27/06/2008

EGREGIO SIGNOR ATLANTE



Egregio signor Atlante, Le scrivo per esprimerLe tutta la mia solidarietà. È da un po’ che mi sento totalmente affine a Lei e volevo dirGlielo. Eventualmente pensavo anche di scambiare le nostre esperienze. Perché anch’io, sa, come Lei, ho il peso del mondo sulle spalle.

Ma mi dica, mi dica un po’. Come si sente? Non Le fa un po’ male la schiena? Quel mappamondo che si ritrova sul collo è un peso del diavolo, accidenti! Come La capisco.
Però Lei, mi perdoni, è assai muscoloso, mica come me, piccolina e un tantino debosciata….
Guardi che bicipiti mette in mostra!! Ha visto i miei, invece? Da paura! Nel senso che fanno pena…
 Di certo Lei trova anche il tempo di andare in palestra, intanto che sostiene l’universo.
Sono piena di ammirazione.
Ma lo ammetta: essere uomo, e anche semi dio, l’avvantaggia un po’. Lei non si deve preoccupare, per esempio, di preparare pranzo e cena, e prima ancora di fare la spesa, e prima ancora di inventarsi il menu…e poi di amministrare la casa, la famiglia, tenere le relazioni sociali, sbrigare qualsiasi pratica amministrativa, burocratica, medica, controllare le bollette, andare a lavorare, pensare a tutti e tutto, ricordarsi compleanni, ricorrenze, riparare i guasti e… veda Lei, ce ne sarebbero ancora. Pensi che io le faccio tutte queste cose, oltre che sostenere il peso del mio mondo, che a sua volta è fatto non solo di esteriorità materiali ma anche e soprattutto di una notevole e ponderosa interiorità.
Ogni donna, in particolare, sostiene il proprio mondo, sa? Quanto e più di un uomo. O di un semidio.
Anche la Sua signora, se ne ha una, lo fa, e scommetto che se c’è è più robusta di Lei.

Io a vedere Lei in quella posa innaturale, mi ci ritrovo. Capperi, come ci somigliamo!
Perfino nella durata della condanna: fine pena mai, come un ergastolo.
Lei però, anche se per l’eternità si deve sobbarcare il peso di un globo assai impegnativo, nel frattempo ha avuto la fortuna di essere trasformato in montagna e di essersi rifugiato al calduccio, in Africa... Poverino, ha comunque tutta la mia comprensione per la fatica che si sobbarca, così simile alla mia. Io, che non sono eterna e immortale come lei, né sono una roccia, pare debba sostenere uno sforzo identico al Suo, se non superiore, con il mio peso, la mia carne, il mio spirito, e nei limiti temporali che mi sono stati assegnati.
Su non sia polemico! Lo so che l’eternità è quella che è, infinita, non si può mica paragonare alla vita ristretta di una comune mortale. Ma ci provi Lei, a essere solo mortale per una volta, e a reggere cotanto peso… vedrà che tutto è proporzionato.

Altra cosa: Lei almeno sa cosa ha combinato per essere così punito, no? Ha giocato un po’ alla guerra e Le è andata male. Quel birbante di Zeus è stato un po’ severo…
Io invece non ho ancora capito qual è stata la mia colpa. A parte nascere, voglio dire. E che è, un delitto nascere? Ma se il peccato originale ci viene condonato, da subito, tra le attenuanti generiche e l’indulto,  con appena qualche spruzzo di acqua santa!!!…
Come dice?
Ah già, quella della santità e del peccato originale è un’altra storia, Lei non può capire. In poche parole sappia che noi comuni mortali, quando nasciamo, per contratto ci affidano un mondo sulla schiena, e più diventiamo grandi, in età, più questo mondo si fa ricco di esperienze e ricordi, ma anche pesante d’incombenze e responsabilità.
Resta il fatto che io e Lei siamo dei poveri cristi (questo termine lo capisce?) messi in croce e con un gran mal di schiena, visto il lavoro pesante che ci tocca.
Lei, volpino, ci ha provato a incastrare il povero Ercole, a fargli prendere il Suo posto… ma quello, poveraccio, di fatiche da sbrigare ne aveva ben 12, mica si poteva caricare anche questa! E comunque anche lui regge le colonne che portano il suo nome. Ha un po’ da fare, come si dice.
Signor Atlante, doveva scegliere meglio la Sua vittima, si faccia più furbo…
Pensi a me, io non posso delegare nessuno a reggere il mio mondo. Di fatto, poiché è mio a tutti gli effetti, me ne toccano oneri e onori.

E consideri inoltre che Lei deve solo stare lì a sostenere la volta celeste: per quanto pesante, è un compito così romantico! Lei non deve pensare a quello che fa, potrebbe in teoria anche risolvere parole crociate, nel frattempo, o un sudoku.
Io invece, oltre al peso che mi affligge le spalle, oltre a fare centomila cose tutte insieme, come una piovra dagli infiniti tentacoli, ho anche la mente sempre in movimento, e quella sì che fa una gran fatica! Come se ogni pensiero pesasse quanto una stella di quelle che Lei sorregge, signor Atlante. E, Lei m’insegna, i pensieri corrono più veloci della luce, e sono più numerosi delle stelle.
Ecco perché ogni tanto mi fa male la testa, non è solo la cervicale che protesta, sono tutti i neuroni che vanno in corto circuito dal troppo attrito.
Troppo pesanti, i pensieri.
E troppi.

Scusi sa, signor Atlante, se mi permetto queste considerazioni. Io sono una povera piccola mortale, e Lei è un semidio maschio e forzuto. Ma noi non siamo in competizione. A ognuno il suo, di peso. Volevo solo dire che Lei mi sta simpatico perché senza di Lei la coperta celeste non resterebbe su, il mondo e l’universo cadrebbero. Un compito impegnativo, indubbiamente enorme, ma almeno è concentrato in un unico blocco, non è moltiplicato all’ennesima potenza come il mio.

Senta… mi scusi, ma… non è che farebbe uno scambio di mondi, per un po’?
Solo per un po’… 

di Ramona 21:13:00 Commenta: