29/08/2008
MA DOVE SEI FINITA?
Ehi, ma dove sei finita? Perché non scrivi più sul blog?
Sono qui, sono sempre stata qui. Non lo so perché non scrivo più sul blog. Forse non ho più molto da dire a un blog. O forse il blog contiene già tutto quello che c’è da sapere su di me.
Ma dai, non è così. Tu come tutti hai sempre qualcosa di nuovo che vale la pena scoprire. Nessuno si rivela mai totalmente.
Hai ragione. Ci sono cose di me che leggendo il blog non si possono vedere. Il fatto è che mi va bene così. Non tutto può essere reso pubblico. Una parte deve restare intima, la devo conoscere solo io. Tanto, non interessa a nessuno.
Perché dici così?
Guardati in giro. Tutti preda di un incontenibile narcisismo. Tutti a mostrare tutto quello che si può di se stessi, e nessuno che guarda “veramente” l’altro. Si mostra, si esibisce, ma non si comunica, non si scambia nulla. Quello che c’è nella profondità di ognuno, non interessa. È faticoso scavare, tutto rimane alla superficie.
Hai appena detto che vuoi mantenere intatta la tua intimità…
Per forza… se la condividessi completamente e scoprissi che rimane lì, esposta all’indifferenza, ne soffrirei immensamente. Perché spogliarsi in pubblico non è mai facile, e per me meno che meno…
È un regalo che fai a qualcuno e se scopri che non gli piace mica lo puoi più cambiare.
È per questo che non scrivi più?
Te l’ho detto, non so se è per questo. Sai, di colpo mi sono accorta che se in tre anni ho raccontato molto, dopo tre anni finisce che racconto sempre le stesse storie. Perché quello che di nuovo mi nasce dentro non interesserebbe a nessuno, appunto, né mi sembra sia necessario esibirle. Il privato ritorna privato, insomma. Sto conoscendo un periodo di introspezione, o di involuzione. In un fiorire spropositato di diari pubblici, io vado controcorrente. E mi sento un po’ sola.
Forse però a qualcuno interessa ancora sapere come stai, come te la passi, cosa incontri per strada.
Oh, non interessa quasi a nessuno, te l’ho detto. Questo blog negli ultimi tempi ha conosciuto il minimo storico di 2 lettori giornalieri, che ringrazio di cuore e che vorrei proprio conoscere e premiare per la fedeltà… Questa è un’altra dimostrazione che quello che racconto non interessa più, e che forse davvero non ho più molto da raccontare. Dev’essere un processo naturale, nasce, cresce, e poi si esaurisce.
Non vorrai mica chiudere il blog, spero?!
Lo avevo pensato… ma non posso farlo. Bene o male qui dentro ci sono tre anni e mezzo della mia vita, ricchissimi di avvenimenti ed emozioni, e in tanti, in tantissimi hanno condiviso queste ultime con me. Qui dentro ci sono ricordi da sfogliare come nel più classico degli album fotografici. Non posso distruggerlo. L’ho fatto una volta, con il mio vecchio diario, uccidendo così una parte del mio passato che non posso più ritrovare.
Non chiuderò il blog.
Scriverai ancora?
Ma sì, certo. Non posso farne a meno. Magari accadrà un po’ meno spesso, o scriverò cose diverse… ma certo che scriverò. Non sto forse scrivendo adesso?
In fondo si cambia nel tempo, si cresce, ma restiamo sempre gli stessi… e io ho un prurito cronico nelle dita delle mani che passa solo scrivendo.
Ma non è che impiegherai il tuo poco tempo a scrivere altro?
Ecco, questo è assai probabile… voglio dire, il mio tempo libero è sempre più sottile, mentre quello dedicato ai sogni è sempre più consistente. Le due cose non si conciliano molto, è vero. Sono diventata funambola, mi destreggio come posso. Io lo so che il sogno è effimero per natura, ma so che quando c’è è reale e tu cerchi di afferrarlo, anche se poi ti sfugge dalle mani. E il bello è che non te ne importa, riprovi ad acciuffarlo e così vai avanti per un pezzo… così passano i giorni e ti senti vivo.
Scrivere altro, diverso da un blog?... forse. O forse no, non lo so. In qualsiasi forma di scrittura ci si mette un gran parte del proprio vissuto. Come fosse un grande blog…. Quello che è certo, ora è che il mio tempo insegue il sogno.
Ci metterai al corrente dei tuoi sogni?
Perché no? L’ho sempre fatto. Ora però magari li seleziono.
Di sicuro quando sarò molto felice lo racconterò! Ecco, cercherò di evitare i momenti di tristezza. E se qualcosa mi stupirà ancora lo racconterò.
Perché non so davvero fare a meno di farlo.
12/08/2008
HO PERSO LE STELLE CADENTI

Non lo avrei creduto se me lo avessero predetto. Non avrei mai ritenuto possibile che sarebbe passata la notte delle notti senza che nemmeno me ne accorgessi. Senza ritrovarmi con il naso in su a guardare il cielo.
Ma come, la notte di san Lorenzo, la notte delle stelle cadenti, dei desideri da esprimere! Tutti gli anni mi ritrovo a spiare nell’universo quei frammenti di fuoco per affidare loro i miei sogni e i miei desideri. O quanto meno ci provo, se il tempo montano è clemente e me lo concede.
Questa volta invece… me ne sono proprio dimenticata.
Com’è stato possibile?
Ho provato a rimediare in qualche modo.
Stanotte ero sveglia per forza, era una notte di lavoro, pentita della dimenticanza potevo restare affacciata alla finestra e contare le scie luminose tutto il tempo che volevo, quanto il da fare in corsia me lo avrebbe concesso. Ma il cielo ha congiurato con la mia disattenzione, si è rannuvolato e ha pianto di rabbia. Tuoni e fulmini, pioggia a catinelle. Altro che stelle romantiche e cascanti.
È troppo tardi, ormai.
Certo, la coda della cometa che provoca lo sciame cosmico lascerà i suoi detriti in orbita per tanto tempo, per tutto il mese di agosto. Ma cosa vuoi, non sarà più la magia di quell’unica notte, quella per antonomasia, quella dei sogni. Nessuno ci penserà più.
Non so capacitarmene.
Cosa è successo perché me ne sia dimenticata?
Forse non ho più desideri da esaudire, non ho più sogni da realizzare?
No, non è così!
Non ho mai avuto desideri così pressanti come di questi tempi! Come se un conto alla rovescia mi scandisse il tempo a disposizione. Io che mi accontentavo di richieste un po’ romantiche ed empiriche, quasi che le cose più concrete fossero anche irrealizzabili, mi ritrovo con le idee più chiare, una volontà più forte, e un obiettivo più definito. So cosa voglio, insomma. E non avrei paura di confidarlo a una stella.
Se il mio è un sogno, come lo è, è talmente vivo e vitale che quasi lo tocco con mano, mi manca proprio poco per farlo. La mia richiesta è di riuscire a colmare questa piccola distanza e raggiungerlo.
Le grandi richieste idealistiche non mi mancano neanche stavolta, naturalmente, come sempre. Del resto, anche se non li vedo, perché me ne dimentico, o perché piove, gli astri in cielo che potenzialmente possono diventare portatori di sogni, sono così tanti e immensi che posso sbizzarrirmi a richiedere le cose più assurde.
Come la pace nel mondo, per esempio.
Quale desiderio più irrealizzabile?
Potrebbe bastare una stella che s’inciampa e precipita a far cessare le persecuzioni in Tibet, la nuova guerra in Ossezia, i massacri nel Darfur, le violazioni di diritti elementari in Cina, in Iraq, in Afghanistan, l’odio verso il prossimo, l’intolleranza per il diverso?
Se fosse così semplice… invece mi sa che non basta l’universo intero che s’accartocci su se stesso, perché tutto questo smetta di esistere. L’uomo è più forte delle stelle.
Ma non mi costa nulla chiedere che una piccola stella porti questo desiderio a Colui che l’ha creata. Magari se glielo chiede lei, Lui la sente.
E poi desidero la salute per me e i miei cari. Per tutti, in generale.
Ma da qui passa una cometa, con quel tanto di effimero e imponderabile come la sua coda luminosa. La salute è un bene così prezioso, così immenso, che non ci si accorge di quanto grande sia. Fino a che non la si perde.
Per questo è un bene effimero, in un attimo sfugge via. Non ne sono mai stata tanto consapevole. Saranno gli anni che passano, e gli affetti che invecchiano. Sarà che qualcosa induce a pensare che non tutto in questa macchina meravigliosa funzioni regolarmente. Sarà che di sofferenze altrui ho fatto il pieno.
Stellina, vorrei che non esistessero più malattie e dolori, che i genitori non debbano più piangere i figli, o viceversa, che le disgrazie e le fatalità non esistessero. Non mi dire che tutto serve, anche il dolore. Quando vedo una bambina di 5 anni in coma senza un motivo apparente, francamente ormai mi chiedo a cosa serva il suo stato.
Mi attacco alla coda della cometa. Se l’acchiappo, la bambina domani si sveglia.
Ma piove, piove ancora.
Però io ho anche altri desideri, più piccoli, più possibili, che sono miei e basta.
Mi dispiace non aver visto le stelle cadenti. Ma non per questo rinuncio.
Oltre le nuvole, oltre la pioggia,, ci sono speranze, ci sono possibilità. C’è un destino che forse non aspetta altro che le mie stelle lucenti.
Io non ho mai chiesto niente a nessuno. La mia strada l’ho seguita da sola, con l’aiuto solo di un angelo invisibile che mi ha sempre tenuto per mano, accettando anche i miei sbagli e proteggendomi dal peggio. Solo le stelle cadenti, questa tradizione di creare un desiderio e affidarglielo e sperare che lo facessero avverare, m’induceva a chiedere, non so bene a chi o cosa.
Stanotte le stelle non ci sono. Però ho imparato, grazie a loro, che qualche volta chiedere, col giusto criterio, non è un male. Il prossimo è sempre pronto ad aiutare, a consigliare, a indirizzare, ad accogliere, quando può, una richiesta fatta col cuore.
Le stelle forse stasera non mi potranno soddisfare i bisogni. Io ci provo ugualmente, loro sono solo un tramite, ci sono anche se non le vedo. Ma se mi guardo attorno, tante piccole stelle umane sono vicino a me, e mi tendono le mani. E io, a mia volta, le tendo verso altre persone.
Non ci avevo mai pensato. Le stelle cadenti, con la loro possibilità di esaudire i desideri, nostri e altrui, siamo noi.
08/08/2008
NERO MARCHE, A SENIGALLIA
Fa sempre piacere avere una valigia pronta, o prepararla in un nanosecondo, quando si tratta di raggiungere gli amici.
Questa volta la mia valigia sarà piccolina, e il mio viaggio discretamente breve, o discretamente lungo, a seconda di come si voglia vedere la cosa. Ma sarà sempre una splendida occasione da non perdere.
A volte bisogna avere dei pretesti per partire. Non per se stessi, ma nei riguardi del proprio mondo quotidiano (ma parti? E perché parti? E quando torni?....). Bisogna sempre motivare, giustificare, a volte un po’ barare… per non dire che, in realtà, si ha solo piacere di vedere volti noti e luoghi da poco conosciuti ma sempre gustosi da ritrovare.
Il pretesto per la brevissima fuga dal quotidiano non è comunque da poco, anzi, è un occasione interessantissima. Si tratta della presentazione a Senigallia del libro NEROMARCHE, per la collana Le regioni del male, edizioni Ennepilibri. Una raccolta di racconti noir, inteso nelle sue forme più svariate, ma tipicamente italiano. Anzi, marchigiano!
L’intento della collana è infatti di raccogliere il meglio dei narratori di ogni regione d’Italia in singoli volumi ad esse dedicate. Le Marche inaugurano la collana, e quale scelta migliore? Una regione così centrale, dotata di discreto mare, di verdi colline e di gente dall’ospitalità squisita. Qui il turista è sacro. E i marchigiani sono persone che amano la vita nei suoi aspetti più goderecci e che vogliono godersela a tutto tondo.
Sì va bene, mi si obietterà, ma tu che c’entri con le Marche? Non ti bastano la Puglia e il Veneto per spartirti il cuore?
Vero, io non c’entro, geneticamente, con questa amabile regione. Però mi sono fatta degli amici marchigiani fantastici e sto imparando a conoscere i luoghi, pur nelle mie ristrette possibilità di tempo.
Ma poi c’è un fatto curioso. Tra gli autori dei racconti di questa antologia, alcuni sono splendidi rappresentanti della Carboneria Letteraria, movimento letterario e godereccio a cui appartengo!
Inoltre ci sono anche degli intrecci piacevolissimi con Vibrisselibri… ehm, no, non si tratta di inciuci, ma del meglio del meglio!
Ricordo, per esempio, Giuseppe d’Emilio, che tra l’altro è stato il bravissimo curatore della collana, insieme a Chiara Bertazzoni, poi Paolo Agaraff, Pelagio d’Afro, Manuela Maggi, Roberto Fogliardi e Biancastella Lodi, tutti carbonari. Poi c’è Alessandro Cartoni, che ho conosciuto di persona, una bella penna.
E dov’è l’inciucio?... bè…Pino d’Emilio è anche un vibrisselibraio, così come un altro ospite illustre dell’antologia, il sempre benemerito Lucio Angelini, fino a poco tempo fa animatore del comitato di lettura di Vibrisselibri e suo decone/decano, e stimato scrittore per ragazzi. E poi c’è anche Carlo Cannella, scrittore che ha un suo libro edito da Vibrisselibri.
Insomma, secondo me è una golosità. E non solo perchè ci sono tanti amici che conosco, ma perché sono convinta che sia un bel volume, ben curato, e con bei racconti, alcuni dei quali li ho letti in segretissima anteprima (confesso!).
Stando così le cose, come posso io non partecipare a un evento del genere?
E se è pur vero che nemmeno a cercarlo col lumicino mi ritrovo un gene marchigiano nel DNA,
è pur vero che me lo posso inventare , trapiantare, manipolare. Oggi con l’ingegneria genetica tutto è possibile. Ma secondo me c’è un modo più semplice per sentirsi parte integrata… leggere questa antologia, frequentare i buoni amici marchigiani, mangiare e bere dei doni di questa terra, godere della gentilezza degli indigeni e cercare, dunque, di presenziare a più eventi possibili. In attesa, prima o poi, di concedersi una bella vacanza come si deve…
Ecco perchè rubo il tempo, mi prendo lo spazio e la libertà, riempio la valigia di poche cose (al mare, si sa, non serve molto) e vado in quel di Senigallia!
La presentazione si tiene alla libreria Iobook di Senigallia, oggi, 8 agosto, alle 21.
Se vi trovate a passare di là, entrate. Io ci sarò, come spettatrice interessata, e mentre potremo conoscerci, ascolteremo insieme la descrizione di un appassionante e divertente viaggio nel noir nostrano, anzi, marchigiano!!
Ogni tanto c'è bisogno di pura evasione. Per i problemi, i pensieri, le domande, c'è sempre tempo. Ora io voglio evadere e non pensare per un giorno. Tanto poi torno!!!