotarsi.
Ma come?? Non interessa a nessuno la premiazione per la narrativa?
Io intanto mi ripasso il racconto. Chi lo leggerà? Immagino si potrà darne lettura solo di un pezzo. Saranno gli attori? O toccherà a me? Oddio, dovrei leggere in romanesco!! Mi faranno domande? Cerco di immaginare quali e preparo le risposte. Di solito sono prevedibili, ma io sono capace di fare brutte figure anche recitando il paternostro. E poi ci sono quei quattro scalini da salire… come previsto mi fanno male i piedi e anche le gambe, dopo tante ore d’immobilità. Riuscirò ad inciampare?? Sicuro! Ci scommetto, sono grande come nessuno in queste cose. Mi cadranno le calze? Spero di no, spero che col buio che c’è in sala non se ne accorga nessuno.
Comincia a battermi il cuore. Un po’ più forte.
Forse ho bisogno di un pettine, devo essere in un disordine spaventoso…

 

Ecco la graduatoria della narrativa. Dal fondo. Viene subito specificato che il racconto primo classificato non verrà letto, perché gli altri anni la gente non apprezzava, arrivava esausta alla fine della cerimonia e perdeva interesse.
Delusione.
Ma come, il mio piccolo Sansone?...
Ecco il mio nome, subito, insieme a quello di Sansone.
Mi alzo, faccio tre passi e quattro scalini senza inciampare, sento sulla pelle gli occhi della gente rimasta. Saluto la giuria, si legge velocemente la motivazione, che mi appare molto stringata.

Saluti, complimenti, consegna dei premi e arrivederci. Vengo liquidata.
Giro sui tacchi e scendo i quattro scalini senza inciampare nemmeno stavolta. Ma la delusione c’è, come negarlo? Nessuna domanda, nessuna intervista, nessuna lettura, il tempo dedicato a Sansone è stato inferiore a quello dedicato agli altri racconti, la motivazione più breve delle altre.
Possibile che non si siano trovate un po’ più di parole per spiegare perché Sansone è piaciuto, perchè ha convinto, perché ha divertito? Ma dai!

Mi sorge un dubbio: non sarà mica stata colpa del vestito viola?...

 

La cerimonia finisce, dopo i ringraziamenti generali.
Ricevo i complimenti da una deliziosa ragazza romana, anche lei premiata e visibilmente felice. Un uomo, anch’egli ha ricevuto un premio, mi si avvicina emozionato. Mi dice che “doveva” assolutamente venire a salutarmi, perché provengo dai luoghi che hanno visto nascere suo nonno, e che ha frequentato da ragazzino, luoghi che gli sono cari e che ancora viene a visitare. Ecco, voleva solo dirmi questo. Mi verrebbe da baciarlo, perché la spontaneità e la gentilezza di persone come lui, alla fine, sono quelle che veramente contano nella vita.

 

Vado via nell’aria tiepida e ancora chiara della sera. Sono stanca, con i piedi doloranti, ma felice della dolcezza di un’umanità conosciuta in nome di un vecchio gatto immaginario… se non si è parlato troppo di lui, non importa: Sansone, ormai, vivrà per sempre.

silenziosamente concepito da Ramona 13:53:00 2 Commenti

11/09/2008

SANSONE E' ONLINE!


Non posso più dire che forse mi sbaglio, che ho capito male, che me lo sono sognato.
Non posso più dirlo, perché ora è nero su bianco. Cioè, lo era anche prima, ora è forse un po’ più effimero, ma molto più accessibile al mondo intero: è online! E quando qualcosa è nel web acquista uno straordinario potere di accessibilità, gratuità, perfino di credibilità, e di certo ha pure la grandiosa caratteristica dell’universalità, tutte doti che una semplice lettera privata non può avere.

 

Io la lettera privata ce l’ho già da due mesi. È ancora lì, aperta davanti al computer.
Mi si comunicava l’esito del concorso letterario “Le quattro porte”, indetto dal Laboratorio di ricerca culturale di Pieve di Cento. Avevo partecipato senza speranze particolari e senza neppure più ricordarmene. Troppi casini in quel periodo, la testa altrove, il corpo pesante di fatica. Buio intorno, dolore e impotenza. Come diavolo avevo fatto a trovare il tempo per spedire? Non ne ho ricordo.

 

Ma questa lettera nero su bianco un giorno è arrivata per comunicarmi l’esito del concorso dimenticato:
“la S.V. si è classificata al 1° posto…”

 

Per due mesi ho continuato a credere a un errore.
Ho letto e riletto quella lettera, cercando la conferma al mio sospetto, pensando che forse la giuria si era sbagliata, o che forse una segretaria aveva trascritto male la graduatoria, e aspettavo una chiamata o un’altra missiva a supporto delle mie convinzioni.
Forse, chissà, sotto sotto aspettavo invece una conferma definitiva alla realtà rivelata, una rassicurazione, un segnale che era tutto vero e non un sogno.

 

Ed eccola, la conferma!!
La messa online a disposizione del mondo intero, la graduatoria definitiva del concorso. Sono proprio io quella in cima alla classifica. Nessuno sbaglio. Ora che il tutto corre sull’onda globale, ha un che di così ufficiale da fare paura. Internet rende sacro e popolare qualsiasi cosa, perfino le bufale, figuriamoci una cosa seria come questa.

 

Scorro le graduatorie, il mouse scivola veloce e s’inceppa sul mio nome.
Eccomi, ci sono.
Proprio in cima alla lista.

 

Torno indietro.
Lettera ai vincitori.
Numeri, numeri, numeri da capogiro, numeri che mi è difficile rendere concreti, immaginarli, concepirli come quantità tangibile.
Partecipanti totali: 1244.
Cavolo.
Per la narrativa 452.
Cavolo.
Io prima su tutti questi 452.
Oh cavolo!!!!!


Io e Sansone.

 

Perché si capisce che il merito non è mio, o solo mio. Il merito di questa vittoria è soprattutto di Sansone, micio burino dal gran cuore, spavaldo e vecchio come Roma, così orgoglioso della sua condizione di senza tetto da unirsi a un barbone perché lo sente uguale a lui.
Sansone anima stessa della città eterna.
Sansone gatto senza coda, attento osservatore delle debolezze umane e feline.
Sansone è il concentrato dei gatti che ho conosciuto, e somiglia molto, per carattere, al mio vecchio Tobia. Però Tobia ce l’ha la coda, anche se ora è così tanto spelacchiata. Mi sarebbe piaciuto che Tobia invecchiasse come Sansone.
Ma Sansone non è Tobia,  lui può essere solo Sansone. È uscito dalla mia penna, o dalla mia tastiera, ma forse già esisteva da prima, da qualche parte.

 

È grazie a lui, solo a lui, al suo accento burino e felino, al suo cuore generoso e temerario e un tantino strafottente, che io ora vedo il mio nome in vetta alla montagna dei finalisti.

 

Sansone lo sa che lui è il re, e con regale indifferenza non si cura di ciò che gli è dovuto.
Aveva già conquistato le pagine dell’estate romana, anche se non quelle della gloria. E senza colpo ferire, senza nulla fare oltre che esistere, ora ha conquistato il web e si concede a chiunque, in un modo suo.

 

Se volete conoscerlo dunque, non resta che andare a trovarlo qui.
Ma non aspettatevi le fusa, da lui. Sansone è uno che vi gira intorno e vi fiuta e difficilmente si lascia accarezzare. Ma se siete sinceri, se avete una tristezza nel cuore, se non avete affetti, lui è capace di riempire il vostro vuoto con un semplice miao sotto le stelle di Roma 
A me per esempio ha regalato questa gioia immensa, vederlo, vivo, sulle pagine di un libro e su quelle virtuali della rete. Mi ha regalato una possibilità e perfino un gruzzoletto.
Di certo regalerà qualcosa anche a voi, se lo saprete prendere per il verso giusto: ricordatevi, mai contropelo.

 

Sansone è vivo e vero, con la sua coda che non c’è modello perfetto di OGM quale si vanta di essere.
Eppure una cosa ancora non so di lui.
Non so di che colore ha il mantello.
E questo mi manca. 


silenziosamente concepito da Ramona 13:16:00 2 Commenti

29/06/2008

HO VINTO!!!

La busta bianca fa capolino dalla cassetta delle lettere. Insieme ad altre buste, un po’ di depliant pubblicitari, un paio di riviste in abbonamento.

L’intestazione, quella di un premio letterario a Pieve di Cento, mi induce a pensare all’ennesimo invito, che ricevo di tanto in tanto, a partecipare a un concorso. Basta partecipare una volta, poi t’invitano ogni anno. Automaticamente.
Gentile da parte loro. Ma è che non sempre si ha tempo, voglia, o materiale adatto per prendere parte alla gara.
Io negli ultimi tempi ho ridotto moltissimo le adesioni. Praticamente una ogni tanto, quando la vita, benigna, me lo concede.
Anche questa busta qui, sarà il solito invito. Mi viene la tentazione di gettarla direttamente nella raccolta della carta… almeno sarà riciclata e si renderà utile.
Ma vediamo un po’ di che si tratta, tanto per vedere a cosa rinuncio questa volta.
È un periodo infame, ho una grossa preoccupazione in testa, non riuscirei mai a dedicarmi a questo genere di impegni. Non ora, no.
Però la curiosità mi prende, e prima di gettare la busta, il suo contenuto e i depliant pubblicitari nel bidone della carta, le do un occhiata.

“La S.V. si è classificata 1° nella sezione Narrativa con: Sansone, core de Roma”…

Non ho capito.
Rileggo.

“La S.V…” …..e chi sarebbe, scusa, questa S.V??!!
“…si è classificata 1°…” è un 1 quello? È scritto a penna, non è chiaro…
Sansone, core de Roma…”

…. Ma quello è il mio racconto! Non può essercene un altro con lo stesso titolo, è assurdo! Sansone, er gatto più vecchio de Roma, il felino dal cuore grande uscito dalla mia penna… ehm… dalla mia tastiera, qualche mese fa.
Ma cosa ci fa il mio racconto su un invito a partecipare ad un concorso?
Qualcosa mi sfugge.
Devo rileggere.
Rileggo questa parte e il secondo foglio, dove un elenco denominato Narrativa vede il mio nome in cima alla lista.
A questo punto devo prendere atto… vuoi vedere che ho spedito il mio racconto a questo concorso? Nemmeno me lo ricordo, eppure qua dice che sì, io ho partecipato. E ho pure vinto.
Ho vinto.
Cosa?!
Ho vintooooooooooo!!!!!!!!!!!

No, si sono sbagliati. Non può essere. Non sono io questa.
Ma sì che sono io.
Il racconto è proprio il mio e già era stato scelto dalla casa editrice Edilazio per far parte di un’antologia sull'estate romana. Anche lì si trattava di un premio letterario. Non avevo vinto niente, ma ero entrata fra i finalisti, per questo sono nell’antologia.
Ma non mi ricordavo di averlo spedito anche da altre parti. Eppure non ci sono dubbi!

“Premi: 2500 euro, motivazione, diploma, libri….”
Quanto?!...
Duemilacinquecento…..
Ci dev’essere uno zero di troppo… avranno sbagliato. Mi sarei ricordata di questa cifra, se non del concorso…
Nessuno sbaglio, C’è anche il puntino che separa le migliaia dalle centinaia, le decine e le unità. Non è uno sbaglio.
Duemilacinquecento….
Oh, caspita!

Segue l’invito a partecipare alla cerimonia di premiazione in settembre, con preghiera di conferma.
Confermo?
E certo che confermo!! Se non si sono sbagliati, se vogliono proprio me, io confermo eccome!
Oh, caspita!

Devo sedermi e rileggere, ancora una volta.

Ma com’è che non ricordo nulla, non ricordo di avere stampato e spedito il racconto?

Colpa forse dello stress e degli eventi degli ultimi mesi. Che sono stati quasi tutti negativi, mi hanno coinvolto fortemente e impegnato tutte le mie energie. Questa spedizione dev’essere stata fatta in uno di quei rari momenti in cui sono riuscita a rubare tempo per me, per ricordarmi che io esisto e ho dei desideri, degli hobby, delle passioni che non riesco più ad assecondare. Un momento in cui ho preteso di pensare a me.
Solo che poi ho cancellato dal mio io conscio questo gesto ribelle, e in seguito la vita mi ha travolto con le sue esigenze.
Dev’essere andata così.
E questo è ora il risultato.
Inaspettato.
Insperato.
Dimenticato.
Opportuno.

Proprio adesso, che ho una seria preoccupazione familiare. Che non riesco a pensare ad altro.
Proprio adesso arriva questo messaggio in bottiglia, piovuto da un cielo benedetto che si ricorda di me, dei miei furti di tempo e dei miei sogni. Come a dire ok, ci sei, sei connessa, e talvolta funzioni…

La felicità per questo premio è incommensurabile… mi fa volare, mi strappa alle angosce del momento, cancella, almeno per un attimo fuggente, i pensieri cupi.
Per questo sono felice.
Al di là della somma vinta, pur notevole, la mia felicità è dovuta al recupero della mia dimensione personale. Capisco che non devo trascurarla, che il mio sogno ha diritto ad esistere e ad essere coltivato con passione.

Leggo e rileggo quelle parole… sì, sono io quella…
Chiamo il numero indicato. Riconoscono il mio nome, molti complimenti per il racconto. Mi commuovo, rido e vorrei piangere. Non c’è nessun errore, sono io la vincitrice. Confermo la mia presenza a settembre. Sì, ci sarò. Non posso mancare. È mio dovere pensare anche a me.

Domani intanto parto, torno alle origini. Questa volta non saranno ferie come gli altri anni. Questa volta c’è un pensiero in più, e il treno non correrà mai abbastanza veloce.

Ma arriverà settembre.
E sarà tutto per me.

Dimenticavo: da domani, mi hanno detto, il mio racconto si potrà leggere qui.


silenziosamente concepito da Ramona 21:48:00 3 Commenti

25/02/2008

UN PRIMO INCONTRO A SENIGALLIA



Avviso ai naviganti.

I Carbonari sono alla riscossa! Il fantasmagorico gruppo di alieni scrittori chiamato Carboneria Letteraria, di cui faccio immeritatamente parte, si appresta allo sbarco in quel di Senigallia. Non paghi (nel senso che di solito non pagano…), ebbri ma non ubriachi di successo, i confratelli sono sempre disponibili a diffondere il Verbo del loro Primo Incontro.
Fra le varie tappe previste dal tour mondiale, ricordo, qui e ora, quella del 29 febbraio corrente anno. Cioè, fra una manciata di ore.
Il luogo deputato è assai prestigioso. Trattasi di istituto scolastico, per la precisione L’istituto Panzini di Senigallia, da tempo avvezzo agli incontri di razza. Voglio dire, a dispetto delle male lingue che vogliono la scuola italiana in crisi, il Panzini ha il meritevole merito (si può dire?...) di avvicinare gli studenti al mondo della letteratura mediante un’iniziativa dal titolo “Lo scrittore della porta accanto”. Il progetto è a cura del carbonaro Giuseppe D’ Emilio coadiuvato da Gianna Cataffo, entrambi illustri docenti del Panzini stesso.
Si portano gli scrittori in aula, tra i ragazzi, si legge e si discute, si nutre l’intelligenza. Vuoi dire che non è un’opera meritevole? E gli scrittori saranno pure esseri alieni, ma di fronte all’idea di conquistare i cuori e le menti degli adolescenti di questo pianeta, si fanno in quattro per partecipare.
Nel caso dalla Carboneria, ci faremo forse in 32 e via crescendo, in modo esponenziale. Perché noi Carbonari siamo tanti, siamo infiltrati ovunque, e soprattutto siamo disponibili ad ogni esperienza.
In questo caso l’appuntamento è serale, alle ore 18, nella sala incontri della scuola.

La Carboneria Letteraria esce allo scoperto e si racconta, attraverso la mente eccelsa e geniale e le sante parole di uno degli affiliati, detto Roberto Fogliardi . Il nostro piccolo figlio collettivo, Primo incontro, edito, com’è universalmente noto, dall’editore Centoautori per la collana Leggere Veloci, verrà illustrato e recitato dall’attore Mauro Pierfederici.
Cavoli, qui non si scherza. La serata si permea d’arte.
E non solo l’innocente Primo Incontro ne sarà protagonista, ma nella stessa serata si parlerà anche di Tutto il nero d’Italia, una raccolta di gialli e neri (ed. Noubs) curata da Chiara Bertazzoni, sorella carbonara che sarà presente alla serata.

Per rinfrescare la gola, dopo tanto parlare, non mancherà l’occasione di bagnare la stessa con una degustazione di vini pregiati offerta dall’azienda agricola La Distesa.

Insomma, chiunque si trovi a passare per la città dei Galli nell’ultimissimo giorno di questo febbraio bisesto, si fermi al Panzini e non se ne pentirà. E se qualcuno non è proprio di passaggio ma vorrebbe esserlo, non deve fare altro che approntare  una valigia con le mutande di riserva e il pigiama e lo spazzolino da denti, che un posto per fermarsi, necessario dopo la degustazione, lo si trova.

Io?... Io ci provo, mi avvio già da ora, non voglio perdere il posto in prima fila…  Vi aspettiamo, popolo di naviganti!

silenziosamente concepito da Ramona 20:48:00 5 Commenti

12/11/2007

COME ANDO' A VERONA?

E vabbè…

La presentazione di PRIMO INCONTRO  si fece. E fu bella, interessante, vivace, spiritosa e coinvolgente.

C’erano i carbonari, pochi, ma buoni in rappresentanza degli altri fratelli, simpatici, allegri e rilassati, nonché motivati e appassionati.

C’era un moderatore intelligente e abile con le parole, pronto a coprire le defaillance degli emozionati autori e a incoraggiare a dire le cose giuste, con un sorriso e un complimento; anch’egli ricco di passione per l’opera, gli autori, il libro, come se fossero propri figli. E un po’ lo erano.

C’era un’attrice che leggeva brani del libro, anzi, due interi racconti, VIDEOAMATORE e PRIMO INCONTRO, con tanto estro da ingentilire il primo per non turbare la serenità del pubblico (pubblico?).

C’era un bellissimo tavolo in una sala dall’acustica ottimale, e microfoni perfettamente funzionanti, senza fischi né fruscii o echi strani.

C’era una città magnifica tirata a lucido per l’occasione, perfino le rovine sembravano eleganti, e l’Arena più maestosa che mai.

C’era una serata splendidamente tiepida e voci e persone in movimento, la bella vita che si mette in mostra.

C’era tutto, insomma. Non mancò proprio nulla.

Oddio…

Mancò il pubblico.

Il Pubblico!

Quello che avrebbe dovuto ascoltare a applaudire e fare domande e chiedere a gran voce il bis, e quando pubblicate ancora ecc. ecc.

Mancò. 

 

Presenti, oltre ai parenti, non 4 gatti, ma cinque persone. CINQUE!! Di cui una dormiente, nella fila in fondo. Chissà se vale la metà o il doppio, uno che dorme, si sveglia bruscamente e se ne va a metà discorso?!

Per fortuna l’anziana signora o signorina (sembrava proprio una signorina di una volta) in prima fila fu attentissima e non si perse una parola.  Meravigliosa. Forse faceva il pubblico di professione. Però non applaudì. E forse alla lettura di VIDEOAMATORE rimase un tantino perplessa. Chissà.

  

Però gli intrepidi carbonari portarono a termine eroicamente la propria missione. Meritando una medaglia al valore.

E tutto sommato si divertirono a stare insieme, a conoscersi e riconoscersi, baci e abbracci e sorrisi. Pacche sulle spalle e poi progetti, idee, futuri nuovi lavori.

Poi mentre chi di dovere smontava gli stand, riponeva i libri, tirava le somme, con un’occhiata intorno appena un po’ malinconica, perché la fine di qualcosa mette sempre malinconia, ma col sorriso giocoso di sempre, i nostri chiusero la porta alle loro spalle e si rivolsero al domani.

Perché domani, si sa, è sempre un altro giorno. 

silenziosamente concepito da Ramona 19:41:00 4 Commenti

09/11/2007

PRIMO INCONTRO A VERONA


Eccolo!
Reduce dai trionfi del debutto in società a Napoli e della scoppiettante conferma  al Luccagames, atterra sul tappeto rosso riservato ai VIP la magica antologia PRIMO INCONTRO, scritta dalla Carboneria Letteraria, pubblicata dall’editore Centoautori, Collana leggere Veloci.
L’atterraggio è previsto a Verona, nientepopodimeno che alla Fiera del Libro di recenti, ma autentiche, scaligere tradizioni, indetta per il secondo anno da Inchiostro.

Io l’ho visto, il libricino. L’ho annusato, sfogliato, ammirato. E ho pensato, stupita: qui dentro ci sono pure io… Per convincermene ho aperto la pagina che contiene il mio racconto bonsai e ho fatto finta di essere un lettore qualsiasi capitato lì per caso…
Ma a chi la do a bere… un lettore qualsiasi mica finisce per prima cosa, così di botto, al mio racconto…

No, un lettore qualsiasi che compra PRIMO INCONTRO lo compra perché è un lettore veloce innanzi tutto, e le ridotte dimensioni del volumetto sono fatte apposta per lui. Le pagine si bevono in un baleno, racconto dopo racconto, anche cominciando dall’inizio.
Racconti mignon, o bonsai, gnomi raffinati, che in due o tre pagine raccontano una storia, divertente o commovente, sensata o aliena, comunque completa.
Insomma, il libro nanerottolo dà delle soddisfazioni a chi vuole leggere qualcosa di bello ma non ha tempo, a chi vuole svagarsi nei pochi minuti d’attesa a una fermata e non vuole perdere il tram o la metro perché smarrito dentro un tomo, a chi mangia un toast nella pausa pranzo, perché un pasto e un libro tradizionale richiedono troppo tempo, insomma, a tutti coloro che, nella frenesia quotidiana riescono a ritagliarsi un breve momento di relax . Perché vivere, dopo tutto, comprende anche quella piccola evasione chiamata lettura.

Eh, sì, il nanerottolo ha la copertina lucida, vagamente inquietante eppure attraente. Un po’ ipnotizza e un po’ cattura.
Ha un prezzo, e questo sì è emozionante: per quel che mi riguarda, per la prima volta una mia storia ha un costo… e se non fossi in ottima compagnia, attorniata dai fratelli carbonari, me ne vergognerei un po’.
Però diciamo pure che 3 euro è un prezzo alla portata di tutte le tasche. Perfino quelle di coloro che si fanno il mazzo per meno di mille euro, e con tutte le spese del normale sopravvivere faticano ad arrivare alla fine del mese. A questi forzatamente squattrinati amanti della lettura, come si può chiedere di fare sacrifici, stringere la cinghia, privarsi della pagnotta, per pagare il best seller di turno con l’equivalente di pane e latte per due settimane? Vuoi mettere?...Tre euro invece, un pugnetto di monetine, non  ci si accorge nemmeno di averli, e uno che ama leggere e non vuol far la fame può anche permettersi di spenderli per PRIMO INCONTRO. 
E così io ho un po’ meno rimorso, ecco…

Ma cosa contiene questo nanerottolo?
Il nanerottolo contiene la sfida di un pugno di carbonaretti gaudenti alla morte, che se li vorrebbe portare via, la cattivona…Ma loro per salvarsi chiedono il tempo di raccontare una storia ciascuno, e così…  Ma il finale no che non ve lo dico.
 
Ecco i responsabili della nascita incontrollata di tutte quelle storie, ognuno con la propria creatura…

PROLOGO      Paolo Agaraff

INNOCUO      Biancastella Lodi
SQUAME AFFIDABILI    Gabriele Falcioni
VIDEOAMATORE   Giuseppe D’Emilio, Roberto Fogliardi, Alessandro Papini, Arturo Fabra (In tutti fanno un unico Pelagio D’Afro)
L’ASSICURATORE DI AOSTA  Piernicola Silvis
C’ERA UNA PRIMA VOLTA   Gaja Cenciarelli
PANCABBESTIA   Matteo Scandolin
L’APPUNTAMENTO  Ramona Corrado
L’ALIENO DEFINITIVO  Lorenzo Trenti

PRIMOULTIMO Arturo Fabra
PRIMO INCONTRO Andrea Angiolino

EPILOGO…..   a sorpresa

E che ci fa dunque il nanerottolo, così ricco nella sua piccolezza, in quel di Verona?

Si da il caso che alla fiera di Verona ci sarà la sua presentazione al nord est.. E guarda un po’,  fra i carbonari presenti ci sarà anche la sottoscritta. Che, per una volta si troverà proprio dietro quella scrivania, anziché seduta di fronte, a parlare, o a tentare di farlo, del piccolo grande PRIMO INCONTRO.

E dici niente…

È proprio vero che c’è sempre una prima volta nella vita. E questo sarà il mio primo incontro, tanto per restare in tema, con un pubblico di potenziali lettori…

A tutti coloro che passano di qua: se volete conoscere me, altri carbonari, e il nostro figliolo nanerottolo, l’appuntamento è per domenica 11 novembre ore 19 circa, alla fiera del libro di Verona.

Venite numerosi!!

 

 

silenziosamente concepito da Ramona 22:19:00 8 Commenti

24/09/2007

LA CARBONERIA


Silenziosi, quatti quatti, escono dall’ombra. Si tengono per mano, sono fratelli di sangue… cioè, di scritture. In gran segreto, come in ogni setta degna di questo nome, qualche anno fa un pugno di impavidi ha dato vita a un conglomerato informe e conforme, a immagine e somiglianza di ognuno e di nessuno, battezzando la creatura col nome di carboneria Letteraria.
Poche le certezze, tanto lo spirito di corpo.
Fra quelle poche certezze, la più certa era quella di voler scrivere. Magari assieme. Ma anche da single, però in cooperativa.
L’altra certezza certa era di volerlo fare divertendosi, di dar libero sfogo all’angolo più ludico delle loro animacce nere, solitamente represso dal mondo perbenista e formale.
L’altra certezza un po’ meno certa, ma comunque mantenuta finora, era la segretezza. La cospirazione, la goduria dei propri frizzi e lazzi e delle proprie creazioni con la piena libertà dell’anonimato, senza costrizioni o convenzioni.
I carbonari non si conoscevano tutti di persona, ma erano uniti da un piccione viaggiatore telematico assai efficiente travestito da mailing list.
Un po’ alla volta ai soci originari si sono uniti altri membri, e chiamarli membri, credetemi, voleva dire farli raddrizzare d’orgoglio… ehm.
Unisci qua, associa là, nel giro di poco la carboneria può vantare ben 17 di questi membri efficientissimi.
Me compresa, magari non così efficiente, ma assai partecipe e orgogliosa.

Che emozione definirmi carbonara!! Basta guardarmi e sussurrare questo appellativo, e subito non puoi non pensare alla pancetta (ce l’ho!!) al burro (sono tutta burrosa), alla panna (chi più morbida, cioè molle e bianca, di me?... e comunque, mi dicono, la panna sulla carbonara NON CI VA!!) e poi all’ovetto (quello non lo so fare ancora, ma se m’impegno…).
Insomma, io e la pasta alla carbonara siamo perfettamente sincroni. Non potevo quindi non essere anche l’affiliata ideale alla carboneria.

I carbonaretti, tutti figli dell’allegria, hanno la passione del gioco, ma non quello d’azzardo, bensì nel senso più festoso e puro che si possa intendere.
Giocando giocando un bel dì si disse: “Perché non facciamo un laboratorio di scrittura fra di noi? Tanto per tenerci in allenamento…”
Così fu.
Il tema fu scelto felicemente dalla nostra decana, e fu PRIMO INCONTRO.

E fu un primo incontro, un primo lavoro collettivo estremamente fruttuoso. Perché il gioco dei carbonari, per qualche strano incrociarsi delle vie celesti lassù, divenne un (possibile) libro. Anzi, togliamo le parentesi. Quel nostro giochetto in fondo divertente ma intrapreso con serietà, è diventato davvero un libro!!! Un’antologia in uscita nei prossimi giorni in tutta Italia, per la collana Leggere Veloce, edizioni Centoautori. Trattasi di volumetto mignon, da leggere, appunto, velocemente, alla modica cifra di 3 euro.
Mica bruscoli, eh?!
E il bello è che c’è anche il mio nome in mezzo a quello degli autori… perché c’è anche il mio racconto, lì, fra gli altri, e si chiama PRIMO APPUNTAMENTO. Opperbacco!
E per fare le cose serie, presto ci saranno presentazioni del volume un po’ dappertutto, le prime a Napoli e Verona, prossimamente, e poi ovunque! I carbonari invaderanno il paese, in nome dell’amore per la letteratura. Libere letture, libere scritture, in un libero paese. I carbonari escono allo scoperto.

E poiché sono persone al passo con i tempi, hanno pure un sito e un blog. C’è la lista segreta dei componenti della setta, che ora non è più segreta, ma cerca il suo posto meritato e al sole (perché all’ombra ormai fa freddo…). C’è qualche foto sventurata, qualche gioco d’illusione fotografico (e come poteva non esserci?)… Presto ci sarà anche l’elenco delle pubblicazioni avvenute, perché i carbonari, signori, non si fermano qui. Qui non c’è alcun capolinea, nessuno stop ma solo una fermata di servizio come un’altra, dove la gente può salire e scendere, poi il viaggio riprenderà verso una meta ancora più bella.
Scommettiamo?

silenziosamente concepito da Ramona 18:48:00 8 Commenti

12/09/2007

CON POESIA E SPIRITO, ATTORNO AL FUOCO

C’è un luogo che io chiamo dell’anima, ed è questo.
È un luogo stimolante per il benessere della mente. Vi trovano spazio sereni confronti e discussioni pacifiche (quelle offensive vengono eliminate senza complimenti).
È un luogo che facilita la crescita dello spirito, l’amicizia e la civiltà.
In questo posto si incontrano la poesia e la letteratura, il testo di una canzone amata e il ricordo di un’esperienza personale legata anch’essa, in qualche modo, alla cultura letteraria. Perché la letteratura fa parte della vita.

Meglio ancora.
Nonostante le mie considerazioni nel post precedente, questa letteratura composta di parole, giuste o sbagliate, vivide o inerti, è vita. Soprattutto per le persone dotate di una speciale sensibilità, capaci di farne un’occasione di accrescimento, di progresso intellettuale e umano.
In questo luogo, come attorno a un falò, si riuniscono un numero meraviglioso di belle menti per raccontare delle storie e per ascoltarne delle altre. E scaldando la fantasia al calore della  conoscenza scorre un tempo sereno e produttivo.

In questo luogo, per vie misteriose e stupefacenti, sono approdata anch’io(immeritatamente, c’è bisogno di dirlo??), invitata a dire la mia.
Ma…a dire cosa?

Eh, qualcosa…
…senza pretese, perché io non ho pretese.
…di semplice, perché io sono semplice.
…di vero, perché io le bugie non le dico.
…che, spero, rispecchi il mio essere, come quello che leggo in quelle pagine immagino rispecchi chi lo scrive.

E così eccomi là attorno al fuoco anch’io, in un angolino in penombra, timida e incosciente come al solito, a raccontare le mie piccole cose a chi le vuole sentire. Sperando possano essere gradite.
E se non lo fossero, abbiate pazienza.
Prima o poi imparo.

silenziosamente concepito da Ramona 17:39:00 4 Commenti
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