04/01/2008
NEVICATA

Eccola! La signora Pallina se lo sentiva già dalla sera prima. Parlavano per lei le vecchie ossa doloranti. Certo sperava non fosse vero, ma questa mattina la tragica conferma.
Nevica!
Nevica a fiumi, se così si può dire. Viene giù a palate, a secchiate, e come ogni altra volta è bianca.
Lo spettacolo è assicurato. L’atmosfera è fiabesca, il mondo è incantato, racchiuso in una patina grigia. Insomma ci sono tutte le carte in regola per godersi il classico inverno… coi fiocchi.
Pallina è tranquilla. Con un istinto da meteorologa pluridecorata aveva previsto l’approssimarsi della bianca sorella e si era messa in ferie dal lavoro. Così non avrebbe corso il rischio di essere presa alla sprovvista dalla nevicata mentre era in servizio agli orari più assurdi, o scoprire alle 5 di mattina che era il caso di mettere le catene.
Catene?
Cosa sono, come si usano, come si mettono?... non è pane per i denti di Pallina. Sono un optional di cui lei sa solo che per legge deve portarsele appresso nel portabagagli della topolino, che fanno un gran casino ad ogni curva, sballottate di qua e di là a causa del territorio montano e che probabilmente vanno montate sulle ruote in caso di neve. Ma la parte pratica è competenza esclusiva del signor Pinco. E negli affari degli uomini, si sa, le mogli non ci devono entrare… se non sono costrette.
Dicevamo dunque che Pallina è contenta di essere a casa mentre la panna condisce il giardino con l’albero di natale, le strade, i virus e tutte le altre magagne. Bè, quasi tutte… Pallina infatti avrebbe voluto che sotto tutto quel silenzio bianco ci finissero anche certi problemi, e che vi restassero seppelliti, muti e congelati per sempre. Ma proprio quelli non ci finiscono mai, sotto la neve.
Pazienza.
La mattina scorre lenta, la signora Pallina si muove al rallentatore e si gode un dolce far niente. Fa freddo, chi ha voglia di muoversi? Il naso alla finestra, fra i decori natalizi, Pallina guarda tutti i vicini di casa approfittare di un ripensamento nella corsa a terra dei fiocchi, che si diradano un tantino, per liberare scale, ingressi, rampe, vialetti e parcheggi dalla scomoda ospite. Pale di varia natura e muscoli, l’attrezzatura perfetta.
Bah! Stavolta me la cavo, pensa Pallina.
Tutti gli anni il signor Pinco stipula un patto con il dispensatore di nevicate ottenendo che faccia il suo mestiere sempre quando lui è al lavoro e la moglie a casa. Così che il repulisti tocca sempre a lei. Certo era sempre stata in buona compagnia: tutte le donne del quartiere si mettevano all’opera e solo qualche pensionato ancora un po’ gagliardo rappresentava l’unico accenno di competitività maschile. Ma che diamine, era pur sempre un lavoro da uomo! Il caro signor Pinco si scomodava solo per i lavori di rimozione neve che richiedevano almeno l’uso di un mezzo motorizzato. Senza il quale, si sa, non c’è divertimento.
Ma stavolta Pallina è salva. Il signor Pinco tornerà a momenti dal lavoro e ancora prima di sedersi a tavola per il pranzo compirà il suo dovere di sgombraneve. Stava scritto nel contratto di matrimonio, che questa era una sua specifica incombenza. Salvo impedimenti forzati.
Telefono.
Cara, non torno prima di sera. Impedimenti forzati. Ricordati la clausola del contratto matrimoniale.
Clausola?
Tradotto significa pala e muscoli.
Accidenti.
Signor Pinco, avete vinto anche stavolta. Tu e il dispensatore di nevicate.
E così la signora Pallina fa due conti e si dice che meglio sbrigarsi. Se nevica ancora farà più fatica, e poi chi lo smuove più il muro di neve?
All’opera! Con un sospiro.
La pala è larga e rossa, di plastica leggera. Solo che quando è piena pesa. Ma anche la neve, Pallina ormai l’ha imparato, non è mai uguale. Alle volte è scirocca, umida, e pesa di più. Altre volte invece, a parità di volume, pesa meno. Questa qui è quella lieve. La pala anche piena non pesa troppo.
Prima la rampa del garage. Sennò la topolino, nonostante le scarpe invernali, non ne emergerà mai e bisognerà liberare le catene dalla loro custodia intonsa che riposa nel bagagliaio.
No, le catene no. Meglio la pala.
Uffa, voglio anch’io il 4x4, pensa Pallina mentre fa volare una spalata oltre il giardino (ehi, sembra quasi il titolo di un libro di Mozzi…)
Fatto.
Ancora una parte di strada. Solo un po’, dài, gli altri hanno già liberato il pezzo che gli compete.
Ora il vialetto.
Sì, per consentire al postino di arrivare alla cassetta delle lettere. Chissà perché poi, dato che quell’uomo non porta mai lettere, solo depliant pubblicitari, bollette da pagare e richieste questuanti di beneficenza. Potrebbe anche fare a meno di passare di qua. Oppure potrebbe arrangiarsi, attrezzarsi con i mammut e fare ugualmente il suo lavoro. Altri non ci sono che si servono del vialetto. I venditori ambulanti aspetteranno il disgelo e Pallina non sentirà la loro mancanza.
Ma dài, che in fondo è divertente spalare neve! Pallina è rimasta sola, gli altri hanno finito. Suda dentro al piumino, mentre le mani nei guanti sono, come sempre, ghiacciate. Cammina avanti e indietro e come il classico spazzaneve raspa via tutto. Ci mette un sacco di tempo. La pala è ottima, anche se ogni tanto s’inciampa in qualche misterioso sasso invisibile agli occhi umani. Sono i muscoli a difettare. Per logica deduttiva, il tempo impiegato aumenta in modo inversamente proporzionale: - muscoli = + minuti necessari. Lo sanno anche i bambini.
Ma mica c’è fretta. Libera dall’impegno di organizzare il pranzo, la signora Pallina procede coscienziosamente e lentamente. E ammette di godersela… Per un attimo la sfiora la tentazione di costruire il pupazzone col naso a carota…
La neve è dolce, rilassa. Attutisce le brutture. Fa bene alla campagna (sotto la neve, pane…) e alle anime. I rami degli alberi carichi di fiocchi bianchi ai lati della strada formano tunnel irreali. Non si pensa ad altre cose quando c’è la neve.
Domani non sarà più così bello. Domani la pioggia o una corrente un po’ più calda scioglierà la purezza, che diventerà fango e si scioglierà senza rimedio, per poi trasformarsi nuovamente in una lastra di ghiaccio sporca e infida.
Il lavoro è finito. Non è stato troppo faticoso.
Appoggiata alla pala la signora Pallina riposa un attimo. Passa un camion che suona il clacson, allegramente, con confidenza. Lei sorride e alza la mano in segno di saluto. Non ha bisogno di voltarsi per sapere che è il signor Pinco. Ma non è che venga a controllare il lavoro fatto… no, cosa dite… è che lui, proprio, non sa starle lontano.
Nemmeno quando nevica.