19/04/2008

ERA SOLO UN PAIO DI SCARPE DA TENNIS


Erano solo scarpe da tennis. Discretamente anziane. Un tantino sformate. Pure con un inizio di scollatura ai lati.
Scarpe vissute.
Con tanta strada sulle spalle, pronte a divorarne altrettanta, senza fatica, la suola non ancora consumata. Nate per quello, per servire piedi timorosi dei lunghi percorsi, facilitare il cammino nella vita sempre così impervia.
Erano bianche, in origine. Ora, pur restando bianche, non si poteva più dire che il loro fosse un colore virgineo, immacolato. Piccole crepe nella pelle, come rughe sul viso di una donna matura. Solo che una donna può conservare un certo fascino, anche in età non più giovane. Invece le scarpe no, non dopo aver dato così tanto nel tempo. Il loro sfiancamento era abbastanza evidente. Però resistevano, imperterrite, generose nel  servizio. Estate e inverno autunno e primavera. Non come i sandali, solo estivi, o come gli stivali solo invernali.
Le scarpe da tennis erano buone per tutte le stagioni.

Non ci sono più.
Sono state rubate. Rapite.
Riposavano, nell’attesa di essere di nuovo calzate per tornare a casa, nel calore della famiglia, disposte per questo ad affrontare la pioggia, nei confronti della quale erano molto impermeabili.
Ma, indifese, sono state prese e portate via, da una mano sconosciuta. Anzi, da piedi sconosciuti. Villani, violenti, assurdi.

Ma cosa farsene di un paio di scarpe da tennis vecchie e malconce? L’unico valore che potevano avere era solo affettivo, e dio solo sa quanto questo era grande. Compagne di mille avventure personali, impossibili da condividere con un estraneo. Scarpe che si sono adattate a quei piedi e non ad altri. Pantofole travestite da scarpe da tennis.
Hanno visto molti luoghi diversi fra loro, hanno conosciuto strade di tutti i generi: asfaltate, di campagna, acciottolate, fangose. Spiagge e sentieri montani. Appartamenti di città, prati e stalle di animali.
Di tutto.
Anni e anni di servizio, non hanno mai recato alcun dolore ai loro padroni piedi.

Rubarle è stata una vigliaccata inutile. Non potevano opporsi, né gridare la loro protesta. Ma si vendicheranno, e l’unica vendetta possibile sarà quella di far vedere le stelle a chi le ha portate via, ed è auspicabile che sia così. Anche se, forse, la loro condanna per questo sarà di morire, abbandonate nella spazzatura. Con grande dolore dei piedi amici con cui hanno condiviso lustri di amicizia e migliaia di chilometri.

Auguro una montagna di calli a colui/colei che mi ha lasciata scalza in una sera di pioggia.

 

di Ramona 10:23:00 4 Commenti