23/06/2007
UN FILO D'ARGENTO
Distrattamente mi spazzolo i capelli. Un gesto quotidiano, banale. Perfino inutile, dato che la mia capigliatura è perennemente in subbuglio, tuttavia è pur sempre un atto dovuto al comune senso di ordine e accuratezza.
Sempre distrattamente, da lì a poco, raccolgo qualche reduce caduto sulla maglietta. Essendo questa chiara, il capello scuro che volteggiando vi si è depositato si vede subito. Scuro e anche lungo, non va bene. Disordine sì, ma, per quel famoso comune senso di ordine e accuratezza, dove si può si deve intervenire.
Ed ecco la sorpresa.
Dei due capelli che raccolgo sul davanti della maglietta verde pistacchio, poggiati in bella vista proprio sul seno, solo uno è scuro. L’altro… è bianco.
Rimango basita. Lo sollevo davanti agli occhi per essere sicura di non sbagliare, ché la vista è al momento ancora buona, ma non si sa mai. È proprio bianco… anzi, color argento.
È meraviglioso.
Capelli lunghetti, se mastro capellaro mi concede di farli crescere, qualche riflesso naturalmente chiaro su base scura, aspetto selvaggio… l’eterna giovinezza dello scalpo è un fattore genetico, in famiglia s’invecchia tardi. E la muta proprio non rientrava nei miei pensieri!
Ora però, per la prima volta, vedo un pezzo di me che dimostra saggezza. Perché i capelli bianchi sono sinonimo di saggezza, no? Agli anziani si dà credito perché hanno esperienza, e l’anziano lo riconosci perché ha i capelli candidi, prima di tutto. Poi, vabbè, ha anche le rughe e talvolta il pannolone, ma non sono la prima cosa che noti. Di un vecchio saggio ti colpisce la fluente chioma bianca.
Affianco i due capelli, uno scuro e l’altro argento. Sono della medesima lunghezza. Fratelli gemelli, hanno avuto l’identica durata di vita. E probabilmente crescevano vicini vicini. La forbice di mastro capellaro ha parificato la loro eventuale vanità.
Però uno è scuro, castano, l’altro è grigio. E la cosa mi affascina. Vorrei spiegarmi il motivo della loro diversità, data invece l’evidente vicinanza e fratellanza, ma non lo conosco. Cosa ha portato l’uno a colorarsi d’argento, o meglio a sbiadire, e l’altro a restare del suo colore giovane?
Forse che in quello bianco si sono riversati i dispiaceri e in quello scuro le dolcezze? Il che significa che finora ho più gioito che sofferto?
Oppure, se il candore è davvero sinonimo di saggezza, ecco, io ora l’ho appena persa. Ne avevo poca, evidentemente, e già non c’è più. Così ora mi sento quasi autorizzata a fare delle pazzie…
Tanto, anche a cercarne ancora, altri capelli bianchi non ne vedo, se ci sono si guardano bene dal mostrarsi. E se non ci sono, o si nascondono, vuol dire che ho ancora tempo per fare la vecchia saggia.
Sono sempre stata una vecchia saggia.
Qualche errore lungo la via l’ho ben commesso, sia chiaro, ma dall’errore ho sempre tratto insegnamento. E ho fatto la giudiziosa, la saggia, l’equilibrata.
Ora che vedo il mio unico capello bianco apparentemente morto tra le mie dita, mi chiedo se negli anni non si fosse concentrata tutta lì la mia saggezza, invisibile ma tangibile. Che ora mi abbandona lasciandomi un prurito d’imprevedibilità, la voglia di pazzia, l’insofferenza al mio senno che non è mai di poi, ma sempre di prima…
Be’, quasi sempre… ridacchio tra me pensando che talvolta agisco tuttora così d’istinto che definirmi saggia è un’assurdità… di solito, anche se non ne do l’aria, mi ficco in mezzo ai guai, altro che! Sarà per questo che capelli bianchi di assennatezza in fondo non ne ho, forse, che un paio ancora, e pure ben eclissati. Sono brava. Lo so.
Il corpo parla anche per la mente, l’istinto discute con la ragione e l’equilibrio lo si raggiunge ognuno a modo proprio. Magari penzolando un po’ di qua e un po’ di là…
I miei due capelli gemelli, bianco e marrone, ora s’intrecciano, si abbracciano sospinti dall’aria calda di giugno, quasi a darmi ragione. Sembrano confermare che in noi c’è posto per entrambe le condizioni, quel pizzico di follia in una vita ragionevole, quel tocco di ragionevolezza in un’esistenza folle. Sarà l’attimo fuggente a scegliere. Sarà il rimpianto a stabilire la giustezza della scelta.
Poggio i due fili sottili che contengono entrambi il mio DNA sul davanzale e li osservo danzare nell’aria, dotati di colpo di vita propria. Quello grigio è color della luna, misterioso e impalpabile, quasi non lo vedi. Confesso che in questo momento è il mio preferito fra i due. Mi sfiora la tentazione di conservarlo… Un tempo si conservavano le trecce delle bambine, cosa ci sarebbe di strano a mettere tra i ricordi anche il primo filo di saggezza di una donna? Per lo meno, quello evidente…Il difficile è solo infiocchettarlo, ma in una bella cornice d’argento con sfondo blu sarebbe assai elegante. Lo farebbe risplendere proprio come la luna piena in una notte d’estate.
Archivio il progetto, per questa volta. Così lascio che i due capelli gemelli diversi vengano rapiti dal vento ancora abbracciati. Non durerà a lungo, il loro legame è destinato a sfaldarsi presto, e chi lo sa che fine faranno entrambi… rotoleranno nella polvere, separati ma magari vicini, uno di loro forse finirà in un’altra casa, e infine in un altro aspirapolvere.
Forse quello argentato passerà sotto il naso di tante persone che neppure lo vedranno e sospinto dalle correnti volteggerà a lungo e rifletterà il sole, abbagliando gli insetti col suo biancore.
Di certo da me non tornerà più.
Riprendo la spazzola in mano e ricomincio a pettinarmi. Questi dannati sono sempre ribelli… fossero rossi come il fuoco o biondi angelici, non si lascerebbero domare comunque. Ma sono piuttosto scuri, e speranzosa li osservo nello specchio e poi ispeziono la mia maglietta color pistacchio.
Sto cercando tracce della mia saggezza racchiusa in fili d’argento.
Ahimè, non ne ho più neanche un po’…