15/09/2006

ORIANA FALLACI E' MORTA

Oriana Fallaci è morta.

I media si sono buttati a pesce sulla notizia, hanno sfornato i necrologi tristemente pronti da tempo, com’è uso per i personaggi famosi. Si sa, la morte non si preannuncia, non sempre c’è il tempo di ricostruire una carriera, una vita, la gente vuole sapere subito. E così si prepara tutto in anticipo, con i debiti scongiuri da parte dell’interessato.

Non si parla d’altro che di questa scomparsa, oggi.

Mi unisco al coro, ma non farò necrologi o commenti. Non giudicherò le scelte politiche della Fallaci né verserò finte lacrime di cordoglio. Questo lo lascio fare agli uomini (e donne) politici e di cultura, che sanno farlo così bene per mestiere.

E nemmeno starò lì a dispiacermi, non più di come faccio di solito per chiunque, per la sofferenza della donna in lotta contro l’alieno. Ne ho visti tanti, troppi, il male non distingue il poveraccio dal riccone, l’analfabeta dal premio nobel. In certe situazioni si soffre tutti allo stesso modo, non posso fare preferenze. Posso certo ammirare il coraggio nel guardare in faccia il nemico e la lotta per non arrendersi. Ma anche queste sono cose che conosco, che ho già visto, e che ammiro in chiunque, non solo in chi si chiama Oriana Fallaci.

  

Io qui, ora, voglio solo ricordare due libri.

 

UN UOMO

 

LETTERA A UN BAMBINO MAI NATO.

 

Non sento nemmeno il bisogno di spiegare perché. Sono titoli famosi, importanti, che tutti conoscono.

Ho conosciuto la Fallaci grazie a questi libri e qui mi sono fermata. Non mi sono interessata ad altro di suo, perché questi sono stati, per me, il massimo che lei poteva darmi. Come donna, con le sue sofferte storie personali. Come scrittrice, per il concentrato di emozioni che ha sviscerato in me.

 

Intreccio di amore e politica, di biografia e di romanzo… cosa vuoi che importi spiegare il perché ti prende?

Io so solo di aver pianto leggendo quelle pagine, in un’età in cui ancora si aspetta il principe azzurro e si sogna di incontrare un sentimento che sfida l’impossibile, come quello di Oriana per Panagulis. So di aver pianto per quel bambino che non è mai nato, come non sono mai nati i miei, in seguito, anche se la storia è diversa.

 

Non m’importa altro. Proprio un bel niente.

Lascio ai media il compito di fare ciò che sono pagati per fare bene: parlare, parlare, parlare…

Io rientro nel mio ricordo, nella mia emozione.

E ringrazio la scrittrice, la donna, la persona, che ha voluto dividere con me un pezzo della sua vita, ormai finita.

 

 

 

di Ramona 15:52:00 2 Commenti