26/06/2009
MANGIANDO, BEVENDO, SCRIVENDO, VOLANDO
Immagina una riunione fra amici, denominata affettuosamente corso di scrittura.Immagina che si tenga in un weekend, in una sede un po’ anomala per un corso: una casina ai piedi delle Dolomiti, non lontano da dove qualcuno immaginò che un tempo si fossero verificati un bel po’ di strani miracoli. Una casetta seminascosta tra le altre in un paese piccolo piccolo, eppure immersa nel verde.
Immagina che il corso si intitoli “Mangia, bevi e scrivi”, e ti fai solo una piccola idea della cosa.
Un gruppo di amici, conosciutisi proprio durante altri corsi “ufficiali”, si ritrova a mangiare, a bere e discutere di letteratura con chi di letteratura se ne intende: uno scrittore.
Accolti e raccolti nel verde di un prato, sotto un ombrellone o magari un ombrello, a seconda dei capricci del tempo, in canottiera o col maglione di lana, ad abbronzarsi o a congelarsi indifferentemente, perché così è in montagna, si ascolta con attenzione la “lezione”.
Si impara come viene editato un libro vero, quante e quali correzioni sono necessarie durante la lavorazione. Un libro infatti non nasce già perfetto. Semmai perfettibile. A volte completamente rivedibile. O riscrivibile. Perchè magari contiene una buona idea ma è scritto male (ma gli scrittori possono scrivere male?! Sì, certo, mica sono delle enciclopedie. O dei dizionari.).
C’è tantissimo lavoro dietro la nascita e la crescita di un romanzo.
Ascoltiamo, quasi increduli che uno scrittore che componga il romanzo in questione, all’inizio del suo percorso possa esibirsi allegramente in involuzioni e contorsioni sintattiche che noi, stanne certo, non useremmo mai… e ci sentiamo confortati che dai, in fondo, se quello fa così e scrive un libro, figuriamoci, possiamo farcela anche noi.
Se non fosse proprio così difficile, mannaggia.
E così ci sorprendiamo a fare i critici, pignolissimi, nei confronti dell’altrui scrittura, scoviamo il pelo che infastidisce lo scorrimento della narrazione, ci diciamo “maddai!” … e nascondiamo un po’ d’invidia perché lui, quello là, almeno ce l’ha fatta.
Eh, ma poi tocca a noi essere vivisezionati.
Lo scrittore che abbiamo di fronte è uno scrittore vero e lo è per qualcosa. Abituato a leggere e a scrivere con metodo e competenza.
Non abbiamo scampo.
Ma siamo qui per istruirci, in fondo. Si chiama corso, anche se in sede anomala, anche se di fronte a bottiglie e bicchieri e piatti prelibati, perché abbiamo qualcosa da imparare. Qualche trucchetto per scrivere meglio, per esempio, noi che abbiamo qualche modesta aspirazione e siamo consapevoli dei nostri molti limiti.
E allora immagina che tocchi a te.
Lo scrittore ha davanti a sé la prima pagina di un tuo lavoro iniziato anni fa e mai portato a termine, per molti motivi. Non per ultimo il sospetto che tutto quello che avevi scritto, e non era poco, fosse inutile. Da buttare.
Quella tua prima pagina, faticosamente messa nero su bianco, era poco convincente anche ai tuoi occhi. Ma solo tu sai quanto lavoro, quanto pensare, quanto fare e disfare ti è costato.
Quella tua prima pagina, ora, è piena di segnacci a penna. Piena piena, sì. Praticamente è tutto un segnaccio. Tutta una correzione, una cancellazione, una serie di appunti.
Se fossi stata a scuola una pagina così ti avrebbe fatto guadagnare una insufficienza piena.
Se fosse stato il tema della maturità, i commissari ti avrebbero detto: arrivederci, forse, al prossimo anno. Come ripetente.
Ti senti di colpo un’assurdità. Un’ingenua che farebbe meglio a cambiare indirizzo ai suoi sogni. E vorresti essere lontanissima, in quel momento.
Ma perché hai scelto proprio quel pezzo?!!
E invece.
Invece ti si dice che nemmeno gli scrittori professionisti sono esenti da una prima pagina come quella.
Davvero?
Sì. Allora riprendi speranza. E fai bene, perché tutto quello che viene dopo, tienilo a mente, rimarrà uno dei momenti più notevoli della tua carriera di sognatrice.
La tua storia narrata, sebbene appena accennata in una decina di pagine, piace.
Piace lo stile, sezionato che neanche all’obitorio un cadavere.
Piacciono le trovate, di cui non eri nemmeno consapevole, tanto erano state naturali.
Piace tutto quello che a te non piaceva.
Perché anche se ancora non lo immagini neppure, agli occhi del mondo che scrive, ti viene detto, sei una piccola scrittrice anche tu.
Immagina ora che dopo tutto questo tu vada via pattinando sulle nuvole, da quel posticino sotto le dolomiti, patria di quella grande penna che mai ha dimenticato le sue montagne, reinventandole in racconti e miracoli.
E, a proposito di miracoli, immagina che mentre pattini su nuvolette rosa hai anche la testa a spasso fra le nuvole più alte, e mille pensieri colorati, fiducia, e parole belle, quelle che hai appena udito, che riecheggiano nelle orecchie ma soprattutto fra mente e coscienza. Un sorriso ebete ti accompagna e induce a sospetti chi ti incontra: questa è strafatta!!, leggi negli occhi di chi non sa.
Hai immaginato tutto questo?
Hai fatto bene.
Sappi che non è immaginazione.
di Ramona 16:33:00
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19/06/2009
ENCICLOPEDIA DEGLI SCRITTORI INESISTENTI
Va bene, diciamocelo: nessuno si è mai preso la briga di leggere un’enciclopedia intera per il gusto di farlo. L’enciclopedia si consulta al bisogno, è una cosa seria e affidabile, al massimo soggetta a un fisiologico invecchiamento, visto che gli argomenti più attuali non potevano essere previsti né descritti in un’edizione di, per dire, 20 anni fa.Niente di più serioso di un’enciclopedia. Tanto che di una persona molto colta, magari un filino noiosetta, si dice che ha un sapere enciclopedico. E il comune mortale, per invidia, poi maligna: sì, ma uno così che palle, non sa essere divertente, si prende sul serio, non ride mai, passa la vita a studiare!
Un’enciclopedia è un concentrato di sapienza. È, o dovrebbe essere, obiettiva, precisa, documentata. Concreta.
Merita rispetto.
Dietro ogni volume c’è un lavoro immenso che dura anni. Non si può pretendere che sia anche divertente.
Però oggi c’è un’enciclopedia diversa, che grazie a Dio strappa il sorriso.
Niente voluminosi e seriali tomi a ingombrare i ripiani della libreria: già questo le assicura un doppio punto a favore.
È leggera, in tutti i sensi, occupa poco spazio, solleva lo spirito, rende piacevole la “cultura” (virgolette obbligatorie, e poi vedremo perché) e accompagna senza pretese qualche ora, o minuto, o giornata di chi si prende la briga di sfogliarla.
Il volume è unico, dicevamo. Piccolo, con la copertina cartonata (illustrazione di Matteo Pericoli, mica uno qualunque…), bianca che illumina lo scaffale. Chi ricordava la cupezza delle enciclopedie dal dorso di un nudo color rosso cupo o marrone o le sovraccoperte destinate a lacerarsi anche nell’inutilizzo, si accorge ora, semplicemente, di respirare senza alcuna oppressione.
È un’enciclopedia monotematica. Il che spiega probabilmente anche le ridotte dimensioni del volume. Certo, anche le Garzantine sono volumi monotematici, eppure hanno una consistenza più pesante.
Forse un motivo per cui l’opera è così leggera sta nel fatto che l’argomento trattato non è molto diffuso né conosciuto, ed è ancora in fase di scoperta e aggiornamento. Sono certissima infatti che andando avanti nuove voci si aggiungeranno a queste già raccolte, perché i rinvenimenti si moltiplicheranno e sarà un boom che al confronto nemmeno le scoperte d’Egitto a loro tempo.
Ma allora, di che tratta questa magica enciclopedia?
Il titolo può trarre in inganno: Enciclopedia degli scrittori inesistenti, stampato presso Boopen (Led) editore.
Cioè, se sono inesistenti, che cosa si raccoglie in una enciclopedia che, come si diceva, dev’essere seria, affidabile eccetera? Non è un paradosso?
Di fatto l’enciclopedia, in quanto tale, è proprio serissima, frutto dell’impegno e della fantasia di un gruppo di scrittori (più o meno esistenti), denominati collettivamente Homo Scrivens. Tuttavia l’argomento trattato (scrittori che non esistono, movimenti letterari inventati e riviste fasulle), sotto la parvenza della credibilità più assoluta è affrontato con uno stile assai ironico e piacevole.
Certo, l’operazione di concepire personaggi letterari non reali non è nuovissima. In Bottega di lettura abbiamo già da tempo raccolto vita, opere e miracoli di tale Alex Fringberger, documentandoli e registrando le nuove scoperte sulla assai prolifica opera di questo scrittore… che non c’è.
In questo caso però l’impresa è più ampia, comprende un’infinità di autori, movimenti e riviste del tutto inventati. Ecco perché accennavo alla cultura fra virgolette: un’enciclopedia che non può insegnare nulla.
Eppure.
Eppure ognuno di questi autori, pur non esistendo, affonda spesso radici e attività nel reale, in ciò che esiste o è esistito, che la storia e la letteratura ufficiale riportano ampiamente. E lo fa in un modo che è impossibile credere veramente che questi personaggi non siano esistiti o non abbiano potuto esistere in un certo contesto.
E magari esistono ancora…
Alcuni autori infatti sono dati per contemporanei, in vita o appena scomparsi, come tal Bianchi Mario, detto Mario Bianchi (1952-2009), che dopo aver vinto il premio letterario “Un premio in Italia non lo neghiamo a nessuno” è stato candidato al premio Strega nel 2001, cui non volle partecipare per non turbare l’equilibrio fra le case editrici, e ha smesso di esistere non appena si è accorto dell’esistenza di una scheda che lo ritraeva in un’enciclopedia di scrittori inesistenti (Aldo Putignano).
Oppure come tale De Filippis Incostanzo Maria, nata nel 1960 e… non se ne vede la fine, definita filosofa pedagogista e scrittrice, tra le cui opere sono da ricordare la trilogia a sfondo sociale C’è posto per me! (1995), C’è posto per te! (1997) C’è posto per tutti! (1999) e il sottile scavo psicologico di Uomini e donne: mai capita la differenza del 2003. (Francesco Mari)
Non solo contemporanei. Gli autori del passato la fanno da padroni, incastrandosi nella Storia o nella leggenda in modo mirabile.
Primo fra tutti, ricordo il progenitore degli scrittori, un certo Adamo (Eden anno zero, sesto giorno – Terra ?).
Nato da una sagoma di fango e da un soffio di vino, per tenere nascosti i propri pensieri a una certa Eva, con cui veniva facile solo l’arte dell’incastro dei corpi, ma non la comunicazione, prese a scriverli su foglie di banano cucite fra loro in pile ordinate con graspi d’uva (da qui il termine “sfogliare”), prototipo degli attuali libri; tra i titoli ricordiamo La disgrazia di non essere solo, L’alibi del serpente, Che peccato!, Il trasloco, Ricominciare. Eva poi se ne appropriò e intitolò la raccolta I libri della Genesi. (Cristina Maria Russo)
E gli autori del futuro?
Peter Grimm nato in Canada nel 2056 e in sospensione crionica è concepito in provetta e programmato geneticamente impiantando nel DNA il gene della letteratura; è l’inventore del bio-book, tramite il quale, con una sofisticata apparecchiatura, il lettore può diventare realmente il personaggio del libro, vivendo un’esperienza subalterna alla vita reale.(Angela Petriccione)
E poi le riviste e i movimenti letterari, tutti falsi, che non elenco qui ma che sono spassosissimi, inverosimili, ma perché no?, a volte possibilissimi.
Come già detto, lo stile dei compilatori di questa enciclopedia è generalmente ironico, a volte grottesco, e francamente a certe voci c’è proprio da sorridere o ridere.
Tutto al contrario di un’enciclopedia “vera”.
Curatori del volume sono Giancarlo Marino e Aldo Putignano. Quest’ultimo nella sua interessante prefazione spiega meglio di me la realtà di un’opera irreale, dove persone, miti e opere letterarie mai esistiti di colpo si ritrovano a vivere come in una fiction.
Di mio aggiungo che non è semplice inventare personaggi di questo tipo. Voglio dire, quando si scrive una storia è normale creare i protagonisti e le loro vicende, dare loro un contesto e un percorso di vita. Ma questa operazione enciclopedica secondo me è qualcosa di diverso.
Le citazioni storiche e letterarie di cui le voci sono infarcite e che rendono appunto “reali” gli autori inesistenti sono prova della cultura e delle conoscenze di chi li ha inventati. Per dire, io ero stata invitata a partecipare, ma pur avendo inventato nei miei racconti tante storie talvolta anche ispirate alla realtà, in questo caso non sono stata davvero capace di immaginarmi nulla. Perché pur essendo nato per gioco e come un gioco per divertire, la compilazione di queste vite non è stata, secondo me, semplicissima, o almeno non è stata alla mia portata. Con mio sommo dispiacere.
Il mix di cultura e ironia che pervade il libro mi ha affascinata e ammiro moltissimo chi ha partecipato alla sua realizzazione. Si presenta elegantemente non come un racconto, o un saggio, ma proprio come un testo enciclopedico, o al più come un dizionario, con le voci in ordine alfabetico e i lemmi in neretto. Ci sono forse dei refusi di troppo, ma è garantita la correzione nelle prossime ristampe.
Due parole sull’editore. Io di editoria non m’intendo granché, mi sento ancora in fase di apprendimento, grazie all’esperienza con Vibrisselibri. Boopen è un editore print-on-demand, cioè stampa senza filtri solo su richiesta (rimando al sito per i dettagli). Ma la sezione “Boopen Led” è un vero editore che seleziona i suoi testi e ne cura l’editing e la promozione sempre senza chiedere soldi ai suoi autori.
Io non lo so se questo sarà uno dei futuri possibili per l’editoria, come ripeto, non sono in grado di entrare nel merito. La mia modesta opinione è che comunque, perché si parli di libro “vero”, ci deve essere un dialogo con l’autore. Tuttavia la possibilità aperta a chiunque di veder stampato un proprio scritto mi sembra abbastanza democratica e tutto sommato innocua, visto che la cosa è gratuita per l’autore…
In ogni caso starò alla finestra a guardare, riflettendo magari sulla nota finale del curatore che spiega come il sistema adottato da Boopen “permette a tutti di pubblicare testi anche senza interrogarsi sulle presunte esigenze di mercato […]: se un libro ha senso, ciò basta.”.
Il senso di questa enciclopedia?
Puro divertimento, anche se coltissimo.
E ciò basta.
Metto di seguito l’elenco completo degli autori (esistenti) compilatori. Tra di essi alcuni miei compagni di merende nella mitica Carboneria Letteraria:
Vincenza Alfano, Andrea Angiolino, Carmela Anzalone, Atepais, Antonio Balistreri, Edgardo Bellini, Matteo B. Bianchi, Elisabetta Bilei, Elena Birmani, Francesca Bonafini, Tiziana Brondi, Riccardo Brun, Alexandre Calvanese, Claudio Calveri, Simona Camplone, Davide Cannata, Rosalia Catapano, Ugo Ciaccio, Gianluca D’Angelo, Maurizio De Angelis, Maurizio de Giovanni, Antonella Del Giudice, Giuseppe Della Monica, Giuseppina Dell’Aria, Giuseppe D’Emilio, Eolo Di Casola, Andrea Di Consoli, Francesco Di Domenico, Mascia Di Marco, Gabriele Falcioni, Monica Florio, Marco Fossati, Lucilla Fuiano, Raffaele Galiero, Francesca Garello, Francesca Gerla, Marcella Grimaldi, Daniela Gugliotta, Homo Scrivens, Pino Imperatore, Marco Innocenti, Filippo Kalomenidis, Vinicio Lamia, Biancastella Lodi, Fabio Lubrano, Francesco Mari, Ciro Marino, Giancarlo Marino, Maria Marmo, Francesca Giulia Marone, Ketti Martino, Santa Mileto, Valerio Millefoglie, Sandro Montalto, Davide Morganti, Gianluca Morozzi, Herik Mutarelli, Liliana Nardi, Ada Natale, Mario Natangelo, Giovanni Nurcato, Gaia Pacileo, Mauro Palmis, Luigi Palumbo, Alessandro Papini, Angelo Petrella, Angela Petriccione, Luigi Pingitore, Silvia Pingitore, Antonella Platì, Gianni Puca, Mariarosaria Pugliese, Aldo Putignano, Lucio Ricci, Mariarosaria Riccio, Patrizia Rinaldi, Gaia Rispoli, Lucio Rufolo, Cristina Maria Russo, Arianna Sacerdoti, Sergio Saggese, Alfredo Sansone, Domenico Santillo, Ilaria Santoro, Michele Serio, Riccardo Servanò, Gabriele Stasino, Alessio Strazzullo, Mizzi Taurisano, Rossella Tempesta, Nadia Terranova, Francesca Toglia, Chiara Tortorelli, Luana Troncanetti, Simona Valentino, Licia Vetere, Mariangela Vigo, Andrew Reginald Violet, Maria Carolina Visconti, Nando Vitali.
(Naturalmente questa mia lettura è anche in Bottega, nel solito scaffale)
15/06/2009
APPUNTAMENTO CON IL NOTAIO IN LIBRERIA

Qualcuno ha dimenticato che ho l’onore di far parte dell’associazione no-profit Vibrisselibri? Impossibile dimenticare.
Vibrisselibri è stata un’autentica svolta per me, ma anche per il mondo editoriale. Cosa è Vibrisselibri non lo ripeto qui, lo si può consultare sul sito, oppure, per chi ne avesse tempo e voglia, andando a curiosare in questo mio stesso blog, nel capitolo Io e vibrisselibri.
Ora però ci tengo a fare degli aggiornamenti. Perché il carrozzone di Vibrisselibri non ha mai smesso di andare avanti. Certo va un po’ a rilento ultimamente, ma è la sua stessa natura di volontariato che ne condiziona l’andatura. Tutti i vibrisselibrai prestano la loro opera gratuitamente nel tempo libero, e si sa che il tempo libero, ormai, lo si cerca col lanternino: è rarissimo, siamo sempre tutti di corsa, tutti affannati, tutti presi da mille impegni. Il piacere della lettura (e per qualcuno, me compresa, della scrittura) sta diventando assai difficile da coltivare.
Posso aggiungere, per conto mio, purtroppo??
Niente meraviglie, dunque, se l’opera di Vibrisselibri va dunque a rilento. In questo modo si riesce comunque a trovare ed apprezzare meglio i famosi “mostri”, i libri che al principio nessun editore vuole pubblicare, ma che poi, grazie a noi, tutti (o quasi) vogliono.
Ed ecco le ultime novità, che non sono da poco!
Un altro dei nostri piccoli mostri, parole virtuali editate e pubblicate online da Vibrisselibri, ha trovato un papà di carta. Si tratta di Appuntamento con il notaio, di Alessio Pâsa, che è già uscito in libreria, e dunque sotto forma di pagine e copertina, grazie all’editore Barbera.
Perchè è un mostro questa nostra creatura? Perché è un romanzo che ha una forma particolare, anomala, e dunque mostruosa, al di là del canonico. È un romanzo scritto in versi, ma non si tratta di una poesia lunghissima…
In realtà il romanzo è composto da quattro racconti, ognuno dei quali scritto con l’apparente forma dei versi, ma in realtà è prosa, leggendoli non si ha l’impressione di avere di fronte una poesia, bensì una scrittura più organica, di prosa, appunto. E la cosa incuriosisce molto.
Quanto alle storie narrate, si tratta di storie banali, comuni, quotidiane, che proprio in questa quotidianità hanno la propria forza, perché permettono a chiunque di rispecchiarvisi.
Il libro è scaricabile gratuitamente, come sempre, qui, sul sito di Vibrisselibri. Ma per chi ama la carta, l’appuntamento con il notaio in questione non può che essere in libreria, grazie alla fiducia di Barbera editore.
Il quale editore ha poi in cantiere un altro nostro cuccioletto mostruoso: si tratta di Tutto deve crollare, di Carlo Cannella. Anche questo per ora è solo online, ma sarà in libreria, su carta, in autunno. E quando sarà, ne riparleremo, perché anche questo piccolo grande mostro merita che si parli di lui.
Intanto, pur con i suoi tempi lenti, Vibrisselibri annuncia che sono in preparazione altri due libri che usciranno nella sua meravigliosa vetrina n rete. Ma di questi non vi dico nulla per ora, se no che gusto c’è?...
Però a chi ama leggere, che sia sulla pagina bianca di un monitor, o su quelle di carta, entrambe comunque macchiate irrimediabilmente di parole, non posso che lanciare un avvertimento: tenetevi pronti, Vibrisselibri avanza!
14/06/2009
LA VACANZA (QUASI) PERFETTA
Per una vacanza quasi perfetta occorrono diversi ingredienti.- Un luogo bellissimo, con mare pulito (quasi sempre) e comunque cristallino e liscio come la classica tavola.
- Un gruppo di amici disponibili e generosi
- Cucina a base di pesce da sbavare e leccarsi ogni pelo di baffo
- Tempo stabile al bello o per lo meno incerto o piovoso al momento giusto, né troppo caldo né troppo freddo.
- Pane, amore, amicizia e allegria a volontà
- Fortuna q.b.

Prendere un luogo di vacanza marino, dalle acque cristalline, chiamato dagli indigeni e dai forestieri, in ogni lingua, Portonovo (An). Assicurarsi che il periodo non sia affollato, e dunque i primi di giugno o settembre garantiscono la riuscita del piatto. Ehm.. della vacanza.
Aggiungere, dapprima tutti insieme, intorno a un tavolo, poi separatamente dove vi pare, in riva al mare o a passeggio o in casa, il gruppo di amici. Costoro danno il gusto alle giornate, vi insegnano cose nuove, amano la conversazione e il buon vino che si sa, come le bistecche fa buon sangue, e come le spezie insaporiscono in giusta dose.
Non mancare di mangiare pesce sempre e comunque: personalmente suggerisco risotti e primi piatti in genere, ma anche insalate di mare di varia natura, frutti di mare, e comunque pesce anche in lisca purché deliscato.
Mettersi d’accordo con chi invia il bel tempo su questa piccola baia sull’Adriatico, all’ombra di una montagna che chiamarla tale fa un po’ ridere, per chi vive all’ombra delle Dolomiti, ma tant’è, non si priva certo di irte e faticosissime salite. Dicevo, mettersi d’accordo col dispensatore di bel tempo, che provveda a che la pioggia, se proprio dev’esserci, venga al momento opportuno, consentendo esplorazioni cittadine e campestri anziché spiaggevoli… quanto meno, premunirsi, insieme al costume, di maglioni e indumenti pesanti nonché di ombrelli. Fanno volume in valigia, ma non si sa mai.
Condire con una dose abbondante di amore, amicizia e allegria, perché senza di questi ingredienti nessuna vacanza può veramente riuscire. Come? Il pane? Bè, certo, mica può mancare! Nella fattispecie sottoforma di immancabile e imperdibile bruschetta.
La fortuna va aggiunta e delegata al caso, perché la vacanza quasi perfetta necessita che tutto vada liscio, che non ci siano cioè imprevisti o inconvenienti o incidenti e che gli ingredienti siano dosati nelle giuste quantità.
Poso dire che così è stata la mia vacanza. Un meraviglioso piatto abbastanza ben riuscito.
Abbastanza?
Cosa mancava?
Niente, solo qualche giorno di più e un’indigestione di meno…
Buon appetito ai prossimi vacanzieri!
di Ramona 14:23:00
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03/06/2009
VACANZA? VACANZA!...
È stato un anno molto duro. Anzi, a conti fatti è da più di un anno che è dura.È un pezzo che questa vita corre impazzita senza tregua, senza concedersi e concedermi respiro, senza risparmiarmi emozioni forti, senza regalarmi tempo, risucchiandomi energie sempre più scarse.
È la vita, si dice.
No, dico io. La vita normale non è così, non può essere così.
In una vita normale ci deve essere il tempo per dormire, poltrire, riprendere fiato, dedicarsi alle cose che piacciono e agli affetti.
In una vita normale non deve esistere che si pianga di sfinimento, né che si contino i rimpianti.
In una vita normale si deve accettare il dolore sapendo che c’è l’alternativa ed è il sorriso, una risata di cuore appena dietro l’angolo.
In una vita normale non ci può essere spazio per la fretta, l’ansia, l’angoscia del fare tutto e subito.
In una vita normale le incombenze sono ben distribuite, bene equilibrate, si alternano con momenti di pace e serenità.
In una vita normale non esiste la parola stress: si mangia quando si ha fame, si va in bici a far la spesa e si compra l’indispensabile, si lavora con entusiasmo, si coltivano hobby ed amicizie.
Se non si è capito, in questi ultimi 12 e passa mesi, non ho condotto quella che comunemente si chiama vita normale. La sensazione costante che raramente mi ha abbandonato in questo tempo è quella di essere una pentola a pressione con la valvola di sfiato bloccata. Se non è scoppiata è stato un caso, ma forse sarebbe stato meglio che fosse esplosa, magari avrei potuto recuperare qualche pezzo di me, senza sentirmi compattata a forza come mi sento oggi.
Per fortuna capita anche la tregua, di tanto in tanto.
Arrivano le sospirate ferie, un po’ precoci, per la verità e se mi guardo attorno vedo ancora la neve sulle montagne, infilo un golfino mentre mi sto preparando ad andare al mare e metto il bikini in valigia…
Arrivano le ferie, e insieme a loro un periodo di stacco di cui avverto un bisogno estremo.
Certo le ferie non vengono senza ulteriore carico di stress: bisogna ripulire la casa, che ancora grida vendetta per essere stata trascurata da tanto tempo, ci sono da fare le ultime compere (ultime??? Mancherà sempre qualcosa! Per esempio quella deliziosa camicetta non riuscirò più a comprarla, ma mi serviva proprio!), poi c’è sempre qualcosa che ti serve a-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e ma che non funziona più, e poiché proprio ti serve entri in agitazione, e poi c’è il gatto da sistemare, e ancora un mucchio di altre cose da organizzare, e poi c’è il pensiero della strada, e insomma, tutti quegli incidenti sulla strada non fanno che creare il panico e la macchina sarà a posto o ci farà brutte sorprese? E poi ancora ricordarsi di chiudere il gas, e di programmare il videoregistratore per la puntata di E.R. che non si può assolutamente perdere (ci ricordiamo, per favore?!). E poi, cavoli, non abbiamo comprato l’ombrellone e come si fa, ora è tardi…
Neanche questa è una cosa giusta. Una vacanza deve essere una vacanza, non è normale e non è possibile associarla a una simile accozzaglia di preoccupazioni, grandi o piccole che siano, ma a dire il vero per come sto a me sembrano tutte enormi. E non parliamo poi del pensiero del rientro, no, meglio non pensarci….
La mia meta quest’anno è una bella regione piena di amici: le Marche. Una settimana appena, salvo imprevisti, per staccare la spina dal mondo cattivo e riattaccarla col mondo più giusto, fatto di riposo, mare azzurro, simpatia, cene in allegria, grandi dormite e… bè, tutto il resto che qui non si può dire.
Basterà una sola settimana a ricaricare questa pila esausta? D’accordo che è una pila riciclabile, ma non so fino a quando sarà possibile recuperarla, prima di buttarla via del tutto. E si sa, con gli anni, i tempi di recupero si allungano, invece qui bisogna accontentarsi di quel poco risicato che si riesce a ritagliarsi.
Ok, cercherò di farmelo bastare. Però per piacere: niente imprevisti, niente incidenti, niente obblighi, niente cartellini da timbrare, niente litigi, niente pensieri tristi o preoccupati. Questa settimana dev’essere di una tranquillità ascetica (ma senza le rinunce degli asceti, se no mi stresso di più).
Cercherò di non rimpiangere la camicetta che non ho acquistato né i soldi spesi per la digitale nuova che chissà se riuscirò a far funzionare. Non penserò a quello che succede 500 km più a nord, né 500 km più a sud, però perché funzioni non deve accadere nulla a quelle latitudini!
Mi sforzerò di non provare angoscia al pensiero dell’inevitabile rientro, ma per piacere, quando sarà, lasciatemi i miei spazi, o non tornerò mai più un essere umano, rimarrò il robot che procede in automatico senza concedere nulla al sentimento, quello che sto rischiando di diventare ora.
Insomma, mi godrò questa settimana di vacanza a tutto tondo. Magari così quando tornerò sarò meno lagnosa, più entusiasta, con la pila ricaricata a dovere, avrò ritrovato me stessa e la mia umanità, che tanto mi manca.
Domani parto.
Aspettatemi, e sarò di nuovo quella di sempre.
Buona vacanza.
di Ramona 07:00:00
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