27/03/2009

OSCURANTISMO

Non lo avrei mai detto, però a quanto pare è vero. Io al mio vecchio blog sono più affezionata di quanto pensassi.
È bastato che venisse oscurato per qualche giorno, per motivi ancora più oscuri , e sono entrata in depressione.

Prima di tutto mi chiedevo cosa era successo e perché era successo.
Mi sono chiesta anche se mi fossi macchiata di qualche crimine webbico, se dalle pagine del mio diario fosse partita qualche sconceria, qualche minaccia, qualche messaggio segreto da spionaggio internettiano, o chissà che altro. Giuro, ho fatto un esame di coscienza che neanche davanti al prete in confessionale, in un tempo ormai preistorico, è stato mai così approfondito. Ma non sono riuscita a trovarmi un peccatuccio neanche veniale. A meno che non venga considerato peccato il non postare più con una certa frequenza. Allora sì, lo ammetto, sono colpevole.
Ma può bastare questo per oscurare il blog? Che male ha fatto, lui, poveraccio? Lui subisce i capricci miei e del fato, niente altro, perché cancellarlo?...

È mancato per qualche giorno. E io, anche se non scrivo più come prima, mi sono sentita sola.
Mi è mancata la valvola, la possibilità del racconto, del ricordo, dell’aneddoto.
Mi è mancata la possibilità di condivisione con altre persone, quelle pochissime che ancora hanno voglia di passare di qua. Persone per lo più silenziose, ma di cui resta l’odore, la traccia, che io fiuto commossa.
E poi mi è mancata la possibilità di nuovi contatti, di farmi conoscere, di spiegarmi e raccontarmi.
Non importa se non riesco più a scrivere, se il tempo mi travolge, se non sempre accadono cose nuove degne di essere raccontate. La vita è fatta anche di pause, o al contrario, di frenesia. Di stanchezza e di giornate convulse. È la mia vita, e vorrei tanto fermarla sempre su queste pagine, ma non sempre mi è possibile, e sono costretta a sperare in una buona memoria a lungo termine, per ricordare quello che vivo, giorno dopo giorno, ché tutti i giorni, anche quelli monotoni, anche quelli speciali, sono meritevoli di essere ricordati, perché sono miei.

Il blog mi ha dato, da 4 anni a questa parte, la possibilità di fermare il tempo. In questi archivi ci sono 4 anni della mia vita, o buona parte di essa. Quando ho scoperto che il blog non c’era più, è stato come cancellare questa parte del mio vissuto. Mi sono sentita sola, smarrita.
Ho scritto al gestore, dopo qualche giorno, e in poche ore mi hanno risolto il problema e tante scuse  per il disagio… ma che ne sanno loro del mio disagio? Della mia sensazione di non essere esistita per 4 anni? O di quella sgradevole di non avere alcun valore, visto che il freddo clik di un anonimo gestore stabilisce che non sono degna di restare online, piccola goccia senza visitatori nell’oceano della rete?

Non è la prima volta che in questa gestione (passata di mano più volte) incappo in problemi diciamo “tecnici” riguardanti il blog. Problemi che non mi risultano esistere altrove. Ringrazio chi di dovere per averli sempre risolti, però penso anche che non si dovrebbe arrivare al punto di vedersi oscurati senza motivo. Se non avessi scritto, qualcuno si sarebbe accorto del guasto? Gli sarebbe importato del mio piccolo diario solitario? Forse no.

Prima o poi dovrò decidermi a traslocare. Ma per ora non me la sento. Casa mia, il mio cuore, un pezzo di me sono qui. E poi sono troppo pigra per ricominciare…
Voglio dunque concedermi ancora un po’ di tempo. Che io scriva o no in queste pagine, per ora di qua non mi muovo. Ma al prossimo problema prenderò armi e bagagli e continuerò il mio viaggio in punta di piedi da un’altra parte.
di Ramona 21:12:00 2 Commenti

10/03/2009

GIULIO E DAVIDE A FAHRENHEIT

Io lo conosco, quest’uomo, penso mentre ascolto le voci dagli auricolari di un microscopico walkman. Anzi, più che un walkman è proprio una radiolina mignon. Gli auricolari stanno facendo un piccolo miracolo a restare in equilibrio, per lo meno nell’orecchio sinistro, che è un po’ handicappato rispetto al destro, ossia leggermente monco di punti strategici, come conseguenza di un vecchio intervento chirurgico. Sono 14 anni infatti che se devo mettere auricolari li metto solo a destra, perché a sinistra cadono sempre, difettando di un supporto valido.
Questa sera invece restano su entrambi.
Capperi. È un evento raro.
Sarà per l’occasione speciale.

Avevo delle cosucce da sbrigare. La spesa per esempio, se proprio si vuole mangiare stasera…
Poi in farmacia. Non devo prendere niente di importante, ma ci devo andare, con una ricetta che temo sia pure scaduta.
E poi ho il micio dal dottore, devo andarlo a riprendere, sarà già fin troppo terrorizzato, dopo tante ore che è là, si sentirà abbandonato!
Ma alla stessa ora in cui io devo uscire c’è anche Giulio alla radio, come si fa?
Embè, facile.
Questi aggeggini li hanno inventati apposta… una minuscola radiolina e due auricolari miracolosi che hanno deciso di collaborare e di darmi una mano, restando su anche nell’orecchio menomato.

Così sono per strada, con gli auricolari nelle orecchie, la radio nascosta nella tasca dei jeans, i fili sotto il giubbotto. Come una ragazzina e il suo i-pod… cos’è l’i-pod? Io non ce l’ho. Io sono ferma alla radiolina tascabile, ossia più o meno alla preistoria. Ma è quella che mi serve, ora.

Faccio la ragazzina e non lo sono. Tanto, chi è che sa cosa sto ascoltando?
Chi può sapere che ho nelle orecchie la voce del mio amico Giulio Mozzi, che sta parlando a radio 3, su Fahrenheit, mitica trasmissione culturale radiofonica, e non le canzonette dell’ultimo Sanremo? Nessuno lo sa, e di certo a nessuno interessa cosa viaggia via cavo fino a me.
A me sì, interessa.

Sto ascoltando affascinata.
Parlo con il salumiere, ordino un po’ di affettati e ascolto.
Parlo con la farmacista, ma devo sembrarle un po’ deficiente, perché sono costretta a farmi ripetere le cose. Mi sta dicendo che la ricetta non è scaduta… ah sì, meno male… grazie molto gentile. Ma la testa è altrove. Non sono mai stata brava a fare altre cose mentre ascolto musica o comunque mentre qualcuno mi parla così dentro le orecchie.
Solo dal veterinario devo per forza concentrarmi sulla salute di Belfi e abbasso il volume della radio, quel tanto per non ripetere la stessa figura di deficiente di poco prima e rispondere a tono.
Tanto so, o immagino, che se poi mi perdo qualcosa la ritrovo in rete… e non mi sbaglio.
Torno a casa e nemmeno Belfi miagola, ha capito che sto ascoltando qualcosa d’importante e non disturba.

E io continuo a pensare: quest’uomo io lo conosco e lo sto ascoltando alla radio come se lo sentissi per telefono. Come se assistessi a uno dei suoi tanti corsi di scrittura, cui già da anni partecipo.
Ancora una volta rimango affascinata dal suo affabulare.
 
Ma che ci fa Giulio Mozzi a Fahrenheit? Ah già, sarà meglio che spieghi…
Giulio è un personaggio assai originale, cui la letteratura dovrà riconoscere qualcosa, prima o poi, per l’amore che lui le porta.
Giulio, oltre che a essere amico mio…. volevo dire, oltre che a essere scrittore, oltre che a inventare laboratori di scrittura sempre stimolanti, oltre che a essere un talent scout dal bel fiuto, ha inventato Vibrisse, Bottega di lettura e vibrisselibri. Solo per fare pochi nomi…
Giulio ha una passione incolmabile per la letteratura, e diciamo che la letteratura è inscindibile dalla sua stessa vita.
Giulio ama i libri “vecchi”, i libri rari, i libri vissuti, i libri “difficili”, i libri dimenticati. Ecco, soprattutto certi libri dimenticati. Certi autori dimenticati.
Per molto tempo ha coltivato una immensa passione per uno di questi autori dimenticati, un certo Carlo Coccioli (alzi la mano chi lo ha mai sentito nominare…), tanto che ora ha deciso di farlo risorgere. Cioè, non lui, che poverino resterà nella sua tomba, ma uno dei suoi innumerevoli romanzi: per la precisione, quello intitolato Davide, di cui ha promosso la riedizione presso la casa editrice Sironi.
Ed è di questo che sta parlando ora alla radio.
Ed è per questo che io sto ad ascoltarlo come una quindicenne che non vuole perdere una nota del suo hip-hop preferito Poi, se sembro un’imbecille con il salumiere pazienza, lui mi conosce. La farmacista no, ma è addestrata a ricevere gente anche un po’ strana e sorride lo stesso, ripetendo con pazienza quanto ha da dirmi riguardo la ricetta.

È che io non posso fare a meno di ammirare la passione di quest’uomo, la sua profonda conoscenza letteraria, le sue trovate geniali, come quest’ultima: diffondere il Davide con ogni mezzo divulgativo, perfino il porta a porta, il casa per casa. Per ogni dove Giulio vuole far conoscere questo romanzo. Alla radio, ora, ne sta spiegando le ragioni.

E ancora, dopo quasi dieci anni che lo conosco, mi ripeto stupita che quello stesso uomo in fondo è anche un po’mio amico, per quanto si possa essere amici vivendo non lontanissimi ma distanti, non frequentandosi assiduamente ma ritrovandosi talvolta, e sempre con piacere, dietro a un libro, un banco di scuola o ad una tavola imbandita.
Insomma, anzi, in somma, come direbbe lui, io ancora mi meraviglio delle sue trovate, e questo è positivo, questo non fa invecchiare, questo mi insegna sempre qualcosa di affascinante.

Metto via la radiolina, consolo il gatto del suo passaggio dal dottore e preparo la cena, mentre penso a quello che direbbe Giulio a questo punto. Invece di parlare tanto di me, direbbe, perché non parlare del Davide?
Perché caro Giulio… in somma… in fondo l’ho appena ordinato!



Qui il sito di Carlo Coccioli.
Qui per ascoltare l’interessante intervista di Giulio Mozzi su Fahrenheit.
Qui per saperne di più su Davide

di Ramona 20:31:00 4 Commenti