27/05/2007

DI NOTTE

Il temporale infuria, stanotte. La rabbia repressa dell'universo si sfoga nel vento furioso e in rombi di tuoni vanagloriosi. La fine del mondo. Pioggia a secchi. Diluvio universale. Ma che importa? È tutto là fuori.
Lei pensa che tutto sommato si trova al sicuro. Lascia che piova, che infuri la bufera. Un tempo del genere concilia il sonno a chi può dormire. Tra queste quattro mura si può pensare di essere inattaccabili dal maltempo. Se ne ha già abbastanza di fare i conti con la propria salute, non può essere che uno stupido temporale riesca a disturbare il riposo.

La donna fa un giro per le stanze. È proprio così. Le persone dormono quasi tutte. C'è chi le domanda se piove, ma con una sorta di stupefatto distacco. Una proforma. Non è che importi veramente, le cose inquietanti sono ben altre. Però fa bene pensare che l'acqua, nel suo venire giù furibonda, in fondo annaffia l'orto di casa che si è dovuto lasciare in fretta e furia e senza cure. Una preoccupazione in meno. La verdura crescerà. Oddio, ma anche l'erbaccia… bè fa niente, quando esco di qui starò meglio e farò il contadino.

Dormono. Le porte e le finestre, lasciate aperte per ricambiare l'aria malsana, sbattono per il ventaccio, fanno rumore, ma nessuno si lamenta.
Com'è diversa questa notte da una notte di plenilunio. Per qualche misterioso sortilegio, la luna piena rende insonni. Favorisce le nascite, certo, e l'alta marea… ma anche l'insonnia. In quei casi, una sorta di nervosismo strisciante collettivo, senza spiegazione, fa sì che sembra di essere in pieno giorno. Le persone si ritrovano tutte col bisogno di parlare, si rivoltano nel letto come una frittata, sballottate senza dubbio dagli influssi argentei. Signorina che ore sono? Signorina, ho qualcosa che non va, ma non so cosa… Signorina, posso avere una camomilla? Signorina sto male…
Col temporale no. Si riposa. Si perde finalmente il controllo di sé, ci si abbandona al nulla della notte, che per le persone normali è, appunto, fatta per dormire.

Lei non dorme.
Vorrebbe tanto, ma non dorme.
Il sonno degli altri è contagioso come lo sbadiglio. Basterebbe così poco, appoggiare la testa da qualche parte, allungare le gambe su una sedia e chiudere gli occhi. Dieci minuti, mezz'ora…basterebbe. La bocca aperta per il rilassamento della mandibola, magari un lieve russare discreto. L'arrendersi definitivo della coscienza…Il sonno, insomma, non chiede molto. Solo far dormire. Almeno un po'.
Non ancora, il turno non è finito.

Cosa fanno i dormienti?
C'è chi si copre con una coperta, perché ha freddo. Ne vuole altre. Dieci chili di coperte.
E c'è chi nel sonno invece suda e le coperte le tira giù. Rimane esposto, in pigiama. Altri sono in mutande. Affiora qualche pannolone. Bambini giganti, bambini invecchiati, inconsapevoli delle proprie funzioni, del proprio stare al mondo. Avranno caldo o freddo? Non è che tutti sappiano rispondere. La donna deve immaginarlo da sé e provvedere.

L'annaffiatoio del cielo non si è ancora esaurito. Gli orti da bagnare sono tanti, gli alberi da spettinare innumerevoli. Il vento soffia forte, la notte s'illumina di lampi e sembra giorno. Ma per fortuna qui si dorme.

Per passare attraverso il buio delle stanze occorre una piccola luce, sfuggente, discreta, ma che faccia bene il suo lavoro: è importante capire, osservare, distinguere… Quei corpi abbandonati in pose spesso scomposte a volte inducono un sospetto:  c'è qualcuno, lì dentro? Qualcuno che si sia assentato solo momentaneamente, s'intende, per andare a visitare un mondo che non esiste, giusto fino alla prossima alba. Oppure non c'è più nessuno, e il corpo rimane lì per finta?
La differenza fra esserci e non esserci è vitale. Ma nella notte è minima. Il sonno temporaneo da quello eterno, di notte, si distingue per un soffio, per un alzarsi o meno del torace, per il movimento impercettibile di un muscolo, un arto, o per uno strizzare d'occhi alla luce che viene impietosa ad indagare.
Che responsabilità accertarsi che tutto questo ci sia!, si dice lei, una volta di più. E pensare che sono in preda agli stessi sintomi e vorrei solo essere lì, in quel letto, a fare il morto al posto di quell'uomo, quella donna, quell'anziano o chiunque sia, col respiro così lieve da far indugiare la pila sul torace una volta di più per essere sicuri che…
Ok, qui è tutto a posto.

Passata la grancassa del temporale, resta lo scrosciare dolce e conciliante dell'acqua, musica nell'alba che avanza a passi lenti.
Ma le ore sono più lunghe di notte?

Nelle stanze odore di corpi, sudore, piedi. Capelli sul cuscino, gambe fuori dal letto. C'è chi non può cambiare posizione da solo, è meglio girarlo… ma sta dormendo… La donna pensa che se fosse lei al suo posto preferirebbe dormire che cambiare posizione…
Qualcuno deve fare pipì.
Qualcuno sogna. La luce della pila si attarda sulle fronti aggrottate, in cerca di sogni. Questo mestiere non permette di leggere anche i sogni. Si conosce tutto dei corpi che ora appaiono, e sono, così indifesi, non c'è segreto e non c'è privacy che tenga. Qui dentro si è radiografati in toto. Ma i sogni no, restano privati. Ed è giusto. Si può solo tentare di indovinarne la presenza nel mormorio sconnesso di qualcuno, nel lamento o nell'agitazione ad occhi chiusi, in un sorriso appena accennato che si allarga al risveglio… Il sogno come segno di vita non è misurabile.

Volti  lucidi di sudore. Le stanze sono opprimenti di calura.
Un sonoro russare s'interrompe in una pausa da cronometrare con ansia.
Il rumore dell'ossigeno negli erogatori e la luce verde del monitor. I ritmi cardiaci come ipnotiche montagne russe, una specie di videogame in cui non ci si può permettere di perdere.
Silenzio.

Il ticchettio della tastiera che da vita a questa pagina è l'arma della donna per sconfiggere le ultime ore di tentazione. Anche se si potrebbe definirla un'arma impropria: la mente non si collega, dopo un certo orario proprio non ce la fa, e le dita vanno da sole sui tasti, inconcludenti.
Allora si apre un libro, che faccia dimenticare il luogo e l'orario impossibile, che apra un nuovo mondo e un'altra storia. Però dev'essere proprio avvincente, altrimenti la pagina aperta resta fissa a lungo. Intonsa.

Perché le palpebre le hanno fatte di piombo?

Di notte il corpo di chi veglia lievita. Il calore, la postura, dio sa che cosa, fa aumentare le circonferenze. La donna sa che faticherà a reindossare i propri panni, una volta smessa la divisa, tra poco. Poi la posizione orizzontale, una volta a casa, restituirà l'equilibrio. Che strana cosa.

Non piove più. Cominciano a giungere i rumori da fuori. Non tanti, oggi è domenica. A quest' ora è un po' presto per le gite fuori porta. Chissà perché non è presto per andare a lavorare. Qualcuno deve farlo anche oggi.
Ecco il camion del latte fresco. Ettolitri di latte. Durante la settimana a quest'ora arriva anche quello del pane. Quintali di panini. E se è d'inverno, con tanta neve, spazzaneve e ruspe fanno compagnia, maneggiano la neve con facilità e sembrano giocattoli telecomandati visti dall'alto.
Nella notte, mentre molti dormono, tanti lavorano.
Niente neve in questa notte di maggio. Tanta pioggia, e vento, e tuoni arrabbiati, ma ormai è tutto passato. Sta per schiarire, là fuori. Con fatica, ma il cielo ancora bagnato è già un po' più chiaro. E' ancora vestito di grigio, con appena un merletto giallo, un raggio pallido che s'intrufola fra le cuciture delle nuvole. Non ha ancora smesso di mungersi, il cielo, questo suo vestito promette ancora umido…

La donna si alza, ricontrolla ancora una volta tutte le stanze, dove stanotte, come le altre notti, gli occupanti hanno cercato di dimenticarsi della presenza di una malattia. Stanotte hanno dormito. Hanno riposto respiri più o meno lievi, odori più o meni forti, vite più o meno complicate e si sono tutti abbracciati a Morfeo.

Albeggia. Iniziano i risvegli, i ritorni di coscienza, dove sono e cosa faccio qui…
Anche questa è andata.
La donna siede di nuovo alla tastiera del pc. Termine una frase, poi salva e chiude tutto, con le dita gonfie. Ancora una lotta con gli occhi che non ne vogliono sapere di restare aperti. Quest'ultima battaglia è la più ardua, quella che impegna di più, perché viene da dire che tanto, ormai, manca poco…
La donna sogna (e non sa se si è già addormentata) il suo letto, un abbraccio caldo, il riposo. La quiete. Per lei la notte è questo giorno che sta arrivando.

 

di Ramona 14:28:00 Commenta:

24/05/2007

PAURAPAURAPAURA

NO, NO… PAURAPAURAPAURA…
Lo dici scherzando, col sorriso, ma è chiaro che non puoi impallidire per finta. Hai davvero paura.
Ogni volta che mi avvicino a te per prelevarti un campione di sangue, o infilarti un ago in vena per la flebo, o comunque per compiere sulla tua persona una qualunque azione che ti possa essere poco chiara, alzi le braccia, come ad arrenderti, e ripeti, in un mantra ipnotico: PAURAPAURAPAURA. NO, NO. PREGO, PAURA.
Sono poche le parole della nostra lingua che conosci, anche se vivi qui da tempo. Però da quando sei fra noi, malato, hai imparato a comunicare meglio. La tua paura è stata la prima cosa che sei riuscito a far capire di te. Anche se non la sai spiegare.

Sei un uomo giovane, nemmeno quarantenne, con un fisico imponente e il sorriso dispettoso di bambino. Provieni dall’altra parte dell’Adriatico, da una terra a lungo martoriata, come tutti quei paesi che cercano il diritto all’indipendenza. La tua pelle ha il pallore malsano della malattia, e sembra impossibile che possa sbiancare ancora di più quando averti il “pericolo”. Perché, lo immagino dalle tue reazioni, per te ogni manovra appena un po’ più cruenta che ti tocchi concretamente, è un pericolo.
Il contatto di un ago sulla pelle, per esempio. Ti fa sobbalzare non appena ti sfiora, però scherzi, sorridi, ti copri gli occhi dopo averli sgranati e nonostante il tuo coraggio si vede che il terrore è autentico.
Chiedi l’anestesia, addirittura, per le procedure un po’ più impegnative. Non vuoi vedere, non vuoi sentire. Fate tutto quello che volete, che dovete, ma non lasciate che io veda.
PAURAPAURAPAURA.

Il ritornello ormai è diventato un modo per sdrammatizzare, sorridiamo io e te nel mormorarlo insieme, io con un interrogativo dubbioso  (PAURAPAURAPAURA?...)  e tu con un esclamativo convinto (PAURAPAURA !!). I tuoi occhi nerissimi hanno un bagliore divertito e insieme ansioso.

Non posso non pensare a quanto ho saputo di te. Quei tuoi occhi che qui ora ridono con noi, pochi anni fa hanno visto l’orrore. Sei stato in guerra, quella guerra che ora ci sembra così lontana, quasi mai avvenuta, eppure era di fronte a noi, lontana solo un braccio di mare, ché l’Adriatico in fondo non è che una tinozza, e con un saltello ci pare si possa arrivare di là. Sono sicura che, fossimo stati allora capaci di ascoltare il silenzio, avremmo sentito il rumore delle bombe.

Cos’è che non hanno visto i tuoi occhi neri, in quel periodo?
Cos’è che ti ha segnato così profondamente?
Quanto sangue altrui hai visto scorrere, tanto che ora ti è insopportabile anche la vista del tuo?
E tu che sei stato sotto le bombe, hai forse sparato e forse ferito o ucciso (io non lo so se è così, ma la guerra di solito prevede anche questo), tu ora hai PAURAPAURA di un ago, o di un taglio?
E il tuo cuore, quanto ha patito in tutto ciò, se ora ne paga le conseguenze, sfiancato, ballerino così maldestro da richiedere un aiuto meccanico per rallentare la sua follia e garantirti la sopravvivenza?
Sei troppo giovane amico mio, hai altrettanta vita davanti. Nonostante le bombe. Che ormai fanno parte del passato, mentre tu devi pensare al futuro, tuo e dei tuoi bambini.

Perciò capisci bene che la procedura scelta per te è quella giusta, sai che è necessaria, ma hai così PAURAPAURAPAURA che il tuo pallore è quello di un morto, mentre ti accompagno nella sala dove ti metteranno il tuo salvavita personale.

Il giorno dopo è tutto finito. Ti vedo mentre passeggi nel corridoio, mi saluti col sorriso negli occhi neri, a farmi intendere che ci sei e stai bene.
Ti domando:
PAURAPAURAPAURA?....
E tu, indicandomi il punto dove so esserci la ferita fresca d’intervento:
MALEMALEMALE!!!
E sorridiamo, insieme: dopo tutto, essere vivi vuol dire anche questo.

 

di Ramona 21:08:00 2 Commenti

15/05/2007

RISVEGLIO


No che non li apro gli occhi.
Rimango sul letto, avvolta dalle lenzuola e da una coperta che mi regala tutto il calore che può.
Non li apro gli occhi.
Oggi è il mio riposo. Anche il nostro Creatore ad un certo punto si è riposato. Me lo vedo, il settimo giorno, tirarsi su una coperta immensa oltre la barba candida e voltarsi dall’altra parte, infischiandosene per un giorno di quanto aveva prodotto in altri sei di lavoro indefesso. E non era mica stata cosa da nulla creare un universo, un numero infinito di pianeti, di cui uno (uno?!... siamo sicuri?) abitato da un numero imprecisato di specie animali e vegetali, compresa la meglio e peggio riuscita, quella umana. Che ci provi chiunque altro, per vedere se non era stata una fatica e se il riposo non era meritato.
Quindi, se se lo può permettere il Padreterno, nel mio piccolo anch’io non posso essere da meno. Anche le mie fatiche quotidiane somigliano a quelle di Ercole.

Non li apro gli occhi.
Sono in una fase in cui il sonno non mi ha abbandonato e la realtà non mi ha ancora presa. Si contendono tra loro i diritti sulla nuda proprietà del mio stato. Che è proprio nudo e indifeso, in questo momento.
Il sonno mi alletta, mi tenta. Mi spara nella mente i ricordi dei sogni che mi hanno fatto compagnia questa notte. Solo immagini confuse, fotogrammi isolati senza un senso. Mi si arriccia la fronte in rughe dubbiose nello sforzo di ricordare. Di solito ho visioni molto chiare, vivo vere avventure dentro il sogno. Vedo volti conosciuti, luoghi familiari, storie assurde… e colori vividi. In genere la sensazione è proprio piacevole, come vivere un’altra vita. E a chi non piacerebbe vivere vite diverse? Senza contare che rivedere i visi perduti negli anni, per un motivo o un altro, allarga il cuore a dismisura.
Raramente ho incubi. Una volta uno ricorrente era quello di essere inseguita da un brutto ceffo che voleva uccidermi con una lama (coltello o spada). Allora mi svegliavo nel cuore della notte tremando, il cuore impazzito, e impiegando un bel po’ di tempo a capire che tutto era finto. Ora non mi capita più. Ora i sogni sono quasi sempre piacevoli, mi chiamano dal mondo dell’irreale e io non vorrei lasciarli mai. Nel dormiveglia che precede il ritorno della coscienza li cerco, li riavvolgo come un film e li proietto nuovamente per una seconda visione privatissima. Perciò non vorrei svegliarmi.

E non li voglio aprire gli occhi, no, oggi no.
Il perché del rifiuto lo so, già si fa strada un barlume di vita reale. Ho tante cose da fare, tutto quello che ho lasciato indietro per giorni, che posso rinviare sì, per un po’, ma non all’infinito. Sempre a me toccheranno, non ad altri.

Mi giro anch’io dall’altra parte, come il nostro Primo Inventore, sempre basandomi sul principio che se lo ha fatto Lui…. La mia coperta è più corta della sua, ma in fondo anch’io sono così piccola. Un atomo.
Ho sempre gli occhi chiusi, ma quando comincio a filosofeggiare, vuol dire che Morfeo sta battendo in ritirata. Tuttavia non demordo e mi ostino a non aprire gli occhi anatomici, mentre quelli del pensiero, scopro, sono già spalancati. Eppure il tepore della coperta sulla pelle nuda mi illanguidisce ancora. Allungo ogni singola fibra muscolare come una gatta pigra e ci spero ancora, nel sonno. Ma in fondo cos’è che mi aspetta fuori dal letto? Niente d’importante, dopo tutto… qualunque cosa sia aspetterà. Ancora un po’. Solo un po’.

Cambio fianco, non mi sposto, appena un po’ più in là c’è una zona di letto troppo fresca perché ormai vuota. Ad occhi chiusi prendo a fantasticare ad occhi aperti. Cioè, non è una contraddizione. Voglio dire che mentre faccio finta di dormire, mi invento un sogno, come si fa da svegli, dato che il sogno vero non me lo ricordo e invece ne ho voglia. Così accontento sia la parte di me che vuole dormire sia quella che mi richiama a rapporto.

Che sogno m’invento? Non so, non ho che da scegliere. La ricetta dice che bisogna prendere un primo attore o più coprotagonisti, tra le persone che amo, quelle che ho amato, quelle che incontrerò (si può anche inventarla una faccia, come in identikit, no?), persone amiche… Poi scegliere una trama. In genere abbastanza improbabile. Prima di tutto, perché se no che sogno sarebbe se fosse realizzabile?.... E poi, suvvia, anche un po’ per scaramanzia. Faccio accadere cose che non accadranno mai… Hai presente quando speri di vincere al superenalotto e magari non hai nemmeno giocato? Ecco, non sono così venale, ma tanto per rendere l’idea. E del resto ciò che immagino possa accadere è più improbabile della vincita al superenalotto.

Adesso mi rimetto sulla schiena, gli occhi sempre chiusi a cercare quell’intimità con me stessa che non c’è più. La realtà si sta infiltrando sempre più nella mia coscienza ribelle, sottraendo spazio al sonno. Me ne accorgo perché avverto i rumori che provengono da fuori. C’è il temporale, o ci sarà, ci sono lampi e vento forte che sibila tra le persiane. Auto che sbattono la portiera, registro automaticamente, mamme che accompagnano i bambini a prendere lo scuolabus. Troppo reale per essere un sogno. Come reale è il mal di testa. Com’è possibile svegliarsi con il mal di testa, dopo aver dormito tutta la notte come un santo? E senza aver neppure sognato, o quanto meno non  ricordarselo. Chissà cosa ho fatto in questo sogno che non ricordo per essere in questo stato… Dietro i miei occhi chiusi niente di chiaro, solo la storia da me inventata, che è bella, meravigliosa come un sogno vero… ma non è un sogno. E’ un’utopia.

No che non li apro gli occhi.
Lasciatemi  ancora a sonnecchiare in questo letto, sola con i miei sogni e una coperta.
Ancora un po’.
Poi li riapro gli occhi.
Promesso. 

di Ramona 20:30:00 2 Commenti

13/05/2007

STELLE ISPIRATRICI E STELLE FORTUNATE

Le stelle ispiratrici sono capricciose. Vanno, vengono, ci sono, non ci sono. Nel firmamento neuronale che ci caratterizza spesso vengono inghiottite da un buco nero. E ci lasciano a vagare smarriti, dispersi nel vuoto a cercarle.
Le stelle della fortuna sono più dipendenti dai movimenti astrali. Ugualmente imprevedibili di quelle capricciose, tuttavia basta vedere dove si trovano Venere, Mercurio o Giove in un determinato momento, e per lo meno puoi sperarci. Senza crederci, naturalmente, perché tutti siamo scettici, però… l’oroscopo lo ascoltiamo, lo leggiamo, lo cerchiamo ogni volta che possiamo. O no?

A volte ci sono delle combinazioni speciali nello sconcertante movimento dell’universo neuronale, grazie alle quali i pianeti buoni sembrano rigare dritto nella tua orbita, e in contemporanea le stelle ispiratrici si riaffacciano curiose dal buco nero e ti fanno cu-ccù. Naturalmente sono situazioni privilegiate e irripetibili, ecco perché quando capitano bisogna fissarle nella memoria, goderle come fossero realmente le ultime che ti possano accadere. Gustare ogni attimo, socchiudere gli occhi e sorridere. Ringraziando ciò in cui credi, sia esso fortuna, o un Innominato, siano angeli o demoni (in senso buono) o stelle o combinazioni celeste. Perché anche queste cose sono sale e zucchero e peperoncino della vita.

Sempre in queste situazioni ti accorgi che le stelle capricciose, quelle ispiratrici, che nel corso della vita ti accompagnano a cicli, quando ci sono state ti hanno dato qualcosa di buono. Magari non subito, ma il seme lasciato dalle divine nel tuo grembo prima o poi ti frutta qualcosa.

Un tempo avevi scritto dei racconti. Piccole cose senza senso, destinate a restare nel tuo archivio segreto. Però capita che la combinazione astrale delle divine bizzose e dei pianeti fortunati faccia sì che lo scritto di allora ritorni, si faccia apprezzare, sia messo a disposizione di tutti. E questo è senz’altro motivo di emozione.
Ecco quindi che due
sorelle gemelle e centenarie, che nascevano dalla tua penna qualche anno fa, probabilmente in un pomeriggio lungo e caldo d’estate, o in una notte tranquilla in cui eri in turno e dovevi tenere sveglia la mente (nemmeno te la ricordi più la circostanza del doppio fiocco rosa… che madre snaturata!), queste due sorelle dunque trovano una gentile e imprevista ospitalità in un luogo importante. Una fucina di talenti, un vulcano di iniziative, un centro vivo e vitale dove la cultura la si fa concretamente, costruendola con le idee e con i fatti.
Insomma, le care nonnine Pina e Lina si sono trovate benissimo in questo luogo chiamato
Bombasicilia. Perciò ringraziano emozionate le stelle ispiratrici di quel tempo che fu e quelle della fortuna di oggi per aver fatto loro vedere la luce del sole.
Oltre naturalmente a tutti gli amici di Bombasicilia.

Questi sono giorni da ricordare.

Anche perché, sempre grazie a questo periodo in cui si accavallano le divine dispettose e le fortunate sfacciate, un’altra tua creatura vedrà la luce di un altro sole. Stavolta si tratta di un semplice golfino, il compagno di 20 anni della tua vita, ora pensionato con tutti gli onori. La sua storia rivivrà su una rivista importante, di cui esiti a pronunciare il nome… ma dillo, perdinci, lo vogliamo sapere tutti! Ebbene, ancora una decina di giorni e poi le stelle madrine, commosse, si abbracceranno sulle pagine del Sole-24 Ore Sanità che ospiteranno il tuo vecchio golfino.
Poi dopo litigheranno tra loro per decidere di chi è il merito, se delle ispiratrici o delle fortunate, ma intanto si commuoveranno di fronte alla creatura che conoscerà la carta per la prima volta.

E, lo so, non finisce qui…

Ragazze mie, vi voglio bene. Litigate pure, ma per carità, non deviate la vostra orbita capricciosa, ignorate i cataclismi celesti, la profondità dell’universo neuronale, Venere Marte e Giove e tutta la compagnia, e restate con me.

 

di Ramona 20:29:00 Commenta:

08/05/2007

C'E' (SEMPRE) VIBRISSELIBRI

Venghino siore e siori venghino!!! Venghino ad ammirare lo spettacolo. E’aperto a tutti, grandi e piccini. Luci colorate, zucchero filato, giochi e meraviglie!

 

Venghino siore e siori a passare qualche minuto di divertimento, a dimenticare la tristezza del vivere, a ripassare spunti di alta cultura.

 

Venghino siore e siori ad apprezzare il genio del mitico Grenar, autentico mostro a più teste, perché una non poteva bastargli a contenere  il suo spirito ispiratore, incontenibile, inumano...

Autentica rarità, il Grenar è stato catturato fortunatamente da vibrisselibri che se lo tiene ben stretto…

 

Ammirate siore e siori il filmatino qui sotto segnalato.

Vi dirà…”C’è vibrisselibri….”

Ma voi guardatelo bene  scoprirete cos’altro c’è IN vibrisselibri.

 

Venghino siore e siori lo spettacolo è gratis e sta per cominciare!

Basta un click e si entra in un mondo magico!

di Ramona 16:06:00 6 Commenti

05/05/2007

DICE, SU VIBRISSELIBRI....



Da non credersi, da non credersi….

Ehi, che ti succede?

Cose da pazzi, cose da pazzi…

Ma cosa … E che fai, piangi?

Sì. No. Non lo so, non ho ancora deciso.

Tu non stai bene. Mi sembri un po’ fuori…

Sì, sì, sì….Sono loro i matti, tutti matti!!

Ma chi?!!                                                        

Quelli di vibrisselibri.

Ma non sei anche tu una di vibrisselibri?

Sì, sono matta anch’io.

Ma spiegami, per favore!!!

Dice che vibrisse tra pochi giorni chiuderà.

Vibrisselibri? Chiude?!

No. Vibrisse.

Vibrisse mozziana, intendi? E quando?

Dice il 17 maggio.

Per questo piangi?

Sì. Come farò ora, come farò?!

A fare cosa?

A stare senza Vibrisse, dice.

Maddai, non sarà il caso di farne una tragedia… ma ora che fai, ridi?

Sì… perché per fortuna vibrisse chiude.

Come per fortuna?!

Perché, dice, per fortuna oltre a vibrisse c’è vibrisselibri!

Non ti seguo… sei davvero un po’ matta, mi sa.

Dice, prendi la bici, la moto, qualsiasi cosa, e seguimi su vibrisselibri…

Prima spiegami…

No che non ti spiego… non si può spiegare il genio, la follia creativa… bisogna vedere…

Chi è che fa il genio?

Tutti, sono tutti matti, folli, s’inventano le cose più incredibili. Giullari serissimi e professionali, estrosi e passionali…Ogni giorno ce n’è una nuova!

Dove?

Su vibrisselibri!!

Ma non puoi dirmi qualcosa di più?

Che sono matti, non ti basta?!!

No.

Dice, devi seguire vibrisselibri tutti i giorni, perché le sorprese sono quotidiane, ma si sta preparando la bomba, l’atomica, l’innominata…

Vabbè, basta così…

Ma ora che fai, piangi di nuovo?

Sì.

Ma perché?!!

Perché, dice, mi commuovo di fronte a ciò che sta per accadere…

Secondo me tu hai buone possibilità di entrare in manicomio credimi…

Solo se il manicomio si chiama vibrisselibri.

Allora già ci sei!!

Sì, non si vede?

Temo di sì… ma voglio seguirti nella follia. Che devo fare?

Vai tutti i giorni su vibrisselibri. Vedrai, vedrai, vedrai…. Tutti matti, tutti genii… aspetta la bomba, tutti giorni aspetta la bomba…

E quando arriva la bomba che succede?

Succede, dice, che … non te lo dico. Se no che bomba è?

Dice, sei ancora lì? Andiamo no?

di Ramona 19:43:00 Commenta:

01/05/2007

SABATO


Egregio signor Ian McEwan, mi permetto di scriverLe in merito al Suo ultimo libro, Sabato. Sa, volevo farLe conoscere la mia opinione. E magari darLe qualche suggerimento. Posso? Non è che si offende vero?

Comincio con lo spiegarLe perché è riuscito a solleticare la mia curiosità.

Il titolo. Merita di per sé una riflessione.

Il sabato è sempre stato considerato un giorno diverso dal resto della settimana. È il preludio alla festività, molti lavoratori sono a casa, come pure qualche scuola. C’è un’aria leggera e frenetica, di spese al supermercato, di preparazione alla festa, di voglia di relax, di vita a parte.  Io sono nato di sabato, lo sa?... Ma questo non c’entra, ha ragione. Per il protagonista di questa storia sì, però, che il sabato sarà un giorno memorabile.

 

Devo dirlo, mi perdoni…Ho impiegato oltre metà del libro prima di stabilire se mi piacesse o meno. 

 

L’inizio parte bene.

 

Un famoso neurochirurgo, Henry Perowne, si sveglia in piena notte, a Londra, nel febbraio 2003, pieno di sé, soddisfatto e perfino euforico senza alcun motivo. Dalla finestra vede una scia luminosa, un aereo in fiamme, o così sembra, costretto all’atterraggio. E da qui cominciano una serie di riflessioni sulla precarietà della vita attuale. Dopo l’Undici Settembre 2001 il mondo sembra essere cambiato, in peggio, è diventato meno sicuro e ogni evento, mondiale e non, crea l’ansia. Ansia che invade anche il nostro amico neurochirurgo, al pensiero di un nuovo attentato terroristico di cui è stato involontariamente testimone…

Poi si scoprirà che non è proprio così, i media, per tutto il giorno di quel sabato di febbraio, scandiranno l’evolversi dell’episodio fino a smontarlo.

Di per sé non è questa la notizia clou di una giornata che per Henry sarà indimenticabile. Questo è l’evento scatenante che lo porta ad una serie di considerazioni lunghe esattamente 24 ore. Perché questo sabato di febbraio, come già detto, non sarà per lui un sabato qualunque.

 

Fin qui tutto bene, signor McEwan. Interessante, lo spunto. Forse un tantino gigionante con la cronaca, lungo tutto il percorso narrativo, ma questo ci strizza l’occhio, ci accompagna, dandosi una parvenza più che realistica, più che possibile. C’è in ballo la crisi dell’Iraq, il progetto inglese di entrare in guerra contro Saddam al fianco degli americani e la reazione contraria di una gran fetta di cittadini britannici. C’è la paura, nello sfondo, di guerre nucleari, di attentati terroristici, di kamikaze folli. E la consapevolezza che gli aerei che in mondovisione hanno squarciato le Torri Gemelle hanno dato inizio all’era del Terrore.

Divertente il ritrattino di Blair, ad un certo punto, e curioso anche l’incontro con Veltroni, il sindaco di Roma… cioè è curioso che se ne parli, ecco. Ma mi dica, il signor Veltroni lo sa che è finito con una particina nel Suo racconto?… e come l’ha presa?… E Blair, che non ci fa proprio una figura brillantissima, non Le ha detto nulla?

Oh, mi scusi, sto divagando nel gossip…

 

Dicevo che è bello che quest’uomo che ha tutto quello che gli occorre, l’amore, un lavoro prestigioso, una famiglia felice, si conceda di riflettere sui guai del mondo. Capisce che non ci si può esimere dal farlo.

Ma mi domando: era necessario impiegare tre quinti di libro  per riflettere?!

 

D’accordo, la giornata è particolare, ci sono degli impegni per Henry, che ha in programma di riunire la sua famiglia, un po’ dispersa,  a cena. Ma questa giornata non finisce mai! Invece di 24 ore sembra fatta di due settimane…

Ok, Henry esce di casa la mattina e subito va in cerca di guai. Fa un incontro-scontro con una persona che più avanti gli creerà un bel po’ di casini… Se la cava, ma scoprirà che non era finita lì.

Poi va a giocare a squash con un amico. E mi perdoni, signor McEwan, ma questa partita è francamente eccessiva! Lunga quasi 17 pagine, sembra più uno scontro mortale che un incontro fra amici. E vabbè, mi dirà che il protagonista è così scosso dagli eventi che di riflesso anche una partita a squash (ma cos’è lo squash?!) diventa questione di vita o di morte. Secondo me, poteva tagliare di oltre la metà questa parte. Opinioni personali, sa… amichevoli, niente di che.

 

Trascorrono altre lunghe ore di questo sabato, in cui Henry, con un chiodo fisso, fa mille altre analisi a partire da ogni singolo minuto della vita quotidiana, quella che incontra, in fondo, quasi tutti i sabati. Il ritmo è lento signor McEwan, accidenti. Ci si perde dentro il cervellino pensante di Henry… Il quale peraltro ha tutte le ragioni e ciò che argomenta è condivisibile.

Scritto bene eh, niente da dire. Capperi, signor McEwan, ma come fa a usare quel linguaggio che non è ricercato, ma neanche semplice, che non si ripete mai, che non conosce banalità, che è descrittivo al capello ma tutto sommato non annoia (a parte la partita a squash…)? 

 

Un punto a suo favore.

Però mi lasci dire… dove vuole creare la tensione Lei è veramente bravo. Cioè da circa metà del capitolo quattro a seguire. Confesso, da quel punto in poi non ho sbattuto ciglio fino alla fine. Cavolo, che razza di situazione ha creato in una famiglia senza grossi problemi, una famiglia benestante, ma figlia del suo tempo, con gli scontri generazionali che si perpetuano, ma con amore e rispetto per i singoli. Bè, sì, quest’ultima cosa non è che si veda proprio spesso, negli ultimi anni… Diciamo che è una bella famiglia, quella di Henry. Che rischia di sfasciarsi per l’imprevedibile fattore umano incontrato quel sabato.

E il finale, poi… lo sa che non avrei scommesso su come sarebbe finito, quel drammatico intervento chirurgico che termina quando ormai è già domenica?… Quell’intervento in cui, come sempre, una vita è nelle mani di Henry, ma stavolta si tratta di una vita decisamente particolare. Ci vuole proprio poco, in momenti così, a sentirsi un padreterno e decidere delle sorti di un altro uomo…

 

Complimenti signor McEwan. Quel capitolo e mezzo che mi ha tenuto ad occhi aperti per quasi tutta la notte, secondo me vale quella parte iniziale lenta, pesantuccia, riflessiva e interminabile. Tutto un altro ritmo, perdinci! Come dice? Che per arrivare alla sveglia bisogna prima dormire un po’? Lo ha detto Lei, non io… No, non è proprio vero che si dorme nei primi tre capitoli. Diciamo però che la preparazione agli eventi del sabato sera è un po’ lunga, ecco. Va bene, sarà stato necessario, ma lasci che mi esprima anch’io, da profano e semplice lettore.

 

Complimenti anche per le descrizioni degli interventi neurochirurgici. E quando parla del cervello? “…. A dispetto di tutti i progressi recenti, ancora non si è scoperto come questo approssimativo chilogrammo di cellule ben protette codifichi di fatto le informazioni, come custodisca esperienze, sogni, ricordi e propositi.”

Suggestivo… certo i dettagli tecnici sono incomprensibili ai più, me lo lasci dire (magari un tantino di spiegazione non ci sarebbe stata male, eh?), ma affascinanti! Meglio della partita a squash. Detto tra noi, io quelle pagine della partita le ho praticamente saltate…. Non me ne voglia per questo…E’ che aspettavo quel qualcosa che era nell’aria, mezzo dichiarato e mezzo no, e che immaginavo non potesse essere racchiuso in una stupida partita.

 

Bene, questo è tutto. Avrà capito che il Suo lavoro tutto sommato mi è piaciuto. Ora che so come va a finire, se dovessi rileggerlo, andrei con più calma e accompagnerei con più attenzione il caro Henry nelle ore del suo sabato speciale. Ma credo che salterei ancora, a piè pari, la partita di squash.

O forse dovrei imparare a giocarlo.

Lei cosa mi consiglia?

(Anche questa lettura, come quella precedente, l'ho riposta sul mio scaffale prefertito, in Bottega. Quello in alto a destra, ma non tanto in alto, se no non ci arrivo...)

di Ramona 19:14:00 4 Commenti