12/07/2007

IN VOLO

Icaro voleva volare. Aveva ragione di sognarlo, di desiderarlo fino a morirne.
Sono qui, sospesa nel vuoto, a una decina di chilometri dalla terra. Il distacco è stato un incanto.
Sono più leggera dell’aria.

Intorno a me azzurro, sotto di me azzurro.
Sono fra cielo e mare, un nulla più in alto delle nuvole di panna montata, le quali, ammiccanti, invitano a rimbalzare su di loro.

Sono angelo, insetto, uccello. Volo senza ali, ma ho ali di acciaio.

È tutto così piccolo laggiù.
Eppure giurerei di avere visto i bagnanti su quella spiaggia.
Eppure, vicino alla casa colonica, giurerei di avere intravisto un saluto sbracciato. E salutavano me, quelle braccia in alto.
Eppure, nelle piazze, quelle cosine che si muovono, giurerei che non sono formiche.

Alzo per un attimo lo sguardo da questo foglio e mi ritrovo ubriaca… è tutto blu, solo blu, gira la testa… Non so più se sono sopra o sotto. Di certo sono in mezzo.
Il disorientamento dura meno di un secondo, e capisco. Una manovra dell’aereo, una virata dolcissima, niente di più.

Volo a 900 chilometri orari, una follia.
Lo stivale sembra quello di un nanerottolo, in 20 minuti sono già quasi a metà polpaccio.
Vento a favore.
Immagino di essere là fuori e come Icaro di assaporare il vuoto. Solo che a queste altitudini Icaro non si sarebbe bruciato le ali al sole, ma le avrebbe congelate… Ci sono -40° là fuori. E non lo diresti, perché senti il calore del vuoto, e questa tonalità d’azzurro evoca solo paradisi tropicali.

Le coste di un altro Paese, e poi un altro. Nessun confine evidente. La distanza dalla nostra, di costa, appare ridicola. L’Adriatico è pur sempre solo una tinozza. E quei gusci di noce da battaglia navale, chi mi assicura che in realtà sono petroliere e navi da crociera? Ma dai, è una barzelletta… sono solo gusci di noce…

Le orecchie ribolliscono. Ecco perché non sono nata uccello o insetto. L’altitudine, con i suoi scarti di pressione, mi uccide le orecchie e trafigge il cervello. Forse era meglio se nascevo angelo. Gli angeli non hanno orecchie.

Altri quindici minuti e centinaia di chilometri alle spalle. Regione dopo regione, l’Italia si inghiotte sotto di me, fulminea e cannibale.
Isole, chiazze di terra nel blu. La Croazia? Forse.... Ma quando li metteranno i segnali indicatori nel cielo?

Non ho bisogno di niente. Vorrei solo non avere le orecchie. Mi godo il volo, chiudo gli occhi.
Una fitta di nostalgia nei confronti di chi non è con me a volare, ora, angelo brontolone di cui non si può non sentire la mancanza.

Ma è, ancora, solo un attimo che sfuma.
Lo stivale è ormai quasi percorso fino in fondo. Il tacco chiama, batte impaziente il suo tip tap affettuoso, solleva spruzzi bianchi sulle onde verde smeraldo. Ti coccolo io, dice. Per un po’ penserò io a te… E si spalanca fra i due mari ad abbracciarmi.

Le orecchie sono in allerta, il cervello urla, muto.
Ripiego le ali.
Sto atterrando.

di Ramona 20:13:00 6 Commenti