21/06/2007
E VENNE L'ESTATE
E venne l’estate, finalmente!
Venne e portò via i freddi invernali e l’umidità primaverile che aveva invaso ogni anfratto, fino a far crescere muschio e funghi fra le ossa e i reumatismi.
Venne l’estate col suo carico di calore e di cieli azzurri.
Venne col sudore della fronte ma anche di tutto il resto. Perle preziose che scivolano lungo la schiena, sotto le ascelle, ovunque. La meraviglia di togliersi i vestiti, mettere allo scoperto ogni centimetro di pelle e constatare che ancora non basta, che il caldo ti avvolge interamente, come una nuvola di fiato. E ti piace, ti sollazza, ci sguazzi.
Venne l’estate con i sandali aperti, le infradito, piedi scalzi con smalto sulle unghie, vanità stagionale. E gambe nude, belle e brutte, magliette corte, attillate e scollate, incollate al corpo in un abbraccio intimo e suadente. Provocanti, leggere… ma è colpa dell’estate.
Venne l’estate e vento africano addosso, calura che toglie il respiro, evoca scenari da sogno, stuzzica i sensi.
L’estate venne e rese i prati lussureggianti. Un oceano verde, trifogli e quadrifogli della fortuna, se li trovi.
Venne l’estate con il taglio del fieno e l’aroma sensuale che invita a rotolartici sopra. Paradiso di sensazioni in libertà. Fieno sui capelli, nelle mutande, nelle scarpe… quali scarpe?... i piedi sono nudi, baciati dal sole, giocoso e caloroso solletico.
Venne l’estate col profumo di mare… forse, per stavolta, solo un ricordo di mare, di onde, di sale e di blu, forse stavolta nelle lunghe giornate assolate non è compresa la gioia di sentire il fresco reale del grande fratello salato… Chissà.
L’estate venne, ma è appena nata, vuole il suo tempo. E nel tempo non si sa cosa sia scritto.
Venne l’estate, infine, e l’invito all’ozio sotto il sole pittore che colora l’epidermide.
Venne l’estate con sere chiare e fresche di passeggiate.
Venne l’estate, con i moscerini sulla frutta e un ragnetto appostato che se li mangia. Guai a disturbarlo. Meglio lui dei moscerini.
E venne l’estate con api laboriose che non conoscono ferie, e mosche tormentose e zanzare affamate. Vite di una stagione, che non vedranno un’altra estate.
Venne l’estate e il silenzio pomeridiano, la caciara notturna, i grilli e le lucciole.
L’estate nel cielo venne con stelle più vicine, più grandi, un universo da toccare.
E con l’estate vennero nuove ma antiche voglie. Voglia di giocare, di amare, di sognare e dimenticare. Voglia di abbandono e dolcezza, spensieratezza e riposo. Voglia di chiudere i conti, chiudere gli occhi, chiudere per ferie e non riaprire più ai doveri.
Venne l’estate, finalmente.
La stavo aspettando.