18/10/2008

FRUTTI D'AUTUNNO

Compaiono qua e là, in mezzo al verde. A volte si mimetizzano tra le foglie gialle e rosse, il tappeto dell’autunno. Sono all’ombra degli alberi quasi spogli, tra le radici di un ceppo, morto eppur capace di regalare ancora vita. Sono nei muri a sassi, fra le pietre, e in riva ad un torrente. Sono dappertutto, quasi come…funghi.

 

Ciccioni o smilzi, solitari e soddisfatti di esserlo, o fraternamente in gruppo, o in famiglia unita. Si colorano diversamente, a seconda del luogo che li ospita: possono essere marroncini come caffè, di un vivace giallo squillante, oppure rosso ruggine. Per cappello hanno un ristretto copricapo, simile alla casetta dei puffi. Oppure aprono le tese e sfoggiano una specie di sombrero, largo e accogliente. Sono molto diversi fra loro, ma li riconosci subito, lo vedi che appartengono alla stessa razza. In comune hanno una o più cinture appena sotto il cappello. Che stravaganti! Ma quella stramberia di portare una cintura così alta può salvarti la vita, perché li differenzia da parenti più cattivi.

 

Sono timidi, è vero, tendono a nascondersi. Ma a volte la vanità è più forte, non resistono, e si mostrano in tutto il loro splendore. Scovarli qua e là, nel prato o nel bosco, è una magia. Una caccia al tesoro divertente, colma di meraviglia. Non c’è chi resista  allo stupore: eccolo!, qui c’è n’è un altro!, e un altro!, guarda qui!, no qui! Ma quanti ce ne sono?? E ci si arrampica in ogni luogo, dimenticando anni e acciacchi, si scava con un bastone o a mani nude, si sfidano ortiche e serpenti, per la gioia della scoperta. Concreti eppure sfuggenti frutti d’ottobre.

 

Amano l’autunno umido, ma se piove troppo si lasciano uccidere dall’acqua e dai vermi. La loro sopravvivenza necessita di un giusto equilibrio fra secco e bagnato, fra caldo e freddo, fra sole e ombra.
Del resto crescono in fretta, ma vivono poco.
Li vedi oggi microscopici neonati, domani sono già adolescenti, e domani l’altro quasi morti. Saperli incontrare al momento giusto è un dono.

 

Sono vittime dell’ingordigia umana, di cestini avidi e di pentole voraci, che li vogliono sposare con aglio e prezzemolo, e polenta o riso per testimoni di nozze. Ma non si lasciano abbattere, non vengono mai meno. Ritornano sempre, generosi come pochi, lievemente dispettosi quando giocano a nascondino, saporiti di humus.

E ogni anno, ogni ottobre, ricomincia il gioco.

 

 

 

 

 

 

 

 

di Ramona 19:35:00 4 Commenti