30/06/2007

E' FINITA (PER ORA...)

Si spoglia lentamente, con mosse studiate, caute. Non ha fretta, manca poco. Ha aspettato tanto, aspetterà ancora. Un’ora, un’ora sola, e sarà finita. Non per sempre, questo si sa. Due settimane appena… ma la separazione è dovuta. Necessaria. In qualsiasi rapporto un po’ di lontananza non guasta. Anzi, lei pensa che se il periodo fosse stato più lungo non avrebbe certo pianto… non si sarebbe disperata. Ne avrebbe gioito in ogni più piccola parte del corpo.

Negli ultimi tempi ha concesso molto di sé in questa lunga storia tormentata. Ha come l’impressione di essere stata svuotata del proprio sangue. Ogni energia annientata, ogni minuto del suo tempo inghiottito da un buco nero. Per avere che cosa in cambio? Poco o nulla, in proporzione.
Piccole soddisfazioni personali da terze persone, quelle che in fondo danno la spinta a non mollare, che fanno sentire utili.

Finisce di cambiarsi. Così sarà pronta per ricominciare, fra due settimane. E sa già che sarà dura. È sempre così, tutte le volte. Questo lasciarsi e riprendersi, odio e amore, un tira e molla distruttivo che ogni volta pesa un po’ di più.
Non è più come in principio... Gli amori, si sa, all’inizio tutti meravigliosi… la nuova esperienza è pura curiosità e stimolo e, perché no?, anche incoscienza e leggerezza. Tutto nuovo: le sensazioni, il batticuore, il timore di sbagliare. La passione.
Poi, nel tempo, si cresce e si cambia. Aumenta la sicurezza e l’autonomia. Aumenta la responsabilità e la fatica.
E diminuiscono i propri spazi. Si riduce la tolleranza. Un po’ ci si disillude.
Si ha più bisogno di quell’aria che pare manchi sempre più.

Per quante volte le pile scariche si possono ricaricare, prima di gettarle via e tentare un riciclaggio?

Ecco, è quasi pronta. Tra un pensiero e uno sfila e reinfila maglietta e pantaloni è trascorsa già mezz’ora. Gli ultimi 30 minuti sono i più lunghi. Non è vero che l’unità di tempo è costante. Quando si attende qualcosa si allunga a dismisura. Quando vorresti dilatarla a tuo piacimento si restringe e si consuma troppo presto.

Un veloce inventario: ha qualcosa da rimproverarsi, qualcosa di lasciato in sospeso? Chi può dirlo, se non i posteri?… Ma non gliene importa poi molto. Non sente rimorsi e questo è senz’altro un ottimo indizio. Il dovere è compiuto, come sempre. Un’altra parte di sé si è prosciugata ed è rimasta in questa storia, in mille storie.

Ci vuole un pit stop.
Decisamente.
Per poi ripartire.
Come la Ferrari.

La divisa pulita addosso, quella sporca nel sacco apposito. Profumo di stireria, colore che dovrebbe essere un bianco splendente e invece appare un po’ verdolino… capita a tutti di sbagliare qualcosa nel lavaggio, anche alle lavanderie industriali.
Niente in tasca. Le penne, raccolte nel taschino, pesano, ma servono tutte. Serviranno cioè, di nuovo, fra 15 giorni.
Uno sguardo intorno, voglia di fuggire per sempre.
Sogni esotici di palme e onde blu, carezze del sole… un sorriso… 
Saluti e baci a tutti, vi voglio bene, ma vado.
Fuori, l’aria è fresca.
Il sorriso è più ampio ancora, sembra una fetta di anguria.
Da questo momento è in ferie.
Sta già meglio.

di Ramona 09:11:00 2 Commenti