30/01/2007

GIORNI DI CORSA

Giorni di corsa. Novello forrestgamp, corro, corro, corro. Ma perché corro? Non lo so, ma corro.

Mi volto spesso, torcendo il collo, guardandomi le spalle per vedere chi mi sta seguendo. Nessuno, in apparenza, ma io lo sento, col suo fiato addosso, anzi, il fiatone, perché anche lui non è che sia un giovanotto… Il tempo, è lui che mi sta addosso e mi costringe a correre. È lui che, anziano in modo indicibile e al tempo stesso bambino detta i ritmi della corsa…

 

 

 

Vai non fermarti, corri, non vedi che corrono tutti?

 

 

 

A me non importa un fico secco se tutti corrono. Io non sono nata per la corsa. M’inciampo sempre, m’incanto a vedere una nuvola o un fiore, mi distrae uno slogan su un cartellone pubblicitario. E un viso nella gente è una tappa obbligata. Una ruga, una storia da leggere. Perché devo correre, tempo?

 

 

 

Non fare domande, corri!!

 

 

 

E corri in corsia quando un uomo sta male. Male, non male… fai correre anche il pensiero, valuta la gravità della cosa e vola a chiamare il medico e poi vola ancora  a portare la cura all’uomo e poi vola a soccorrerlo perché sta di nuovo male e poi vola e consegnalo ad altre mani…. Ma non ti fermare, altra umanità bussa alla porta. Corri, accoglila e perdona le bizze del novantenne che con un bastone ha comandato la vita, figurati se non comanda anche te….

Poi corri, che quel benedetto tempo suona le ore come un mandolino…

 

 

 

La spesa, la spesa… bisogna pur mangiare, riempi il carrello che comunque ha le ruote e per questo ti segue a ruota. Tu corri, lui corre, tu rallenti, lui rallenta. E si appesantisce, ma non ti molla. Ma è un tipo passivo, cosa ne sa lui del tempo?

 

 

 

Il fiato del tempo sul collo, sbrigati a riempire quelle borse, non la finisci mai?!! E non serve che ti fermi a guardare i libri in mostra sull’apposito ripiano… no, proprio non serve, ti rallentano e basta e tu devi correre, che qualcuno di certo ti aspetta…

 

 

 

Sì, è vero, devo correre in posta, devo pagare pagare pagare …. Di corsa di corsa di corsa… due giri dell’isolato, un unico parcheggio lontano…no, troppo lontano, sarebbe solo una perdita di tempo… Tempo tempo tempo… parcheggio in zona riservata ai disabili. Sono una disabile del tempo, in deficit cronico, non mi si è sviluppato abbastanza. Quattro frecce, tanto sto poco che devo correre…

Sono pochi 40 minuti di coda allo sportello? Tutto freme in me, che ho sempre quella presenza aliena dietro le spalle. E mi volto ancora, lo sento che preme, che mi incita a sbrigarmi, ma non posso spintonare gli altri, e poi c’è il numero, ho il 31 e siamo ancora al 22.

Idealmente scavo un fosso con il piede che striscia per l’impazienza, come la zampa di un toro inferocito. Un occhio al contatore, uno all’auto in sosta vietata. Signor vigile, sono una disabile del tempo, abbia pazienza, non vede che sono già di corsa?

Dopo 40 minuti arriva il mio turno e si ferma il computer…. Diodiodioddio…proprio ora, lo vede signor vigile che il tempo mi si rallenta e mi sospinge allo stesso modo? Dieci minuti eterni. E l’ufficiale di posta, bellissima donna matura d’un sexy che non si sa, si prende pure la briga di filosofeggiare. Certo, filosofiamo insieme sul pianto di un bimbo in coda pure lui, che dimostra così il suo dissenso all’attesa. Ha fretta, il piccolo, vuole andare avanti e crescere, crescere, crescere….chi si ferma è perduto. Constatiamo, la bella signora e io, che lui può protestare apertamente, ne ha tutto il diritto, noi invece non possiamo piangere in pubblico, per una coda infinita poi, ci metterebbero la camicia di forza. Lei mi sorride, io guardo l’orologio a muro. E poi via, il computer, dopo la pausa propiziatoria, riparte insieme al tempo (era andato velocissimo finora, chissà che gli è preso…).

Lo so io che gli è preso, è il mio amico tempo che incalza e si diverte a fare dispetti. Mi mette alla prova. Ma io sono più brava, e anche se contro natura, la mia natura, riprendo a correre correre, correre.

 

 

 

Via veloci, a comprare la pappuccia per Tobia e la sabbietta per i bisognini… si sa, siamo vecchietti, andare in giardino costa fatica. E la pappa? Al volo, corri, mancano sempre le scatolette giuste… perché il micio è un tantino snob: ci mette un’eternità a fiutare e mangiare, ma tu ringrazia il cielo se non decide di cambiare gusti da un momento all’altro. Noi vecchietti, dice, possiamo permetterci di variare il menu e di gustarcelo con calma come il poco tempo che ci resta.

 

 

 

Tempo tempo tempo, corri corri corri. Non senti come respira? Non vedi che hai già trascorso 12 ore fuori di casa e devi fare ancora un sacco di cose?

 

 

 

L’unica cosa che vorrei veramente fare è sdraiarmi su un prato e godere questo sole assurdo e caldo che mi fa sudare sotto il piumino. Perché alle cinque di mattina questo sole non c’è e io devo imbacuccarmi e poi poche ore dopo compare e voglio solo spogliarmi, sdraiarmi sull’erba e cercare le rondini. Tanto arrivano, con questo tepore, prima o poi. Io voglio aspettarle guardando l’erba crescere e le nuvole dipingere di bianco il blu.

 

 

 

Ma che scherziamo? E tutta la tua spesa infinita dove la lasci? Devi correre, che i surgelati sono già così commossi da sciogliersi in lacrime a questo bel tepore. Nel portabagagli non stanno male, come nella sauna alle terme. Ma se li vuoi mangiare, dopo averli pagati, devi correre correre correre e ricoverarli in terapia intensiva nel freezer.

 

 

 

Maronna, quanta spesa da sistemare… dov’è la cioccolata? Hai comprato tre tavolette di cioccolata e te ne ritrovi due. Dov’è finita la terza, santo cielo, gioca a nascondino? Devo insegnarle dove si trova la sua cuccia momentanea, prima di trasformarsi in energia pura e godimento… ma non ne vuole sapere, si è eclissata. Cavolo d’un tempo, te la sei mangiata tu?

 

 

 

E la sabbia nella cassetta di Tobia non ci vuole proprio andare, preferisce sparpagliarsi per terra, così tu hai una nuova scusa per rallentare, fermandoti a raccoglierla. Macché scusa, ‘sto tempo non dà tregua e scandisce gli appuntamenti come la più noiosa delle segretarie.

E dai, sbrigati, la lavatrice deve partorire e i suoi figli vanno appesi. Cosa aspetti, la levatrice delle lavatrici?

E poi, lo sai che a una certa ora bisogna accontentare i visceri che si torcono ad aspettare i tuoi comodi. E metti sul fuoco una pentola, su, che ci vuole? Anzi, preparane una anche per domani, che il tempo, domani, si alzerà ancora più storto e ti farà vedere i sorci verdi. Senti come sbuffa…

 

 

 

Ma tra una cosa e l’altra, hai nutrito la mente?  Non vorrai mica accantonarla come l’ultima dei diseredati…

Hai dei compiti da fare, impegni da mantenere, contatti da coltivare… perché così oltre alla mente anche il cuore ne giova e non puoi farne a meno. Non devi pensare solo allo stomaco…

Corri corri corri, una pagina, una rimestata alla pentola, un panno steso… vedi che se vuoi ce la fai??

 

 

 

Quel brigante del tempo mancante non l’avrà vinta…

 

 

 

Anche cenando, l’appetito viene mangiando e la mente corre, corre corre, i pensieri s’azzuffano e proiettano il domani, mentre tu cerchi ancora il presente… E’ tutto un brillare fulmineo di rimbalzo tra un neurone e quel che resta del fratello a lui contiguo, stremato dal gran correre. Tra un po’ mi servirà un elettricista, qui sta andando tutto in corto circuito, perché i pensieri corrono corrono corrono, si rincorrono e non riesco ad acciuffarli. Fanno un tale danno che mi costerà un capitale farlo riparare. Già lo vedo l’omino in tuta blu corrergli dietro, ai pensieri, anche lui  col fiatone, il cacciavite e un retino, per acchiapparli e disattivarli, che qui si sente solo puzza di bruciato…

Nella mia testa?! Sì, ma anche nella pentola!

 

 

 

Corri, perdinci, o dovrai chiamare anche i pompieri….

 

 

 

 E dopo cena corrono le dita sulla tastiera, e corrono corrono gli occhi veloci, uno alla fiction e uno già sotto le coperte, che non ne può più, e un altro (un altro occhio?!) apre il libro sul comodino, che è ora di finirlo, è lì da troppo tempo.

 

 

 

Tempo tempo tempo, mi rincorri anche mentre dormo, in un turbine di sogni così simili alla vita, e non ci crederai ma è già domani mentre sono appena andata sotto le lenzuola.

 

 

 

E di nuovo e sempre quel fiato sul collo, quello spiffero che mi farà venire la cervicale.

Rimetto le scarpe da podista e ripongo la filosofia del bradipo, animale mitologico in via di estinzione perché incompatibile con forrestgamp.

Tempo, mi lasci un po’ di te per ripensare alla mia vita senza di te col fiato sul collo?

 No?

E allora riprendo a correre correre correre.

Ma almeno spiegami il perché.

di Ramona 22:20:00 6 Commenti

24/01/2007

CON VIBRISSELIBRI EDITANDO S'IMPARA

Il lavoro in vibrisselibri è intenso, alacre, appassionato. Ognuno ha i suoi co mpiti e li svolge al meglio. C’è chi è del mestiere e chi il mestiere lo sta i mparando Un lavoro, anche se virtuale e non retribuito, è se mpre un lavoro, e va co munque svolto con impegno e buona volontà. Che, bisogna dire, non mancano tra gli adepti…

Perché oltre che lavoro qui c’è anche diverti mento, quindi co me si fa a non i m molarsi per la causa con entusias mo?

 

In questo periodo, fra tante altre cose, la sottoscritta si sta u mil mente occupando della revisione del prossi mo libro che sarà pubblicato da vibrisselibri. E sta i mparando a editare.

 

La pri ma cosa che ho i mparato, comunque, è che trascorrere ore al co mputer è massacrante co me un turno in corsia. Mi ritrovo gli occhi fuori dalle orbite co me quelli delle rane, e in fia m me co me quelli dei draghi, e difatti co me un drago soffio fu mo e fuoco se qualcuno osa distoglier mi dal lavoro. Da “questo” lavoro, s’intende. Non farei lo stesso se quel qualcuno mi distogliesse dal lavoro in reparto…  

Anche la mia schiena grida vendetta, e non ho ancora capito se la causa del suo dolor sia la postura innaturale, dato che a moreggiando.. eh m … lavorando con il portatile assumo pose da ka masutra, oppure l’aver maneggiato vecchietti di ogni stazza e mobilità in reparto. Mah!

  

Non i mporta.

L’avventura è e mozionante e merita un po’ di sacrificio.

 

Faccio finta di essere un esploratore in A mazzonia. Non puoi mica pretendere le co modità e la pappa pronta, quando sei nella jungla. A colpi di machete ti fai strada e ti guadagni la pagnotta. E a colpi di machete, cioè di penne colorate, matite, appunti su appunti e litigate con word, mi allargo la via della conoscenza.

 

Editando s’i mpara.

  

Non sapevo co me si facesse a editare, cioè a ri modellare un testo, eli minandone i difetti per far risaltare tutta la sua bellezza. Forse devo chiederlo alle estetiste. Loro sì fanno sparire i mperfezioni, rughe, grasso, peli superflui, cellulite e quant’altro, e ti restituiscono, o al meno ci provano, allo splendore originario… se c’era, se no pazienza, accontentati di quel che sei.

  

Io non sapevo, dunque, co me si facesse a editare. Lo sto i mparando. Anche se mi se mbra sia molto si mile a quello che facevo a scuola, quando i co mpagni mi chiedevano la correzione dei loro co mpiti in classe pri ma della consegna. E poiché lo chiedevano in tanti, io ero se mpre l’ulti ma a consegnare. E non facevo in te mpo a rivedere il mio te ma.

 

Allora, se pure io non so editare, resta il fatto che co me lettore (e questo fin da pri ma dei te mpi della scuola), mentre co mpio questo splendido atto del leggere, a volte m ’incia mpo in cose che mi disturbano… Sai quando avverti una nota stonata, un passo falso, un sassolino su una strada tutta liscia? Sai quando pensi che quel disturbo andrebbe eli minato? Sai quando senti il bisogno di raddrizzare un quadro storto?

Natural mente secondo un’opinione, la mia, assai modesta e di poca esperienza. Dicia mo più istintiva che altro. Un istinto nato e cresciuto sul ca mpo di lettura. Che però necessita, co me tutte le altre cose, di essere affinato e perfezionato.

Per questo sono qui, ora, alle prese non con un te ma, ma con un libro vero.

 

Così in questi giorni scruto, seziono, indago dentro l’ani ma del futuro libro. Vorrei che fosse perfetto.

Certo, c’è già il redattore ufficiale, il decone in persona, colui che posseduto dal sacro fuoco, non ha bisogno di consigli per produrre il capolavoro, avendone prodotti di suoi a bizzeffe…

Io posso solo accodar m i alla sua scia lu minosa di saggezza e i mparare u mil mente.

 

E poi c’è l’autore. Che va rispettato, ascoltato, incoraggiato. Possibil mente non de molito.

 

Anche questo sarà da i mparare.

Perché gli autori, sto apprendendo anche questo, sono creature, oltre che geniali (e personal mente li invidio molto) anche delicate, u morali, che attraversano lo spettro intero dei senti menti nei confronti dei consigli che si possono dare loro, passando da uno stato di profonda riconoscenza ad uno di estre ma suscettibilità. Co me dire, a volte sono felici di poter migliorare il proprio piccolo capolavoro, e altre te mono di vederlo rovinato.

 

Co me li capisco! Io contestavo anche la professoressa di lettere a scuola, sulle correzioni che apportava ai miei te mi. Ma co me facevo a spiegarle che, oltretutto, avevo dovuto correggere, e in qualche caso inventarne di nuovi, i te mi degli altri e per il mio non avevo avuto te mpo? Non potevo farlo, non ero una spia, così battagliavo sul nulla. Perché ovvia mente lei aveva tutte le ragioni.

 

Editare è una faccenda  delicata e co mplessa, chissà se mai i mparerò…

Certo, l’esperienza me la devo fare un po’ alla volta. Co me per  tutti i mestieri, bisogna metterci un po’ del proprio, un po’ dei consigli e dell’esperienza altrui, un po’ di creatività, tanto impegno….

 

C’è davvero molto lavoro di rifinitura nelle pagine del libro che vedia mo risplendere nella vetrina di un libreria. Lavoro per lo più occulto, sconosciuto alla massa di lettori. Era sconosciuto anche a me, finora.

Uno pensa che lo scrittore consegni il suo lavoro all’editore e questi lo pubblichi così co m ’è. Eh no! Non è così. Occorre al meno un altro paio di occhi che, lucida mente e con distacco, resti con un piede dentro e uno fuori dalla storia narrata, si accorga delle incongruenze, dei piccoli errori, ma anche se un capitolo, o un paragrafo, o una frase, sono stonati, poco convincenti, inutili, messi al posto sbagliato. Inso m ma, un piede fuori dalla storia per mantenere la criticità, e uno dentro per “sentirla” in modo intenso e renderla migliore. A braccetto con l’autore, co me la sua o mbra discreta.

Davvero difficile. Di responsabilità. E appassionante. Perché  il risultato finale sarà sotto gli occhi di tutti. Mica poco, capperi!, anche se non ci pensa mai nessuno.

  

Onori e merito e luci di riflettori andranno, giusta mente all’autore. Meritevole di aver concepito, meditato per mesi o anni e infine scritto una storia che ci farà sognare, indignare, co m muovere ecc. Tanto di cappello, non è facile. La mia invidia per queste creature geniali è inco m mensurabile, sfacciata, onesta e duratura.

 

Ma da ora in poi, grazie a vibrisselibri, potrò im maginare, valutare e apprezzare anche il lavoro sotterraneo di quei professionisti della rifinitura che si chia mano editor.

Non si finisce mai d’imparare, nel magico mondo delle parole.

  

 

di Ramona 12:13:00 5 Commenti

09/01/2007

29 ANNI

Ehi, ciao, come stai? Come si sta dalle tue parti? E’ così tanto tempo che non ho tue notizie…

Ma non mi sono mica dimenticata di te, sai?... Ti penso spesso. No, non sempre, sarebbe una bugia. Cosa vuoi, le urgenze del vivere sono tante, tanti i pensieri, i gesti quotidiani, le persone e le cose che mi circondano…Ma ti penso spesso, sì. E mi piacerebbe sapere come stai, se anche tu pensi a me con lo stesso affetto. Forse sì. Ma visto che non me lo dici, posso solo immaginarlo.

 

In tutto questo tempo, trascorso senza chiedere permesso a nessuno, sono stati molti i momenti in cui mi è sembrato, per un attimo, di avvertire nell’aria intorno a me un consiglio, una risata, una carezza, qualcosa di tipicamente tuo che mi indirizzasse in un senso invece che in un altro, che mi facesse scegliere una direzione piuttosto che un’altra.

Erano solo attimi, appunto, e non ho certezza che fosse proprio così. Forse era solo fantasia, forse fiutavo un odore che non c’era. O forse mi chiedevo soltanto, senza averne coscienza, né risposta, che cosa avresti fatto tu in quella certa occasione.

Bella domanda, questa! Chiedersi quale sarebbe stata la tua reazione agli eventi della vita. Difficile immaginarlo, la nostra conoscenza è stata, dopo tutto, troppo breve. Ma mi piace pensare che forse ci azzecco, forse mi comporto proprio come avresti fatto tu.

 

Certo però che una parola ogni tanto, da allora, avresti potuto dirmela… O almeno avresti potuto farti notare, che ne so, con un gesto, un episodio strano, qualsiasi cosa. Qualunque cosa portasse la tua firma inequivocabile  non avrebbe potuto farmi che piacere. C’è bisogno che te lo dica? No, non ci sono mai stati molti discorsi tra noi. Il tempo delle parole non ha fatto in tempo a crescere.

 

Ho sperato di sognarti, per avere, di tanto in tanto, almeno un surrogato di contatto con te, ma è successo poche volte, con mio sommo dispiacere. Anche in sogno infatti la tua compagnia è rasserenante.

Ho sperato di incontrarti in uno sguardo tra la folla, ma la gente distoglie gli occhi, non è disponibile a farsi scrutare. E di certo non eri là. Lo so.

Ho tentato di usare la tua ironia per affascinare e superare i momenti difficili (anche tu ne hai avuti, vero?) e mi sono resa conto che il tutto è un dono, ma a volte è anche impegno. Ma come diavolo facevi a sorridere sempre, a trovare il lato buffo di ogni cosa? O per lo meno, così ti ricordo. Non eri appariscente, eppure quando parlavi ti si stava a sentire, con quel tuo buffo accento così unico. Non vorrei dire, ma somigliava un po’ al mio accento di oggi… o no? O è solo un mio desiderio, tanto per sentirmi più vicina a te?

 

Ho cercato a lungo qualcosa di te in me, e qualcuno dice che c’è. Andavamo d’accordo, noi due? Bè, sì, abbastanza. Chi se lo ricorda… Troppo, troppo tempo… sai quanto? Oggi sono 29 anni… una vita intera. Una vita che aspetto che ritorni.

E lo so che non tornerai, che decisioni come la tua, per quanto tu non l’abbia scelta nè voluta, sono irreversibili. Non fa niente, lascia che ti aspetti. O che continui a cercarti negli occhi della gente, in un sorriso abbagliante, in una battuta esilarante. Nel consumarsi di un corpo in declino.

 

Talvolta mi perdo in una foto. Quelle poche che ho sono vecchie, ma del resto sono trascorsi ben 29 anni. Poco colore, molto bianco e nero…come i film del nostro tempo, quelli che guardavamo insieme alla televisione.

Altre volte cerco un ricordo, ma a differenza delle foto, questi sbiadiscono sempre più.

 

Perché insistere a cercarmi, mi chiederesti tu se potessi, perché non ti rassegni? Perché, te l’ho detto, la tua compagnia rasserena. Perché dall’ora della tua partenza si avverte un buco che, scavato dalla goccia del rimpianto, nel tempo diventa una voragine che non si colma mai. Perché certe cose che accadono nella vita sono semplicemente ingiuste e non hanno un perché, si riesce solo a ripetere che non dovevano accadere.

 

Non resta molto da dire. Il tempo che avanza segna un solco sempre più profondo. Le distanze si accentuano, corro il rischio di vederle dilatarsi all’infinito e di perdere il tuo orizzonte. Ma forse non è che una mia paura senza fondamento, quella di perderti per sempre.

Gli affetti veri non muoiono mai, l’amore persiste imperterrito, galleggia nelle minutissime gocce di nebbia che avvolgono i dispiaceri umani, e all’occorrenza riscalda e consola.

E quindi, se anche non ti vedo e non ti sento, dovrò continuare a percepirti intorno a me. Perché sei nell’aria che respiro, nel pensiero che percorre in un lampo i neuroni, nel palpito inspiegabile che mi scuote il petto. Devo solo lasciare che la tua essenza mi pervada.

 

In realtà saprei dove trovarti, sai? L’indirizzo è Via del Paradiso, seconda nuvoletta azzurra a destra… ma tu non vuoi che io venga a trovarti, non ancora. E allora resto qui e ti penso. Ok, non sempre, ogni tanto…va bene così?... In fondo è quello che faccio da 29 anni. Sono stata brava finora, a sopravvivere anche senza di te, vuoi che non mi riesca più? Anche se il bisogno è forte?

Non ti preoccupare, saprò vederti dovunque tu ti sarai mimetizzata, qui, vicino a me. Farò finta di non vedere che sei lì per me, ma spedirò un sorriso a quel tuo strano indirizzo che sa di pace. Prima o poi, lo so, me lo restituirai.

 

Ciao mamma, stammi bene, che io sto bene.

 

di Ramona 20:17:00 4 Commenti

05/01/2007

LA NOTTE DELLE BEFANE

 

La notte è quella giusta: chiaro di luna, con l’astro d’argento appena in lieve ritiro, non tanto da non gustare curioso quanto sta per accadere. Nessuna nuvola nel cielo, ci si vede come di giorno, quando a brillare è fratello sole. Tutti i cani sono inquieti, curiosi, alzano il muso e scrutano lassù, fra le stelle pallide e infreddolite. Saranno almeno 10 gradi sotto lo zero canonico. Ma ciò che sta per accadere accadrà anche se le temperature fossero artiche.  

E' la notte della befana. Alla mezzanotte il cielo sarà invaso da un esercito di vecchiette in calzotte a righe, scarpe rotte e vestito un po’ stracciato. Non c’è niente da fare, niente e nessuno potrà impedire l’evento, che si ripete da millenni, perché, come tutti sanno… 

La befana vien di notte

Con le scarpe tutte rotte

Il vestito alla romana

Viva viva la befana

Vecchiette che volano?! No, non sono loro a volare, ma le loro mitiche scope. Che mai cederanno il posto agli aspirapolvere con profumo incorporato, filtro anti-acari, risparmio energetico ecc. ecc. Vuoi mettere? Provaci tu a cavalcare un aspirapolvere imbizzarrito. E dove lo trovi poi un cavo elettrico abbastanza lungo da permetterti gli spostamenti? 

 Le vecchiette sono tradizionaliste si sa. Ma non disdegnano le comodità dei tempi in cui incappano. Sanno usare i cellulari, e lavorano sì una sola notte all’anno, ma intensamente. Già alcuni giorni prima sono volati via etere gli sms di raduno con un programma ben preciso:    

 Bene, il 2007 è arrivato e bisogna organizzarsi! Se siamo tutte d’accordo il programma è il solito degli altri anni. Ci vediamo il giorno 5 alle 16 dal meccanico per la revisione della scopa, poi cioccolata calda alle 17 per dividerci le zone e a mezzanotte tutte al lavoro… avvisa le altre!*

 Altro che una notte: la giornata di lavoro comincia presto. E ci vuole un intero anno per leggere tutte le letterine di bambini e adulti mai cresciuti e radunare tutti i regali. Ci vuole fisico e prestanza da vecchietta doc. Non per niente bisogna passare un severo esame ed esibire un degno curriculum, altrimenti sei solo una vecchia decrepita senza speranza befanesca.

 Solo quando si riceve la sospirata lettera di assunzione si è promosse befane. 

Abbiamo ricevuto il suo curriculum ed è stata selezionata tra molte per aspetto e presenza. Quindi passi il 6 gennaio per il ritiro della scopa: è assunta.*

E questo di solito accade anche solo alla vigilia di questa notte così intensa. Non si scherza mica, qui, è un lavoraccio serio. 

 Cioè, più o meno…Le vecchiette terribili non sono solo brutte megere seriose. Talvolta si divertono a fare scherzetti alle novelline neo assunte.  Sono capaci di mandare loro una mail, o un sms o addirittura una chiamata con skype, con un tono d’urgenza che non ammette dubbi… 

 Scusa se ti rompo a quest’ora, ma è un’urgenza. Il figlio della mia vicina ha il singhiozzo, ha bisogno di uno spavento. Vestiti che ti vengo a prendere… befana!*

 E ridono, ridono tutte, senza denti, con quel ghigno sgangherato ma in fondo buono.

E difatti si vogliono bene, le care nonnine, e si preoccupano di acciacchi e possibili inconvenienti, legati al clima, all’età, ai rischi di un mestiere esposto a rischi meteorologici…  I bollettini si diffondono come e meglio delle previsioni satellitari, a preservare la specie che per questo non conosce pericolo di estinzione:

 

Un’improvvisa ondata di gelo sta uccidendo intere generazioni di befane… copriti bene e non farmi stare in pensiero. Avverti le altre… salviamo la pelle!!*

Perché le vecchiette volanti non sono mica assicurate contro gli eventi atmosferici. Non si riesce a trovare un assicuratore comprensivo, le polizze sono salatissime, e così loro si arrangiano come possono…  

E inforcano le scope e si apprestano a partire che ancora stanno ridendo dei loro scherzi. E una certa malizia fra loro, sebbene a un’età pluri-millenaria, non manca. Perché un poeta innamorato ha dedicato alla befana più carina fra tutte, e non si capisce bene come abbia fatto a vederla,una befana carina, un fior fiore di poesia, romantica, sentimentale e alquanto audace, che prevede una diffusione esponenziale, di quelle stratosferiche… 

La befana birichina

Gira senza mutandina…

Manda a dieci la novella

E l’annata sarà bella…

Niente sesso è la pena

A chi spezza la catena*

Perché anche le befane sono femmine, e sensibili ai complimenti. Così capita che qualcuna, specchiandosi nella faccia splendente della luna, si scopra non propriamente soddisfatta del proprio aspetto. E dimentica dell’età, del dovere, della scopa e delle calze da riempire, sogna di fare la velina volante e improvvisa dal profondo del cuore una preghiera, per sé e le amiche. 

Per le amiche, quelle vere,

ho rivolto 3 preghiere.

Che ci aiuti s. Giuseppe

A tenere su le tette

E che s. Restaurata

ci mantenga la facciata

quanto al pio s. Valentino

ci rassodi il sederino

e che s. Rosalia

ci aiutasse a darla via!

Pace e bene mie dilette

Ed un buon 2007!*

Ma sono solo sogni, povere vecchiette. Chissà se sono mai state giovani, o se sono nate già vecchie e candidate a befanarsi. 

E’ quasi mezzanotte. Eccole, arrivano, i cani non abbaiano e le guardano scodinzolando. Il cielo si riempie di scope e contro la luna gigante, silenziose, veloci, efficienti, variopinte e uniche, per quanto numerose, le befane stanno arrivando. Compatte, solidali, si dividono il lavoro come stabilito, salgono e scendono dai camini, riempiono calze, dove occorre distribuiscono anche il carbone e si sporcano di fuliggine, ma ridono soddisfatte del dispetto. Perché se no che befane sarebbero? 

 

 E alla fine del lavoro, se svolto bene, come indubbiamente sarà, ognuna di loro, tornando alla misteriosa dimora che le ospita per un anno, vi troverà un invito, gradito e ogni volta inaspettato dall’A.B.I. (Associazione befane italiane):

La preghiamo, gentile socia, di rinnovare entro il 6 gennaio la sua tessera annuale. Avrà diritto gratuitamente a 2 buoni barba baffi cosce presso la sua estetista, a 1 bollino blu per la sua scopa e a 1 vero macho per 30 secondi….*

Ritorna per un attimo il sogno da velina…ma la fatica è stata tanta, questa notte. Ormai è l’alba. Non resta che andare a dormire, con le calzotte, le scarpe rotte, il vestito alla romana e la scopa accanto, ormai sfinita. Da sotto il cappellaccio e dalla bocca sgangherata, sguscia via un’ultima sibilante risatina divertita. Eh, sì, BEFANA E’ BELLO. Altro che veline.

 

* SMS RICEVUTI IN QUESTA FOLLE GIORNATA DA BEFANA!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Ramona 21:17:00 4 Commenti