07/12/2006
BLACKOUT
E la giornata è di tardo autunno. Non fa così freddo, ma la nebbia sale agli irti colli e nasconde il mondo alla sua stessa umanità.
La testa mi si spacca in due, quattro, mille pezzi: un disastro che cresce in modo esponenziale.
Ho gli occhi lucidi, ma non sono commossa. Sono a terra, ma non nel senso che sto camminando.
Il gatto mi consola come può, con il suo ron ron. Ma che ne sa lui del malessere che possono dare poche linee di febbre quando queste nemmeno ci sono?
Eppure dovrò uscire a breve.
Dovrò decidermi ad andare a comprare le pastiglie contro il mal di testa, lo sciroppo contro la tosse che mi squarta i polmoni e accentua la suddivisione del mio cervello, o di quello che ne resta, in miliardi di frammenti.
Chissà se in farmacia troverò anche un rimedio contro la nebbia e l’umidità e la malinconia dell’autunno.
Chissà se il mal di schiena che mi affligge, manco avessi zappato la terra per tutta la vita, e poi tutte le altre ossa che percepisco rotte e frantumate, si raddrizzerebbero con un tocco di sole. Anche spray, o liofilizzato, va bene uguale.
E’ andata via la corrente e il mondo si è fermato.
Blackout, non solo della sottoscritta, anche degli elettrodomestici e della vita stessa.
Il microonde stava cucinando, quando di colpo gli hanno negato l’unica attività per la quale è stato progettato. Ha fermato lì la sua azione, a metà, sospesa a tempo indeterminato.
La pila di biancheria, che aspettava una passata di aria calda con il ferro a vapore, mi sa che aspetterà in eterno. Semmai dovesse risolversi il blackout energetico, quello della mia persona non ha rimedio a breve. E, è provato scientificamente, la biancheria non si stira da sé. Al massimo decide di rifugiarsi nei cassetti allo stato naturale. Centrifugata e grinzosa, niente lifting. Come appena uscita dalla lavatrice.
Il sole decide di andare a dormire, perché questo è il suo mestiere, dopo una giornata di lavoro che lo ha fatto sudare (nell’altro emisfero, perché qui non è che si sia sprecato). In casa resta solo la luce timida della candela a riscaldare. Perché, scoperta delle scoperte, nemmeno i termosifoni partono senza il benestare dell’enel.
Sono sola, al buio, al freddo che per fortuna non è ancora gelo. Con un gatto che ronfa ignaro della crisi petrolifera, e che anzi, per come può, aiuta la candela a distribuire un minimo di calore vitale.
Il pc portatile potrebbe essere il contatto con il mondo, necessario a non perdere l’orientamento. Ma è ovvio che il modem non funziona senza corrente elettrica. E nemmeno la sola funzione di macchina per scrivere del pc è assicurata. L’attrezzo sta perdendo la carica esistenziale e non può rigenerarla. La pila si sta lentamente suicidando.
Rimpiango il mio vecchio pc, al momento in terapia intensiva per un’influenza virale peggiore della mia, ma è solo un attimo. Meno che meno mi sarebbe stato di conforto, dipendente com’è dalla sua spina, che è collegata alla presa, che è collegata al petrolio, magari russo, o arabo, o iracheno, chissà… il mio pc non guarda alla razza, l’importante è il flusso di elettroni che gli assicura la sopravvivenza. Fortunatamente, lì dov’è ora, in rianimazione, la corrente elettrica non mancherà. E lui tornerà, dopo il coma indotto, più vitale che mai. Certo più di quanto non lo sia io, oggi.
Cosa mi resta, in questo crepuscolo senza apparenti spiragli?
Resta il telefono… ma il cordless ovviamente non va e anche il cellulare avrebbe bisogno di un sostegno energetico. Mi sento sull’isola dei famosi, senza comodità, ma pure senza l’ausilio narcisistico delle telecamere.
C’è qualcosa a questo mondo che non vada ad elettricità?
Il mio raffreddore. Certo. Quello non ha bisogno di niente se non di un ospite generoso e indifeso.
Anche la stanchezza, e l’autunno, e il progredire del tempo e il susseguirsi delle stagioni vanno da sè.
La candela invece si consuma.
E’così dolce la sua fiammella, anche se scalda poco.
Tosse. Starnuto. Che bello. Un brivido. Termometro sempre più bugiardo. Dev’ essere in blackout anche lui. Ma non mi sembrava andasse ad elettricità.
Voglia di calore e di coccole amorevoli sotto una morbida coperta.
Voglia di nessuno intorno.
Voglia di chiudere gli occhi e aspettare l’estate.
Ritorna la corrente.
E tutto ricomincia.