25/11/2006

IL MURO DEL SILENZIO

Il muro del silenzio è fra noi, amico mio.

Lo abbiamo costruito con le nostre mani.

E’ altissimo e inespugnabile.

Inesorabile.

 

Non si può dire che sia sorto un po’ alla volta, come tutte le grandi opere.

Non è stato un lavoro certosino di tempo e pazienza che ha posato mattone su mattone.

Il muro del silenzio è comparso da un giorno all’altro.

Come quello di Berlino.

Assurdo.

Violento. 

 

Di muri del silenzio il mondo abbonda.

Sono loro, queste barriere silenziose a causare incomprensioni, odio e guerre.

Io non sentivo il bisogno del nostro muro del silenzio.

Non immaginavo che ci fosse motivo d’innescare una battaglia.

La battaglia del silenzio, sorella e complice del muro omonimo. 

 

Dapprima fiumi di parole.

Fiumi in piena di emozioni e dolore.

Fiumi che scorrevano in direzioni opposte e convergenti: da me a te, da te a me.

Non comprendevamo il silenzio. Ma afferravamo le parole, i discorsi, la vita l’uno dell’altra.

Un flusso continuo e ininterrotto.

Ora solo un muro di silenzio.

Poche frasi, rare, dovute, non sentite.

Niente, di quello che dovrebbe scorrere, scorre.

Tutto fermo, nascosto.

Morto.

Neppure un educato grazie.

Neppure un saluto.

Neppure un pensiero. 

 

Solo un muro di silenzio e di indifferenza.

Insopportabile.

Triste.

 

Avrei voglia di picconarlo con le mie povere forze, quel muro, di abbatterlo con una palla di piombo, di bombardarlo con l’atomica per sradicarne le fondamenta.

Ma so che non servirebbe.

Indietro non si può tornare.

Ancora meno si può tornare al punto esatto in cui il muro si è formato, per fermarne l’evoluzione insensata, irragionevole, immotivata. 

 

Il tempo è trascorso, il muro resiste, amico mio.

E io ho capito molte cose.

Ho capito che questo muro sarebbe sorto comunque.

Perché lo avresti voluto tu, prima o poi.

Quando la vita cambia e quello che ti circonda non ti offre più  nulla di nuovo, tu alzi il muro e rivolgi il tuo bisogno altrove.

Non per fare del male, ma per difendere la tua voglia di vita.

Difenderla dalla noia.

Il muro allarga i tuoi spazi, chiudendone altri. 

 

Lo capisco amico mio.

Anche se questo muro mi opprime, cerco di dargli un senso.

Ma non mi è semplice. 

 

Mi basterebbe aprire un pertugio, uno spiraglio piccolissimo, una fessura nell’armatura incoercibile. Solo per far rifluire il corso delle parole interrotte.

Almeno in piccola parte.

Un rigagnolo, ecco,  di un saluto e un ciao come stai…

Perché ormai il corso del fiume è deviato, lo so.

Non è che si possa rimediare al mutare della natura, specie se ci costruiamo attorno questi muri di silenzio. 

 

Ma il silenzio è assordante, e mi ferisce le orecchie.

E le mie forze sono esaurite, il piccone mi pesa nelle mani.

Perché sa che il suo lavoro sarà inutile.

 

Quello spiraglio, la fessura nel muro di pietra e ferro e silenzio, non la farò mai.

Non ne sono capace, il muro è troppo forte e inattaccabile, mi scontro con la tua volontà di lasciarlo eretto e inattaccabile.

 

Solo un tarlo può minarlo.

Il desiderio comune di abbatterlo.

La trivella del dubbio, del proviamoci, del vogliamoci bene, che in fondo sì, ci vogliamo bene, basta ammetterlo… 

 

Il muro del silenzio, amico mio, non ha ragione di essere.

di Ramona 09:43:00 5 Commenti

17/11/2006

VIBRISSELIBRI. E’ ANDATA COSI’

 

E’ andata! Prima di tutto è andata! E poi non è andata bene. E’ andata MERAVIGLIOSAMENTE!

La zia era presente al parto ed è in grado di raccontare com’è andato.

 

Cronaca del lieto evento.

 

 

Come si sa, alla vigilia di ogni grande avvenimento si dorme poco. Figurarsi la notte prima di assistere alla nascita di un bel pargolo di nome Vibrisselibri…

Ci si rigira nel letto, si avvertono i crampi alla pancia proprio come doglie, si hanno sonni brevi e inquietanti e primo fra tutti un dubbio amletico e angosciante: come capperi ci si veste per entrare nella sala parto di un evento memorabile? E come capperi sarà il clima nella capitale domani? Perché le grandi nascite necessitano se possibile di grandi luoghi, e il pupo nascerà a Roma.

 

Ah, Roma Roma... già mi sospira e trema il core al pensiero di respirare la tua dolce aria… sì, ma sarà aria calda, fredda o tiepidina? E chi lo sa?! Ma che importa, di fronte all’Evento?

 

Ore 5.00: alzarsi dal letto spinoso, mettersi addosso qualcosa e partire. C’è un aereo da acciuffare.

 

Ore 8,15. Ci si alza in volo, leggeri come l’aria. A bordo c’è un altro padrino importante per il quasi neonato: il Decone Lucio. Ci si guarda un po’ dubbiosi già dall’aeroporto: sarà lui, sarà lei? I due padrini non si conoscono, ma l’odore buono del quasi bebè Vibrisselibri è inconfondibile: è lui!  E’ lei!

 

Ore 9.00 circa. Atterraggio con 25 minuti di anticipo! Trenitalia dovrebbe prendere esempio… Oltre un’ora di strada in auto per raggiungere il cuore di Roma. La conversazione con il Decone è piacevolissima. Anche la passeggiata per raggiungere la sala parto. Cioè …il caffè Fandango, bar ristorante libreria e chissà che altro concentrato in poco più di un buco. Non ci perdiamo per strada perché il Decone è abilissimo a chiedere informazioni ogni 100 metri circa…

 

0re 11,15 circa. Eccoli là i vibrisselibrai! Baci e abbracci fra chi si conosce già e presentazioni entusiaste tra chi ancora non si è mai guardato negli occhi. E’ un gioco divertente tirare a indovinare: “Tu sei?…” e scoprire di averci indovinato quasi sempre, da quanto ormai ci si conosce bene. Oddio, capita anche di non riconoscere chi si è incontrato una volta sola… (che figura).

Ma la confusione è tanta, tantissima, l’entusiasmo alle stelle, la folla preme, tutti vogliono assistere al parto.

Vengo reclutata immediatamente per la registrazione dei giornalisti presenti. Oddio, ma quali sono i giornalisti? Hanno un tesserino, un pass, qualcosa? Te li indichiamo noi, dicono Stefania e Manuela. Ma ahimè, dopo un po’ perdo il conto e non capisco nemmeno cosa mi si dice. Finisce che si registrano da soli. Che segretaria del piffero che sono!

 

Ore 12,00. Dopo un breve ma intenso travaglio si accendono i riflettori e la ressa si ammassa in un piccolo teatrino. Che il parto avvenga e si ascolti con trepidazione il primo vagito.

 

Giulio fa l’introduzione da par suo. Con parole semplici cattura l’attenzione e racconta com’è avvenuto il concepimento e la gestazione. Un vero direttore d’orchestra a suo agio come sempre.

 

Gaja emozionantissima racconta del lavoro svolto sui primi due libri che nascono con Vibrisselibri.

 

Demetrio descrive con slancio com’è che gli è venuto in mente di scrivere il suo saggio, che è uno di quei due libri, appunto.

 

Interviene Filippo Laporta, importante giornalista e critico letterario di Repubblica… mica poco, capperi.

 

Parla il Decone dei prossimi libri e già si vedono i primi passi della nascitura creatura in un futuro ormai così prossimo…

 

Flash di fotografi ufficiali, vibrisselibreschi e sostenitori. Domande a raffica, proposte di collaborazione impensate… un successo. Il pupo è vivo e vitale, indice di Apgar 100000!!

 

Ore 13,30 circa, rinfresco chiacchiere risate interviste. La tensione è crollata si tirano due somme. È andata non bene, benissimo!! L’euforia è alle stelle, complimenti a tutti!!

 

Il padre naturale del pupo, Giulio, mantiene un sacrosanto aplomb, mentre di solito i padri in sala parto svengono. Tutti i padrini sono emozionati. Stefania fa notare che mancano le bomboniere.

 

Ore 15,00 si comincia a reclamare da mangiare. Perché anche il corpo, oltre che lo spirito, ha le sue esigenze. Qualcuno saluta, se ne va dispiaciuto di non poter restare. Ma un discreto gruppetto sfida gli orari impossibili e cerca ristoro in qualche luogo compassionevole. Alla cricca si è aggiunto un redivivo Cletus, vibrisselibraio mancato per cause superiori, ma solidale con un pizzico di rimpianto. C’è chi il rimpianto lo sente in gola, e chi riesce a sopravivere.

Clima cutural-goliardico, si mangia come si può si ride si scherza si discute di alti argomenti si folleggia nella tiepida aria romana che sa di primavera (alla fine, non c’ho azzeccato molto con la mise semi montanara. “Fa caldo!!”)

 

Ore 17,00 circa, il gruppetto si scioglie, stanco e soddisfatto, ma in parte si ricomporrà fra tre ore, più o meno, per… ricominciare a mangiare. Ebbene sì. Problemi digestivi? No di certo.

 

Nel buco temporale si passeggia. Marco, Pino e Mauro mi fanno per un po’ da cavalieri. Perché Roma è fantastica, ma non si sa mai. E si respirano ancora le arie immortali (e in qualche caso asmatiche di smog) di Piazza di Spagna e Piazza Navona, di Via Condotti e via del Corso.

Roma, Roma… bellissima e affollata, artistica e modaiola, compagna e amante. Cosmopolita e universale.

 

Ore 20, si va a cena. Ritardo ritardo ritardo, sono in terribile ritardo! Per colpa mia i vibrisselibrai rischiano la fame perché salterà la prenotazione se non si presentano. E loro aspettano me, che sono in ritardo ritardo ritardo… ma alla fine arrivo. E non digiuniamo.

Ci facciamo du spaghi meravigliosi, con una porzione che a me basterebbe per quattro pranzi…

E ancora si parla, si discute e si scherza. Ascolto Luca e la sua meravigliosa filosofia della lentezza. Il mio mito, la lentezza, un ricordo ormai scordato, con qualche postumo fuori posto nel leggendario nord-est che mi fa sentire un essere alieno.

Bevo un dito (orizzontale) di vino, e le quasi 20 ore di veglia si ricordano improvvisamente di me. Per qualche minuto recito la parte di quella che ascolta per imparare. In realtà la mia zona cosciente è in braccio a Morfeo, ma nessuno se ne accorge. Almeno spero, senno, è l’ennesima figuraccia…

 

Ore 23,30, tutti fuori! L’aria appena più fresca mi ricorda chi sono e dove sono, ma non cosa sto facendo. Altri saluti e abbracci. Bicchiere della staffa? Sì dai, che tanto, minuto più minuto meno… La compagnia è troppo bella per cedere al sonno. Nello stato di sonnambulismo in cui verso si possono fare molte cose, anche partecipare a conversazioni sciolte senza rendersi conto di ciò che si dice.

 

Ore 0,30, la gente in piazza Pantheon non accenna a diminuire e così per tutto il centro, come in pieno giorno. Ma i romani non vanno mai a dormire? E poi parlano della pigrizia romana! Nessuno accenna alla loro infaticabile passione per lo struscio notturno. E i romani, di giorno, lavorano, come i comuni mortali?

 

Taxi. Mi porti a nanna, per favore.

 

Ore1,30, doccia e nanna. Il primo giorno di vita del pupo si è concluso degnamente. Dormo soddisfatta.

 

E il risveglio prevede la partenza. Il ritorno alla “normalità” dopo la “mostruosità” di un evento indimenticabile.

 

Mi accorgo con una certa angoscia che non sono passata dalla fontana di Trevi per gettare la monetina. E come faccio, ora a tornare?!

Un Vibrisselibri non nasce tutti i giorni! E no, perché è unico!

 

Giulio, inventati qualcosa, per favore, fa finta di essere la monetina nella fontana!!

 

Questo resoconto si chiude con un abbraccio virtuale a tutti, ma proprio tutti, i vibrisselibrai.

Vibrisselibri è una realtà funzionante grazie a tutti loro. E un pochino anche grazie a me.

 

 

 

 

 

 

  

di Ramona 19:39:00 Commenta:

13/11/2006

FINALMENTE VIBRISSELIBRI

E ci siamo, sì! Ormai manca davvero poco… vibrisselibri sta per fare il suo ingresso ufficiale nel mondo letterario.

Giovedì 16 novembre a Roma si parlerà di vibrisselibri.

Se ne parlerà a chi di dovere, a chi con le parole ci vive e le distribuisce…

Se ne parlerà con commozione e decisione.

Se ne parlerà con l’orgoglio di chi ha creato e plasmato una nuova vita. 

Vibrisselibri nasce da un’idea.

Un bel giorno, uno scrittore di nome Giulio Mozzi dice, dapprima a se stesso, poi in giro, nel web:

“In somma, qui ci sono tanti testi interessanti che meriterebbero di essere messi sotto forma di libro e fatti conoscere alla gente. Ma gli editori non li vogliono pubblicare. Perché sono rischiosi, mostruosi, innovativi, perché non seguono la moda e probabilmente non faranno nemmeno tendenza. O per chissà che altra ragione.

Ma io questi testi li voglio far conoscere. Attraverso il web, che è libero da orpelli e impedimenti. E se possibile, ma in seguito, li voglio vedere anche su carta. C’è qualcuno che mi aiuta?”

 

Sì.

Più o meno cinquanta persone.

In tanti si sono offerti di aiutare Giulio. Me compresa, come si sa.

Ed ecco che prende forma una casa editrice davvero insolita.

Questa casa editrice lavora sul web per quelli che saranno libri “sans papier”. Libri senza carta. Ma libri a tutti gli effetti.

Questa casa editrice lavora a pieno ritmo come tutte le case editrici.

In questa casa editrice si legge, si vaglia, si seleziona e si sceglie: solo testi che meritano, secondo il criterio di valutazione di un comitato di lettura. Comitato composto da lettori attenti, che amano la bella scrittura. Ci sono persone comuni, tra questi lettori (come me), ma ci sono anche esperti, lettori e scrittori. C’è un responsabile del comitato di lettura, chiamato Decone, ma il suo vero nome  pare sia Lucio Angelini, coadiuvato dal bravo Luca Tassinari, vice decone a permanenza.

 

In questa casa editrice, solo dopo aver superato il primo esame, il nuovo futuro libro passerà dalla redazione per un attentissimo lavoro di editing. Revisione, correzione, discussione con l’autore, scelta delle copertine… Ne fanno parte redattori di professione e persone comuni (come me). Gente animata dall’entusiasmo di vedere nascere un libro. C’è una responsabile di redazione, ed è la mia amica (sono felice di poterla chiamare così, se me lo concede) Gaja Cenciarelli, un portento della natura.

In questa casa editrice c’è anche un ufficio stampa che funziona a meraviglia, unge gli ingranaggi e fa correre come il vento tutto il carrozzone, autori e libri compresi, sui binari della comunicazione. Ne fanno parte giornalisti di esperienza e persone comuni (come me) che l’esperienza se la vogliono fare. C’è una bravissima responsabile che coordina il tutto ed è la mitica Stefania Nardini, aiutata in modo eccelso da Manuela Perrone.

In questa casa editrice c’è anche spazio per i creativi informatici di una razza eccellente, che danno la veste elegante al tutto perché si presenti nel modo migliore. Perché il pubblico merita di avere il meglio. E dunque merita i purosangue Fabio Fracas e Mauro Mongarli.

E quando il libro è pronto, scelto, revisionato, vestito della miglior copertina, pur senza carta addosso, che si fa?

Semplice.

Lo si mette in vetrina, lo si offre a chiunque. Perché il bello deve essere messo a disposizione di tutti. Gratis.

Ecco quindi che le pagine virtuali si potranno sfogliare come e quando si vorrà, da qualsiasi parte del globo, senza la fretta che incombe in una libreria, senza dover chiedere ad un commesso… e senza spendere una lira, anzi un euro…

Perché un bel libro è patrimonio dell’umanità.

Ma poiché il vero lettore ama sentire la carta frusciare, assaporare il profumo d’inchiostro, ecco che c’è la possibilità per le case editrici tradizionali di acquisire i diritti e pubblicare il testo prescelto nel modo più classico. Per la felicità di tutti.

 Insomma, cosa c’è di diverso in vibrisselibri da una qualsiasi casa editrice?

 

Mi sembra ovvio.

 

E’ una casa editrice e un’agenzia letteraria insieme.

Non pubblica su carta, ma accetta, anzi, incoraggia, che le sue creature diventino libri concreti e non solo virtuali.

Agisce gratuitamente, ma nei contatti con gli editori si parlerà di contratti veri, nell’interesse degli autori.

Tutte le cinquanta persone che ci mettono anima e cuore lo fanno gratuitamente, senza percepire alcun compenso. Solo la soddisfazione di aver contribuito a qualcosa di bello e unico. Perché non ci sono al mondo altre iniziative come questa.

 

Ah, e poi, ci sono io! Ecco cosa c’è di diverso!

Io ci sono, agisco e interagisco come posso, imparo e mi diverto, faccio conoscenza con un mondo nuovo  e interessante e con persone meravigliose. E’ fantastico! E anche se qui non le nomino una per una, voglio comunque ringraziarle tutte quante per aver condiviso questa bella esperienza.

Prima o poi c’incontreremo di persona. Perché, se ancora non l’ho detto lo dico adesso, queste cinquanta persone lavorano in vibrisselibri e comunicano tra loro solo nel web. Non è che tutti conoscono tutti de visu.

Cinquanta personalità diverse, con professioni e vite diverse, uniti via etere da un’unica passione. 

 Volendo saperne un po’ di più, basta bussare alla porta di vibrisselibri: 

 http://www.vibrisselibri.net

 Ci sono ancora gli operai, un po’ di pulizie ancora da fare, ma un’occhiata è sufficiente per far capire che cos’è che ha occupato molto dei miei pensieri e del mio tempo, in questi mesi. Per capire che ne è valsa la pena, dopo tutto.

 

E adesso, il prossimo 16 novembre, a Roma, vibrisselibri emetterà il primo vagito. Io da brava zia, emozionata come sempre, ci sarò.

 

 

 

di Ramona 19:55:00 Commenta: