26/06/2009

MANGIANDO, BEVENDO, SCRIVENDO, VOLANDO

Immagina una riunione fra amici, denominata affettuosamente corso di scrittura.
Immagina che si tenga in un weekend, in una sede un po’ anomala per un corso: una casina ai piedi delle Dolomiti, non lontano da dove qualcuno immaginò che un tempo si fossero verificati un bel po’ di strani miracoli. Una  casetta  seminascosta tra le altre in un paese piccolo piccolo, eppure immersa nel verde.

Immagina che il corso si intitoli “Mangia, bevi e scrivi”, e ti fai solo una piccola idea della cosa.

Un gruppo di amici, conosciutisi proprio durante altri corsi “ufficiali”, si ritrova a mangiare, a bere e discutere di letteratura con chi di letteratura se ne intende: uno scrittore.
Accolti e raccolti nel verde di un prato, sotto un ombrellone o magari un ombrello, a seconda dei capricci del tempo, in canottiera o col maglione di lana, ad abbronzarsi o a congelarsi indifferentemente, perché così è in montagna, si ascolta con attenzione la “lezione”.

Si impara come viene editato un libro vero, quante e quali correzioni sono necessarie durante la lavorazione. Un libro infatti non nasce già perfetto. Semmai perfettibile. A volte completamente rivedibile. O riscrivibile. Perchè magari contiene una buona idea ma è scritto male (ma gli scrittori possono scrivere male?! Sì, certo, mica sono delle enciclopedie. O dei dizionari.).
C’è tantissimo lavoro dietro la nascita e la crescita di un romanzo.

Ascoltiamo, quasi increduli che uno scrittore che componga il romanzo in questione, all’inizio del suo percorso possa esibirsi allegramente in involuzioni e contorsioni sintattiche che noi, stanne certo, non useremmo mai… e ci sentiamo confortati che dai, in fondo, se quello fa così e scrive un libro, figuriamoci, possiamo farcela anche noi.
Se non fosse proprio così difficile, mannaggia.
E così ci sorprendiamo a fare i critici, pignolissimi, nei confronti dell’altrui scrittura, scoviamo il pelo che infastidisce lo scorrimento della narrazione, ci diciamo “maddai!” … e nascondiamo un po’ d’invidia perché lui, quello là, almeno ce l’ha fatta.

Eh, ma poi tocca a noi essere vivisezionati.
Lo scrittore che abbiamo di fronte è uno scrittore vero e lo è per qualcosa. Abituato a leggere e a scrivere con metodo e competenza.
Non abbiamo scampo.
Ma siamo qui per istruirci, in fondo. Si chiama corso, anche se in sede anomala, anche se di fronte a bottiglie e bicchieri e piatti prelibati, perché abbiamo qualcosa da imparare. Qualche trucchetto per scrivere meglio, per esempio, noi che abbiamo qualche modesta aspirazione e siamo consapevoli dei nostri molti limiti.

E allora immagina che tocchi a te.
Lo scrittore ha davanti a sé la prima pagina di un tuo lavoro iniziato anni fa e mai portato a termine, per molti motivi. Non per ultimo il sospetto che tutto quello che avevi scritto, e non era poco, fosse inutile. Da buttare.
Quella tua prima pagina, faticosamente messa nero su bianco, era poco convincente anche ai tuoi occhi. Ma solo tu sai quanto lavoro, quanto pensare, quanto fare e disfare ti è costato.
Quella tua prima pagina, ora, è piena di segnacci a penna. Piena piena, sì. Praticamente è tutto un segnaccio. Tutta una correzione, una cancellazione, una serie di appunti.
Se fossi stata a scuola una pagina così ti avrebbe fatto guadagnare una insufficienza piena.
Se fosse stato il tema della maturità, i commissari ti avrebbero detto: arrivederci, forse, al prossimo anno. Come ripetente.
Ti senti di colpo un’assurdità. Un’ingenua che farebbe meglio a cambiare indirizzo ai suoi sogni. E vorresti essere lontanissima, in quel momento.
Ma perché hai scelto proprio quel pezzo?!!
E invece.

Invece ti si dice che nemmeno gli scrittori professionisti sono esenti da una prima pagina come quella.
Davvero?
Sì. Allora riprendi speranza. E fai bene, perché tutto quello che viene dopo, tienilo a mente, rimarrà uno dei momenti più notevoli della tua carriera di sognatrice.
La tua storia narrata, sebbene appena accennata in una decina di pagine, piace.
Piace lo stile, sezionato che neanche all’obitorio un cadavere.
Piacciono le trovate, di cui non eri nemmeno consapevole, tanto erano state naturali.
Piace tutto quello che a te non piaceva.

Perché anche se ancora non lo immagini neppure, agli occhi del mondo che scrive, ti viene detto, sei una piccola scrittrice anche tu.

Immagina ora che dopo tutto questo tu vada via pattinando sulle nuvole, da quel posticino sotto le dolomiti, patria di quella grande penna che mai ha dimenticato le sue montagne, reinventandole in racconti e miracoli.
E, a proposito di miracoli, immagina che mentre pattini su nuvolette rosa hai anche la testa a spasso fra le nuvole più alte, e mille pensieri colorati, fiducia, e parole belle, quelle che hai appena udito, che riecheggiano nelle orecchie ma soprattutto fra mente e coscienza. Un sorriso ebete ti accompagna e induce a sospetti chi ti incontra: questa è strafatta!!, leggi negli occhi di chi non sa.

Hai immaginato tutto questo?
Hai fatto bene.
Sappi che non è immaginazione.
di Ramona 16:33:00 5 Commenti