05/06/2007

LE INVENZIONI DI BUON SIGNORE

Buon Signore, fammi fare un po’ di conti.
Quando, preso dalla noia della solitudine oltre-cosmica, ti è saltato lo sghiribizzo di fare l’inventore e di creare nuovi esseri a tua immagine e somiglianza, ti sei forse distratto un po’ e l’esperimento non è riuscito tanto bene… anche tu, dopo tutto, non sei così perfetto come dici di essere. Ammettilo.

E non tirare in ballo la solita storia della curiosità di Eva e della debolezza di Adamo. In fondo loro hanno dimostrato di essere dei ricercatori, di voler sperimentare cose nuove… direi che è un pregio, questo, altro che peccato. Dovresti essere orgoglioso di loro.

Buon Signore, invece le conseguenze della tua invenzione non  è che siano sempre soddisfacenti. I tuoi cocchi prodigio, cioè noi, siamo riusciti difettosi, inutile girarci intorno. Litigiosi, cattivi, egoisti, morale zero. Non sappiamo combinare che guai in giro per il mondo che ci hai regalato. Ci ammazziamo  a vicenda, spargiamo sangue, la nostra linfa preziosa, a ettolitri. Distruggiamo le cose belle, la nostra stessa culla, incuranti del fatto che questa sia il nostro rifugio di domani. Viviamo in un presente egoista che ci fa dimenticare dei nostri simili.

Buon Signore, ma sei sicuro di aver fatto una cosa giusta?

A questa domanda tu per tutta risposta mi mostri quanto di buono invece i tuoi pupilli hanno saputo fare. Hanno creato le cure per le malattie, hanno risposto con la pace, con il lavoro delle proprie mani e del proprio cuore alle brutture di un mondo a volte proprio sbagliato. Hanno salvato, e salvano con impegno, quelle altre tue invenzioni viventi in via di estinzione. Danno se stessi per salvare fratelli che non conoscono. E danno una famiglia a chi non ce l’ha. E molte altre cose.

Ok, buon Signore. Sì, diciamo che hai inventato una cosa bella. Quando ti sei accorto che a noi essere solo belli non bastava,  hai pensato di fornirci di un’anima. Che a volte è nera, a volte manca, ma quando c’è e funziona è da premio nobel. Te l’ha mai dato nessuno un premio nobel? Be’, per l’anima lo avresti meritato.

Aspetta buon Signore, non ti gasare troppo, perché vorrei scendere un po’ sul piano pratico. Parliamo di questo corpo in cui ci hai rinchiuso.
Una macchina perfetta, io l’ho sempre sostenuto. Una macchina in cui ogni singolo ingranaggio, ogni singola cellula è indispensabile pure quando muore. Tutto è calcolato, tutto è preciso.
Insomma.
Si fa per dire.
Pure questa tua invenzione ha qualche difettuccio buon Signore. Si guasta.

Ci hai fatto dono dei cinque sensi, giusto? Ci servono per scoprire il mondo, per portarlo fino al cervello, che poverino da solo non può gustarselo. Hai presente la pubblicità di quel gelato che si dice sia “da mangiare con gli occhi!”?... Un povero, dolcissimo essere, fatto solo di occhi e gambe, non ce la fa a mangiare il gelato così buono, perché è senza bocca… mentre un altro essere ingordo, fatto di sola bocca e privo di occhi, se lo gusta eccome, lasciando gli occhi a piangere sconsolati.

Ecco, i cinque sensi dovrebbero funzionare in sincronia. Eppure, sembra che ogni tanto qualcosa vada storto. Prendi me, per esempio.

Mi si è interrotto, tempo fa, l’uso della parola. Bocca chiusa!, mi hai detto, in seguito ad un incidente. Ed è stata dura. Aver la lingua, aver le labbra, saper parlare e non poterlo fare. E nemmeno mangiare, che tutto è correlato! Quindi anche il senso del gusto è rimasto sprecato…
Poi vabbè,  il meccanico mi ha aggiustata e voilà… quasi tutto come prima. Quasi.
Poi è stata la volta  della vista. Oh, personalmente ci ho sempre visto benissimo, o così credevo, fino a che non ho vissuto l’esperienza di alcuni amici non vedenti. Specialmente quando uno di loro, per mia disattenzione, stava andando a finire contro un muro. Stupida, la cieca ero io, che non vedevo le sue difficoltà. Ci sono occhi non visibili, e i miei in quel momento non funzionavano affatto.
E ora mi si guasta l’udito! Vado inesorabile verso il nulla, verso un mondo pneumatico senza suoni. E pensare che tutto ha un suono, anche il vuoto dell’universo ha una sua voce. Forse chissà, anche i pesci, che a noi sembrano muti, propagano nell’acqua suoni celestiali.

Ma diciamocelo, buon Signore, che questo corpo è un’invenzione sbilenca! Tra un po’ che cos’altro non mi funzionerà?!
Cos’hai da obiettare in proposito?

Tu non parli, non puoi, perché sai che è vero. Questa macchina perfetta che è il nostro corpo in realtà così precisa non è.
E pazienza, sai, io ti ho parlato di piccole cose, dei miei piccoli problemi di manutenzione, ma ci sono guasti peggiori. Dove non serve il tagliando di controllo e nemmeno un bollino blu o di qualsiasi altro colore.
Non sono io a dirlo, ma tutte quelle macchine viventi che soffrono per avarie lente, inesorabili, dei circuiti non vitali, così che l’agonia è lenta e la sofferenza atroce.
Non sono io a dirlo, ma quell’uomo che oggi è morto tra le mie mani, e non fra le mura di un ospedale, senza che potessi riuscire a guarirlo. A salvarlo.
Io evidentemente non sono un bravo meccanico. Ma tu, buon Signore, dovevi fare qualcosa di meglio. Prova a dirglielo a quell’uomo buono, che male non ne ha mai fatto in vita sua, che, mentre due minuti prima rideva e scherzava e viveva, ora non è più buono nemmeno  per lo sfasciacarrozze. Impossibile da rottamare. Glielo dici tu, buon Signore, che noi vediamo la luce già difettati? Che la nostra vita è un’illusione?

Tu non rispondi ancora, ma mi mandi agli occhi della mente, quelli che ogni tanto mi sono ciechi, l’immagine di una croce e di un nazzareno striato di sangue.

Lo so. A volte funziona, rivedere quel vecchio film.
Ma oggi no.

Buon Signore, sei stato un inventore eccezionale, ma devi ancora migliorarti.
Il nobel, stasera, non mi sento di dartelo.


di Ramona 20:32:00 5 Commenti