12/01/2008

QUANDO PIOVE COSI'


Quando piove così ci si sente un po’ annegare.
Ci si guarda attorno e sembra di vedere qualcuno che, a scanso di equivoci, raduna una coppia di tutte le specie animali e mette mano a chiodi e martello per costruire… che cosa?

Ma come, non era inverno, non c’era la neve?
Non sono più le stagioni di una volta.
Parliamo per cliché, ma si sa che i proverbi l’indovinano sempre.
Ma è meglio la neve o la pioggia?
Il proverbio non ha dubbi: sotto la neve pane, sotto la pioggia fame.
Ma e del sole cosa si dice? Del sole, che quando manca si sente, ma non si capisce cosa manchi?

Alle nove del mattino c’è il crepuscolo. Ogni cosa è ombrosa, in casa ci vuole la luce artificiale.
Gocce di pioggia su di noi.
Ma questa, ora, non è una canzone felice, questo è un mezzo diluvio fuori stagione.
Le gocce scendono a raffica, bagnano ogni cosa, anche i recessi dell’anima. La terra ha sete, c’è stata siccità. Pioggia benefica a dispetto dei proverbi.
C’è una parte del mondo che è disidratata, arsa, infuocata. Pioggia, non è che hai sbagliato strada?

Miliardi di gocce riciclate dall’evaporazione di mari e fiumi, dopo una vacanza nell’aria a bordo delle ali del vento, gratuita e istruttiva, ritornano alle origini. Cadono ovunque senza risparmiarsi. Colpiscono vetrine appena lucidate, marciapiedi sporchi di ogni bruttura, fisica e umana, strade interminabili e ingozzate di veicoli. Colpiscono persone distratte senza ombrello, che se ne ricordano giusto ora che sono fradice. Ma anche quelle con l’ombrello imprecano perché le gocce arrivano da tutte le parti, attraverso la sottile tela sintetica, dalle pozzanghere, dalle auto sadiche che spruzzano i malcapitati, senza parere. A che serve, un ombrello? Qualcuno lo spieghi.

Le gocce cadendo portano via i germi dell’influenza.
Non manca mai il saggio che fa questa affermazione. Sarebbe un piacere afferrare una goccia al volo, metterla sotto il microscopio e fare ciao ciao al criminale che attenta alla salute, quel killer che ci fa starnutire. E poi, magari, con un gesto altrettanto criminale, ma giustificato dalla legittima difesa, accendere un focherello sotto la goccia, farla evaporare, e insieme a lei il virus cattivo. Lavato e vaporizzato, steso al sole come i panni da bucato.

Perché la pioggia fa malinconia?
Perché manca il sole. Mancano la luce, il calore e dunque l’energia vitale che garantisce la sopravvivenza. Però anche la pioggia serve alla vita. Servono anche l’umido che l’accompagna, le macchie di muffa, il brivido delle ossa, i disagi delle articolazioni? Si vede di sì. Altrimenti non sarebbero nemmeno esistiti. Un senso ce l’avranno anche loro.

Il suicidio acquatico continua senza sosta. Senti i funghi crescerti addosso, mettersi il cappello e diventare sempre più ciccioni. Ecco, l’umido fa bene certamente a loro, lasciali crescere, poi te li strappi di dosso e li cucini con la polenta. Polenta e funghi è un ottimo piatto autunnale.

Gocce, miliardi di gocce, tutte uguali fra di loro (ma ne siamo sicuri? Davvero sono formate solo da H2O e detriti radioattivi vari?), con esperienze e provenienze diverse, con destino simile. Quasi come gli esseri umani. Miliardi di persone, fortunatamente e sicuramente uniche fra loro, miliardi di esperienze e provenienze diverse, che potrebbero raccontare l’una all’altra per confrontarsi e crescere, come un fiume in piena. Se solo qualcuno fosse disponibile all’ascolto…
Destinazione finale uguale per tutti, anche se ci si arriva per modi e vie tra i più disparati.

Scende la pioggia ma che fa.

Quando piove così, si scatena la fantasia. Si aprono gli scenari più caldi, di sole bollente e spiagge accecanti e mari cristallini. Si sogna, da sotto il tepore di un quintale di coperte o piumoni, di bruciare cappotti e ombrelli, di indossare il bikini o forse neppure quello, per voglia d’amore e coccole in libertà.
Si sogna, appunto.

Le gocce cadono ma che fa
Se ci bagniamo un po’
Domani il sole ci potrà asciugar.