26/10/2007

E SPOSTARE UN COMPLEANNO?...

E anche quest’anno è arrivato il mio compleanno.
Chissà se si può spostarlo ad un tempo migliore.
Perché oggi non ho molto da festeggiare. Non riesco a  festeggiare mentre assisto al declino di una persona cara.
Sì, lo so bene, tocca a tutti, prima o poi. Non c’è compleanno o festività che tenga. La vita fa i capricci e si comporta come meglio crede, con i suoi alti, altissimi, e i suoi bassi, bassissimi.
E questo quando le pare, è ovvio.
 
Ed è così che anche questo giorno mi vedrà in ospedale. Ad osservare un’esistenza, che è sempre stata semplice, rendersi complicata, ma non arrendersi.
La resa, difatti, è sempre consapevole, ma quando la consapevolezza non c’è, si va avanti a oltranza. Fino a che quel lumicino si renderà conto da solo che è arrivata la notte e bisogna pur spegnersi. Se ne accorgerà da sé, che tanto non ascolta, non vede e non sente nessuno. Si può mettergli il carburante, lo si può riparare dal vento alla meno peggio, ma nessuno conosce meglio di lui il momento giusto per fermarsi.

Eppure è un nuovo anno per me, dovrebbero esserci torta e candeline e regali e auguri. E almeno in parte qualcosa ci sarà, qualcuno si ricorderà… e mi sarà di gran calore, nonostante tutto.
Ma sembra così fuori posto, ora.
Ci sono cose più importanti, più pressanti.
Organizzare un’assistenza, fare turni, risolvere i disagi, parlare con i dottori.
Fare in modo di tenere acceso quel lumicino che ti guarda, a volte sorride e ti chiede come stai (lui a te!), e altre non ti riconosce neppure. Perché anche se ci si chiede angosciati qual è, è indubbio che un senso a tutto questo ci sia. Altrimenti, tutto questo, non esisterebbe.

Il senso forse sta in quel sorriso ingenuo senza denti, in quegli occhi che vedono così poco, nell’udito che manca, in tutte quelle ossa spezzate, nel cuore offeso ma testardo.
Ci si chiede qual è il senso della vita in queste condizioni e la risposta è: la vita stessa. Sempre e comunque la vita.
Con quel senso di pietà e di tenerezza che ti prende alla gola e che ti fa sentire impotente come mai, nella tua piccolezza e nell’incapacità di risolvere, di fare le scelte giuste.

Credo che il regalo più grande, oggi, sarà quello che mi offre questa persona privata di quasi tutte le sue facoltà, ma ancora capace di chiederti sorridendo come stai e di farti gli auguri di buone feste, e se gli chiedi tu come va ti dice che non c’è male; lui che è immobilizzato a letto, ma in grado di lasciarsi vivere senza farsi domande, senza scopi, retrocesso in un mondo fatto solo di ricordi d’infanzia e di convinzioni folli.

Io non offro torta e spumante oggi, abbiate pazienza.
Quasi mi vergogno di compiere gli anni proprio oggi.
Non è proprio possibile rimandare? O anticipare? No, eh?...
No.
Sono un anno più vecchia, per forza di cose oggi, non ieri o domani.
E allora sia.