24/05/2008

PIOVE!

Piove ancora.
Giorni, settimane. Mesi. Qualche piccolo intervallo che fa ben sperare, poi ancora acqua. E acqua e acqua.
Madre e culla della vita, dicono. E vabbè, ma noi mica siamo pesci! Siamo venuti fuori dalle acque milioni di anni fa, abbiamo trasformato le pinne in braccia e gambe, le branchie in polmoni, e la coda chissà dove e quando l’abbiamo persa. Di quei tempi abbiamo mantenuto solo la capacità di galleggiare nei problemi di una esistenza meravigliosa e perigliosa in parti uguali, cercando di schivare squali e gorghi.
Ma non siamo più pesci!
Abbiamo bisogno di stare all’asciutto!
La nostra lisca… ehm… il nostro scheletro ha bisogno di caldo e secco, altrimenti raccoglie muschi e licheni. E si artrosizza. Cioè si debilita, si riempie di dolori, diventa vecchio e fragile anzitempo.

E piove.
Piove sul governo ladro, si diceva una volta. Probabilmente si potrà dire ancora, il mangia mangia non ha colore politico, e i governi sono arraffatutto per definizione. Per antonomasia. Per volontà divina, che altrimenti da lassù avrebbero fatto in modo che non ci sognassimo neppure di avere un governo. Viva l’anarchia??? Ma no, si fa per dire.

Piove ovunque.
E ovunque sono disastri. Una natura sfruttata vergognosamente non sa come difendersi, e si lascia annegare, seppellire dal fango, cancellare. La cosa bella è che i piccoli uomini si trovano proprio in difficoltà, e in questo caso è facile cedere alla tentazione di dire: ve lo siete voluto! Se non fosse che in qualche caso ci cascano i morti. E questo non è mai bello. Rimane la speranza che si impari dai propri errori. Come dite? Si chiama utopia? Ah, già, è vero.

Piove.
Lacrime d’acqua pura, distillata, al massimo con qualche acido d’inquinamento raspato qua e là. Lacrime che scavano solchi negli animi sensibili, ma anche in quelli che sembrano più robusti. La malinconia si pasce d’acqua e grigio ed è endemica ed epidemica al contempo.
Noi poveri esseri fragili mutevoli a seconda del clima, compiamo i peggiori crimini con un clima depresso come questo. Contro gli altri e contro noi stessi. Tanti, tantissimi, non ce la fanno a sperare in un ritorno del sole, e scelgono il caldo eterno dell’inferno, sicuri come sono di andare a trovarlo compiendo un atto estremo, una scelta sofferta e dolorosa. Vite giovani, senza più futuro, si fermano così, sotto una pioggia indifferente e fredda.

Insomma piove.
Il bucato non asciuga. Mi ritroverò senza più mutande asciutte.
La muffa si fa strada allegramente. Ma io non voglio sentirmi stantia.
La cima delle montagne si nasconde nel grigio, vergognandosi un po’ di essere sopraffatta. Però, là dietro, sopra le nuvolacce nere, io lo so che l’azzurro c’è. E che il sole si sta rimboccando le maniche per farsi strada con la forza e venire a salutare i suoi figli.
Figli del sole, siamo noi, della sua forza amica, altro che acqua! L’acqua va bene per dissetarci, ma niente di più. A meno che non sia un mare azzurro e dolce che ci aspetta a braccia aperte, complici una palma e una brezza leggera…

Ma intanto, uffa, piove!!!

 

di Ramona 13:09:00 4 Commenti