22/09/2006

IO PER LA GENTE D'ITALIA

Certe cose non è che capitino tutti i giorni.

Certe cose tu le sogni. A volte pensi di non poterle neppure sognare.

Certe cose ti capitano addosso e tu ti volti stupita e domandi: accade a me?, come se invece quella “cosa” avrebbe dovuto colpire qualcun altro.

Così stai lì a pensare che in fondo non meriti che ti accadano, certe cose.

 

E bada che non sono cose spiacevoli, una volta tanto nessuno ti ferisce, tutt’altro. Qualcuno ha fiducia in te. Stop.

Qualcuno ci crede al punto di dirti: scrivi un racconto breve, te lo metto sul giornale.

A scatola chiusa?!

Più o meno.

 

E tu rifletti che il giornale non è uno qualsiasi. E’ Gente d’Italia, quotidiano per gli italiani in America, oltre 35.000 copie al giorno, in costante aumento. E i lettori, ovvio, sono italiani residenti negli USA, ma anche in America latina, che in questo modo si tengono aggiornati sugli avvenimenti di un Paese speciale. Perché l’Italia, da lontano, è un bellissimo Paese. E crea nostalgie profonde in chi non ci vive. Che strano, noi che ci abitiamo, sappiamo solo disprezzarla.

 

Così ti domandi cosa puoi scrivere per gente che è lontana fisicamente, ma col cuore è qui, e con la memoria corta non sa più distinguere il nord dal sud perché l’Italia è bella ovunque….

E allora ti ricordi che anche tu, in un certo modo, sei un’emigrante. E torni col pensiero a quando sei partita. Non sei andata all’estero, ma quasi… ci sono pur sempre 1000 km tra i due poli di quello stivale che è la tua casa. E li hai attraversati tutti, tanto tempo fa.

Quella sensazione di partire per sempre nonostante le buone intenzioni di ritornare te la ricordi ancora. E cerchi di descriverla, rivivendo il tuo viaggio nella fiction. Cambia il protagonista, ma il percorso interiore te lo immagini uguale in chiunque abbia cercato fortuna in un altro luogo.

Hai tante cose da dire, e lo spazio è così poco…

 

Già altre volte hai affrontato questo tema, e chissà perché lo spazio è sempre poco. E nemmeno le parole sono sufficientemente chiare. E così stai nei limiti concessi, e cancelli questo e quello, ti sforzi di spiegare, ma non puoi divagare. E nasce un racconto, ma non contiene nemmeno la metà della tua emozione.

 

E il racconto vive sulla pagina del quotidiano di oggi, 22 settembre 2006, e tu sai che lo leggeranno, lo stanno leggendo, migliaia, forse milioni di persone, al di là dell’oceano. E l’emozione ti attanaglia ancora di più, sei nel mezzo di due sentimenti opposti. Da una parte la gioia, la condivisione, la comunanza di un destino, le distanze che si frantumano in una sorte di fratellanza universale. Sai che quello che hai raccontato è tutto vero, e di là lo capiscono bene. Ne sei sicura. Sei felice come se avessi chiacchierato con un alieno, tanto ti sembra enorme la cosa…

D’altro canto, pensi che oddio, avresti potuto scrivere meglio, spiegare meglio, ti senti imbranata e inadeguata, addirittura incapace, e immagini tutte quelle migliaia (milioni) di persone che si chiedono stupiti: che cosa avrà voluto dire this woman with her short story? Per poi scuotere le spalle in un gesto altrettanto universale di sconcerto e infine voltare pagina, dubbiosi.

 E ti sembra di aver perso un’occasione.

E l’alieno non comunica più con te.

Non per colpa sua, ma per colpa tua.

 

E poi di nuovo riaffiori dal mare dei tuoi dubbi e pensi che in fondo chi ti ha invitata a scrivere non è una persona qualunque, è una che se ne intende, e se lo scritto non le fosse piaciuto, non lo avrebbe pubblicato.

 

Allora non capisci più nulla.

E forse è meglio così.

Forse è meglio evitare di porsi tante domande.

 

Tu hai fatto del tuo meglio, con i limiti dell’inesperienza e dello spazio. Tu hai cercato un ponte con chi, in un altro continente, ha fatto le tue stesse scelte di vita. Se qualcuno, anche solo una o due persone di quelle migliaia (milioni) leggendo le tue povere parole ha capito, e ha pensato a te con l’affetto di un compagno di viaggio, ebbene, puoi sorridere.

Questa, in fondo, è l’unica cosa che conta.

 

Voglio ringraziare anche qui, dopo averlo fatto di persona, Stefania Nardini, scrittrice, giornalista di lunga esperienza, donna passionale e combattiva, direttrice della pagina culturale di Gente d’Italia, che si è fidata di me così tanto…

 

Non so dire a priori se l’esperienza si ripeterà, ma di certo questa è stata fantastica.

Grazie!

di Ramona 20:45:00 5 Commenti