28/04/2008

PAROLE AL TELEFONO


Il piacere della conversazione con un amico.
Prendi il telefono e chiami. Un po’ in ritardo, il compleanno era due giorni prima. Non importa, sai che il tuo gesto sarà apprezzato ugualmente. Quando c’è la stima, l’affetto, e l’amicizia vera, non si guarda alla fiscalità delle scadenze.

Ciao, come stai?

Si comincia così. Non ci sentiamo da mesi. Comincia l’elenco della malattie… Alzi la mano chi non ha un qualche disturbetto, al giorno d’oggi, fosse lo stress, fosse l’età avanzata, fosse solo ipocondria, che ci riguardi personalmente o coinvolga un familiare. Nessuno ne è esente, purtroppo. Ma noi non ci faremo imbrigliare dalle tristezze.

Com’è il tempo lì da te?

Ci separano pochi chilometri, ma chissà perché sembra che fra noi si ergano dei continenti. Qui fa freddo e piove, lì è primavera. E il tempo che fa, o che farà, è un argomento che non può essere escluso nemmeno dalla conversazioni più dotte, figuriamoci da quella fra due amici lontani.

Cosa stai leggendo di bello?

Ecco, ci siamo. Ci immergiamo nel mondo a noi più congeniale. Comincia la prima parte della conversazione più bella, quella che coinvolge la nostra sfera più autentica, quella che fa di noi due degli esseri pensanti, il punto d’intersezione fra due creature lontane e distinte.
Ciò che ho per le mani io, ciò che ha intenzione di leggere lui.
Io sto per finire Pamela, l’affascinante classico della letteratura inglese che mi ha intrattenuto e divertito per almeno un mese. Lui punta all’acquisto del primo successo letterario di un giovane autore italiano. Che dopo mi regalerà. Perché lui è fatto così. Ci spieghiamo i perché e i percome delle nostre scelte, in uno scambio vivace e costruttivo. Chi se ne frega dei critici più qualificati e delle recensioni sui giornali, a volte manipolate, a volte insincere. Il giudizio obiettivo ed equilibrato di un amico è la sola verità che conta. Critica libera da pressioni editoriali, da conoscenze nel settore, da favori che pretendono di essere ricambiati.
Lungo i fili del telefono passano scambi sinceri ed appassionati. Questo romanzo mi piace perché… comprerò quel libro perché… e da lì si finisce col disquisire della tendenza della letteratura odierna all’omologazione, della propensione alle autobiografie, della mancanza di vere novità, che spesso vengono escluse perché prive di mercato (di mercato!!, non di valore!), della constatazione che forse tutto quello che c’era da inventare è stato inventato, ma la letteratura non è per questo morta, va solo selezionata, scandagliata, incoraggiata, cercando quelle parole che sanno come dire in modo diverso le solite storie.
È una conversazione che cattura e non s’inceppa, i pareri dell’una non si scontrano con quelli dell’altro, ma si confrontano e crescono, maturano.

E cosa stai scrivendo?

Conseguenza naturale della domanda precedente. Perché siamo gente che ama la full immersion nella letteratura, tanto da provare, timidamente, a farne parte. Senza pretese, consapevoli dei propri limiti.
Come vanno le tue poesie?
Insomma, qui in famiglia ci sono stati dei problemi, il tempo mi è mancato, o mi è volato, la testa era su altre cose.
E invece i tuoi racconti? Cosa hai inventato questa volta?
Ahimè, poco e niente… Pure per me il tempo è tiranno e i problemi non mancano. Io e te siamo gente comune, costretta dalla realtà dei fatti a tirarci fuori dal fantastico mondo delle parole, per calarci in quello pratico di una vita esigente e concreta.
Però, sai, qualcosa ho ripescato…adesso te lo leggo.
E nel telefono corrono, in gran segreto, spezzoni di un testo genuino, semplice, che magari potrà andar bene per… chissà. Leggo qua e là, lui ascolta attento e approva. Gli sembra una cosa buona e io mi fido.
Chissà se ci hanno intercettato. In questi tempi di mal fiducia, di un grande fratello spione, di una privacy sbandierata e inesistente, orecchie non invitate avranno ascoltato anche gli scambi letterari di due vecchi amici?
Io lo spero.
Se può incoraggiare a leggere, ben vengano anche gli spioni.
Intanto, noi due continuiamo a passarci opinioni e la speranza che il futuro sia con noi magnanimo e ci regali un’occasione. Perché saremo felici del successo dell’altro/a, senza gelosie.
Gli amici non sono gelosi, fra di loro.

E prosegue, la nostra chiacchierata fiume senza accapo.
Come sta il tuo micio? Insomma, e le tue gatte?
E altro ancora, a dimostrazione che per noi amici di penna la parola è bella non solo se scritta, ma anche parlata, quando c’è affetto.

Il tempo si dilegua, i minuti diventano ore, ma noi abbiamo ancora tanto da dirci. Non esistono differenze di età, di sesso, di vita. Siamo due amici con la voglia di raccontarsi, sapendo di ricevere ascolto. E questo c’incanta.

Mi sorprendo, dopo un po’, a pensare a quanto poco ci vuole, dopo tutto, per passare dei momenti di piacevole relax. Basta un gesto semplicissimo: alzare la cornetta e comporre un numero. Con un po’ di magone penso a tutte le volte che avrei voluto farlo, con questa o quella persona, ma il pensiero di non essere gradita, o considerata invadente, o inopportuna, mi ha bloccato la mano sulla tastiera del telefono. Ho imparato a mie spese che ognuno ha una vita propria di cui non posso sempre pretendere di far parte. Nemmeno se per un periodo ci siamo scambiati il cuore.

Ci sono cose che vanno e vengono, come le onde del mare, che arrivano, travolgono e poi però muoiono. Solo poche volte l’onda porta a riva qualcosa, un piccolo tesoro che nel tempo non morirà mai. Ed è bene coltivare solo quello che ci frutta piacere, non quello che ci crea dubbi esistenziali. Tra amici non c’è mai il dubbio di essere inopportuni o sgraditi. Non c’è mai timore nel comporre un numero di telefono.

Ciao, ora  è meglio se chiudiamo. La prossima volta mi chiami tu?


di Ramona 08:00:00 2 Commenti

26/04/2008

STUPRI!

Donna violentata per strada, all’uscita dalla discoteca, della stazione, sul cofano di un’auto, alla fermata del tram.
La colpa è sua. Indossava un top stuzzicante, una gonna corta. Era sola, a ora tarda o mattiniera, sfrontata, indipendente. Come osava andare a divertirsi, o a lavorare, da sola, come osava passeggiare sola, come osava alzare gli occhi  e puntarli in viso alla gente? Ovvio che stava provocando. E allora ecco che certi personaggi, indegni di essere qualificati anche col nome di bestie, si credono in diritto di aprirle le gambe a forza, di prendersi in questo modo, con un atto brutale, la rivincita sull’orgoglio di essere, semplicemente, donna.

Bambine, perfino disabili, stuprate da branchi di coetanei, riprese vergognosamente con cellulari, star involontarie dello spot della violenza più bruta.
Ma sì, la femmina bisogna domarla subito, così capisce che sono i maschi che comandano. E poi magari le piace, essere ripresa mentre tutti le sono addosso. Se il filmino va in giro e la stupida è fortunata, stai a vedere che la chiamano per un provino.
Noi ragazzi  colpevoli? E di che cosa? Non è così che funziona tra maschio e femmina? È una cosa naturale, no? Le femmine hanno il buco e noi il pisello per riempirlo. Quante storie. Loro ci stanno. Ci godono. E noi pure, specie se urlano un po’ tanto per fare scena.
Che attrici.
Meglio che alla tv.

Patrigni che abusano delle figliastre, minorenni.
La ragazza era consenziente, dice. Ma non aveva sedici anni e nemmeno quattordici, sotto quest’età per la legge è una bambina. Tu, uomo, non lo vedi che è una bambina? Puoi forse  farti ingannare da uno sviluppo fisico precoce, dovuto certamente all’assunzione involontaria degli ormoni contenuti in cibi allegramente sofisticati, ingeriti da ancora prima di nascere. Tu che dovresti esserle padre ti trasformi in crudele aguzzino. Tu pensi di poter far credere alla ragazza che quello sia l’amore. Ma la psiche non è quella di una donna e non distingue l’amore dal plagio. Anzi, nel generale senso d’inadeguatezza adolescenziale, ne esce falsamente rassicurata. Lusingata. Ma non è l’amore di un padre, quello, nemmeno quello di un marito, o di un amante. È egoismo, perversione. Ma non malattia. Tu patrigno fallito, non sei malato. Sei cattivo.

Prostitute assalite, violentate e uccise.
Tanto, sono la feccia. Sono femmine, e delle peggiori. Usiamole e buttiamole via, anzi, ripuliamo il nostro piccolo habitat da questa vergogna. Usiamole, per i nostri vizi inconfessati, per quello che non faremmo con le nostre mogli, sante donne, se siamo riusciti ad averne una. Tanto sono puttane. Tutte le donne un po’ lo sono, ma queste più delle altre. Se le picchiano per fare questo mestiere, vuol dire che se lo meritano. E poi, se lo volessero, potrebbero uscirne. Si vede che ci provano gusto. E dunque non è meglio eliminarle?
Usale e gettale.
E uccidile.

La ragazzina yemenita, bambina di appena 8 anni, è stata concessa in sposa dai genitori ad un marito di 30. Con una “dote”, offerta da lui, di poco più di 300 euro.
Il marito naturalmente voleva essere marito a tutti gli effetti. La bambina voleva solo essere una bambina. Voleva andare in strada a giocare con i suoi coetanei, ma il “marito” la costringeva a fare il suo dovere. La faceva rientrare e la portava a letto. A 8 anni. La bambina non è nemmeno sviluppata, non è ancora signorina ma deve fare la moglie, costretta a compiere e subire atti che ripugnano anche una donna adulta, se non è consenziente. La piccola però è una grande combattente! Ha intrapreso con un coraggio che ha del soprannaturale, e con l’aiuto di un giornalista, una battaglia epica che l’ha vista vincitrice. Ha lottato contro il marito, contro i genitori, contro una legge tribale in teoria prescritta, in pratica tollerata, ha lottato contro l’islam più estremo.
Ora è libera.
Libera di fare la bambina.

E mariti “normali” che “normalmente” picchiano le mogli, le umiliano, ne fiaccano l’autostima, le riducono a stracci. E magari le ammazzano per una gelosia malata,  le sgozzano perché così gli va in quel momento. O mia o di nessun altro. Mia. Come l’automobile, le chiavi di casa, un pacchetto di sigarette.

Perché succede?
Cos’è che impedisce a noi donne di uscire serenamente per la strada a fare una passeggiata? Che ci fa guardare con diffidenza e paura ogni uomo, o gruppo di uomini nelle vicinanze? Cos’è che ci costringe a rimpiangere di non avere i cosiddetti attributi, perché solo in questo modo verremmo lasciate in pace?

La donna è una creatura polifunzionale, riesce a fare tutto anche meglio di un uomo, anche se non ha nessuna ambizione a vantarsene. Fa parte della sua natura, dalla preistoria in cui era costretta a ingegnarsi in mille modi per proteggere la prole che aveva concepito con lui e generato da sola dopo averla portata dentro per nove faticosi mesi. E mentre l’uomo si faceva i fatti suoi, bighellonando con la scusa della caccia, la donna doveva proteggere i piccoli, sfamarli, difendere il nido, fiutare il pericolo. E scaldare il giaciglio del compagno, che pretendeva il suo tributo di piacere, senza curarsi se per lei sarebbe stato un piacere uguale.

Tutto questo ha aguzzato le capacità manageriali e caratteriali della donna, rendendola doppiamente abile, intuitiva, paziente, telepatica, pratica e senza tuttavia indurirla o toglierle la capacità tutta propria di sognare. Nemmeno quando il sesso si riduceva ad un puro atto meccanico. Mai. La donna non smette mai di sognare.

L’uomo, dominatore a causa di cromosomi spaiati e di ormoni prepotenti, non ha mai sopportato il confronto alla pari, perché sentiva che avrebbe perso la dominanza a favore di una uguaglianza.
Da sé, nessuno glielo ha mai imposto, si è messo su uno scalino inferiore, e con la violenza ha dimostrato di poter scendere ancora e sempre più in basso. Non ammette che le diversità fra i due sessi sono una ricchezza e una complementarietà. No, lui deve predominare. E dove non può farlo con la testa, o con il cuore, lo fa con la sola cosa che davvero possiede in più: la forza barbara.

Le donne vanno nello spazio, vincono i Nobel, comandano eserciti. Ma nella testa dell’uomo sono “solo” donne, anzi femmine. Con il solo scopo esistenziale di aprire le gambe e soddisfare un bisogno.

Abbiamo bisogno di uomini con le palle, che si vergognino di questa escalation di violenza.
Abbiamo bisogno di uomini con cui camminare affiancate, né davanti, né dietro, che non abbiano paura di noi.
Abbiamo bisogno di uomini veri.
 

di Ramona 08:00:00 2 Commenti

25/04/2008

LO STRANO DESTINO DI UN ORGANIGRAMMA


Avevo già detto, qualche giorno fa, che il primogenito di Vibrisselibri, L’Organigramma di Andrea Comotti, era diventato un audiolibro.
La cosa è notevole.
Spiego.

Un audiolibro, oggi, non è solo un testo “letto” da qualcuno e inciso su un cd. No, un audiolibro è un copione recitato, interpretato, accompagnato dalla colonna sonora dei suoni reali che esso racconta. Come sentire un film in tv, senza vederlo.
Questa è una vera novità.

Un audiolibro è pensato per scatenare l’immersione nella storia ad occhi chiusi.
È pensato per i non vedenti, per il buio che li avvolge e che già impedisce loro di fare molte cose per tutti gli altri semplicissime, come leggere una storia. Da sempre è in funzione per loro il servizio del Libro Parlato, dove un lettore volontario registra su cd la sua lettura di un testo qualsiasi. Ma il lavoro fatto da Goodmood Edizioni Sonore, per la collana Libri in auto, fornisce un servizio in più. È una recitazione, il sonoro di un film, è come ascoltare il mondo circostante.
Un audiolibro può fare compagnia anche a chi trascorre molte ore imbottigliato nel traffico cittadino, o nella solitudine di un lungo percorso in autostrada. O a chi fa fatica a leggere, per qualsiasi motivo, o durante uno spostamento in treno.
Io me lo comprerò, un libro da ascoltare, per il mio prossimo viaggio.

La Goodmood, dicevo, ha avuto questa bella pensata, che presenterà alla fiera del libro di Torino, il prossimo 8 maggio, e tra i suoi titoli ha voluto L’Organigramma. Un grande lavoro di adattamento da parte di Lucio Angelini, Coordinatore del comitato di lettura di Vibrisselibri, ha permesso la riduzione senza danni del nostro incredibile figliolo primogenito. Che peraltro ha uno strano destino.
Quello di essere pubblicato in rete, a disposizione gratuita di chiunque, di essere ascoltato in audio, ma non di essere raccolto su carta.
Eppure è un gran bel libro.
Tanto da meritare pure uno splendido booktrailer, ideato da uno dei vibrisselibrai più geniali, il mio fratello di mare, come lo chiamo io, Grenar. Guardare, prima di dire che esagero. Ascoltate la sua caldissima voce.

 

Insomma, un libro tutto da guardare, in queste immagini da brivido.
Tutto da ascoltare, in cuffia, un pezzo della nostra storia, pur romanzata, viva nelle nostre orecchie. Tutto da vedere, semplicemente cliccando sulle pagine virtuali della rete.
Ora vorremmo che fosse anche che questo libro fosse anche tutto da sfogliare, pagina di carta dopo pagina di carta, nelle nostre mani.

di Ramona 13:24:00 2 Commenti

19/04/2008

ERA SOLO UN PAIO DI SCARPE DA TENNIS


Erano solo scarpe da tennis. Discretamente anziane. Un tantino sformate. Pure con un inizio di scollatura ai lati.
Scarpe vissute.
Con tanta strada sulle spalle, pronte a divorarne altrettanta, senza fatica, la suola non ancora consumata. Nate per quello, per servire piedi timorosi dei lunghi percorsi, facilitare il cammino nella vita sempre così impervia.
Erano bianche, in origine. Ora, pur restando bianche, non si poteva più dire che il loro fosse un colore virgineo, immacolato. Piccole crepe nella pelle, come rughe sul viso di una donna matura. Solo che una donna può conservare un certo fascino, anche in età non più giovane. Invece le scarpe no, non dopo aver dato così tanto nel tempo. Il loro sfiancamento era abbastanza evidente. Però resistevano, imperterrite, generose nel  servizio. Estate e inverno autunno e primavera. Non come i sandali, solo estivi, o come gli stivali solo invernali.
Le scarpe da tennis erano buone per tutte le stagioni.

Non ci sono più.
Sono state rubate. Rapite.
Riposavano, nell’attesa di essere di nuovo calzate per tornare a casa, nel calore della famiglia, disposte per questo ad affrontare la pioggia, nei confronti della quale erano molto impermeabili.
Ma, indifese, sono state prese e portate via, da una mano sconosciuta. Anzi, da piedi sconosciuti. Villani, violenti, assurdi.

Ma cosa farsene di un paio di scarpe da tennis vecchie e malconce? L’unico valore che potevano avere era solo affettivo, e dio solo sa quanto questo era grande. Compagne di mille avventure personali, impossibili da condividere con un estraneo. Scarpe che si sono adattate a quei piedi e non ad altri. Pantofole travestite da scarpe da tennis.
Hanno visto molti luoghi diversi fra loro, hanno conosciuto strade di tutti i generi: asfaltate, di campagna, acciottolate, fangose. Spiagge e sentieri montani. Appartamenti di città, prati e stalle di animali.
Di tutto.
Anni e anni di servizio, non hanno mai recato alcun dolore ai loro padroni piedi.

Rubarle è stata una vigliaccata inutile. Non potevano opporsi, né gridare la loro protesta. Ma si vendicheranno, e l’unica vendetta possibile sarà quella di far vedere le stelle a chi le ha portate via, ed è auspicabile che sia così. Anche se, forse, la loro condanna per questo sarà di morire, abbandonate nella spazzatura. Con grande dolore dei piedi amici con cui hanno condiviso lustri di amicizia e migliaia di chilometri.

Auguro una montagna di calli a colui/colei che mi ha lasciata scalza in una sera di pioggia.

 

di Ramona 10:23:00 4 Commenti

10/04/2008

FIOCCO NERO IN VIBRISSELIBRI



Il lavoro in Vibrisselibri non si ferma mai. Non è clamoroso, non fa rumore nel suo procedere. Solo, di tanto in tanto, esplode in una grandiosa cascata di stelle. E noi, sotto tutto questo luccichio, appendiamo ancora un fiocco. Non celeste e non rosa… stavolta è un fiocco…nero!
L’ultimo nato infatti è una storia torci budella, che fa male. Violenta, esagerata, amorale.
Il titolo è Tutto deve crollare. L’autore Carlo Cannella. La si può scaricare gratuitamente, come sempre, da qui, dopo aver letto alcune notizie che la riguardano.

Io ho fatto parte dei lettori in anteprima, quelli che, nel comitato di lettura, danno il loro parere e definiscono se il libro inviato dagli aspiranti scrittori a Vibrisselibri è mostruoso o no. Io questo l’ho proprio trovato mostruoso, indigesto fin dalle primissime pagine. Anzi, direi soprattutto in quelle. Perché subito ci si scontra, in prima pagina, nella descrizione raccapricciante della violenza su una bambina.
Intollerabile.
Ricordo che avrei voluto chiudere lì. Però sono andata avanti. E, anche se non è facile, sono andata oltre. E ho trovato, perfino in una storia così ostile, un po’ di amore.
Amore malato, certo. Ma in una storia dove tutto è cupo, anche i sentimenti sono violenti. La società stessa che permette il verificarsi di certe scelte è violenta. Senza uscita. Perché tutto deve crollare.
Eppure nei protagonisti un barlume di amore, nell’oscurità che li avvince, lo si trova.
C’è l’amore, perverso, di un uomo verso una bambina che considera sua “moglie”, sua proprietà, poco più di un animale, e poi il suo amore verso la figlia.
L’amore altrettanto malato di una bambina verso il suo stupratore.
L’amore-odio reciproco tra padre e figlia.
Se si può chiamare amore, se non è un suo surrogato, comunque qualcosa c’è.
Ed è per questo che sono rimasta incatenata alla storia, e ho superato il disagio di una lettura anche troppo cruda. E quando questo accade, quando nonostante tutto voglio arrivare alla fine, quando i personaggi, anche se negativi, rimangono dentro per un po’, vuol dire che vale la pena farsi venire il mal di stomaco. Ognuno troverà qualcosa di disturbante in questa storia, dalle ideologie, ai rapporti interpersonali, dalle scelte di vita, alla violenza affettiva e materiale. Ma di certo proseguirà nella lettura, fino in fondo, per cercare di capire. Non si rimane indifferenti.

Questo è un libro che farà discutere.
Non per niente è un libro mostruoso.
Non per niente lo abbiamo pubblicato noi di Vibrisselibri.

E Vibrisselibri si muove anche su altri fronti.
Il sempreverde L’organigramma, il nostro primogenito, un noir sui generis sulla strage di Piazza Fontana, scritto in un linguaggio tutto nuovo da Andrea Comotti, nell’attesa della carta è diventato un audiolibro. Mica poco, eh? La notizia è qui, con la possibilità di un assaggio della lettura in mp3.

Il lavoro, in Vibrisselibri, prosegue, silenzioso e inesorabile, con tutta la passione che possiamo. E questi risultati ci dicono che abbiamo ragione. Perciò possiamo solo andare avanti.

 

di Ramona 18:29:00 6 Commenti

02/04/2008

CERCASI MEDICO DELLA MUTUA


AAA-URGENTE.

Cercasi medico della mutua di quelli di una volta. Anziano, con capelli bianchi ed espressione paterna. Che dia il buffetto sulla guancia e dica: non ti preoccupare, ora ci sono io.

Cercasi medico della mutua competente, che risolva problemi di salute e di spirito. Un dottore che curi anche l’anima, che se ti vede un po’ giù ti prescriva riposo e iniezioni di ricostituenti. E poi te le faccia pure, le punture, perché sa che altrimenti tu glisseresti colpevolmente.

Cercasi medico della mutua che venga a casa con la valigetta nera, a qualsiasi ora lo si chiami. E sappia diagnosticare con un’occhiata, senza bisogno di parole.

Cercasi medico della mutua che ami e rispetti gli anziani e non li consideri “un problema sociale”, ma custodi preziosi di un tempo che non è più.

Cercasi medico della mutua che passi a vedere il nonno a scadenze fisse, come se andasse alla partita di bridge del circolo. E questo anche se il nonno non può riconoscerlo, non può chiacchierare, non può offrirgli le uova delle sue galline, non può accompagnarlo alla porta. Non può scusarsi di essere un problema sociale e di vivere fuori mano e di non starci più con la testa.

Cercasi medico della mutua che se non può passare di persona telefoni per vedere come sta il nonno. Che non lasci alla segretaria biglietti con l’invito a chiamare “se ci sono problemi”. Il nonno ha sempre problemi. Lo sanno tutti. Non occorre che chiami.

Cercasi medico della mutua che abbia voglia di contatto umano, che si sporchi le mani a visitare, palpare, auscultare, misurare la pressione, toccare la fronte, guardare la lingua, medicare le piaghe.

Cercasi medico della mutua che rifletta sulla persona in quanto tale, che non affidi l’acuto alla specialista, il cronico alla misericordia della società ed entrambi alla volontà di Dio. E che non deleghi ad altri, come Pilato, ogni decisione.

Cercasi medico della mutua che sappia ascoltare senza deridere, capire senza giudicare, prescrivere senza dubitare.
Ascoltare.
Capire.

Cercasi medico della mutua che anche se non ha la bacchetta magica, sappia ugualmente infondere fiducia e conforto. E che non pensi all’assistito unicamente come numero, come fonte di guadagno, come nome scritto sulla carta.

Cercasi medico con cuore annesso.

 

 

di Ramona 20:57:00 8 Commenti